“L’Italia non è un paese per donne”: così i giornali esordiscono frequentemente in articoli in cui si sottolinea il grosso gap esistente in Italia fra le condizioni di donne e uomini. Spesso alla dicitura “donne” vengono aggiunti altri termini per delineare situazioni più specifiche: “mamme”, “lavoratrici”, “giovani”. I dati provenienti dal Gender Gap Report 2020 del World Economic Forum sembrano confermare queste affermazioni: l’Italia si trova al 76esimo posto su 153 paesi analizzati,
con un divario del tasso di occupazione del 18,9% fra uomini e donne (il secondo peggiore in Europa). La situazione peggiora quando si prendono in considerazione ulteriori dati, fra cui il ritorno al lavoro a seguito della maternità, il tasso di istruzione, la differenza salariale. Guardando
alla politica e al mondo dell’industria, le donne ricoprono poche posizioni di leadership o manageriali e faticano a affermarsi dal punto di vista professionale.
Per invertire questa tendenza che impedisce al nostro paese di utilizzare le donne come risorse e portare avanti un modello di società più inclusiva servono forti riforme dal punto di vista legislativo. Naturalmente, è anche fondamentale agire a livello culturale, promuovendo iniziative che possano portare ad un maggiore sviluppo e alla riflessione sulla condizione femminile: ma le riforme legislative sono la conditio sine qua non affinché questo accada.
In Germania, invece, c’è un aneddoto che viene spesso riproposto durante le tornate elettorali. Un bambino di sette anni durante un comizio si gira verso la madre e le chiede: “Mamma, ma un maschio può diventare Cancelliere?” L’aneddoto, scherzosamente riferendosi a quella che è la
Cancelliera più longeva della storia tedesca, porta ad evidenziare una realtà culturale che nel corso degli anni ha attuato una serie di riforme per permettere alle donne di avere più partecipazione alla società e al lavoro, compiendo passi verso quello che dovrebbe essere l’obiettivo di tutti: una
società più equa e a modello delle persone che la compongono. Non a caso, la Germania è un paese che spicca per la presenza di donne parlamentari e nel mondo della politica, sia a livello dei parlamenti federali che del parlamento nazionale.
Alcune delle scelte legislative della Germania negli ultimi anni potrebbero essere importate in Italia per segnalare la volontà del nostro paese di investire sulle donne e aiutarle a realizzare il loro potenziale: di seguito ne citeremo alcune che hanno a che fare con diverse aree e tematiche che
spesso costituiscono fonte di ostacoli per le donne.

Maternità

Le misure a sostegno della maternità in Germania sono molteplici: il congedo parentale previsto per entrambi i genitori senza distinzione di genere e le indennità ad esso connesse, gli assegni famigliari per ogni figlio a carico, il posto garantito negli asili nido. La maternità in Germania non è vista come solamente a carico della donna, ma come un evento che
riguarda tutta la famiglia e che lo Stato sostiene con una varietà di leggi a livello dei singoli stati e a livello federale

Parità salariale e occupazione

Il tasso di occupazione femminile italiano è del 49%; quello tedesco del 72%. Per quanto anche in Germania sussista la differenza salariale fra uomini e donne (secondo gli ultimi dati disponibili, si aggira fra il 17 e il 21%), nel 2018 la Germania ha varato una legge che obbliga le imprese con più di 500 dipendenti a fornire rapporti periodici sul trattamento salariale per controllare il progressivo adeguamento a uno standard di equità. Nel 2015 è stata anche approvata una legge per fare in modo che almeno il 30% delle posizioni nei consigli di amministrazione delle grande aziende sia assegnata a donne (simile, in meccanismo, alla legge italiana Golfo-Mosca, che tuttavia prevede il requisito di un quinto dei membri).

Politica e rappresentanza

In Germania, il 40% dei ministri è donna – l’alto tasso di partecipazione femminile alla politica è stato uno degli indici che ha permesso alla Germania di piazzarsi nei primi 10 posti del Gender Gap Report del 2020. La possibilità di partecipare alla politica da protagoniste ha un effetto a cascata e fa presagire una sempre più alta presenza delle donne
nel mondo della politica, che si ripercuote positivamente anche in altre aree, quali l’aumento del numero di donne che ottengono qualificazioni a livello universitario.
Attuare alcune di queste riforme, o perlomeno iniziare un dibattito politico sul tema, sarebbe un forte segnale verso le donne che in Italia non vengono valorizzate e spesso si trovano di fronte a scelte che non rendono giustizia alla loro dignità di cittadine: nel 2020, non è più accettabile che una parte consistente del Paese venga lasciata indietro.


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