Di Cono Giardullo*

Mai si è sentito tirare in ballo nel dibattito politico un’organizzazione internazionale come l’OSCE quanto in questi giorni. Chi sono e cosa fanno questi fantomatici osservatori dell’OSCE, gli unici a poter controllare la “validità del voto”, secondo il Movimento 5 Stelle?

Le prime domande sono sorte a ridosso delle elezioni regionali siciliane del 5 Novembre scorso, quando il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, ha richiesto l’intervento dell’OSCE per avviare un’attività di monitoraggio elettorale e far fronte al “serio problema della libertà di voto”. La Presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni, ha però tenuto a ricordare (sic!) che gli osservatori OSCE “di norma vanno in scenari di guerra o dove la democrazia è a rischio”.

Respinta la risoluzione in Commissione Affari Costituzionali del M5S e la lettera del candidato alla Presidenza regionale Cancelleri, il Governo italiano non ha richiesto all’OSCE di condurre una missione di valutazione elettorale. E’ utile ricordare che organizzazioni come l’OSCE/ODIHR si basano su ben consolidate consuetudini. Di rado l’ODIHR monitora elezioni locali e quando si prodiga, lo fa coprendo l’interezza del territorio nazionale. A mo’ di paragone: nel 2016 su 20 elezioni programmate, il monitoraggio in elezioni locali è avvenuto solo in Bosnia Erzegovina; nel 2017, su 19 elezioni calendarizzate, gli osservatori hanno monitorato le elezioni locali solo in Macedonia; e per il 2018 delle 18 elezioni programmate, neanche una sarà locale. In ogni caso, a nostra conoscenza, l’ODIHR non ha mai osservato un’elezione regionale, e di certo non in Italia.

Ma la diatriba si è rinnovata in questi giorni, quando il 25 novembre scorso Di Maio ha lanciato un nuovo appello all’OSCE affinché monitori la campagna elettorale in Italia per evitare il voto di scambio e la diffusione di fake news, mentre la Meloni il 29 novembre ha tacciato la nuova dichiarazione dei 5 Stelle di allarmismo, perché ancora una volta l’OSCE interviene “nei paesi in guerra dove la democrazia è sospesa”.

Cos’è l’ODIHR e quali elezioni monitora?

L’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (OSCE/ODIHR) è l’istituzione principale dell’OSCE per assistere i 57 Stati Partecipanti dell’OSCE “ad assicurare il pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali, ad attenersi allo stato di diritto, a promuovere i principi della democrazia e (…) a edificare, rafforzare e tutelare le istituzioni democratiche, nonché a promuovere la tolleranza nella società” (Documento del Summit di Helsinki, 1992).

L’OSCE/ODIHR, con sede a Varsavia (Polonia), ha iniziato a operare nel 1991 ed è la più importante agenzia europea nell’ambito dell’osservazione elettorale. Ogni anno coordina e organizza il dispiegamento di migliaia di osservatori per valutare se le elezioni nell’area OSCE si svolgano in linea con gli impegni OSCE, gli altri standard internazionali per elezioni democratiche e la legislazione nazionale. L’ODIHR può monitorare le elezioni in ognuno degli Stati Partecipanti.

Su invito della Rappresentanza diplomatica presso l’OSCE a Vienna o l’ODIHR a Varsavia, o su invito del governo, di solito in Italia formulato dal Ministero degli Interni o degli Esteri, l’ODIHR invia una Missione di Esplorazione che raccomanda, a seconda dei bisogni identificati, in scala crescente: a) di non procedere con nessun ulteriore invio di una missione di valutazione elettorale, es. elezioni parlamentari in Francia nel giugno 2017; b) una squadra di esperti elettorali (EET, dall’acronimo in inglese), es. elezioni parlamentari in Norvegia nel settembre 2017; c) una missione di valutazione elettorale (EAM), es. elezioni parlamentari in Repubblica Ceca nell’ottobre 2017; d) una missione di valutazione elettorale limitata (LEOM), es. elezioni presidenziali in Mongolia nel giugno 2017; oppure e) una missione di osservazione elettorale (EOM), es. elezioni presidenziali in Kirghizistan nell’ottobre 2017.

Dal sito OSCE/ODIHR: i tipi di missione elettorale.

Quali elezioni ha monitorato l’ODIHR in Italia?

L’ultima lettera del Movimento 5 Stelle, inviata all’ODIHR oggi grida vittoria, presentando un dettagliato resoconto delle presunte violazioni elettorali in Sicilia ed esprimendo soddisfazione per la notizia riportata da Varsavia quanto al possibile monitoraggio delle nostre elezioni. La questione però è l’ODIHR non verrà perché’ invitata dal M5S, e non monitora le elezioni nella nostra penisola per la prima volta”. Al contrario, l’intervento degli osservatori internazionali è una pratica consolidata durante gli ultimi tre turni di elezioni generali, e da oltre un decennio.

L’ODIHR ha monitorato le elezioni parlamentari italiane nel 2006, nel 2008 e nel 2013. Nel 2013, l’invito è pervenuto dalla Rappresentanza permanente d’Italia presso l’OSCE e una Missione di Esplorazione (NAM) ha visitato il paese un mese e mezzo prima per valutare il clima pre-elettorale e la preparazione delle elezioni, conducendo una serie di incontri con interlocutori politici e funzionari ministeriali. Quest’ultima missione ha poi raccomandato all’ODIHR di organizzare una Missione di Valutazione elettorale Limitata (LEOM), composta da 10 osservatori di lungo periodo e un team principale di analisti (core team).

Nel 2008, a seguito dell’invito del Ministero degli Affari Esteri italiano e su raccomandazione della NAM, l’ufficio ha organizzato una Missione di Valutazione elettorale (EAM).

Nel 2006, su invito del Ministero dell’Interno italiano e su raccomandazione della NAM, l’ufficio ha organizzato una Missione di Valutazione elettorale (EAM). È stato il primo invito a osservare le elezioni in Italia rivolto all’ODIHR. 

Considerati i tre precedenti, di certo il Governo italiano deciderà di invitare l’ODIHR a compiere una Missione di Esplorazione in vista delle elezioni parlamentari del Marzo 2018, come previsto e comunicato il 28 novembre.

*Cono Giardullo: Salernitano, piccione viaggiatore, classe 1986. Attualmente in forze all’OSCE in Ucraina, dopo trascorsi in Centro Asia, con base a Bishkek, e Maghreb, partendo da Tunisi. Sempre occupandosi di diritti umani, ricerca e lavoro si basano su questioni relative allo stato di diritto in contesti post-rivoluzionari o di conflitto. Laureato in Giurisprudenza a Ferrara, con pit stop a Parigi, ha concluso gli studi al Collegio d’Europa in Relazioni Internazionali dell’UE. Dopo le lingue latine, si è dato al russo, non sapendo se ne porterà mai a termine lo studio, mentre collabora regolarmente con AffarInternazionali.it occupandosi di Europa orientale. Su Twitter appare come @conogiardullo


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