L’emergenza sanitaria che sta attraversando l’Europa e il mondo sta spingendo i governi nazionali e le istituzioni sovranazionali a riflettere sulle articolazioni del diritto alla salute, uno dei diritti sociali fondamentali spesso garantito a livello statale dai vari sistemi di welfare state messi in atto in Europa nella seconda metà del secolo scorso.

Parlare di diritto alla salute significa parlare di comunità: questo è emerso chiaramente negli ultimi giorni. In questo articolo vogliamo analizzare le diverse dimensioni del sistema sanitario e dei diritti a esso collegati in due Paesi dell’Unione, la Germania e l’Italia. La situazione eccezionale causata dalla diffusione del Covid-19 ha evidenziato le debolezze dei vari Paesi europei: nonostante ci si riferisca spesso all’Europa con l’espressione “il più grande spazio di diritti al mondo”, visti i vari sistemi di protezione dei diritti fondamentali presenti nelle Costituzionali nazionali e nelle carte dell’Unione Europea, i nostri sistemi sanitari e governativi si sono trovati in difficoltà a gestire e muoversi in una situazione mai vissuta prima.

Diritto alla salute: il confronto tra le due Costituzioni

L’Italia e la Germania in questo caso si trovano ai due poli opposti nell’approccio al diritto alla salute, per quanto lo scopo finale a cui tendono sia lo stesso: garantire una più ampia copertura sanitaria possibile ai propri cittadini. La Costituzione italiana prevede infatti esplicitamente il diritto alla salute, all’articolo 32, definendolo come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività: ciò trova la sua espressione nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), nato nella sua forma attuale dalla legge n. 833 del 1978 sotto proposta dell’allora Ministra della Sanità Tina Anselmi. Il sistema sanitario italiano è dunque pubblico, ha carattere universale e si ispira ai tre principi di universalità, uguaglianza ed equità. Viene finanziato attraverso la fiscalità generale dello Stato e, in ossequio al principio di sussidiarietà che prevede che sia l’ente inferiore a svolgere determinate funzioni quando ne sia in grado, si divide fra livello centrale e livello regionale. Le Regioni italiane hanno competenza esclusiva nell’organizzazione dei servizi sanitari a livello locale.

Nella Costituzione tedesca non c’è, invece, un esplicito riferimento al diritto alla salute e il servizio sanitario è subordinato alla sottoscrizione di un’assicurazione sanitaria, obbligatoria per tutti i cittadini. Tuttavia, il sistema tedesco basato sulle assicurazioni, che possono essere pubbliche (GKV) o private (PKV) è estremamente differente dal modello statunitense: infatti è ispirato al principio di solidarietà e lo Stato copre le categorie più a rischio, quali i disabili, i minori e tutti coloro i quali non possano pagare l’assicurazione. Lo Stato tedesco non è direttamente coinvolto nel servizio sanitario ma decide le politiche da perseguire e delega ai Länder la programmazione di investimenti e infrastrutture. I Länder a loro volta finanziano le “casse mutue”, che sono  associazioni non a scopo di lucro che si occupano di gestire le spese sanitarie e forniscono le assicurazioni pubbliche, sottoscritte dalla maggioranza dei cittadini tedeschi.

Le spese sanitarie dei due Paesi

Un dato importante è quello relativo alla spesa sanitaria pro capite, sia pubblica che privata: secondo i dati OCSE 2018, la Germania spende circa 5.056 dollari l’anno, l’Italia 2.545. Il trend viene anche confermato dalle stesse statistiche sul PIL, secondo le quali l’Italia destina l’8.8% di esso alla spesa sanitaria, la Germania il 9.5%. Il dato più eclatante che è stato spesso riportato recentemente è quello relativo ai posti letto in terapia intensiva: l’Italia, prima della costruzione dei nuovi reparti d’urgenza avvenuta in questi giorni, aveva circa 2.6 posti letto ogni 1000 abitanti, contro i 6 della Germania.

Le informazioni qui esposte non sono volte a esporre una presunta maggiore efficienza di un sistema basato sulle assicurazioni rispetto a un sistema di carattere universale: servono a indicare la forte necessità di tornare a parlare di spesa pubblica e di protezione dei diritti dei cittadini. La situazione emergenziale in cui ci troviamo ha evidenziato prepotentemente le necessità collettive e il bisogno di interventi strutturali volti a fornire ai cittadini garanzie effettive riguardo la protezione e l’esercizio dei loro diritti. Nelle parole di John Maynard Keynes, “quando cambiano i fatti, io cambio idea”: di fronte a ciò che stiamo assistendo in questi giorni, non è più possibile rimandare la messa in discussione di vari aspetti di politica economica e sociale per orientarsi verso un modello statale che sia espressione di solidarietà e metta al centro i diritti del cittadino. Il compito della politica, in queste difficili giornate, non può essere solo quello della gestione emergenziale, ma deve anche essere quello di immaginare nuove strade e fare in modo di tutelare la collettività in modo più ampio possibile.


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