Un’innovazione inclusiva lungo le reti delle rinnovabili nel Mediterraneo e in Africa

di Giuseppe Palazzo, MSc Global Energy and Climate Policy, University of London, School of Oriental and African Studies (SOAS); collaboratore di Pandora – Rivista di teoria e politica

 

Riguardo la stabilità e lo sviluppo nell’area del Mediterraneo e in Africa un ruolo importante può essere svolto dalle rinnovabili, un settore caratterizzato da tendenze decisamente positive e con le potenzialità per contribuire alla gestione di sfide di diverso tipo, tra cui l’instabilità politica, lo sviluppo economico e le migrazioni.

Perché le rinnovabili possono essere uno strumento strategico

– Le rinnovabili, come il solare e l’eolico, hanno il vantaggio di essere forme di energia diffuse e sfruttabili sempre più efficientemente, diversamente dalle fonti fossili. L’International Energy Agency (IEA) segnala come nel 2015 l’aumento della capacità produttiva degli impianti energetici legati alle rinnovabili sia stato maggiore di quello degli impianti basati sulle fossili. Da qui al 2021 è previsto che la produzione di energia rinnovabile aumenti del 42% e che il 60% della nuova produzione di elettricità sarà da rinnovabili. I costi di queste tecnologie scendono grazie alla loro diffusione in Paesi più ricchi di fonti rinnovabili, grazie alle politiche attuate e alle innovazioni. Il costo dell’eolico onshore calerà del 15% entro il 2021 e quello del solare cala dell’8-12% all’anno in molti mercati. Anche il prezzo delle batterie per la conservazione di elettricità, utili per le fonti intermittenti, come solare ed eolico, diminuisce significativamente. Da tutto questo derivano varie implicazioni. È possibile quasi ovunque sfruttare il sole e il vento e generare quindi energia solare ed eolica. Questo significa che la fonte di energia non viene estratta e lavorata in un punto per poi essere trasportata dove serve in modo centralizzato, ma la produzione di energia può essere dispersa. Piuttosto che a grandi reti elettriche nazionali si può ricorrere a piccole reti, dette minigrid. In tal modo si possono servire anche zone periferiche nell’ambito di un sistema energetico più orizzontale e resiliente. L’area del Mediterraneo e l’Africa subsahariana sono contesti in cui le potenzialità di solare ed eolico sono molto elevate.

– Con le rinnovabili si può incentivare lo sviluppo di un nuovo settore nell’economia di questi Paesi, spesso poco diversificata e basata su materie prime il cui prezzo determina quindi le (s)fortune del loro bilancio. Un nuovo settore che, dando energia per attività economiche anche nei contesti più remoti, sosterrebbe uno sviluppo territorialmente più omogeneo. Le tecnologie per le rinnovabili sono scalabili anche per via dei costi sempre più contenuti e possono fornire lavoro, anche ad alto valore aggiunto, sia nel settore energetico vero e proprio sia in settori abbinati (manutenzione, trasporto, altre infrastrutture accessorie…). Infatti, le rinnovabili offrono lavoro a più persone rispetto alle fonti fossili secondo l’UNEP e l’ILO: l’intensità lavorativa è tra l’1,8 (eolico) e le 7 (solare) volte più alta rispetto a petrolio e gas. Nel 2015 globalmente sono state assunte 8,1 milioni di persone nel settore delle rinnovabili. Di queste 61000 in Africa e le potenzialità sono tante. In Egitto e Marocco sono già nate imprese che costruiscono pale eoliche e sono stimate decine di migliaia di potenziali posti di lavoro nella fabbricazione dei componenti. Vi sono vari esempi di piccole attività commerciali e imprenditoriali in diversi Paesi legate alle rinnovabili, con un importante ruolo delle donne. Si tratta di azioni dal basso incoraggiate soprattutto dal solare, particolarmente sfruttabile in molti Paesi poveri e sempre meno costoso.

Bisogna inoltre considerare che la domanda di energia è in continuo aumento nel Mediterraneo e nei Paesi africani. Gli Stati produttori di petrolio e gas destinano quindi parte delle risorse al mercato interno tramite sussidi ottenendo minori guadagni rispetto all’esportazione ma consolidando il consenso. Nel frattempo gli Stati compratori dipendono dalle importazioni di idrocarburi. Le rinnovabili aumenterebbero la produzione complessiva di energia, lasciando più risorse fossili per l’esportazione ai primi e riducendo la dipendenza dalle importazioni per i secondi.

– Le opportunità non sono solo imprenditoriali e occupazionali. L’accesso moderno all’energia, non tramite la combustione di legno e carbone di legna, comporta tanti altri vantaggi sociali e sanitari: la possibilità di protrarre attività dopo il tramonto, tra cui la lettura e lo studio; l’accesso alle telecomunicazioni; strumenti utili per scuole e infermerie (acqua corrente, computer, attrezzature diagnostiche, sterilizzazioni più facili…); una cucina più efficiente e sana, con più tempo per donne e bambine da dedicare al lavoro e allo studio (attualmente fuoco e fumo, tra tumori e malattie respiratorie, provocano più morti di malaria, tubercolosi e HIV messi assieme, soprattutto tra donne e bambini); conservazione di cibo e medicine; riscaldamento con mezzi moderni; minore fuga dalle campagne e minore sovraffollamento delle città. Il mancato accesso all’energia, soprattutto nell’Africa subsahariana, è un aspetto centrale della povertà la cui riduzione è considerata fondamentale dall’ONU.

– Un sistema basato sulle rinnovabili, che contenga più centri di produzione dispersi e che permetta la vendita di energia, necessita di una rete elettrica estesa anche oltre i confini nazionali, costituendo motivo per un’integrazione tra Paesi.

– Riguardo agli impatti del cambiamento climatico e il rispetto dell’Accordo di Parigi molto dipenderà dall’Africa. Investire nelle rinnovabili qui porterà a un pianeta meno inquinato. Bisogna considerare inoltre che saranno contesti come quello africano che più di tutti subiranno gli impatti del cambiamento climatico.

– Tutti questi vantaggi possono portare più stabilità politica e sicurezza, contribuendo a rimuovere almeno parte delle motivazioni sociali ed economiche dei conflitti. Maggiori opportunità diffuse contrastano i fattori, quali disoccupazione, corruzione e povertà, che, secondo alcuni studiosi, inducono i giovani ad unirsi a formazioni estremiste violente sedicenti portatrici di equità e libertà dall’oppressione, come il Daesh.

– Tutti i punti sopra elencati dipingono un quadro in cui anche le migrazioni possono essere ridotte. Bisogna inoltre considerare il ruolo positivo delle rinnovabili rispetto ai cosiddetti migranti climatici, spinti a lasciare il proprio Paese da eventi atmosferici estremi, siccità e desertificazione.

– Le rinnovabili possono, almeno in parte, disinnescare certi processi esistenti in diversi dei Paesi in oggetto, ovvero la corruzione e l’uso dell’autorità politica per l’accaparramento di risorse e l’arricchimento personale e di reti clientelari. La corruzione è spesso indispensabile per entrare in contatto con lo Stato e ottenere opportunità altrimenti difficilmente raggiungibili, in contesti a volte del tutto privi di attività economiche private significative. Da qui quindi derivano anche l’accumulazione personale delle risorse pubbliche da parte dei potenti. La redistribuzione della ricchezza da parte dello Stato, comprese le rendite petrolifere, viene diretta, tramite la corruzione e le reti clientelari, dagli equilibri del potere. Le rinnovabili, diverse dalle fonti fossili in quanto risorse disperse e sfruttabili con tecnologie più scalabili e meno costose, danno meno spazio alle dinamiche della corruzione. La gestione delle rinnovabili non deve essere per forza centralizzata, quindi il rapporto tra i soggetti coinvolti è più orizzontale.

– Le caratteristiche delle rinnovabili, in particolare la loro diffusione e relativa scalabilità nello sfruttamento, si prestano a iniziative più piccole (imprese locali, ONG…) che coinvolgono la popolazione locale, fattore questo di fondamentale importanza. Gli esempi dei passi avanti nel contrasto all’ebola e a Boko Haram lo dimostrano: cambiando approccio si è riuscito a cooperare con le comunità periferiche, inizialmente diffidenti.

– L’area del Mediterraneo e l’Africa, caratterizzate dalla crescita della domanda di energia, sono un’opportunità per le nostre imprese energetiche, dinanzi a una bassa crescita europea. Le nostre Pmi nel settore delle rinnovabili comprendono alcune imprese eccellenti che così possono essere anche indotte a cooperare e a internazionalizzarsi. Inoltre in contesti come quelli in oggetto si possono più facilmente sperimentare le innovazioni.

– L’Italia e il Pd, puntando sulle rinnovabili nel Mediterraneo e in Africa, possono fare molto su diversi fronti. Si sosterrebbe una forma di cooperazione allo sviluppo centrata sulle comunità locali, sull’estensione dell’accesso all’energia, sulla protezione dell’ambiente e basata su uno sviluppo tecnologico che in questi anni conosce forte crescita. Un modo per far valere il nostro Paese come potenza culturale e di sviluppo, che è il ruolo che il segretario del Pd ha spesso dichiarato di vedere per l’Italia. Un’occasione per un’azione storica di sinistra, ovvero in grado di dare opportunità ai più poveri in un modo strutturale per un cambiamento inclusivo delle società.

 

Cosa fare

– Continuare a partecipare a programmi d’investimento e piattaforme di dialogo tra gli stakeholders. Esempi sono Mediterranean Solar Plan, RES4Med, RES4Africa, Desertec, MED- TSO, MEDREG, FEMIP, InfraMed Fund. Il ministro Calenda ha fissato una soglia di 110 miliardi di dollari di investimenti necessari all’anno fino al 2040 per colmare il divario tra Cina e Africa in termini di capacità di produzione energetica e per aumentare l’accesso all’energia.

– Rafforzare gli strumenti di garanzia finanziaria per incoraggiare gli investimenti privati, tra cui quelli delle nostre Pmi. Iniziative coordinate di investitori istituzionali riconosciuti, quali la BEI e la BERS, possono aiutare.

– Procedere con accordi di cooperazione internazionale legati al contrasto al cambiamento climatico, che rafforzano l’impegno per le rinnovabili. Tra questi accordi deve essere compreso l’impegno dei Paesi produttori di petrolio e gas (del Mediterraneo in particolare) a riformare i prezzi degli idrocarburi nei loro mercati interni, di solito resi artificialmente più bassi dai sussidi. Queste distorsioni rendono più difficile per le rinnovabili, nonostante il loro potenziale, competere. Una soluzione potrebbe consistere in sussidi minori e più mirati.

– Sviluppare un coordinamento a livello europeo dei diversi soggetti attivi su questo fronte. Le iniziative europee e dei singoli Stati Membri sono aumentate di numero ma così tendono a concentrarsi su progetti pilota senza aiutare davvero l’emergere di economie di scala, perdendo in incisività e visibilità. Occorre ispirarci al coordinamento messo in atto negli USA dall’amministrazione Obama sotto l’unica piattaforma “Power Africa”, anche per non perdere contro la concorrenza cinese, primi investitori nel continente.

– Facilitare l’utilizzo dei green bonds tramite defiscalizzazioni degli utili da essi derivanti e facendo sì che all’acquisto di queste obbligazioni corrisponda un minore accantonamento di capitale da parte delle banche.

– Agire come Paese nelle sedi competenti per far sì che vi sia un’integrazione tra le azioni “dall’alto” (top-down) dei grossi enti (istituzioni, organizzazioni internazionali, grandi imprese) e quelle “dal basso” (bottom-up) degli attori più piccoli (ONG e piccole imprese locali). In questo approccio top-down e bottom-up integrato, i grossi enti, oltre a occuparsi delle opere più grandi, devono svolgere un ruolo di coordinamento dando possibilità e strumenti a ONG e a imprese in loco, in modo da coinvolgere la popolazione locale, sia nelle attività sia nelle decisioni relative ai progetti e al funzionamento delle infrastrutture. Un coinvolgimento necessario per creare un’imprenditoria locale, tra l’altro in contesti in cui se si è percepiti come l’estraneo che vuole dare insegnamenti non si fanno progressi. In tal modo l’investimento non è solo in capitale finanziario ma anche umano, per dare prospettive migliori alle decine di milioni di giovani di questi Paesi che cercheranno di entrare nel mercato del lavoro nei prossimi anni.

– Tra le iniziative top-down in Africa devono rientrare, per una somma di 450 miliardi di investimenti, stando alla IEA, la manutenzione ed estensione delle reti elettriche nazionali; l’aumento dell’accesso all’energia nelle aree urbane; lo sviluppo e il rispetto, sia da parte delle imprese sia dei Paesi in oggetto, di una gestione trasparente delle risorse.

– Ispirarsi ai buoni esempi per quanto riguarda le iniziative bottom-up. I principali strumenti di successo di iniziative sul posto consistono nel microcredito e nei contratti pay as you go. Questo tipo di contratto è accessibile per i consumatori in quanto essi non acquistano l’impianto (solare od eolico), che rimane proprietà dell’impresa, bensì acquistano l’energia che usano: un sistema legato alle esigenze della cittadinanza e che ha mostrato di ripagare gli investimenti.

– L’integrazione delle attività dall’alto e quelle dal basso, in modo da massimizzare i risultati ed evitare contraddizioni, deve essere anche di tipo tecnico oltre che operativo. Le infrastrutture costruite nell’ambito di progetti di enti importanti (grandi opere o lavori nelle grandi città) e gli impianti installati da ONG e piccole imprese devono essere compatibili e permettere un funzionamento fluido dei servizi. Ad esempio le minigrid in una zona remota devono potersi allacciare alla rete elettrica nazionale nel momento in cui questa viene estesa.

 

Il presente paper rappresenta il contributo dell’autore per la conferenza “La politica estera ed europea dell’Italia: le proposte del PD”. Esso non impegna in alcun modo il Partito e il suo programma. 

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