La marea crescente dei populismi in Occidente, dopo la Brexit e dopo la vittoria di Trump negli Usa, sembra inarrestabile. La narrazione del centrosinistra e del centrodestra viene sempre più percepita come una timida conservazione dell’esistente e, pur fondandosi magari su parole d’ordine razionali e di buon senso, non può competere con la propaganda incendiaria di chi, spesso mentendo, semplificando ed esagerando, prefigura mutamenti rivoluzionari del sistema, tanto più seducenti per l’opinione pubblica quanto più forte mordono la crisi economica e le paure da essa generate.

A questo sonno della ragione è possibile reagire. Da sinistra, in particolare, è fondamentale riscoprire il valore dell’internazionalismo come prospettiva per i popoli, prima ancora che per gli Stati europei, ed è su un rinnovato concetto di “nazionalismo europeo” che si dovrebbero incentrare i programmi e la narrazione delle forze socialiste.

Non si tratta solo di una, pur nobile, tensione ideale, per cui ogni europeo dovrebbe essere fiero di appartenere alla civiltà più straordinaria mai apparsa sul pianeta, il punto di caduta di una storia cominciata con gli antichi Greci e l’Impero Romano e a noi arrivata attraverso momenti esaltanti ma anche terribili da cui – si spera – dovremmo aver tratto lezioni non dimenticabili.  Si tratta anche di una prospettiva economica e politica concreta. La sinistra europea deve tornare a far sperare i cittadini in un futuro migliore, in un progresso della condizione umana, e ha anche la fortuna – a differenza dei movimenti populisti – di avere una ricetta razionale e efficace iscritta nel proprio Dna da proporre: l’unione dei popoli europei in un’unica entità politica ed economica.

Un vero Stato europeo sarebbe in grado di competere con le altre potenze mondiali, ottenendo economie di scala inimmaginabili. Superando le diffidenze tipiche di un’Unione di Stati diversi, sarebbe possibile – in momenti di crisi come quello attuale – dare sostegno reale all’economia, all’occupazione, alla crescita. Qualcosa di decisamente più visibile, percepibile e determinante rispetto a quello che la Ue ha potuto fare finora. Sarebbe possibile gestire poi l’immigrazione in modo intelligente, senza che nessun popolo debba sopportare un carico eccessivo. Gli interessi europei sarebbero difesi e tutelati da una diplomazia europea e da un esercito europeo. A fronte di eventuali chiusure che venissero dagli Stati Uniti, dalla Russia o da altri Paesi, l’Europa avrebbe i mezzi per rendere credibile la minaccia di una reazione speculare e opposta. Si potrebbe anche avere un sistema pensionistico comune, che consenta a tanti nostri anziani di andare in pensione lasciando finalmente spazio alle forze giovani nel mercato.

E’ proprio questo il secondo pilastro su cui si dovrebbe fondare la reazione del centrosinistra all’avanzata dei populismi in Occidente: una gestione intelligente del conflitto generazionale. I successi dei movimenti anti-sistema si fondano da un lato sul voto delle fasce più anziane della popolazione, spaventate dai mutamenti del mondo circostante, dall’altro sulla mancata reazione delle fasce più giovani che, pur essendo quelle che più hanno da perdere in simili situazioni, rispondono all’appello in modo parziale e non sufficiente. Il centrosinistra deve rassicurare gli anziani, promettendo loro la sicurezza che cercano nell’orizzonte ideale di un sistema unico europeo, ma deve anche mobilitare i più giovani. Per mobilitarli, di nuovo, è fondamentale rinnovare l’idealismo, in particolare il nazionalismo europeo e la prospettiva di crescita economica che l’abbattimento di tutte le barriere esistenti tra i popoli europei saprebbe generare.

Non si possono biasimare gli elettori che finora hanno creduto ai populisti perché gli promettevano un futuro migliore, ingannandoli sulla possibilità di tornare indietro nel tempo. Né si possono biasimare quelli che si sono astenuti, immuni alle bugie dei populisti ma nemmeno coinvolti dalle altre forze politiche. Le alternative proposte erano quasi certamente più razionali e realistiche, ma del tutto prive di speranza e afflato ideale.

Per evitare che la catastrofe si abbatta sull’Europa – la morte dell’Unione europea per mano di Marine Le Pen o simili è oramai una prospettiva concreta – è il momento di scommettere tutto su una riscossa ideale dell’europeismo. Ma mentre si crea l’Europa (e serve tempo) non si può fare come si è fatto finora, trascurando di creare gli europei. Il programma Erasmus va benissimo, ma è uno strumento elitario. Per creare davvero un popolo europeo si deve cominciare a sognare un sistema di scuole pubbliche europee, con ore di lezione comuni a classi di diversi Paesi in una lingua comune (o con traduzione simultanea per i più piccoli). Si deve immaginare una leva europea e un servizio civile europeo di un anno. Si devono immaginare canali televisivi pubblici comuni a tutti i Paesi che facciano informazione su un’agenda europea. E via dicendo. Sono proposte che richiederebbero in ogni caso anni per essere implementate? Vero, ma per iniziare a parlarne ai cittadini, per dare loro un ideale in cui sperare, basterebbe invece pochissimo.

Con questo non si vuole ovviamente dire che le identità nazionali debbano andare perdute. Anzi, il contrario. Tanto più sono orgoglioso e consapevole della mia identità, tanto più sarò felice di condividerla e farla conoscere agli altri, sperando magari di ricevere in cambio lo stesso trattamento. Ma ai populisti e nazionalisti che invocano un ritorno al passato, alle monete nazionali, alle politiche economiche senza regole (le stesse che hanno “fregato” l’attuale generazione dei 30enni, e che le ricette populiste vorrebbero scaricare sulle spalle della prossima generazione), alla chiusura, il centrosinistra non può più opporre solo la razionalità del “perché tutto quel che proponete è sbagliato” (lo è), ma deve saper opporre anche la straordinaria forza della speranza. Quella di un popolo europeo di centinaia di milioni di persone, con la prima economia del pianeta, capace di creare crescita ed equità sociale, di difendere i propri interessi e – se mai l’aria intorno a noi nel mondo si facesse cattiva – capace di proteggere fino all’estremo i propri cittadini.


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