Di Luca Argenta*

No, non sarà un “weiter so”, non sarà un “avanti così come prima”. I tempi sono cambiati e sono forse maturi per far nascere, questa volta davvero, una nuova Europa. Ed anche a partire dalla Germania.

L’accordo preliminare siglato da Cdu, Csu e Spd e il via libera dato dal congresso socialdemocratico all’inizio dei colloqui di coalizione sembrano mettere fine alla lunga fase di stallo politico iniziata all’indomani delle elezioni tedesche. Dopo il fallimento dei colloqui esplorativi finalizzati a dar vita alla cosiddetta “coalizione Giamaica” (Cdu/Csu, Fdp e Verdi), il percorso verso la formazione di una “grande coalizione” 3.0 è ormai avviato.

Il documento comune firmato il 12 gennaio dall’Unione e dall’Spd indica obiettivi, sfide e prospettive del possibile nuovo governo tedesco. Semaforo verde per una riedizione della GroKo? No. Si prevede ora l’inizio di trattative per la formazione della nuova coalizione sulla base di questo testo, alla fine delle quali i 440.000 iscritti dell’Spd decideranno se approvare definitivamente il contratto di coalizione. Le critiche non mancano. Gran parte della base del partito e i giovani dell’Spd, da tempo contrari ad una riedizione di una grande coalizione, lo ritengono un accordo al ribasso poiché non permetterebbe di portare a termine gli obiettivi che l’Spd si era prefissata prima del voto. Alcuni osservatori tedeschi reputano il testo non sufficientemente preciso: un documento, questo, che spiega alcune linee generali ma che non affronta i grandi temi, soprattutto quelli legati alla politica estera. Il presidente della confindustria tedesca (BDI), Dieter Kempf, non osservando significative differenze rispetto al passato, “weiter so” appunto, si dice deluso dal documento e dai colloqui esplorativi perché offrono solo il minimo delle risposte attese.

Eppure, se si guarda all’ottica europea, sono presenti nel preaccordo degli spunti che lasciano intravedere non solo che l’Europa e le sue politiche sono divenute di primaria importanza, ma che molte proposte sono da ritenersi positive.

Al termine della lettura delle 28 pagine del testo è impossibile non notare come il capitolo “Europa” appaia al primo posto tra i punti concordati, risultando un’assoluta priorità; nell’accordo firmato dai partiti della coalizione Giamaica era stato inserito in 13esima posizione. Ma al netto della forma, la notizia è che i futuri partner di coalizione sono interessati ad un cambio di marcia, ad un “rilancio per l’Europa”, come si evince dal testo. Dopo aver sottolineato che l’UE rappresenta un progetto istituzionale di pace e di successo unico nella storia, si avverte che i rapporti di forza globali sono mutati e che l’Europa “deve prendere il suo destino più di prima nelle proprie mani” per rinnovarsi e per sancire una nuova partenza. Tra i punti di maggiore interesse si annovera la promessa di un rafforzamento del Parlamento europeo al fine di promuovere una maggiore spinta democratica. Inoltre la costruzione di una politica estera e della difesa comuni e il loro rafforzamento sono uno dei capisaldi del possibile prossimo governo. Altra notizia interessante alla vigilia del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale post-2020, è l’intenzione della GroKo di contribuire maggiormente al bilancio dell’UE. Se il testo non si sbilancia sulla creazione di un ministro delle finanze europeo, non si può dire altrettanto sul Fondo Monetario Europeo (FME): il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) deve essere sviluppato, sostiene il documento, in un FME “soggetto al controllo parlamentare, che dovrebbe essere sancito dal diritto dell’Unione”.

È pacifico che alcune domande siano rimaste senza risposta: si pensi al ministro delle finanze europeo o a un ufficio europeo per le richieste d’asilo, proposte da Macron. È possibile che vi sia malcontento, soprattutto nei paesi sudeuropei, per la decisione di limitare gli arrivi annuali di migranti a 220mila e per la decisione di non accogliere più i mille profughi al mese dall’Italia e dalla Grecia.

Tuttavia, i motivi per cui si può considerare il preaccordo con un moderato ottimismo in ottica europea sono molteplici. In primo luogo l’Europapolitik e la sua presenza nel dibattito politico tedesco: così come in Francia, l’importanza del tema si rispecchia anche nelle priorità del futuro governo. Data l’attenzione particolare dedicata a tale dossier da parte dell’Unione e dell’Spd è evidente che una riforma dell’UE sarà alla base del contratto di coalizione e della prossima legislatura. Positivo in ottica europea è poi il rafforzamento dell’eurozona. Le parti si dicono favorevoli a riforme strutturali di quest’ultima e, dopo le idee di Macron e di Juncker, anche Merkel, Schulz e Seehofer concordano che la Germania debba contribuire maggiormente al bilancio dell’UE, e si dicono pronti a discutere nei prossimi colloqui di un proprio budget dell’eurozona. In terzo luogo, non è da sottovalutare la proposta di un graduale sviluppo dell’ESM in un FME e, pur non mettendo da parte il principio secondo cui rischio e responsabilità sono l’uno legato all’altra, di una maggiore attenzione alla solidarietà, non solo tra gli Stati membri, ma anche per il bilancio dell’UE. Con questo testo sono arrivate poi una prima risposta concreta alle proposte del presidente francese e un chiaro riconoscimento all’asse Berlino-Parigi, vero motore dell’UE.

Non da ultimo, se si fosse verificata la coalizione Giamaica, non sarebbe stato possibile leggere una frase come “vogliamo sviluppare un quadro per le norme sul salario minimo così come per i sistemi di base della sicurezza sociale negli Stati dell’UE”, intento, questo, presente nel documento Unione/Spd; non si sarebbe data così importanza all’aspetto della solidarietà e dell’uguaglianza sociale; non sarebbe stato permesso il ricongiungimento famigliare per 1000 profughi al mese; non si sarebbe parlato di un maggiore contributo finanziario tedesco al bilancio UE; non si sarebbe posto infine il dossier “Europa” come priorità. Punti, questi, di fatto assenti nell’accordo preliminare che avrebbe dato vita alla coalizione nero-giallo-verde.

In ottica europea, si poteva fare di più ed essere più concreti? Forse. Leggeremo tra qualche settimana il contratto di coalizione. Tuttavia, alla luce degli elementi analizzati, quello che conta al momento è tutt’altro: in Germania, se si tratta di Europa, non sarà un “weiter so”.

*Collaboratore scientifico della Fondazione Friedrich-Ebert di Roma


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