Negli ultimi anni il termine “Deep Web” è entrato nel vocabolario di chi parla di internet, dei suoi sviluppi, e soprattutto dei suoi rischi. Il nome è certamente evocativo, e richiama immagini di attività e traffici sommersi e difficili da scovare. In effetti per molto tempo il Deep Web è stato considerato come la grande chimera di tutti i criminali del mondo, un universo dove nessuno è raggiungibile, rintracciabile e identificabile e dove ogni traffico e ogni scambio diventano possibili e impunibili. Ma è proprio così? E soprattutto, cos’è davvero il Deep Web al di là di metafore e misteri?

Ne abbiamo parlato con Gabriele Baratto di eCrime, il gruppo di ricerca criminologico dell’Università di Trento e una delle unità più all’avanguardia su questo tema in Italia.

 


Eugenio Dacrema

Milanese (Gratosoglio) classe 1983. Laureato a Pavia e contro-laureato a Bologna, oggi è dottorando in Studi Internazionali presso l’Università di Trento. La sua ricerca verte su radicalizzazione, cambiamenti socioeconomici e tutta una serie di comportamenti umani cui crede di poter applicare teorie dei giochi usate in biologia per studiare micro-organismi privi di encefalo. È ricercatore associato dell’ISPI di Milano e dell’Università Americana di Beirut e scrive per numerose testate tra cui Corriere della Sera, Il Foglio e East. Da qualche anno colleziona involontariamente capitali levantine, e dopo Damasco ora vive tra Beirut e Amman. Parla inglese e arabo, e millanta una conoscenza del tedesco che i più rifiutano di confermare. E’ vice-presidente di MondoDem.

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