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	<title>Alessandro Reali, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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		<title>Il governo Bennett-Lapid e la fine del Regno Netanyahu: una nuova fase per la politica israeliana?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Reali]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jun 2021 17:50:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Bennett]]></category>
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<p class="has-drop-cap">A poche settimane dall&#8217;accordo raggiunto tra Hamas e il governo israeliano su un &#8220;cessate il fuoco&#8221; e la riapertura di numerosi scenari per la composizione del nuovo governo israeliano, lo Stato ebraico intravede potenzialmente la fine di una delle sue fasi storico-politiche più instabili e precarie. Dopo due anni di stallo politico e quattro elezioni inconcludenti, l’impasse sembra essere giunto al termine, seppur in un clima comprensibilmente ancora molto teso e incerto, tra manifestazioni filopalestinesi in varie zone del mondo arabo &#8211; e non solo – e gli attriti ancora frequenti a Gerusalemme Est.</p>



<p>Dopo lunghe settimane di trattative, il lungo e divisivo regno di Benjamin Netanyahu si è ufficialmente concluso domenica 13 giugno, almeno per il momento, quando la Knesset ha accordato la fiducia al governo Bennett-Lapid, con un solo voto in più a favore: 60 contro 59, con un&#8217;astensione.</p>



<p><strong><em>Cosa (non) cambia con il governo del cambiamento?</em></strong></p>



<p>A partire dal giuramento, il nuovo governo vedrà Naftali Bennett come Primo Ministro e Lapid nelle vesti di Ministro degli Esteri; dopo due anni, i due si invertiranno, con Lapid al vertice e Bennett a ricoprire un ruolo chiave nel governo (o agli Esteri, o alla Difesa). Tuttavia, durante tutto l&#8217;intero periodo dell’accordo di governo, entrambi avranno una sorta di potere di veto sulle politiche da adottare, quindi anche se Bennett è nominalmente al di sopra di Lapid, quest&#8217;ultimo sarà in grado di bloccare le mosse del Primo Ministro a piacimento. Questo complesso meccanismo di condivisione del potere si rivela necessario in particolare per affrontare gli ampi disaccordi tra le due teste del governo. Più in generale, sarà un incessante lavoro di pesi e contrappesi per compensare gli squilibri di una coalizione all’interno della quale se anche un solo partito decidesse di staccarsi dalla compagine di governo, il castello di carte correrebbe seriamente il rischio di crollare, e Netanyahu, che intende rimanere come leader dell&#8217;opposizione, non si farebbe di certo scappare l’occasione per una controffensiva.</p>



<p>Ciononostante, nella maggior parte delle aree politiche chiave che Israele si trova ad affrontare, questo governo non sarà in grado di concordare cambiamenti significativi. Nel suo primo discorso, Bennett ha promesso di tracciare un nuovo corso volto a sanare le divisioni del Paese e ripristinare un senso di normalità. Tuttavia, basti prendere come primo esempio dell’enorme sfida cui si va incontro quella che è probabilmente la questione attuale più importante del paese: il conflitto con i palestinesi. Su questo argomento, Bennett e Lapid hanno opinioni di molto divergenti, con il primo a sostenere l&#8217;annessione di gran parte della Cisgiordania e fortemente in opposizione alla creazione di uno Stato palestinese, mentre il secondo sostiene una soluzione a due Stati negoziata con la leadership palestinese. La coalizione è ugualmente divisa, con alcune fazioni falco, come Yisrael Beiteinu, ed altre colombe, come Meretz e il partito arabo di Mansour Abbas. Quindi, è da escludersi una qualsiasi azione importante sui palestinesi in una direzione aggressiva o conciliante, la quale dividerebbe aspramente la “coalizione del cambiamento”. Il risultato più – tristemente &#8211; probabile è che finché il nuovo governo sarà al potere, il conflitto israelo-palestinese è destinato a rimanere sostanzialmente bloccato nel suo abissale status quo.</p>



<p>Tuttavia, nonostante non si prospettino passi in avanti sul piano internazionale con la Palestina, potrebbe esserci miglioramenti interni nello status dei cittadini palestinesi di Israele (noti anche come arabi israeliani). Il fatto stesso che uno dei leader di questo gruppo sia al governo per la prima volta è una testimonianza della crescente influenza e della crescente legittimità che gli arabi israeliani hanno nella comunità ebraica, politicamente dominante. Per mantenere Ra&#8217;am all’interno della compagine di governo, la nuova coalizione dovrà adottare politiche concrete a favore degli elettori più a lungo emarginati. Non a caso, Mansour Abbas ha già avanzato diverse richieste per finanziamenti più generosi per le infrastrutture nelle comunità arabe e la fine dei codici edilizi che svantaggiano gli arabi.</p>



<p>Inoltre, e forse più importante, il cambio di governo apre prospettive per un cambiamento più profondo della politica israeliana. Per 20 anni, la destra ha dominato la politica israeliana, permettendo a Netanyahu di insistere con l&#8217;occupazione della Cisgiordania e di minacciare la tenuta democratica all&#8217;interno dei confini di Israele, due tendenze strettamente correlate. Neutralizzare Netanyahu non porrà di certo fine all&#8217;occupazione, come si è detto, né fermerà del tutto l&#8217;allontanamento di Israele da alcuni ideali di democrazia. Tuttavia, con l’allontanamento di Bibi dal palcoscenico si apre le possibilità di andare oltre lo status quo politico, eliminando quell&#8217;effetto del consolidamento del potere per il quale gli elettori non possono immaginare nessun altro al governo in grado di risolvere le questioni più spinose. Un nuovo governo dimostrerebbe che c&#8217;è un’alternativa – o due, se la rotazione biennale Bennett-Lapid dovesse funzionare, giovando sicuramente alla politica e alla democrazia israeliana.</p>



<p>Ovviamente è anche possibile che le cose vadano diversamente e con Netanyahu fuori dai giochi, il suo partito Likud decida di unirsi ai membri di destra della coalizione e ai partiti religiosi in una coalizione di estrema destra, dando una nuova scossa al governo. Ma questa è proprio la natura del cambiamento: è imprevedibile. È difficile dire se alla fine questa nuova esperienza finirà nel bene o nel male, ma ciò che è chiaro è che finalmente sta arrivando un qualche tipo di cambiamento nella politica israeliana.</p>
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		<title>L&#8217;istruzione alla base del Piano Nazionale di Rilancio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Reali]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2020 13:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[PNR]]></category>
		<category><![CDATA[recovery fund]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Il 22 maggio 2018, il Consiglio Europeo inseriva l’educazione all’interno dei pilastri europei dei diritti sociali, affermando come il diritto ad un’istruzione inclusiva e di qualità sia essenziale non solo per lo sviluppo economico, ma soprattutto alla luce delle attuali trasformazioni sociali. Entrambe le dimensioni, economica e sociale, hanno necessariamente risentito della pandemia, motivo per il quale il piano di ripresa deve guardare all’istruzione, specie quella terziaria, che è anello di congiunzione fra i giovani e il lavoro.</p>



<p>Un elevato livello di istruzione costituisce la base della competitività di un sistema economico avanzato, nonché un fondamento di una democrazia di qualità. Inoltre, un’attenzione verso la fascia di popolazione più giovane aiuta a contrastare gli effetti di quella che rappresenta la categoria più colpita – indirettamente – dalla crisi sanitaria e – direttamente – da quella economica. Tuttavia, l’Italia non investe sufficienti risorse nell’istruzione, nella formazione e nella ricerca, e i dati riflettono questa negligenza sia in termini relativi, sia di spesa, che in digitalizzazione.</p>



<p>Il tasso di immatricolazione si assesta al 54,7% (Francia: 66,2%; Germania: 68,3%; Spagna: 73%)<a href="#_ftn1">[1]</a>, tramutandosi in un basso grado di istruzione terziaria, pari al 19% nella fascia 25-64enni (media OCSE: 37%)<a href="#_ftn2">[2]</a> e intorno al 34% nella fascia di età 30-34enni (Sud e Isole: 26%; media UE: 45,6%)<a href="#_ftn3">[3]</a>.&nbsp; In termini di spesa, l’Italia investe solamente il 3,6% del PIL nell’istruzione, distaccandosi di 1,4 punti dalla media OCSE (5%)<a href="#_ftn4">[4]</a>. Infine, l’Italia si posiziona all’ultimo posto in Europa per digitalizzazione e competenze digitali<a href="#_ftn5">[5]</a>, mentre a livello nazionale risulta forte la disparità nell’utilizzo di strumenti digitali e la difficoltà nell’accesso all’istruzione tra le famiglie di diversa estrazione sociale<a href="#_ftn6">[6]</a>.</p>



<p>Questo ritardo sull’istruzione pecca sia in termini logici che etici: la pandemia ha minacciato non solo l’economia, ma anche il tessuto sociale. Essa ha imposto il ricorso alla creazione di ulteriore debito che dovrà essere ripagato dalle generazioni più giovani, le quali si trovano alle porte del mondo del lavoro. In quest’ottica, le priorità devono necessariamente essere i giovani e l’istruzione, attraverso una visione di lungo termine che vada ad incidere prontamente, per dotare degli strumenti necessari coloro che ripagheranno <em>stricto sensu </em>il debito e per evitare <em>lato sensu</em> l’inasprimento delle diseguaglianze socioeconomiche.</p>



<p>Già oggi l’Italia figura 34esima al mondo in termini di mobilità sociale, ultima tra i paesi UE<a href="#_ftn7">[7]</a>. Un maggiore livello di diseguaglianze nell’accesso alle opportunità educative incide negativamente sia sulla diseguaglianza di reddito, sia sulla soddisfazione e la produttività dei lavoratori. In questo contesto, <strong>l&#8217;istruzione rappresenta il più incisivo &#8220;equalizzatore&#8221; di possibilità</strong>, configurandosi come fattore critico per tutte le economie. Educazione, reddito e produttività determinano l’andamento della mobilità sociale, la quale potrebbe essere rilanciata garantendo ai giovani italiani pari opportunità nell’accedere ad un’istruzione di qualità, vera chiave di volta nella ripartenza italiana.</p>



<p><strong>L’importanza di agire in ambito formativo-educativo, dunque, sposa linearmente una visione di rilancio economico</strong> all’interno del piano nazionale Next Generation EU: l’istruzione deve risultare centrale all’interno delle strategie di politica economica dei Paesi, specialmente in un contesto di crisi quale si trova oggi l’Italia.</p>



<p>Il miglioramento dell’istruzione funge da catalizzatore per quelle riforme interconnesse al mondo del lavoro, tra cui quelle misure volte a intervenire sulla disoccupazione giovanile e femminile, quindi in termini di riduzione del <em>gender gap</em>; facilitare e snellire la burocrazia, ammodernando e migliorando la pubblica amministrazione; rilanciare i sistemi produttivi, quindi le imprese, per favorirne l’innovazione; ridurre il divario fra centro-nord e sud-isole, all’interno del quale il Mezzogiorno risulta endemicamente svantaggiato e incastrato in un circolo vizioso di impossibilità di crescita; contrastare l’invecchiamento sistemico che caratterizza da diversi anni la nostra demografia.</p>



<p>In quest’ottica, risulta fondamentale investire nell’istruzione e nella ricerca per facilitare la trasformazione di competenze in un innesto strategico volto a migliorare il processo produttivo. Lo sviluppo di progetti di investimento in istruzione e formazione, oltre ad agire su un piano interno e nazionale, presenta anche la capacità esterna di attirare capitali privati ed esteri, quindi di generare un ritorno economico che alimenti la ripresa. È necessario quindi definire un piano organico di interventi per l’università e la ricerca, che non si limiti a livello centrale e nazionale, ma che coinvolga anche gli altri attori istituzionali, come i Ministeri, per ciò che concerne l’interconnessione delle riforme, e le Regioni, per ciò che riguarda quelle misure a sostegno del più generico diritto allo studio, quindi a sostegno dei giovani che intraprendono la carriera universitaria.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Il Paese deve mettere al centro del dibattito politico ed economico i temi dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, avviando un percorso con chiarezza di analisi, lungimiranza di obiettivi e immediatezza nell’agire. È essenziale e imprescindibile avvalorare e potenziare il nostro tessuto culturale-educativo in una prospettiva di avvio della ripresa e della ricrescita economica, unitamente all’intervento sul contesto sociale. Per queste ragioni, l’investimento nell’istruzione deve essere prioritario.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020. Disponibile a: <a href="https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf">https://www.oecd.org/education/education-at-a-glance/EAG2019_CN_ITA_Italian.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> <em>Ibidem</em>.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Scheda Tematica per il Semestre Europeo. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf">https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/file_import/european-semester_thematic-factsheet_tertiary-education-attainment_it.pdf</a></p>



<p><a href="#_ftnref4">[4]</a> Rapporto Istruzione OECD 2020, <em>supra </em>nota 1.</p>



<p><a href="#_ftnref5">[5]</a> Rapporto Digital Economy and Society Index (DESI) 2020. Disponibile a: <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi">https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/desi</a></p>



<p><a href="#_ftnref6">[6]</a> Rapporto Annuale ISTAT 2020. Disponibile a: <a href="https://www.istat.it/it/archivio/244848">https://www.istat.it/it/archivio/244848</a></p>



<p><a href="#_ftnref7">[7]</a> Rapporto World Economic Forum “The Global Social Mobility Report 2020”. Disponibile a: <a href="http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf">http://www3.weforum.org/docs/Global_Social_Mobility_Report.pdf</a></p>
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