La Russia nel dibattito italiano: alla ricerca di una lucidità perduta

Di Carolina De Stefano*

Il primo dossier monografico di Mondodem è dedicato a uno dei temi di politica estera più discussi negli ultimi mesi in Italia: la Russia.

Un approfondimento del paese e delle sue iniziative è urgente non solo per capire e rispondere in maniera adeguata a quello che la Russia fa, ma anche per difendersi da quello che la Russia – Putin in particolare – rappresenta per le democrazie occidentali.

Ci sono in effetti due questioni da affrontare, in parte legate tra loro.

La prima è che, a quattro anni dall’annessione della Crimea, le speranze che le relazioni tra Europa e Russia migliorino si sono ridotte e la risposta occidentale appare insufficiente.

Le sanzioni devono essere sostenute perché incarnano la denuncia unanime dell’UE della violazione dei confini del continente, ma per quanto riguarda l’obiettivo di far tornare Putin sui suoi passi i risultati, purtroppo, non sono arrivati.

Lo stesso vale per il conflitto nella regione del Donbass tra forze governative ucraine e gruppi separatisti filorussi sostenuti da Mosca. I negoziati conosciuti come processo di Minsk sono in una fase di stallo, e anzi stanno cristallizzando – attraverso condizioni che le parti il più delle volte non sono interessate a rispettare – uno status quo che va innanzitutto nella direzione voluta dal Cremlino.

In questo contesto servono nuove idee e soluzioni su come provare a ricostruire, o quantomeno rendere sostenibili, le relazioni con Mosca nei prossimi anni.

Non è facile, e questo a causa di due ostacoli principali.

Il primo ostacolo è rappresentato dall’evoluzione interna politica russa e, ancora di più, dalle azioni recenti in politica estera del Cremlino, tra tutte l’annessione della Crimea e il tentativo di interferenze nei processi elettorali di altri paesi mirati a indebolire il progetto europeo e le democrazie occidentali.

Per quanto sia difficile stabilire la reale portata e l’impatto effettivo delle interferenze russe sulle preferenze degli elettori italiani ed europei, le prove che simili tentativi esistono rendono la Russia un partner difficile – se non ostile – e riducono i margini per una relazione costruttiva.

Il secondo ostacolo è più indirettamente legato alla Russia, ed è la maniera in cui le politiche e iniziative di Mosca sono recepite, discusse, permesse e a volte addirittura celebrate dai partiti italiani attualmente al governo, Lega e Cinque Stelle.

Il problema non è che la popolazione italiana mostri nel complesso un atteggiamento più positivo nei confronti della Russia che non altri paesi, tra tutti Polonia e le repubbliche baltiche. Ci sono, di fondo, ragioni storiche, politiche ed economiche che differenziano molto le posizioni dei membri dell’UE nei confronti di Mosca e che non devono essere denigrate né ignorate.

Il punto, però, è che nel dibattito pubblico italiano (ed europeo) la Russia ha perso ogni fisicità, spazialità, concretezza, per divenire un simbolo di qualcos’altro, un nome da sbandierare per sentirsi ulteriormente legittimati a proclamarsi contro l’Europa, contro le norme internazionali, contro gli impegni esteri presi dall’Italia. La Russia, e soprattutto Putin, sono così diventati l’incarnazione e il baluardo della post-verità, l’argomento controintuitivo o contrario all’evidenza sempre a portata di mano.

Non si tratta di un complotto ordito nelle stanze inaccessibili del Cremlino, ma di un problema culturale nazionale. Allo stesso tempo, Mosca sa di poter sfruttare, e sfrutta, la permeabilità della società alle fake news e un’insperata popolarità in Italia contribuendo consapevolmente a indebolirne il tessuto democratico.

Come cercare di superare questi due ostacoli – evoluzione politica interna ed estera russa e ammirazione strumentalizzata per la Russia nel dibattito nazionale – per l’elaborazione di una politica coerente nei confronti di Mosca?

Per rispondere serve partire da alcune considerazioni fondamentali.

La prima è che l’Italia e l’Europa hanno un interesse a provare a tenere ancorata la Russia all’Europa, a non alienarne la popolazione, a cercare di evitare un’escalation con la seconda potenza nucleare mondiale, a cooperare in certi ambiti.

La seconda è che difficilmente le posizioni del Cremlino cambieranno nei prossimi sei anni di presidenza Putin. Invece di basare una politica sull’attesa vana, e la speranza, di un regime change, serve quindi guardare alla Russia per quello che è oggi e cercare di agire – e difendersi – di conseguenza.

La terza è che è necessario distinguere il più possibile il problema di rispondere a quello che la Russia fa dalla maniera in cui Putin e la Russia sono visti – il più delle volte senza argomenti basati sui fatti – in Italia.

Considerato ciò, l’unica soluzione possibile è avere un approccio lucido che parta dalla conoscenza approfondita del paese, della sua lingua e cultura politica, e dalla valutazione di quando, e fino a dove, gli interessi russi coincidono con quelli italiani nei diversi scenari internazionali.

Con tale obiettivo, il dossier si concentra in una prima parte sulla politica interna russa e in una seconda sulla politica estera.

Il dossier si apre con un articolo di panoramica di Anna Zafesova che, in contrasto con l’immagine dell’invincibilità del regime putiniano, ne mostra le fragilità economiche e politiche, e le possibili implicazioni. Segue Luca Lovisolo con un’analisi di casi recenti ed emblematici di una crescente repressione, e statalizzazione, della cultura in Russia. Con riguardo alla questione delle interferenze, Mauro Voerzio fa necessaria chiarezza su alcuni termini chiave del dibattito su fake news e propaganda russa. Gli articoli di Nona Mikhelidze e Cono Giardullo riflettono, con prospettive diverse, sulle relazioni, e i margini di cooperazione, nelle relazioni UE-Russia e in particolare nella gestione della crisi ucraina.

Chiara Lovotti, infine, si concentra sulla politica russa in Medio Oriente e mostra perché alcuni degli interessi del Cremlino nella regione non coincidono con quelli del nostro paese.

 

*Scuola di Studi Superiori Sant’Anna

 

Russia 2018-2024: il mito dell’invincibilità e un futuro incerto

Anna Zafesova, giornalista La Stampa

 

 

 

La cultura nella Russia di Putin: tribunali e resistenza

Luca Lovisolo, ricercatore indipendente

 

 

 

Il Cremlino tra bufale, propaganda e fake news

Mauro Voerzio, Italian Editor of Stopfake.org

 

 

 

Lo stallo delle relazioni UE-Russia e il realismo necessario 

Nona Mikhelidze, Istituto Affari Internazionali

 

 

 

Ucraina: miti e limiti delle sanzioni alla Russia

Cono Giardullo, Istituto Affari Internazionali

 

 

 

La Russia in Medio oriente. Obiettivi raggiunti?

Chiara Lovotti. MondoDem

 

 

 

 

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