La sera di mercoledì 19 febbraio un uomo di 43 anni ha aperto il fuoco su due locali turchi e ucciso nove persone nella cittadina di Hanau, a pochi chilometri da Francoforte. A seguito delle indagini condotte dalla polizia e dalle autorità giudiziarie locali, il movente razzista e estremista è stato accertato: l’uomo ha lasciato degli scritti in cui dichiarava la superiorità della razza bianca e la necessità di “sterminare le popolazioni che non si riesce ad espellere dalla Germania”.
Non è di certo il primo attentato con matrice dichiaratamente di estrema destra in Germania, né in Europa: nell’ultimo decennio il numero di atti terroristici di questo stampo è in aumento, con 90 episodi registrati fra il 2014 e il 2018. I target scelti dai terroristi sono vari: i centri di accoglienza, le sinagoghe, le moschee, i locali frequentati da comunità straniere. L’estetica di riferimento può variare in base alla nazionalità dell’attentatore e alla sua cultura: il nazismo in Germania, il fascismo in Italia, o generici richiami alla supremazia della razza bianca in paesi che hanno conosciuto il colonialismo come l’Inghilterra o la Francia. Come osservato dal filosofo tedesco Walter Benjamin, che scriveva durante l’ascesa del nazismo in Germania, il fascismo estetizza la politica per proiettare un’aura mistica attorno ai suoi capi e alla sua ideologia: non stupisce quindi che questi attentati siano codificati secondo un’estetica e delle modalità ben precise.
La domanda principale verte sulle azioni politiche e misure legislative che possono essere adottate per contrastare questo fenomeno in crescita. Facendo riferimento alle strategie impiegate dalla Germania a seguito degli attentati degli ultimi anni, proveremo in seguito a delineare le possibili risposte che la politica può dare per arginare l’estremismo.
Il 30 ottobre 2019 l’esecutivo centrale di Berlino ha emanato un pacchetto di misure per combattere la diffusione di questo fenomeno, che a seguito dell’attentato di Hanau sono state potenziate per la sicurezza nazionale. In primis, sono previsti controlli più stringenti per quanto riguarda l’acquisto e la detenzione di armi di fuoco, la protezione dei politici delle comunità più a rischio, del personale sanitario e l’aumento di risorse a disposizione delle forze di polizia nella lotta all’estremismo, in coordinamento con il rafforzamento dei programmi sotto copertura dell’intelligence tedesca.
A fianco dei provvedimenti di natura più securitaria, le parti più interessanti del pacchetto legislativo sono quelle relative all’odio in rete e alla prevenzione culturale. Negli ultimi anni, Internet è stato un catalizzatore dell’estremismo, diffuso attraverso forum, canali Youtube e social network: maggiore attenzione è necessaria perché si stima che la maggior parte degli attentatori di estrema destra siano persone incensurate e difficilmente rintracciabili altrimenti, spesso radicalizzate a seguito dell’esposizione continua a contenuti razzisti e estremisti.
Viene dunque previsto un obbligo, per i gestori delle piattaforme online, di segnalare i contenuti che incitano all’odio e al razzismo, con ulteriore obbligo di fornire l’indirizzo IP dei profili ritenuti pericolosi da parte delle autorità. L’anonimato su internet può portare a maggiore aggressività e a

violenti fenomeni di cyberstalking: per questo viene ritenuto necessario estendere le misure già previste per i medesimi casi dall’ordinamento penale tedesco anche all’ambito della rete, in modo tale da non minimizzare questi fenomeni e promuovere un uso consapevole del mezzo.
L’ultima parte del pacchetto è dedicata alla cosiddetta prevenzione culturale: la promozione di programmi volti a combattere il razzismo, l’odio e a contribuire all’educazione civica, per cui il governo è pronto a stanziare fondi – come ad esempio il già esistente Demokratie leben!, che si occupa di progetti educativi per bambini, ragazzi e giovani adulti e mira a sviluppare una coscienza civica su una varietà di temi di importanza sociale. A fianco di questi programmi, vi è anche la espressa volontà di fornire concreto supporto alle vittime di questi attentati e ai loro familiari, come anche quella di informare sulla radicalizzazione e sull’estremismo, in modo tale da aiutare le persone a riconoscere i segnali di questi fenomeni e intervenire il più presto possibile.
Questo duplice approccio, legale e culturale, può portare buoni risultati, specialmente per quanto riguarda il monitoraggio delle attività online, ad oggi purtroppo poco diffuso nel nostro Paese: nuove situazioni richiedono nuove risposte, e continuare a derubricare i fenomeni di odio online come secondari rispetto ad altri porta a una sottovalutazione della pericolosità di essi. Approvare alcune misure di controllo dei social può essere una buona strategia per il futuro, così come sarebbe un forte segnale da parte della nostra classe politica finanziare programmi volti a costruire una rete di cittadinanza attiva che conosca l’importanza dei valori democratici e sia determinata a difenderli.


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