Di Federica Woelk* 

Al Bundesparteitag a Bonn 56% dei delegati hanno votato a favore della Grande Coalizione dopo che Martin Schulz ha tenuto un secondo discorso, non previsto dal programma.

Questo dimostra gli umori all’interno della sinistra tedesca, che si sente divisa, fra la responsabilità nel formare un nuovo governo e la propria sopravvivenza. Non è una divisione “stupida”, non è una questione limitata. Prendiamo l’accordo dei negoziati per cercare di capire l’umore nella base dei socialdemocratici: nella prima pagina c’è un capitolo che mi interessa molto dato che studio Studi europei: l’Europa. Eppure, chi si sofferma a fondo, e legge tra le righe, capisce che alla fine quello che c’è scritto non è dettagliato, e non è sufficiente – anche se va chiaramente nella direzione giusta. I piani per l’unione bancaria sono eccellenti, i piani finanziari anche, quelli sull’Europa sociale vaghi (comprensibilmente non è posizione della CDU sostenere un’Europa sociale). Oltretutto, mercoledì 7 febbraio, giorno dell’approvazione dell’accordo dei negoziati, al parlamento europeo è stata votata la proposta delle Liste transazionali. La CDU a livello europeo ha completamente ignorato il famoso articolo europeo dei negoziati – pur conoscendolo, ovviamente – e ha votato contro. Anche da questo si capisce che si potrà fare poco affidamento sulle promesse scritte.

Non basta l’esempio sull’Europa? Allora analizziamo il capitolo sull’immigrazione. Partiamo leggendo che ci sono numeri da rispettare: all’anno la Germania accoglierà tra i 180 000 e i 220 000. La cosa sconvolgente? Che è esattamente ciò che chiedeva la CDU e che si definisce “Obergrenze” – confine superiore, tetto massimo. In più c’è la questione del ricongiungimento famigliare, che il cui tetto massimo è stato definito a 1000 persone al mese. – con eccezioni previste di 90 persone in più all’anno. Ma il ricongiungimento famigliare fino ad agosto è sospeso.

Oltre a questi temi, non ci sono stati movimenti nemmeno per quel che riguarda le tasse ai ricchi e l’assicurazione sanitaria unita a livello nazionale.

Dall’altro lato ci sono però persone che si sentono responsabili. Iscritti che spronano a sostenere la grande coalizione. Per me è difficile dire quali sono i lati positivi di una grande coalizione: potrei dire che gli aspetti positivi sono sicuramente la stabilità, dell’avere un governo, e la capacità dell’SPD di poter governare nuovamente (nell’ultima coalizione infatti la SPD è riuscita a realizzare tanto del suo programma, che poi non sia riuscita a comunicarlo al meglio ai propri iscritti è proprio il problema cruciale del partito.

I vantaggi sono evidenti, come gli svantaggi: non è una questione semplice, si è già perso molto tempo. Le votazioni avverranno dal 20 febbraio al 2 marzo, via posta o per i tedeschi all’estero, online.  Se gli iscritti rifiuteranno di accettare l’accordo, nemmeno Angela Merkel potrà fare più nulla. Vorrà dire che la morte della grande coalizione.

Questo però non comporta necessariamente nuove elezioni. La costituzione tedesca prevede infatti che in caso di fallimento degli accordi la prima cosa che accadrebbe sarebbe la nomina di un altro cancelliere (o cancelliera) con la delega di tentare di formare un nuovo governo. Se anche questo tentativo fallisse toccherebbe al presidente della Repubblica, Steinmeier, decidere cosa fare. In qual caso le nuove elezioni sarebbero possibili.
Ma recenti avvenimenti hanno complicato il quadro ulteriormente: mercoledí Martin Schulz si è ritirato da segretario della SPD e ha annunciato di voler fare il ministro degli esteri. Dopo la dichiarazione allibita di Sigmar Gabriel di ieri, in cui, in modo poco elegante, ha definito Schulz irrispettoso dichiarando che lui era disponibile a rimanere ministro e che la maggioranza dei tedeschi lo sostiene, Schulz venerdi 9 febbraio ha dichiarato di rinunciare al posto da ministro. Questo porta ulteriore confusione nella SPD, che già ha molti problemi, perché Gabriel ora non potrà rimanere ministro (dopo le dichiarazioni pesanti che ha fatto, il partito sicuramente non lo proporrà), e la SPD al suo interno è ancora più spaccata. Comunque vada, per il partito c’è solo da perdere. E questo dopo che Schulz ha comunque ottenuto un accordo migliore del previsto e tutti i ministeri fondamentali (Giustizia, Lavoro e Sociale, Esteri, Finanze).

Anche nella CDU la situazione non è delle migliori: Angela Merkel ha dovuto cedere su tantissimi punti per convincere il team della SPD a non far saltare i negoziati, e ha di conseguenza perso supporto nel proprio partito. Sono di oggi alcune dichiarazioni di politici molto importanti che chiedono a Merkel di ritirarsi.

Tutto questo rappresenta un nuovo capitolo della fine dei partiti tradizionali. Angela Merkel ha perso consenso – ed è innegabile. La CSU si sposta sempre più a destra per recuperare i voti dell’AFD, e la SPD senza i suoi Jusos (la giovanile di partito che sta aiutando la campagna per il NO alla grande coalizione) arriverebbe al 10%.

La SPD dopo tutto questo, ha già perso 3 punti ed è arrivata a 17% nei sondaggi, risultato storico più basso. Obbiettivamente, è facile capire che se si arrivasse alla grande coalizione molto probabilmente il partito perderebbe ulteriori pezzi.

Non basta più governare per riuscire ad arrivare agli elettori, ma serve un segnale più forte. Un segnale che faccia capire con chiarezza che la punta del partito ascolta i suoi militanti e non gli ignora totalmente. Non è solo una questione tedesca, ma una questione di tutta la socialdemocrazia europea. Bisogna chiedersi come ci si possa salvare: la Afd, comunque vada, ne guadagna, sia che ci sia la Grande coalizione, sia che non ci sia.

*Federica woelk, nata a Trento, vive a Berlino da un anno. Ha ottenuto la triennale di scienze politiche presso l’Università di Innsbruck, Austria, dopo aver trascorso un periodo di erasmus in Francia. Ha deciso di coltivare la passione per l’Europa grazie al master di Studi Europei alla Freie Universität di Berlino. Momentaneamente sta facendo un tirocinio presso il Ministero degli Affari Esteri tedesco.


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