Dal 1976, da quando cioè Enrico Berlinguer dichiarò che neanche il PCI si opponeva più alla partecipazione alla Nato, nessun grande partito italiano ha mai chiesto di abbandonare l’Alleanza atlantica. La ragione è evidente: l’Italia non guadagnerebbe nulla dall’abbandonare una coalizione di Stati che hanno promesso di accorrere in difesa l’uno dell’altro in caso di aggressione. Al contrario, perderebbe la garanzia di sicurezza fornita dallo stesso patto, trovandosi irrimediabilmente isolata in un ambiente internazionale che va purtroppo facendosi ogni giorno più difficile e pericoloso.

A lavorare a questo scopo ci ha però pensato il Movimento 5 Stelle. Ad agosto, la Camera ha cominciato l’esame di una proposta di legge di iniziativa popolare, sponsorizzata dai 5 Stelle, intitolata “Trattati Internazionali, basi e servitù militari”. Il progetto, giustamente affossato in Commissione Affari Esteri, chiedeva di fatto l’uscita dell’Italia dall’Alleanza atlantica, ma in modo indiretto e bizzarramente contorto. Secondo i proponenti, ad esempio, tutti i trattati internazionali avrebbero dovuto essere nuovamente autorizzati dal Parlamento ogni cinque anni: ma non avrebbero potuto essere rinnovati trattati e accordi militari con Paesi la cui legislazione non escluda l’utilizzo di armi nucleari (e cioè Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, i principali alleati atlantici).

Non sembra valere la pena di discutere sul contenuto di questo progetto, del resto già ampiamente smontato nella discussione parlamentare. Va invece osservato che, dopo l’appartenenza all’UE, anche il secondo cardine sul quale regge da decenni la politica estera italiana  – cioè la Nato – rischia ormai di essere esposto ad un attacco politico diretto. Questo tentativo dei 5 Stelle, obliquo e goffo, è stato facilmente rintuzzato, anche perché gli stessi 5 Stelle non lo hanno sostenuto con forza né sono in grado di proporre una scelta strategica alternativa. Ma le azioni dei grillini contro l’Alleanza atlantica sembrano farsi più frequenti ultimamente: già in giugno il Movimento, al Senato, in una mozione sul Vertice di Varsavia, aveva chiesto al Governo di “considerare esaurite le motivazioni dell’adesione italiana alla NATO”. Nell’analoga mozione presentata dai 5S alla Camera questa frase non era stata inserita, apparentemente per l’intervento moderatore di Luigi Di Maio. Non è quindi da escludersi che, anche in considerazione della possibile perdita di influenza di Di Maio a causa della pessima gestione della situazione a Roma, i grillini intensifichino nel prossimo futuro la loro azione a sostegno dell’uscita dell’Italia dalla Nato, magari in chiave elettorale.

E’ pertanto urgente riflettere su come il Partito Democratico possa affrontare una eventuale prossima sfida, a livello di discussione pubblica, che il M5s potrebbe imporre sul tema Nato, evitando di commettere nuovamente gli errori sui quali è già inciampato in passato nella discussione pubblica di temi di politica estera.

Per troppi anni, ad esempio, i partiti europeisti hanno trascurato di elaborare chiaramente di fronte all’opinione pubblica le ragioni di base del loro sostegno all’Europa, ma anche di discuterne le debolezze e di presentare le proprie proposte con voce forte. Il risultato è stato di lasciare ampie praterie alle forze anti-europee per imporre la loro “narrativa” sull’Europa delle banche e simili sciocchezze, narrativa che si è però ormai radicata a livello popolare. Abbiamo perso la battaglia delle idee, nonostante la ragione fosse dalla parte nostra: e siamo passati, di fronte all’opinione pubblica, come quelli che rappresentano i difensori dei poteri forti e dell’Europa matrigna.

Allo stesso modo, per troppo tempo si è lasciato campo libero a coloro, anche all’interno del Partito Democratico, che presentano la partecipazione italiana al progetto F35 come un inutile spreco, o peggio ancora come un affare di chissà quali influenze oscure. Anche in questo caso, abbiamo difeso le nostre idee e scelte con atteggiamento quasi di scusa: per colpa delle nostre stesse ambiguità e reticenze, abilmente sfruttate dai vari movimenti pacifisti, abbiamo perso la battaglia dell’opinione pubblica. E siamo finiti a sostenere quasi di nascosto e con vergogna una posizione corretta.

Non possiamo permetterci un simile atteggiamento nel caso in cui la prossima sfida ci venisse posta sull’appartenenza all’Alleanza atlantica. Dobbiamo forse fare maggiore chiarezza su quali sono le nostre motivazioni e i nostri obiettivi (non sarebbe ad esempio il caso di creare, all’interno della Segreteria nazionale, un Responsabile Difesa?). Dobbiamo preparare il terreno, sollecitando ed intensificando le occasioni di confronti sui temi della difesa, e dobbiamo essere pronti a scendere in campo con convinzione per difendere l’adesione dell’Italia alla Nato: non perché questa sia un tradizionale “totem” inscalfibile della politica estera italiana, ma perché è una scelta coerente con i nostri interessi e la nostra sicurezza.


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