Le elezioni americane, che si terranno il 3 novembre 2020, avranno un riverbero internazionale anche più rilevante del solito. Con il primo mandato del Presidente Donald Trump, abbiamo assistito ad una progressiva ed inedita incrinatura nelle relazioni transatlantiche, tra dazi, un crescente opportunismo unilaterale Usa e, non da ultimo, il sostegno del Presidente statunitense alla Brexit. A novembre scopriremo se questo mandato avrà un seguito oppure se si dovrà ripartire da capo con un’altra storia, un altro percorso, una nuova presidenza democratica.

Per questi e molti altri motivi gli esperti di MondoDem si avvicenderanno su queste pagine per analizzare aspetti del percorso elettorale che servano da spunto di riflessione, da stimolo, per far circolare nuove idee e progetti nel campo progressista italiano.

Il partito democratico americano, dopo una lunga fase che potremmo definire – con un’espressione che conosciamo bene in Italia – di “analisi della sconfitta”, sta attuando una strategia di massima pressione nei confronti dell’avversario. Questa strategia include due assi principali: da un lato l’impeachment, appena approdato in Senato, dall’altro la lunga corsa delle primarie. I due strumenti sono utilizzati in maniera complementare, attirando l’attenzione una volta sull’uno e una volta sull’altro, per occupare il più possibile il news cycle e contrastare le quotidiane trovate presidenziali. L’impeachment è la pars destruens di questo processo, con la quale si cercherà di mettere pubblicamente in crisi la figura del Presidente evidenziando un utilizzo pericolosamente personale della politica estera: le primarie  sono la pars construens, quella dove si discute dei programmi, dei temi caldi che interessano la società americana come la sanità, il lavoro, l’istruzione, il clima. Basterà la combattività mostrata dal Partito Democratico  per vincere, anche se non è ancora emersa una chiara leadership?

Cercheremo quindi di capire quali siano i punti di forza e quali le criticità di questa strategia, ma non solo. Approfondiremo i profili delle maggiori personalità in campo: l’ex Vicepresidente Joe Biden, il Senatore del Vermont Bernie Sanders, la Senatrice del Massachussets Elizabeth Warren, la Senatrice del Minnesota Amy Klobuchar, il Sindaco di una cittadina dell’Indiana Pete Buttigeg, l’ex Sindaco di New York Mike Bloomberg. E i protagonisti del 2016, Hillary Clinton e Barack Obama che comunque ancora godono di notevole consenso nel Paese saranno in grado  di dare la spinta necessaria per mobilitare la parte di elettorato che ancora fa riferimento a loro, senza interferire troppo nel percorso di successione al vertice?

L’elettorato, ecco. La grande sfida è vincere, ovviamente, ma la vittoria in un sistema elettorale così rigido, apparentemente semplice ma al contempo macchinoso come quello statunitense, passa dalla costruzione di quella che gli americani chiamano coalition, la coalizione. Ossia quell’insieme di differenti pezzi della società, gruppi di persone che condividono caratteristiche eterogenee come il tipo d’impiego, l’età, i valori civili, rappresentando interessi che possano essere ricomposti in un’unica grande proposta politica. Tutto questo dovrà avvenire in uno Stato federale enorme, dove le certezze di un tempo sono state abbattute dalla travolgente propaganda trumpiana.

Come dicevamo, MondoDem si prepara a seguire il filo di tutte queste dinamiche con questo osservatorio, cura di Sofia Eliodori, cercando man mano di dipanare la matassa di argomenti, nei mesi che ci separano da qui alla nomination democratica, per poi giungere alle elezioni di novembre.

Ready. Steady. Go.


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *