Eni e Rosneft hanno trovato l’accordo: l’azienda italiana ha venduto al colosso russo del petrolio il 30% delle sue quote (e un’opzione per un ulteriore 5%) della concessione gasifera di Shourouk, nell’off-shore egiziano dove si trova il maxi giacimento di Zohr. L’enorme quantità di idrocarburi nascosta sotto il mare egiziano è stata scoperta dall’Eni nel 2015 ed è il più grande giacimento di gas naturale mai rinvenuto nel Mediterraneo, con un potenziale di 850 milioni di metri cubi di risorse fossili. La quota acquisita adesso da Rosneft permetterà alla Russia di incrementare la sua offerta di gas all’Egitto e di gestire maggiori operazioni di trading.  L’accordo, inoltre, rappresenta il primo passo importante di Rosneft verso il rafforzamento della propria presenza nel mercato del gas naturale liquefatto. Oltre ai vantaggi economici, di cui parleremo brevemente, la Russia otterrà un avanzamento geopolitico che avrà forti implicazioni sia sulle politiche europee che, in particolare, su quelle italiane.

Negli ultimi anni il gas sta giocando un ruolo chiave nella politica economica russa, dato che questa risorsa energetica rappresenta circa il 52% delle entrate iscritte nel bilancio federale e il 68% di tutti i profitti provenienti dalle esportazioni. Il principale produttore ed esportatore di gas è il gigante monopolistico Gazprom, un’azienda statale. Ma lentamente la situazione ha iniziato a cambiare e la Federazione ha iniziato a concedere ad altri investitori interni il diritto di esportare il gas naturale liquesfatto, anche in maniera del tutto indipendente da Gazprom. Questo accordo tra Eni e Rosneft testimonia che la competizione interna, in Russia, sta aumentando e che lo Stato sta offrendo a questa società condizioni commerciali favorevoli per controbilanciare le attività di Gazprom, sia sul mercato interno che su quello internazionale.

Il gas, inoltre, è protagonista della politica estera russa nei confronti di varie regioni, comprese quelle mediterranee.  Mosca ha avviato una politica di lenta ma continua penetrazione – di ordine strategico ed economico – nei Paesi di quest’area e in particolare, dopo aver saldato la sua presenza militare in Siria per estendere la sua influenza in Medio Oriente, ha iniziato a sviluppare un nuovo rapporto politico e commerciale con l’Egitto.

Oggi, infatti, Il Cairo è un partner di rilievo per Mosca in vari settori: antiterrorismo, commercio di armi, energia nucleare e agricoltura. Inoltre nel 2015 il governo egiziano ha firmato un accordo che istituisce una zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica. Se la dimensione economica di questo patto è importante per entrambe le parti, l’estensione della propria influenza nell’area è vitale per la Russia: Il Cremlino, infatti, di fronte alle sanzioni economiche comminate dall’Europa sta provando a sviluppare partnership politiche in altre zone geografiche. Nel frattempo le relazione del Cairo con le potenze occidentali si stanno deteriorando a causa delle politica di repressione interna adottate dal presidente Abdel Fattah el-Sisi e di conseguenza il governo egiziano è molto interessato a costruire un’alleanza strategica con il presidente Putin. Si inserisce in questo contesto la decisione presa l’8 ottobre di quest’anno dal governo egiziano di sostenere la risoluzione sulla Siria  proposta dalla Russia al Consiglio di sicurezza Onu, decisione che ha scatenato l’ira dell’Arabia Saudita, che sta perseguendo tutt’altra agenda nella regione. A novembre, poi, Il Cairo ha ospitato le unità di paracadutisti russi impegnati in una esercitazione militare congiunta con i propri uomini, permettendo per la prima volta ai militari di Mosca di perfezionare il proprio addestramento nel deserto egiziano.

La cooperazione multidimensionale tra i due stati  e il consolidamento degli interessi russi nel mercato mediterraneo degli idrocarburi ci permette di affermare che il Cremlino sta acquisendo una posizione geopolitica stabile nella regione. Contemporaneamente, il rafforzamento dell’asse Mosca-Cairo sta rafforzando il regime di al Sisi, rendendo difficile all’Euopa esercitare un impatto positivo sulla transizione democratica di questo Paese. Nel lungo periodo, questa situazione potrebbe condurre al collasso dello Stato e un maggiore caos nel Mediterrano, un risultato che non rientra certo tra gli interessi italiani e ancor meno tra quelli dell’Eni.

(Ph Ansa)


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *