di Lia Quartapelle

Le elezioni italiane del 4 marzo 2018 sono state le ultime in ordine di tempo a chiudere il grande ciclo di consultazioni politiche europee, iniziato a giugno del 2016 con il voto sulla Brexit, proseguite con le elezioni in Spagna, Olanda, Francia, Germania, Austria. Sono state tutte elezioni nelle quali il fattore dell’integrazione europea ha giocato un ruolo: in ciascuna di queste tornate le forze politiche si sono confrontate sui temi dell’apertura e della chiusura, sull’efficacia dell’europeismo o al contrario sui meriti del nazionalismo.

Il risultato elettorale italiano ha punti in comune con alcune di esse.

Anche in Italia, le forze che appartengono alle famiglie tradizionali della politica europea (i popolari e i socialisti) hanno perso consenso, proprio a favore di partiti anti-sistema, di forze che sanno esprimere in modo più efficace con metodi nuovi (soprattutto utilizzando i social media) la richiesta di cambiamento espressa dai cittadini.  Come in Spagna di fronte a Ciudadanos e Podemos, come in Francia di fronte a En Marche! alla France Insoumise e al Front National, i partiti tradizionali si trovano in una crisi di orizzonte: come continuare a difendere il sistema liberale, di economia capitalista, nel quale viviamo di fronte a nuovi bisogni e nuove sfide. Si tratta di un compito difficile, che interroga in particolare le varie formazioni della sinistra. E il salto in avanti compiuto dieci anni fa dalla sinistra italiana con la fondazione del PD non è stato abbastanza per porre il nostro partito al riparo da questa crisi di senso e missione che attanaglia le forze progressiste occidentali e che rischia di portare a un punto di  non ritorno forze come il PS francese o il PVdA olandese o il PSOE spagnolo.

Anche in Italia, come in Germania, le forze di governo hanno perso punti, soprattutto per la valutazione che è stata data dall’elettorato della questione immigrazione. In Germania CDU-CSU e SPD perdono complessivamente più di 14 punti, in Italia il PD ne perde quasi 8 mentre l’alleato di governo NCD non si presenta neanche alle elezioni.

Infine, anche in Italia, come in Austria e in Olanda assistiamo a una radicalizzazione della destra: la destra moderata di Forza Italia cede quasi 8 punti all’opzione più decisa della Lega di Salvini e diventa stampella e mortalmente insidiata da una forza razzista, anti-UE, filo-russa, sovranista.

Come in Spagna, in Olanda e in Germania anche in Italia si prospetta un periodo di mesi per riuscire a formare un nuovo governo perché l’affermarsi di opzioni populiste sta rendendo più complicato il definirsi di un accordo politico.

La differenza tra le altre elezioni europee e il risultato italiano è che tutte le tendenze più drammatiche delle elezioni degli altri paesi europei si sono manifestate in Italia allo stesso tempo. Unite con un sistema istituzionale che non permette di premiare le opzioni più moderate, come avviene con il secondo turno in Francia, con l’indebolirsi della destra moderata a causa del ripresentarsi di Silvio Berlusconi e con una azione di governo che non è riuscita a rispondere agli effetti della crisi economica che in Italia sono stati più feroci che in molti altri paesi dell’Ue,  hanno determinato la vittoria delle forze antisistema.

E così, il ciclo delle elezioni europee apertosi con la Brexit, si chiude con la vittoria delle forze sovraniste in Italia.

E’ da questo dato di fatto che dovrà ripartire lo sforzo del PD all’opposizione. All’interno della crisi delle forze progressiste europee dovremo trovare una strada che sappia coniugare cambiamento, fiducia nel futuro, opportunità, diritti e sviluppo. In Italia, a noi starà anche il compito di contrastare le derive di forze sovraniste, protezioniste, filo-russe e anti-europeiste che rischiano di essere al governo del nostro paese. La Brexit è stata una occasione per ripensare radicalmente l’integrazione europea. Il percorso che il PD intraprenderà per uscire da questa crisi può diventare analogamente un momento di svolta per l’intera sinistra Europea. Non cogliere questa è occasione è davvero troppo rischioso.


Lia Quartapelle

Nata a Varese nel 1982, cresce a Milano. Deputata dal 2013, è attualmente capogruppo PD per la Commissione Esteri e Affari Comunitari della Camera dei Deputati. La sua esperienza politica inizia nel 2007. E’ stata segretaria del circolo 02PD dalla sua fondazione. L’interesse in politica estera, e le tematiche connesse alla cooperazione e allo sviluppo, ha permeato sin dal principio il suo percorso accademico e lavorativo. A 17 anni si trasferisce in Galles dove conclude gli studi presso lo United World College of Atlantic, istituzione, di cui Nelson Mandela è stato presidente onorario. Nel 2005 consegue un Master in Economia alla SOAS di Londra, e nel 2012 un PhD in Economia dello sviluppo presso l’Università di Pavia. Nel 2007 si trasferisce in Mozambico dove lavora con il governo come economista. Ha in seguito lavorato presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale di Milano (ISPI) dove è ancora Research Associate. Ha insegnato presso il corso di Politiche per lo sviluppo all’Università di Pavia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *