No, i Democratici non hanno perso la Casa Bianca perché “non sono di sinistra”. E nemmeno perché sono “subalterni all’ideologia neoliberista e alla finanza globalizzata”. Dato che i ciclostile dell’analisi della sconfitta sono sempre attivi in certi sgabuzzini della sinistra italiana, vale la pena affermare queste negazioni con nettezza.

La Presidenza Obama ha praticato politiche di sinistra, come nessun’altra prima, negli Stati Uniti d’America.

Con la riforma sanitaria, ha fornito protezione sociale a 20 milioni di persone, che per la prima volta hanno avuto accesso all’assicurazione medica. Lo ha fatto a costo di una battaglia politica durissima contro i Repubblicani, maggioranza nel Congresso per quasi tutto il corso dell’Amministrazione. Uno scontro feroce, con episodi di ostruzionismo che hanno imposto, per determinati periodi, il blocco della prestazione di servizi pubblici. Con la legge Dodd-Frank, l’Amministrazione Obama ha fornito alle autorità federali significativi poteri di controllo sul sistema bancario, una misura importante e coraggiosa che poco piacque alle lobby di Wall Street. Quanto al settore della produzione industriale, Obama ha preso l’America di Bush, refrattaria a qualunque politica di contrasto del mutamento climatico globale, e l’ha portata all’assunzione della più alta responsabilità, nel consesso multilaterale degli accordi di Parigi.

La Presidenza Obama è stata costantemente ispirata da una visione filantropica globale, che sta nel profondo di una certa tradizione dell’America democratica, che fa coincidere la cittadinanza con la scelta americana, coniugata con una razionale convinzione dell’opportunità di politiche tese al massimo avanzamento possibile dei processi di inclusione di neri e latinos.

Si dirà: non era candidato Obama. E’ vero e non poteva esserlo. Ma, particolarmente in politica interna, Hillary Clinton è stata la candidata della continuità con Obama, specie dopo la dolorosa rinuncia di Joe Biden alla corsa alle primarie democratiche. E il voto popolare, andato in maggioranza alla Clinton, delegittima una spiegazione superficiale che attribuisce la sconfitta all’errore della sua nomination.

Segnalo che con Donald Trump entra alla Casa Bianca quella parte della destra americana che in passato si è battuta per legare la cittadinanza al sangue degli avi e alla lingua, finendo ripetutamente sconfitta. Segnalo che il proposito di smontare la riforma sanitaria, pezzo per pezzo, è stato un mantra della campagna elettorale roboante di Trump. Segnalo che il Presidente eletto fa trapelare, attraverso il suo team di transizione, che intende abrogare la legge Dodd-Frank come primo atto della sua esperienza a Washington DC e che ha garantito di non essere intenzionato a proseguire alcuna politica energetica di riduzione dei carboni fossili.

Bisogna guardare la bestia negli occhi, anche se fa paura: le politiche dei democratici sono state di sinistra e sono state respinte e sconfitte, da destra, in alcuni settori della società e in alcuni Stati che un tempo votavano prevalentemente democratico. Tanti lavoratori del settore dell’industria, nel nord-est americano e non solo, hanno considerato più rassicurante per il loro futuro la promessa del blocco dei processi di riconversione produttiva, conseguenti agli impegni assunti nella lotta al surriscaldamento del Pianeta, rispetto ai progressi innegabili nell’ambito della previdenza sociale. Tanti americani bianchi, tutt’altro che ricchi, hanno votato contro i loro concittadini afroamericani e latinos perché ciascuno che sale un gradino di condizione sociale viene considerato un avversario con cui battersi per lo stesso spicchio di benessere.

La proposta politica democratica di società aperta, inclusiva, plurale, ha perso in settori della società decisivi per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti. Di certo non tornerà a vincere presto se da sinistra negheremo che sia stata praticata con tanta coerenza! Non c’è altra strada che la battaglia politica per affermare la supremazia di quell’idea, in un regime democratico dell’alternanza, anche laddove oggi è maggioritario il messaggio di reazione, paura e chiusura della destra.


Andrea Sgrulletti

Segretario di Mondodem, già responsabile esteri e Mediterraneo del Partito Democratico di Roma.

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