Poco più di trent’anni fa l’allora Primo Ministro britannico Margaret Thatcher veniva intervistata per il periodico Woman’s Own. L’intervista viene ricordata principalmente per la famosa frase che ha, per molti versi, simboleggiato l’epoca che ha visto la Lady di ferro come una dei protagonisti: “There is no such thing as a society; there are individual men and women” – in risposta  a chi si rivolgeva alla società, allo Stato,  per ottenere servizi di previdenza e assistenziali.

Questo paradigma sociale e economico, già messo in discussione negli ultimi anni, sembra destinato a tramontare definitivamente in una fase come quella che stiamo vivendo, dove più che mai è emersa la necessità di uno Stato e di una collettività forte per fronteggiare la pandemia e la crisi economica che ne conseguirà, a livello sia nazionale che europeo.

Welfare: una necessità da garantire con misure straordinarie

In questi mesi abbiamo visto un susseguirsi di proposte in Europa e nel nostro Paese che avranno conseguenze non solo dal punto di vista economico ma anche politico: è rientrato nell’immaginario collettivo un discorso sul welfare come necessità da garantire ai propri cittadini, specialmente per quanto riguarda ambiti quali la sanità e il lavoro. Come rispondere a queste domande è il terreno su cui si giocherà la grande sfida dei prossimi anni, in particolare per la ripartizione delle competenze che avverrà fra Stati nazionali e Unione Europea. Una ripartizione che porterà al delinearsi dell’Europa che verrà, in base alle scelte che gli Stati membri faranno su questi temi.

Nel giro di due mesi sono state introdotte misure che prima della pandemia sembravano quasi impossibili: un MES senza condizionalità per sostenere le spese sanitarie, la promozione e i finanziamenti per la ricerca per i trattamenti medici contro il virus, la creazione di un sistema di cassa integrazione a livello europeo a beneficio dei lavoratori dei settori più colpiti, l’allargamento del quantitative easing operato dalla BCE, i prestiti alle imprese garantiti dalla BEI e la sospensione  del patto di stabilità previsto nei Trattati. La proposta certamente più ambiziosa è quella legata al c.d. Recovery Fund, un fondo garantito dal bilancio dell’Unione Europea con lo scopo di emettere titoli obbligazionari, che in questi giorni è in corso di definizione per quanto riguarda l’ammontare e le modalità di utilizzo.

L’Europa e l’importanza di un welfare comunitario

Sul tavolo c’è un’azione coordinata dell’Unione, che sembra intenzionata a reagire in maniera radicalmente diversa a questa crisi rispetto a quelle che l’hanno preceduta, come ad esempio la crisi finanziaria del 2008. Attraverso l’approvazione di queste misure di finanziamento e sostegno in vari ambiti – da quello più strettamente sanitario a quello lavorativo e di supporto all’economia – lo scenario europeo che ci troviamo di fronte è cambiato. Spesso l’Europa è stata accusata di essere un mero mercato comune e di non perseguire nella realtà dei fatti gli obiettivi di protezione dei diritti e solidarietà fra i popoli che hanno ispirato la sua fondazione: le misure sopracitate sembrano tracciare un percorso ancora non battuto a livello europeo, che potrebbe portare a una maggiore integrazione e connessione fra gli Stati membri.

Il tema del welfare è essenziale in questa fase: garantendo ai cittadini quanto è necessario per fronteggiare questo periodo storico incerto e difficile, si potrà costruire una società e un’Europa più equa per chi la vive a livello politico, sociale e civile. Questa impostazione è legata a doppio filo con una visione del mondo che ha guidato il progetto europeo fin dal suo inizio: il rifiuto categorico delle dittature della prima metà del Novecento e la volontà di fornire ai propri cittadini uno spazio democratico in cui essi possano trovare la loro piena espressione e realizzazione.

Per rispondere idealmente alla citazione di Margaret Thatcher all’inizio di questo articolo, sceglieremmo sicuramente la frase del Presidente Pertini, che ci pare molto più attuale per i tempi che stiamo vivendo: “Non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale, così come non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà.” Una frase che ci ricorda come i valori fondamentali di libertà ed uguaglianza che hanno ispirato la fondazione dell’Unione possano essere anche quelli che la guideranno in questa nuova era politica.


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