Di Erik Burckhardt

In questi primi mesi di Presidenza francese, abbiamo già avuto modo di constatare la determinazione e la risolutezza con cui Emmanuel Macron è capace di affrontare i suoi dossier. Un’ambizione sconfinata che non possiamo apprezzare quando, tradendo il messaggio europeista della sua campagna elettorale, antepone l’opportunismo politico interno al rispetto delle politiche della concorrenza UE e al consolidamento del mercato unico europeo. Un’ambizione che ci entusiasma, quando è invece orientata a dare vigore e slancio al percorso d’integrazione europea e al funzionamento del “condominio” UE.

L’iniziativa che Macron ha tenuto ieri di fronte ai giovani studenti europei della Sorbona di Parigi non ha eguali, in tempi recenti. Ed è tanto più coraggiosa all’indomani delle elezioni tedesche, che hanno reso meno netta e meno prevedibile la posizione della Germania sul futuro dell’Europa. Lo stesso Presidente francese, non ha ignorato le difficoltà che disturbano l’orizzonte europeo 2024 da disegnare. Tuttavia, ha coraggiosamente fissato i principali temi dell’agenda europea, invitando i leader europei a spendere parole chiare. E se nella Germania ha individuato il partner obbligatorio, siamo orgogliosi che l’Italia sia stata a più riprese citata nel discorso di Macron come il partner naturale in questo ambizioso percorso. Un percorso che dovrà consegnare alle istituzioni UE gli strumenti per proteggere i suoi cittadini (esercito europeo, procura antiterrorismo e polizia di frontiera), nonché le risorse proprie per assicurare un elevato livello di welfare e di coesione sociale in tutto il suo territorio e per stimolare lo sviluppo dentro e fuori dai suoi confini (bilancio europeo, tasse sulle transazioni finanziarie e sul CO2).

Quando sembra risolversi positivamente anche il braccio di ferro sulla questione STX, non vi è dubbio che, già oggi nel quadro del vertice italo-francese a Lione, Macron potrà trovare nel Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni un fondamentale alleato. Il suo governo, così come quello di Matteo Renzi che lo ha preceduto, di idee per politiche europee più efficaci ne ha già date molte, anche nei tempi bui e difficili degli ultimi anni. Il problema è semmai l’incertezza circa l’esito delle elezioni italiane del 2018, che, soprattutto se dipenderà da un impianto elettorale proporzionale, potrebbero complicare il quadro italiano al pari di quanto avvenuto a Berlino dopo le elezioni di domenica scorsa.

Per evitarlo, nei prossimi mesi sarà necessario che il Partito Democratico e le organizzazioni che riconoscono la “questione europea” come un obiettivo prioritario, tra cui la nostra, lavorino per alimentare il dibattito pubblico e per fare emergere piena consapevolezza nell’elettorato che ci troviamo innanzi a un punto di svolta. Un’Europa più unita e più forte, si può costruire soltanto in nome e per conto dei cittadini europei. Per questo Macron ha esaltato gli strumenti per costruire e consolidare un’identità europea. Soprattutto nei giovani, che non hanno memoria dell’unica alternativa che si presenta loro, ossia gli egoismi nazionali, le guerre e gli orrori del passato. Rafforzare gli scambi universitari e nelle scuole, promuovere l’apprendimento delle lingue europee, la circolazione del sapere e l’affermarsi di una cultura europea anche attraverso i media: sono soltanto alcuni degli strumenti menzionati dal Presidente francese per raggiungere l’obiettivo di vedere sfilare con la bandiera europea le delegazioni di tutti gli Stati membri alle Olimpiadi di Parigi 2024.

Se ci riusciamo, se i principali leader europei si dimostreranno all’altezza delle sfide enumerate, è matematico che il medagliere olimpico premierà questa nuova Europa: più unita e più solidale al suo interno, più solida e più forte nel mondo.

 

https://www.youtube.com/watch?v=m5D-BII5hmY


Erik Burckhardt

Ignora i confini inter-europei e gli piace attraversarne quanti più possibili nel mondo. Collabora dal 2011 con il PD alla Camera dei Deputati sulle politiche europee e internazionali. Nato nel 1986, di doppia cittadinanza italiana e svizzera, è cresciuto a Milano. Parla quattro lingue, ma lotta infruttuosamente per apprendere l’arabo. Dopo avere studiato Giurisprudenza a Firenze e alla Sorbona di Parigi ha conseguito un Master in Filosofia del Diritto e Diritto politico a Parigi e un LLM in Diritto europeo presso il College of Europe a Bruges. E’ vice-presidente di MondoDem.

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