Titolo: La Rinascita delle Città Stato

Autore: Parag Khanna

Casa editrice: Fazi editore

Costo: 20 euro (12,99 in e-book)

La democrazia non garantisce né la formazione di buone idee né tantomeno la loro realizzazione. Sono piuttosto i sistemi meritocratici a farlo.

Parag Khanna parte da questo assunto per dimostrare che lo Stato moderno ha bisogno di una tecnocrazia diretta, un sistema guidato dall’utilitarismo che sfrutti la democrazia buona, quella “dal basso”, legata alla municipalità. In tutto il mondo, dice, l’autorità è in via di trasferimento dagli stati alle città e sono questi gli unici luoghi dove si può lavorare per una urbanizzazione sostenibile e per navigare nella turbolenta economia globale.

Khanna è un’analista di origini indiane che ha studiato in America, Germania e Gran Bretagna,. E’ stato consulente per varie istituzioni internazionali e per il governo americano nell’era Obama. Oggi vive e studia a Singapore, da cui evidentemente ha tratto un’ottima impressione visto che ne fa uno dei suoi due modelli – insieme alla Svizzera – per disegnare il profilo dello Stato del XXI secolo. Due piccoli Stati che secondo lui devono il loro benessere all’essere gestiti da tecnocrati che basano il consenso sulla performance. Perché i cittadini “di oggi” non misurano la loro soddisfazione su quanto è democratico il loro Stato ma su quanto si sentono sicuri, possono permettersi una casa e un lavoro stabile.

Le democrazia attuali, ribadisce Khanna, riscuotono il minimo della fiducia e il massimo della corruzione. Sono diventate delle vere e proprie aste elettorali, compravendite di voti . Non selezionano candidati capaci e con agende pragmatiche come sono i tecnocrati elettivi, che oggi non rischiano, come nel passato, di diventare degli oligarchi, perché lavorano in società inclusive e sono guidati dall’analisi dei dati invece che dall’obbedienza al dogma.

Alla tecnocrazia singaporiana bisogna unire la democrazia diretta svizzera che crea fiducia reciproca perché i cittadini non possono incolpare il governo di decisioni prese da loro. Ci vuole il crowdsourcing, la raccolta dal basso di opinioni, per definire i target. A Singapore l’opposizione è ridotta all’osso ma, dice Khanna, tutte le voci vengono ascoltate.

I due Paesi registrano una forte presenza dello Stato in sanità e istruzione e un’ossessione per l’instabilità regionale e per la difesa da un’aggressione straniera. Il loro impegno nella sicurezza e nel controllo (trasparente) riduce la criminalità interna quasi a zero. Ma forse qui Khanna si dimentica i reati fiscali e finanziari, che forse non vengono compiuti dai cittadini svizzeri e di Singapore, ma che sono frequenti tra gli stranieri che approfittano di questi centri off-shore per evadere – o almeno per eludere – le tasse nel loro Paese.

La caratteristica di isola che costruisce il suo benessere anche sul vantaggio competitivo non può certo essere globalizzata – chi diventa il competitor? Marte? – ma Khanna punta sulla dimensione micro delle provincie autonome o delle metropoli che diventano sempre più autocentrate. La dimensione municipale, dice, al contrario di quella statale, funziona ancora.

Come a Singapore e in Svizzera, ci vogliono cittadini altamente specializzati, un’alta percentuale di popolazione nata all’estero, servizi militare e civile nazionali, legame forte tra scuola e industria , massici investimenti dello stato in ricerca e innovazione. Il bene pubblico deve essere gestito come un’azienda.

La tecnocrazia diretta, dunque, sarebbe la miglior forma di governo per questo secolo, perché si adatta all’odierna forma di Stato: l’info-stato – in cui il settore pubblico e quello privato uniscono gli sforzi per lo sviluppo di piani strategici in grado di garantire il primato.

E’ qui la forza dei piccoli Stati (o delle città-stato): per sopravvivere hanno bisogno di elaborare strategie e di prevedere sempre il peggior scenario, narrazioni alternative, per prepararsi al peggio e evitare il crollo.

C’è un cotè di sinistra anche in quest’analisi così spregiudicata: alla guida di queste città stato è meglio avere una presidenza collettiva come – anche se appare un po’ forzato paragonare la gestione condivisa dei cantoni svizzeri con la struttura collettiva della leadership in Cina o a Singapore. E l’utilitarismo avrebbe sventato i radicali tagli alla spesa adottati dall’Europa per rispondere alla crisi perché hanno contratto l’economia e aumentato l’insicurezza. Qualcuno che gestisce uno stato come un’azienda cerca di massimizzare il profitto che deriva dal capitale umano anche per rendere la società più giusta.

Ma destra e sinistra non hanno più un significato nella narrativa di Khanna. L’unica ideologia ammessa è il pragmatismo.

 


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