<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Edoardo Maggi, Autore presso MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/author/edoardo-maggi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/author/edoardo-maggi/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 01 May 2020 14:54:55 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Edoardo Maggi, Autore presso MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/author/edoardo-maggi/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>La corsa alla Vicepresidenza – Tutte le candidate di Biden</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1978/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1978/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Maggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 14:53:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni USA 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1978</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mancano pochi mesi al 3 novembre 2020, quando sarà eletto il 46° Presidente degli Stati Uniti d’America. Joe&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1978/">La corsa alla Vicepresidenza – Tutte le candidate di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancano pochi mesi al 3 novembre 2020, quando sarà eletto il<strong> 46° Presidente degli Stati Uniti d’America</strong>. Joe Biden sfiderà Donald Trump, ma ci manca ancora un tassello fondamentale per completare la cornice: <strong>la scelta del vicepresidente</strong>, figura che ricopre un importante ruolo a livello costituzionale –(presiede le sedute del Senato ed è primo nella linea di successione presidenziale) e a livello politico, soprattutto in questo momento. Presidente e vice vengono infatti eletti congiuntamente: sbagliare la scelta del nome per il ticket elettorale potrebbe compromettere seriamente le chances di vittoria.</p>
<h5 id="le-nove-possibilita-di-joe-biden">Le nove possibilità di Joe Biden</h5>
<p>Trump sembra intenzionato a riconfermare il suo attuale vice <strong>Mike Pence</strong>,. mentre Biden non ha ancora sciolto la riserva sul nome che lo affiancherà nella corsa. L’ex numero due di Obama ha però annunciato che il suo running mate sarà una <strong>donna</strong>. Nove sono i nomi in lizza per la nomination: le senatrici e già ex candidate democratiche alla presidenza<strong> Kamala Harris</strong> (Senatrice della California), <strong>Amy Klobuchar</strong> (Senatrice del Minnesota) ed Elizabeth Warren (Senatrice del Massachusetts), le governatrici del New Mexico <strong>Michelle Lujan Grisham</strong> e del Michigan <strong>Gretchen Whitmer</strong>, <strong>Catherine Cortez Masto</strong> (Senatrice del Nevada), <strong>Tammy Baldwin</strong> (Senatrice del Wisconsin), <strong>Tammy Duckworth</strong> (Senatrice dell’Illinois) e l’ex candidata governatrice della Georgia <strong>Stacey Abrams</strong>.</p>
<p>La scelta terrà conto di due fattori importanti: <strong>l’età e l’esperienza politica</strong>. Se eletto, Biden diventerebbe il Presidente più anziano della storia degli USA e i suoi 78 anni a novembre potrebbero rendere difficile una riconferma per un secondo mandato. In più, proprio in vista della nomination del 2024, l’ex senatore del Delaware ha espresso la volontà di dare spazio a giovani donne del Partito altamente qualificate, in grado di poter guidare il paese nel prossimo futuro.</p>
<h5 id="le-caratteristiche-principali-delle-candidate">Le caratteristiche principali delle candidate</h5>
<p>Tuttavia, basare questa scelta solamente su criteri anagrafici potrebbe avere delle ripercussioni negative. In base all’età verrebbero eliminate dalla competizione figure di valore come Baldwin, Klobuchar, Whitmer e la stessa Warren, tutte provenienti dal Mid West, importante bacino elettorale con Stati come il Michigan che i democratici devono assolutamente cercare di riconquistare se vogliono avere chances di vittoria. In questo senso Biden potrebbe guardare a Tammy Duckworth. 56 anni, sarebbe la prima statunitense di <strong>origine asiatica</strong> ad essere candidata alla carica di vicepresidente, ed anche la <strong>prima disabile</strong> (a causa di una ferita di guerra). Duckworth ha alle spalle una notevole esperienza politica: prima donna veterana insieme a Tulsi Gabbard ad essere eletta al Congresso, è stata Rappresentante alla Camera per lo Stato dell’Illinois, di cui è attualmente senatrice.</p>
<p>La preferenza di Biden potrebbe ricadere anche su una candidata esponente delle <strong>minoranze etniche statunitensi</strong>, visto il grande ruolo che giocheranno alle urne. Kamala Harris sarebbe una scelta quasi obbligata. Amica di Beau Biden, conosciuta a livello nazionale, Harris ha recentemente incassato le congratulazioni di Joe Biden per aver guidato un’ottima campagna elettorale. Potrebbe però essere penalizzata dal fatto che il suo Stato, la California, è saldamente democratico, dunque le si potrebbe preferire una figura in grado di contribuire alla vittoria in uno swing state.</p>
<p>Lujan Grisham e Cortez Masto, entrambe con radici che affondano nella minoranza <strong>ispano-americana</strong>, che sta crescendo a ritmi molto elevati, hanno buone carte da giocare. Michelle Lujan Grisham, 60 anni, è considerata tra le migliori politiche di origini ispano-americane del Paese e per molti anni ha rappresentato politicamente un’area sempre più importante degli USA, il sud-est. Catherine Cortez Masto è attualmente la Presidente designata alla guida del Comitato che si occupa delle campagne elettorali per le elezioni del Senato. A spingere per la sua candidatura c’è Harry Reid, ex leader della maggioranza al Senato, i cui suggerimenti potrebbero persuadere il vecchio amico e collega Biden.</p>
<p>Giovane, prima afroamericana ad essere sia candidata dal Partito Democratico alla carica di Governatrice della Georgia, Stacey Abrams gode di una buona visibilità e supporto a livello nazionale: <strong>nel 2019 è stata lei a rispondere al discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato da Trump</strong>. Ma il più grande ostacolo alla sua candidatura è la poca esperienza politica. Biden su questo è stato molto chiaro, la figura che vuole al suo fianco deve essere in grado di ricoprire una posizione delicata in cui la poca preparazione si paga cara.</p>
<h5 id="il-futuro-del-paese-e-del-partito">Il futuro del Paese e del Partito</h5>
<p>Nei prossimi giorni potrebbero salire le quotazioni di esponenti politiche che hanno mantenuto fino ad ora un profilo basso, come l’attuale sindaca di Atlanta <strong>Keisha Lance Bottoms</strong>. In più, non devono essere sottovalutate le chances di <strong>Michelle Obama</strong>. Seppur abbia in più occasioni ribadito che non intende candidarsi per nessuna carica, il suo nome continua ad essere tenuto in considerazione. L’ex First Lady gode non solo della massima stima da parte di Joe Biden, ma anche di un alto grado di apprezzamento tra l’elettorato democratico e quello indipendente. Con Obama al fianco di Biden, inoltre, le chances di rielezione per Trump crollerebbero considerevolmente.</p>
<p>Biden, dunque, si trova davanti ad una scelta che avrà <strong>notevoli conseguenze</strong>: in ballo non c’è solo una campagna elettorale, ma anche il futuro del Paese e del Partito. In caso di vittoria democratica alla fine dell’anno, la prossima vicepresidente potrà iniziare fin da subito a preparare il terreno per le elezioni del 2024. Con Biden fuori dai giochi per motivi anagrafici, la strada alla possibile elezione di una donna al campidoglio potrebbe risultare meno difficoltosa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1978/">La corsa alla Vicepresidenza – Tutte le candidate di Biden</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1978/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Elezioni USA 2020: le difficoltà che devono affrontare i Democratici</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1836/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1836/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Edoardo Maggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2020 16:04:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni USA 2020]]></category>
		<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1836</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le primarie Democratiche per la nomination del candidato o della candidata Presidente, chiamati a battere Donald Trump il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1836/">Elezioni USA 2020: le difficoltà che devono affrontare i Democratici</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Le primarie Democratiche per la <em>nomination</em> del candidato o della candidata Presidente, chiamati a battere Donald Trump il prossimo 4 novembre, entrano nel vivo. Dopo il passaggio elettorale nei primi tre Stati – Iowa, New Hampshire e Nevada – vengono alla luce i rapporti di forza tra i pretendenti alla vittoria, che rispecchiano l’accentuata frammentazione non solo all’interno del Partito, ma anche tra i suoi votanti. &nbsp;L’elettorato democratico appare saldamente diviso in due blocchi che si tengono testa: da un lato spicca l’elettorato vicino a posizioni più radicali, dall’altro quello che fa riferimento al campo moderato. Quest’ultimo è da sempre la porzione più numerosa dell’elettorato Democratico, la “pancia” con cui ogni candidato deve fare i conti: rappresentarne gli interessi all’interno del proprio programma politico può contribuire in maniera decisiva alla vittoria. &nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-da03a018" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-da03a018" style="color:#000000;font-style:normal;text-transform:none"><span id="liter-dietro-la-campagna-elettorale">L&#8217;iter dietro la campagna elettorale</span></h5>



<p>La campagna elettorale per l’elezione del
Presidente degli Stati Uniti è solo l’ultima parte di un processo politico ben
più lungo, più complesso e strutturato. Prima di ricevere l’investitura nelle
Convention e vincere la <em>nomination</em> presidenziale, i candidati Democratici
e Repubblicani devono passare attraverso le primarie: una elezione pubblica
vera e propria, regolata dalle leggi dei singoli Stati, che con il tempo è
diventata un sistema istituzionalizzato, in cui i vari livelli governativi
collaborano con i partiti, e per cui esistono fondi pubblici dedicati.</p>



<p>Come ogni elezione che ha una sua propria strategia, anche nelle primarie statunitensi i candidati e le candidate si attengono a regole non scritte. Seguirle può fare la differenza tra ottenere la nomination oppure no.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-048d14e1" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-048d14e1" style="color:#000000;font-style:normal;text-transform:none"><span id="le-regole-nelle-primarie-democratiche">Le regole nelle primarie Democratiche</span></h5>



<p>Normalmente, durante le primarie Democratiche, i candidati e le candidate ambiscono a ricevere il sostegno della maggioranza dell’elettorato di riferimento – con l’accortezza di non apparire estremisti. Solo dopo aver ottenuto la candidatura, convergono verso un’area più moderata di elettori Democratici, che è indispensabile convincere se si vogliono avere chances di vittoria. Ne sono sempre stati consapevoli anche Sanders e Warren, con le loro proposte radicali su molti temi centrali che saranno poi il terreno di scontro nella battaglia per la Casa Bianca. Vi è poi un’altra regola non scritta che riguarda il linguaggio politico di chi si candida alla nomination. È importante, infatti, dirsi portatori di una “nuova” idea di politica che prevede lo scardinamento del ruolo centrale e decisivo giocato da Washington, descritto come distante luogo di perdizione burocratica asservito agli interessi privati, all’interno del processo decisionale statunitense. Persino Buttigieg, ad ora uno dei candidati di punta del fronte moderato, non esita a sostenere che la sua elezione apporterà una nuova visione della politica nazionale, nella quale non sia solamente Washington a decidere come affrontare le sfide attuali e future, ma l’intero Paese. &nbsp;</p>



<p>Nel campo Democratico, rispettare queste regole contribuisce allo spostamento di attivisti e i militanti del partito su posizioni più radicali. A questo proposito, non è un caso che nei primi due appuntamenti importanti Sanders, considerato da sempre il candidato più radicale – e l’unico autodefinitosi socialista &#8211; abbia notevolmente distaccato Warren, l’altra candidata che contende al Senatore del Vermont il voto dell’ala sinistra del Partito. Dall’Iowa, dal New Hampshire e dal Nevada sembra però emergere una risposta chiara: tra il socialismo di Sanders e Warren, l’elettorato di sinistra non ha dubbi: se di sinistra, che sia radicale. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7f18fa24" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-7f18fa24" style="color:#000000;font-style:normal;text-transform:none"><span id="riflessioni-su-pete-buttigieg">Riflessioni su Pete Buttigieg</span></h5>



<p>La grande performance di Pete Buttigieg, invece,
ci impone due riflessioni da tenere in considerazione. La prima è che anche
l’ala moderata del Partito chiede un vento di rinnovamento, che aggiorni le
istanze classiche del centrismo democratico e che allo stesso tempo riesca a
compattare i <em>democrats</em>. La vittoria di Buttigieg nel <em>caucus</em>
dell’Iowa e l’ottimo risultato in New Hampshire chiariscono la doppia anima
dell’elettorato democratico: quello socialista e anticapitalista da un lato e
quello più liberal e unitario dall’altro. La seconda è che la vittoria per la
leadership democratica passa attraverso la conquista del voto moderato. I voti
ottenuti fino ad ora dai centristi Buttigieg, Amy Klobchar e Biden – senza
contare il ruolo che giocherà Micheal Bloomberg, la cui candidatura sarà messa
alla prova solo nel <em>Super Tuesday </em>di marzo – se sommati superano il 50%
e disegnano un fronte moderato frammentato ma comunque maggioritario, a cui si
contrappone un’ala sinistra minoritaria, al momento ferma al 35%, se alla
percentuale di Sanders, sempre più forte nella sua area di riferimento, si
aggiunge quella di Warren.</p>



<p>I Democratici hanno maggiori possibilità di raggiungere fasce più ampie della popolazione rispetto a Donald Trump, che però può contare su un elettorato molto più compatto. Le dure contrapposizioni che si registrano nel Partito Democratico possono compromettere il risultato finale. La battaglia più dura si combatte sulla riforma del sistema sanitario. Sanders ha fatto del <em>Medicare for All</em> la punta di diamante del suo programma elettorale, a cui Buttigieg contrappone il suo <em>Medicare for All Who Want It</em>, che protegge e non modifica il ruolo delle assicurazioni private, che invece verrebbero completamente abolite nel piano del Senatore del Vermont. Anche Klobuchar e Biden hanno espresso la loro netta contrarietà ad uno stravolgimento totale del sistema sanitario. La senatrice del Minnesota punta ad attrarre, oltre che gli elettori indecisi e i Repubblicani spaventati da Trump, anche i non iscritti al Partito Democratico che vedono in Sanders l’agitatore di una rivoluzione socialista, che punta alla decostruzione e al rovescio del sistema-paese statunitense. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-76851734" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-76851734" style="color:#000000;font-style:normal;text-transform:none"><span id="le-questioni-da-affrontare-dopo-le-primarie">Le questioni da affrontare dopo le primarie</span></h5>



<p>Chi vincerà le primarie democratiche avrà due
importanti questioni da affrontare e risolvere, da cui dipende la vittoria
contro Donald Trump. Sarà importante convincere il maggior numero di moderati,
facendo convergere i contenuti dei programmi elettorali verso posizioni meno
radicali, mentre ricoprirà un ruolo fondamentale il comportamento dei
democratici il giorno delle elezioni presidenziali: la candidata, o il
candidato, sarà in grado di tenere unito il Partito, e dunque anche
l’elettorato?</p>



<p>Cosa potrebbero imparare i Democratici italiani
dall’esperienza delle Primarie statunitensi? È ancora troppo presto per
elaborare un’analisi valida e dettagliata, tuttavia si possono sicuramente
avanzare delle ipotesi.</p>



<p>La compattezza che il Partito Repubblicano mostra
nei confronti di Donald Trump può essere paragonata alla coesione della Lega
intorno al suo leader Matteo Salvini. Questa solidità si contrappone, negli
USA, al sottile strato di incertezza che aleggia sulle Primarie Democratiche,
mentre in Italia, alla continua frammentazione del campo progressista, che
contribuisce alla perdita di fiducia e di consenso. Se nelle tornate elettorali
i partiti che fanno capo al centro-sinistra si presentano divisi, le
possibilità di vittoria della destra aumentano. Questo vale sia in Italia, dove
le recenti elezioni regionali in Emilia-Romagna ci hanno dimostrato che l’unico
argine alla destra è un centro-sinistra compatto, e sia negli USA dove, grazie
anche ad un sistema elettorale maggioritario, un Partito Democratico non coeso
intorno al candidato presidente renderebbe più facile alla politica di Trump di
conquistare di nuovo la Casa Bianca. &nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1836/">Elezioni USA 2020: le difficoltà che devono affrontare i Democratici</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1836/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
