Politica” è senza dubbio la parola dell’anno in Polonia. Con due votazioni previste nel 2019 – le elezioni europee a maggio e le politiche in autunno – l’agenda politica del paese suscita un considerevole interesse nell’opinione pubblica, sia sulla stampa nazionale sia nelle conversazioni giornaliere dei cittadini polacchi. Dopo un avvio a rallentatore della campagna, ritardato dall’attacco lanciato dal partito di governo alla comunità LGBT polacca – un momento… non è un inizio prevedibile per la campagna di Diritto e Giustizia? – i partiti si sono finalmente concentrati sulla competizione per le elezioni europee. Quali sono quindi i progetti proposti al popolo polacco, che rimane uno dei più eurofili nell’Unione europea[1]? Tra strategie già conosciute e la creazione di un nuovo partito, ecco qualche elemento chiave per capire come le elezioni europee possono rappresentare un’occasione per rompere il duopolio PiS/PO che governa il Paese dal 2005.

“Educazione sessuale di sinistra: uno stupro dell’innocenza”: questo era un titolo del settimanale Gazeta Polska[2] alla fine di marzo. Nel giornale, si può leggere che presto nelle scuole di Varsavia “verranno organizzati incontri con travestiti; ai bambini dagli 1 ai 3 anni verrà insegnata la masturbazione illimitata; il sesso di gruppo e le pratiche sadomaso verranno insegnate ai ragazzini di 7 anni”, e che questo è il modo in cui si fa educazione sessuale nei paesi dell’Europa occidentale. Nella stessa settimana, praticamente tutte le copertine dei periodici polacchi erano dedicate alla comunità LGBT. Com’è potuto succedere? A febbraio 2019, il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski di Piattaforma Civica aveva deciso di firmare la “dichiarazione LGBT”, un documento volto a combattere le discriminazioni contro le minoranze sessuali e a garantire un’adeguata educazione sessuale nelle scuole. Una manna dal cielo per il partito di governo Diritto e Giustizia che non ha perso tempo per lanciare accuse simili a quelle apparse su Gazeta Polska. Scioccante? Sì, ma non sorprendente considerando che Diritto e Giustizia è solito costruire la sua narrativa individuando di volta in volta un nemico unico della nazione. Quest’anno il nemico è la comunità LGBT, nel 2015 la minoranza presa di mira era quella dei migranti. L’unica novità è quella di aver dirottato gli attacchi da un nemico esterno a un nemico interno, sebbene il leader del partito di governo, Jarosław Kaczyński, abbia dichiarato che la comunità LGBT polacca non esiste e che “le persone LGBT e i gender sono importati in Polonia e rappresentano una minaccia per l’identità polacca”[3].

Anche quando si parla di Europa, l’ex Primo Ministro punta alla divisione affermando che non è giusto che il detersivo in polvere tedesco sia di migliore qualità di quello venduto in Polonia[4] e che questo è un motivo per lottare contro le diseguaglianze tra i paesi europei. Se l’esempio è strano, il rancore insito alla strategia politica del partito di governo sembra proprio un déjà vu… Ciò è ben visibile anche nella narrativa promossa dal Primo Ministro, Mateusz Morawiecki, che in un editoriale su Politico ha affermato che le risposte di Bruxelles alla crisi hanno puntato “a centralizzare il potere, dimenticare la democrazia, la trasparenza e la responsabilità, ignorando la sovranità nazionale”.

Se finora Piattaforma Civica, si è confrontata in solitaria con Diritto e Giustizia, quest’anno il partito liberale di centro-destra ha deciso di guidare una Coalizione europea che comprende quattro altri partiti appartenenti al centro-destra (Partito Popolare Polacco), al centro (Modern) e al centro-sinistra (Alleanza della Sinistra Democratica; Verdi). Se questa strategia non sembra assurda dal punto di vista dei numeri – secondo gli ultimi sondaggi, la Coalizione è distanziata da Diritto e Giustizia di solo un punto – dal punto di vista dei contenuti, è lecito dubitare dell’efficacia di questo raggruppamento. Infatti, se da una parte la Coalizione europea mobilita gli sforzi comuni per contrastare il partito di governo, dall’altra resta da capire in che modo i partiti che la compongono possano realizzare una visione comune, date le diverse sensibilità politiche e le differenze riguardo il futuro dell’Europa.

Costruire una narrativa esclusivamente negativa anziché proporre un progetto positivo è rischioso. Sebbene la Coalizione dia l’illusione di discontinuità con il duopolio PiS/PO, al governo dal 2005, è inevitabile notare che la leadership appartiene a Piattaforma Civica… Inoltre, le ultime dichiarazioni del suo leader, Grzegorz Schetyna, riguardo la possibilità di una “Polexit”[5] quale risultato delle politiche di Diritto e Giustizia, sembrano confermare lo status quo che vede Diritto e Giustizia e Piattaforma Civica confrontarsi costantemente, anche sui temi europei. Tutto ciò è un po’ deludente e poco chiaro agli occhi dei polacchi, ormai spettatori di lotte interne che hanno poco a che fare con le elezioni europee…

La vera speranza per rompere lo status quo della politica polacca e ridefinire il posizionamento dei rappresentanti polacchi al Parlamento europeo, anche in un’ottica transnazionale è incarnata dal nuovo partito Wiosna, “Primavera”. Guidato da Robert Biedroń, ex sindaco di Słupsk[6], il movimento progressista osa sfidare i valori conservatori impostisi in Polonia sin dalla fine del Comunismo. Apertamente a favore del diritto all’aborto e di una chiara separazione tra Stato e Chiesa, specialmente a livello finanziario, Wiosna vuole rompere con lo stereotipo di un’identità nazionale esclusivamente legata al Cattolicesimo e al conservatorismo e configura una Polonia tollerante e aperta, capace di adattarsi agli standard europei senza perdere la sua unicità. Perché potrebbe funzionare? La forza del nuovo partito è probabilmente la consapevolezza che combattere solo su temi sociali non sarà sufficiente. Ecco perché il programma di Wiosna contiene proposte molto concrete come il progressivo abbandono del carbone entro il 2035, la volontà di costruire 10 milioni di alloggi nell’intera Unione europea e la possibilità per ogni cittadino europeo under 26 di utilizzare gratuitamente i mezzi di trasporto via terra in tutti gli Stati membri. Dato in terza posizione negli ultimi sondaggi, Wiosna vuole confermare la sua crescente importanza nel paesaggio politico polacco, come dimostrato dalla proposta di Robert Biedroń di organizzare un “dibattito dei leader” sulle elezioni europee e il futuro della Polonia con Jarosław Kaczyński e Grzegorz Schetyna il 3 maggio scorso. Un dibattito che non ha avuto luogo a causa del rifiuto del PiS e di Diritto e Giustizia. Tuttavia, questo rifiuto può rappresentare una vittoria per Wiosna in quanto i due leader del centro-destra si sono dimostrati preoccupati riguardo il rischio di esporsi ad un confronto pubblico. In altre parole, Wiosna vuole lanciare un messaggio a favore di quel cambiamento spesso auspicato dai polacchi. Ciò sarà visibile nelle schede elettorali o rimarrà una richiesta velleitaria? Lo sapremo il 26 maggio.

 

Poland: ‘Spring’ is coming, a new hope to break the PiS[1]/PO[2] duopoly?

 “Politics” is undeniably the word of the year in Poland. With two ballots planned in 2019 – the European elections in May and the parliamentary voting taking place in Autumn – the political agenda of the country triggers a considerable public interest, whether it is in the national press or in the daily conversations of the Polish citizens. After a slow beginning of the campaign that has been delayed by the ruling party who decided to cause controversy about the place of the LGBT community in Poland – oh wait… wasn’t it actually a predictable beginning of campaign coming from Law and Justice ? – the parties could finally focus to debate on European stakes. What are the political projects submitted to the Polish population that stays one of the most Europhiles among the member states[3]? Between already well-known strategies and the creation of a brand-new party, here are some key elements to understand how the European elections are being promoted in Poland and to what extent they could embody a window of opportunity to break the PiS/PO duopoly ruling the country since 2005.

 “Leftist sex education: a rape on innocence”: this was the title of the conservative weekly magazine Gazeta Polska[4] at the end of March. Inside, you could read that, soon, in the schools of Warsaw, “meetings with transvestites will be organised, unlimited masturbation will be taught to children aged from 1 to 3 years old, that children aged 7 years old will be taught about sex practised in a group, but also about sado-maso practices” and that this is how sexual education is being held in Western European countries. On the same week, practically all the weekly magazines had their cover page about the LGBT community. How come? In February 2019, the mayor of Warsaw, Rafał Trzaskowski – politically belonging to the Civic Platform – decided to sign the “LGBT declaration”, a document written with the will to struggle against discrimination towards sexual minorities and to guarantee a proper sex education in schools. A godsend for the ruling party who launched false accusations similar to the ones written in Gazeta Polska. Shocking? Yes, but not surprising considering that Law and Justice is used to build its narrative on a common enemy of the nation. This year it is the LGBT community, in 2015, the group mainly targeted was the migrants. The only novelty is probably the fact that they moved from an attack towards an external enemy to an internal enemy, although Polish LGBT community does not exist according to the leader of the ruling party, Jarosław Kaczyński, who declared on April 24th during a meeting that “LGBT and gender are imported in Poland and are a threat to the Polish identity”[5]. Even when talking about European stakes, the former Prime Minister plays on division asserting that it is not fair that German washing powder has a better quality than the Polish one[6] and that this is a reason to fight against inequality in the European Union. If the example is strange, the bitterness of the political strategy chosen by the leading party definitely feels like déjà vu… Something that is also visible in the narrative of the current Prime Minister, Mateusz Morawiecki, who wrote on Politico that Brussels’ answers to crises have been “to centralize power, forget about democracy, transparency and accountability, and disregard national sovereignty”.

Usually facing the conservative Law and Justice party by itself, the liberal – but still centre-right – Civic Platform decided to take the lead of a European coalition this year, including four other parties belonging to the centre-right (Polish People’s Party), the centre (Modern) and the centre-left (Democratic Left Alliance; The Greens). If the strategy does not seem absurd in quantitative terms – according to the last poll, the coalition is slightly behind Law and Justice with only 1% difference in favour of the ruling party – one can doubt of the effectiveness of this gathering in qualitative terms. In fact, mobilising common efforts to counter the ruling party is one thing, but to what extent can these parties concretely implement common ideas when they come from different political sensitivities, having initially different visions on the way the European project should be drawn? Building a narrative exclusively negatively – that is to say by opposition to the majority – rather than on a positive project is risky and although the coalition can give the illusion that it breaks the idea of the duopoly PiS/PO ruling so far for fifteen years, one must notice that its leadership is still held by the Civic Platform… Besides, the last declarations of its leader, Grzegorz Schetyna, regarding a potential ‘Polexit’[7] resulting from the way Law and Justice ruled for the last years in Poland, seem to confirm this status quo with the confrontation between the two parties being constantly mentioned even when it comes to European topics. A bit disappointing and a bit confusing for the Poles that are spectators of these constant domestic fights that have little to do with the European elections…

The real surprise and hope for breaking the status quo in Polish politics as well as in the way Polish politicians sent to the European Parliament will deal with transnational stakes is embodied by the brand-new party Wiosna, literally meaning “Spring”. Led by Robert Biedroń, the former mayor of Słupsk[8], the progressist movement dares to challenge the conservative principles implemented in Poland since the fall of communism. In fact, by being openly in favour of the right of abortion, but also for the clear separation between the State and the Church, especially financially, Spring breaks the stereotype of a national identity being exclusively linked to Catholicism and conservatism and depicts a tolerant and open-minded Poland able to adapt to the European standards without loosing its uniqueness.   Why could it work? The strength of the new party is probably its awareness that fighting solely on the ground of societal topics will not be enough. This is why its programme covers very concrete and pragmatic suggestions such as: the progressive ending of the coal era by 2035, the will to build 10 million accommodations in the European Union and to allow every European citizen until 26 years old to benefit from free land transport in all the member states. Already third national party according to the last polls related to voting intention, Spring is willing to confirm this strong emerging position on the Polish political landscape as it was illustrated by the proposition of Robert Biedroń to organise a “debate of leaders” with Jarosław Kaczyński and Grzegorz Schetyna on May 3rd, to talk about the European elections and the future of Poland. A debate that eventually did not happen because of the refusal of the PiS and PO leaders to take part in it. Still, this is a victory for the new party because the two centre-right leaders appeared as being afraid of being confronted. In other words, Spring conveys a message of change, a wish often claimed by Poles. Will it be visible on the ballot papers or will it stay a rhetoric request? We will have the answer on May 26th.

 

 

 

 

*Alexia Fafara si è laureata al Centro di Studi europei di Cracovia e a Sciences Po Strasburgo dove ha studiato Politiche europee e Public Affairs. Attualmente sta frequentando il Collegio d’Europa di Natolin (Varsavia). È simpatizzante del partito Wiosna.

Alexia Fafara is graduated from the Centre for European Studies of Cracow and from the Institute of Political studies of Strasbourg where she studied European policies and Public affairs. She is now a postgraduate student at the College of Europe of Natolin (Warsaw). She is a sympathiser of the Wiosna party.

 

 

[1]  Parlameter 2018 http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/en/be-heard/eurobarometer/parlemeter-2018-taking-up-the-challenge

[2] Gazeta Polska n°12, 20/03/2019

[3] Wpolityce https://wpolityce.pl/polityka/443928-imponujacy-wyklad-prezesa-pispolska-musi-byc-wyspa-wolnosci

[4] Tokfm http://www.tokfm.pl/Tokfm/7,103087,24706291,proszki-do-prania-w-sluzbie-walki-o-rownosc-w-ue-jaroslaw-kaczynski.html

[5] http://wiadomosci.gazeta.pl/wiadomosci/7,114884,24706040,konwencja-regionalna-koalicji-europejskiej-w-poznaniu-schetyna.html?fbclid=IwAR39n4cKK4LV5zodpKdcExOSc3IuK0s_M67tJQ1viOFDM1wD64Vm2agtvk0

[6] Città di circa 90.000 abitanti situata al nord del paese


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *