Di Carolina De Stefano (Università Sant’Anna di Pisa) 

La sezione sulla Russia del programma dei Cinque Stelle è una delle meno modificate nel passaggio silente (e truffaldino) dal testo presentato agli elettori prima del voto legislativo alla versione ‘edulcorata’ pubblicata successivamente sul sito del Movimento. L’idea resta principalmente una: la Russia è un partner strategico, tanto per le relazioni commerciali con il nostro paese quanto nella lotta contro il terrorismo internazionale. In tale contesto, le sanzioni contro Mosca minano l’interesse nazionale e devono essere levate.

Confrontando i due testi si vede che è soprattutto il tono ad essere cambiato. Il primo – Russia: un dialogo da rilanciare con un partner strategico – è un manifesto elettorale, in cui si sottolinea la ‘miopia della politica estera italiana, dell’UE e dell’Amministrazione Obama’. Nel secondo – Russia: un partner economico e strategico contro il terrorismo – le critiche ai precedenti governi scompaiono, e nel programma il Movimento si limita ad impegnarsi a fare pressioni in sede europea per il sollevamento delle sanzioni.

Parlando del contenuto della proposta, la posizione dei Cinque Stelle sulla Russia continua a colpire non solo per il suo essere il contrario dell’anti-mainstream (quanti in Italia sono a favore delle sanzioni?), ma perché, a prima vista, sembra essere in piena contraddizione con tutti i principi che il Movimento presenta come fondanti. Nella parte dedicata all’Africa e al Medio Oriente, i Cinque Stelle presentano ‘la logica miope del business first’ come causa della ‘grave instabilità’ della regione, ma poi prescindono da qualunque considerazione morale quando dicono che le sanzioni contro Mosca devono essere levate perché ci sono troppi interessi economici in gioco. Si presentano orgogliosamente come un movimento pacifista, e poi non si sentono in dovere di fare anche solo cenno al coinvolgimento russo nel conflitto in Donbass e all’annessione della Crimea.

La posizione dei Cinque Stelle finisce per rispecchiare quella di una buona parte degli italiani (come sappiamo, nel nostro paese l’immagine della Russia e ancora di più di Putin sono eccezionalmente positive rispetto a molti altri paesi europei). Questo, però, non deve confondere sul fatto che le ragioni dei singoli partiti per sostenere certe idee in politica estera, anche se il risultato è apparentemente lo stesso, sono diverse. Nel caso dei Cinque Stelle, gli interessi economici non c’entrano.

Come nel caso della France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon in Francia, la politica nei confronti della Russia non si basa su considerazioni indipendenti relative al ruolo e le iniziative di Mosca, ma sono soprattutto il riflesso, il prolungamento naturale, di un forte antiamericanismo e di un’ostilità nei confronti delle istituzioni multilaterali e dei governi occidentali, visti come la principale causa di crisi globali umanitarie, conflitti e instabilità. Invece che criticare gli errori dell’Occidente in maniera costruttiva, partendo dal presupposto che l’Italia è un paese occidentale, la soluzione più facile, e cinica, che avvicina i pentastellati a Mosca è quella di sostenere regimi dittatoriali in nome della non interferenza e, perché no, di proporre che sia il Venezuela di Maduro a risolvere la crisi umanitaria nel Donbass, la stessa idea che di Maio aveva lanciato per uscire dal caos libico.


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