A cura della redazione

Vacanza, lat. Vacàntia da vàcans, participio presente di vacàre, esser vacuo, sgombro, libero, senza preoccupazioni. Ancora, secondo la bellissima definizione del dizionario etimologico, “il rimaner vuoto un ufficio; il tempo in cui nelle scuole cessano le lezioni, o le assemblee e le accademie tacciono per ragion di riposo”.

Che abbiate programmato viaggi avventurosi o silenziosi ritiri di riflessione per recuperare le energie perdute; che siate amanti della spiaggia e dell’odore di cocco sotto l’ombrellone o delle ambiziose salite montane ricompensate da panorami mozzafiato; che preferiate l’esplorazione di città sconosciute o sentiate l’esigenza di tornare a panorami famigliari, MondoDem ha pensato a voi, decidendo di accompagnarvi in questo periodo di vacanza con dei consigli di lettura.

Perché consigliare dei libri se la vacanza è il tempo del vuoto per eccellenza? Perché non si confonda il vuoto della vacanza con il lassismo e la pigrizia, bensì affinché si abbracci questo vuoto imparando a gustare il valore dei minuti, a non perdersi al rintocco del tempo, e, al rientro alla vita quotidiana, a portare con sé nuovi pensieri e nuove energie, necessari per affrontare una stagione che si preannuncia impegnativa.

Di seguito dunque un elenco – non esaustivo – di libri che possono servire da compagni di viaggio da consultare e in cui trovare risposte o domande, da cui farsi in definitiva interrogare per far sì che la nostra mente spazi in territori inesplorati – anche questo è viaggiare – e torni, a settembre, più ricca di come è partita.

 

Azzurra Meringolo Scarfoglio, Il Sogno antiamericano. Viaggio nella storia dell’opposizione araba agli Stati Uniti, Ed. Clueb, 2017

Un libro la cui genesi risale al 2008, in una fresca serata a Gerusalemme, quando l’autrice prende coscienza del proprio desiderio di approfondire la conoscenza di quel mondo arabo-musulmano di cui si era istintivamente innamorata. L’autrice, una delle voci più autorevoli sulle dinamiche politiche egiziane, ha viaggiato in lungo e in largo nella regione, e dal confronto con voci diverse – “chi brucia bandiere americane e chi sogna la green card” – nasce questo libro. Un volume che, come spiegato nella prefazione di Roberto Toscano, permette di comprendere le origini e l’evoluzione di un sentimento – l’antiamericanismo – troppo spesso derubricato a fenomeno abituale, e che nell’era di Trump, del Muslim Ban e della nuova ondata di xenofobia in arrivo dalla Casa Bianca rischia di sperimentare una nuova primavera.

 

Marina Calculli, Francesco Strazzari, Terrore sovrano. Stato e Jihad nell’era postliberale, Il Mulino, 2017

Al dibattito su che cosa sia il terrorismo, in assenza di una definizione condivisa a livello internazionale, si è aggiunto in tempi recenti il dibattito su come combatterlo, interrogativo destinato a soffrire anch’esso della mancanza di una definizione condivisa. O meglio, dell’esistenza di un ampio spazio grigio, tutto politico, che permette di discernere in maniera arbitraria che cosa è terrorismo e che cosa non lo è. In un’epoca in cui la psicosi su terroristi e lupi solitari spinge le popolazioni e numerosi movimenti politici a invocare risposte forti e securitarie, la lettura di questo libro è quanto mai urgente e consigliata per comprendere in che modo entità statuali, movimenti non statuali e terrore entrino in relazione tra loro finendo per mescolare livelli e determinare spesso da parte degli stati risposte contrarie ai principi di liberalismo di cui vorrebbero essere alfieri.

 

Marwa al-Sabouni, The Battle for Home. The Memoir of a Syrian Architect, Thames & Hudson, 2015

Come doveva essere bella Homs, la cittadina siriana dalle strette stradine in cui si incrociavano case, moschee, chiese e mercati all’aperto, su cui si aprivano piazze in cui i cittadini potevano trovare ristoro all’ombra di alti alberi e fresche fontane, mentre nell’aria si spargeva profumo di gelsomino e brezza di Mediterraneo. È la Homs degli anni ’50, distrutta negli anni successivi dalla modernizzazione a marce forzate impressa dagli al-Assad; una modernizzazione che ha portato con sé una riprogettazione della città che ne ha fatto tabula rasa, che ne ha distrutto il cuore cosmopolita per edificare quartieri tra loro omogenei, ispirati allo stile occidentale, in un miscuglio di cemento impastato negli affari di loschi costruttori. È storia comune a molte città mediorientali, la cui architettura di eredità ottomana e bizantina è andata in molti casi distrutta dalla smania modernizzatrice e dal connubio velenoso tra potere politico e affari nel settore edile. Marwa al-Sabouni, architetto siriano 34enne, ripercorre in questo libro l’intreccio tra l’architettura di Homs e i molti problemi che affliggono la Siria fin da prima dello scoppio della rivoluzione nel 2011. Una riflessione ad ampio raggio, che si interroga sul contributo che l’architettura può offrire all’edificazione di una comunità, o al contrario al ruolo giocato nel dividere e segregare. Un libro reso ancora più prezioso dalla presenza di un capitolo finale in cui l’autrice prova a delineare alcune linee guida per la ricostruzione architettonica del paese in senso inclusivo dal punto di vista comunitario ma anche esteticamente appagante, per far sì che la bellezza contribuisca a risanare le ferite di una comunità.

 

Hisham Matar, Il ritorno, Einaudi, 2017

Come Telemaco che aspetta il ritorno di Ulisse, Hisham Matar attende per anni – ventidue – il padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Gheddafi, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e da lì fatto scomparire per sempre. Nell’incertezza circa il destino del padre – se sia ancora vivo, se sia morto, dove sia il suo corpo – l’autore ripercorre episodi della propria vita famigliare che si mischiano a episodi della storia libica, in un intreccio di memoria pubblica e memoria privata su cui domina un senso di profonda nostalgia per il passato e il futuro al contempo. Ma, come si legge nella quarta di copertina, “anche all’antro più buio, all’orrore più raccapricciante, segue, in queste pagine, la luce di un dipinto di Manet, la melodia di un alam: la consolazione dell’arte e della bellezza come autentica espressione dell’uomo. E anche quando della speranza di ritrovare un padre vivo «non rimangono che granelli sparsi», lo sguardo di Matar continua a puntare risolutamente in avanti: «Mio padre è morto ed è anche vivo. Non possiedo una grammatica per lui. È nel passato, nel presente e nel futuro. Ho il sospetto che anche coloro che hanno sepolto il proprio padre provino la stessa cosa. Io non sono diverso. Vivo, come tutti viviamo, nell’indomani»”.

 

Filippo Grandi, Rifugi e ritorni, Mondadori, 2017

«Fin da piccolo ero attratto da ciò che richiedeva un viaggio, nello spazio o nel tempo. Mi piacevano la storia e la geografia. Avevo un interesse speciale per i confini costantemente mutevoli. Nella mia famiglia paterna ci sono state molte donne pratiche e pie, dedite a quella forma di filantropia che si chiamava, senza remore, “beneficenza”. Mia madre, anch’essa di origine borghese, ma più aperta ai fermenti del mondo, aveva una formidabile energia organizzativa, che non si fermava di fronte a nessun ostacolo.» Così Filippo Grandi, oggi Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, apre il suo libro Rifugi e ritorni, una riflessione sulle sue lunghe e diverse esperienze al servizio dei popoli in fuga. A partire dalla sua esperienza come volontario tra i profughi cambogiani in Thailandia, Filippo Grandi ci porta attorno al mondo, ripercorrendo alcune tra le più gravi catastrofi umanitarie che hanno segnato gli ultimi 30 anni. Con uno spirito di fondo: quel non darsi mai per vinti pur di fronte a numeri e emergenze impressionanti. L’imperativo è sempre uno: “esserci”, facendosi portatore di quella “formidabile energia organizzativa” che ha contribuito a formarne la visione del mondo.

 

Mariana Mazzucato, Lo stato innovatore, Ed. Laterza, 2014

Chi è l’imprenditore più audace, l’innovatore più prolifico? Chi finanzia la ricerca che produce le tecnologie più rivoluzionarie? Qual è il motore dinamico di settori come la green economy, le telecomunicazioni, le nanotecnologie, la farmaceutica? Lo Stato. È lo Stato, nelle economie più avanzate, a farsi carico del rischio d’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. È lo Stato, attraverso fondi decentralizzati, a finanziare ampiamente lo sviluppo di nuovi prodotti fino alla commercializzazione. E ancora: è lo Stato il creatore di tecnologie rivoluzionarie come quelle che rendono l’iPhone così ‘smart’: internet, touch screen e gps. Ed è lo Stato a giocare il ruolo più importante nel finanziare la rivoluzione verde delle energie alternative. Ma se lo Stato è il maggior innovatore, perché allora tutti i profitti provenienti da un rischio collettivo finiscono ai privati? In questo libro, Mariana Mazzucato – docente di economia all’Università del Sussex – cerca di smontare il mito per cui l’impresa privata è considerata da tutti una forza innovativa, mentre lo Stato è bollato come una forza inerziale, troppo grosso e pesante per fungere da motore dinamico.

 

Jamie Bartlett, Radicals Chasing Utopia: Inside the Rogue Movements Trying to Change the World, Nation Books, 2017

“è presunzione di ogni generazione pensare di aver raggiunto il modo migliore di vivere. Ma tutte le cose che oggi diamo per scontate, tutta la saggezza che riteniamo ovvia, in passato è stata derisa come pericolosa o espressione di un pensiero folle e radicale”. Così Jamie Bartlett ci guida attraverso sette “gruppi umani”: transumanisti, nazionalisti europei, “società psichedeliche”, partiti politici di estrema destra che predicano la chiusura dei confini, una comune in cui si pratica l’amore libero, attivisti per il cambiamento climatico, e una piccola entità statuale fondata su principi libertari. Bartlett passa in rassegna con spirito critico le idee innovative – e radicali – di cui si fanno portatori questi diversi gruppi umani, restituendoci il messaggio per cui non bisogna mai dare per scontato o derubricare come “folli” idee che in apparenza lo sono; o, al tempo stesso, è possibile farlo, ma non prima di averle conosciute ed esplorate a fondo.

 


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *