La liberazione di Silvia Romano, rapita in Kenya nel 2018, può offrire spunti sulla politica di prevenzione dei sequestri e la tutela dei cittadini all’estero, ma anche sul contrasto al finanziamento del terrorismo. Occorre innanzitutto distinguere il sequestro a scopo di estorsione da quello per lo scambio di prigionieri o da richieste di natura politica.

Il sequestro di occidentali per ottenere il ritiro di contingenti militari non ha mai avuto successo, ma la linea della fermezza ha il suo prezzo[1]. Gli ostaggi di Al Qaeda in Mesopotamia o di altri gruppi jihadisti che chiedevano il ritiro dall’Iraq hanno spesso perso la vita, come Enzo Baldoni[2]. I rapitori per denaro si collocano in una zona grigia fra criminalità e terrorismo, soprattutto nel Sahara e nel Sahel, dove l’industria dei sequestri è una delle principali fonti di finanziamento di gruppi come Nusrat al Islam (JNIM)[3] e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (AQMI), insieme a traffici illeciti di varia natura[4]. Lo Stato Islamico non ha quasi mai chiesto riscatti per gli occidentali catturati[5].

Secondo il Global Terrorism Database del National Consortium for the Study of Terrorism and Responses to Terrorism (START), tra il 1970 e il 2016 sono stati sequestrati 356 cittadini statunitensi, 149 britannici, 143 francesi e 108 tedeschi[6]. Quanto ai cittadini italiani, tra il 2001 e il 2018 ne sarebbero stati rapiti 126, di cui 108 uomini e 18 donne, in 65 diversi sequestri[7].

Com’è noto, i paesi occidentali applicano dottrine diverse al pagamento dei riscatti. Il Regno Unito, salvo eccezioni, non negozia e non paga gruppi terroristici[8], così come gli Stati Uniti. Secondo studi della RAND Corporation, la politica di rigore statunitense sembra non garantire deterrenza al sequestro di cittadini americani[9]. La Francia ha un approccio misto: in certi casi negozia il pagamento (ad esempio Niger 2013)[10], in altri usa la forza, ma con esiti drammatici per gli ostaggi o gli operatori delle forze speciali (Somalia 2013[11], Burkina Faso 2019[12]). L’Italia, la Germania e la Spagna cercano canali di comunicazione con i sequestratori grazie a intermediari (che vogliono la loro parte) e negoziano un riscatto. In determinati contesti regionali, è inevitabile chiedere il supporto di altri servizi di intelligence e istituzioni più inserite.

Attualmente, gli italiani sequestrati sono il missionario Pierluigi Maccalli, rapito in Niger nel 2018, ostaggio di jihadisti in Mali insieme a Nicola Chiacchio, rapito mentre faceva turismo nel Sahel[13]. A marzo, sempre in Mali, è stato liberato Luca Tacchetto, sequestrato in Burkina Faso nel 2018. Fabrizio Pozzobon risulta disperso in Siria, forse nelle mani di milizie jihadiste nella regione di Idlib. Infine, Raffaele e Antonio Russo e Vincenzo Cimmino risultano dispersi in Messico, ma sono quasi certamente stati assassinati da narcotrafficanti del cartello di Jalisco[14]. Così come è quasi sicuramente deceduto padre Paolo Dall’Oglio, catturato a Raqqa dallo Stato Islamico nel 2013. Silvia Romano era prigioniera di Al Shabaab, organizzazione jihadista somala affiliata ad Al Qaeda.

Il tema della comunicazione istituzionale è fondamentale nella gestione dei sequestri. È necessario mantenere il silenzio mediatico per consentire all’Aise e alla Farnesina di condurre indagini e trattative confidenziali. Altra fase da gestire con sobrietà è quella del rientro, perché il clamore mediatico può offrire notorietà ai sequestratori[15]. I governi devono anche misurarsi con tentativi di truffe e business delle assicurazioni legati ai riscatti[16]. Si sono verificati episodi poco chiari, indagati dalle procure, in cui si potrebbe celare una simulazione di sequestro al fine di spartirsi il riscatto[17].

I governi e le organizzazioni internazionali hanno riconosciuto il problema del finanziamento del terrorismo derivante dai sequestri[18]. Statfor ha stimato che dal 2003 al 2012 Al Qaeda nel Maghreb Islamico avrebbe guadagnato circa 89 milioni di dollari dai riscatti[19]. Secondo il New York Times, tra il 2008 e il 2014 Al Qaeda avrebbe ottenuto 125 milioni di dollari[20]. L’industria dei sequestri è quindi una voce di bilancio importante per i terroristi. I proventi finanziano attacchi agli hotel frequentati da occidentali in Africa subsahariana, ma anche autobombe e attentati in Somalia, Iraq e Siria, Afghanistan, ma anche in Europa[21].

Il portale Viaggiare Sicuri del MAECI offre uno strumento importante di informazione[22]. L’app Unità di Crisi andrebbe valorizzata di più, considerando anche una registrazione obbligatoria per i cittadini che si recano in determinati paesi (non si era a conoscenza del rapimento di Chiacchio sino al video del 2020). I paesi di destinazione dovrebbero informare l’Italia della richiesta di visto e coloro che per turismo o iniziative personali intendono recarsi in zone notoriamente pericolose devono essere diffidati o bloccati in collaborazione con i governi locali.

La Farnesina dovrebbe stilare una lista ufficiale di zone interdette o ristrette, con sanzioni amministrative per coloro che vi si recano. Ad esempio, l’Algeria ha disposto la chiusura di alcune aree desertiche del Sahara per operazioni di antiterrorismo e counter insurgency. Al di fuori di Algeri, i turisti sono obbligati a dichiarare i propri spostamenti alle forze dell’ordine, che possono valutare una scorta armata. Sarebbe utile una classificazione europea comune del livello di rischio. Per l’attività di cooperazione allo sviluppo, le Ong che operano devono essere dichiarate idonee dalla Farnesina e comunicare la posizione dei propri volontari alle autorità italiane e locali. Una seria politica di prevenzione dei sequestri è l’unico strumento per tutelare i cittadini e limitare il finanziamento del terrorismo.


[1] Frank Westerman, I soldati delle parole, Iperborea, 2016.

[2] http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/3603584.stm

[3] https://www.csis.org/programs/transnational-threats-project/terrorism-backgrounders/jamaat-nasr-al-islam-wal-muslimin

[4] Alessio Postiglione, Massimiliano Boccolini, Sahara, deserto di mafie e jihad, Castelvecchi, 2017.

[5] https://www.nytimes.com/2014/08/21/world/middleeast/isis-pressed-for-ransom-before-killing-james-foley.html

[6] https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0022002719857145

[7] Umberto Saccone, Protocollo S, Aracne, 2019.

[8] https://www.theguardian.com/media/2014/aug/22/terrorist-ransom-government-pay-james-foley

[9] https://www.rand.org/pubs/perspectives/PE277.html

[10] https://www.lemonde.fr/afrique/article/2013/10/29/les-otages-francais-enleves-au-niger-ont-ete-liberes_3503622_3212.html

[11] https://www.lemonde.fr/afrique/article/2013/01/14/paris-reconnait-l-echec-de-l-operation-visant-a-liberer-denis-allex-en-somalie_1816705_3212.html

[12] https://www.lemonde.fr/international/article/2019/05/10/sahel-quatre-otages-dont-les-deux-francais-enleves-au-benin-ont-ete-liberes_5460497_3210.html

[13] https://www.avvenire.it/mondo/pagine/padre-maccalli-e-vivo

[14] https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/06/03/napoletani-scomparsi-in-messico-lintercettazione-che-incastra-il-boss-el-quince-fatene-cio-che-credete/5228625/

[15] https://www.agi.it/estero/news/2020-05-12/silvia-romano-al-shabaab-riscatto-finanziera-jihad-conversione-8585390/

[16] https://www.theguardian.com/news/2019/jan/25/business-of-kidnapping-inside-the-secret-world-of-hostage-negotiation-ransom-insurance?fbclid=IwAR1bNJqkL45L_G60VqLHO6Lv2soUJ_75I–Dtjf78HWzuLi5q4QII6OCVmw

[17] Indagini sui sequestri di Alessandro Sandrini e Sergio Zanotti in Siria.

[18] https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=2757732

[19] https://css.ethz.ch/content/dam/ethz/special-interest/gess/cis/center-for-securities-studies/pdfs/CSS-Analysis-141-EN.pdf

[20] https://www.nytimes.com/2014/07/30/world/africa/ransoming-citizens-europe-becomes-al-qaedas-patron.html

[21] https://www.cfr.org/backgrounder/tracking-down-terrorist-financing

[22] http://www.viaggiaresicuri.it/


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