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	<title>Gabriele Rosana, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Rilanciare l’Europa attraverso la cultura: il ruolo del PNRR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Rosana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Oct 2020 09:06:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dallo spettacolo dal vivo ai musei, dal patrimonio culturale alle arti visive, la cultura è tra i settori&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2194/">Rilanciare l’Europa attraverso la cultura: il ruolo del PNRR</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p>Dallo spettacolo dal vivo ai musei, dal patrimonio culturale alle arti visive, <strong>la cultura è tra i settori più colpiti dalla pandemia e dalle conseguenti misure di lockdown</strong>. Lo hanno ricordato, di recente, le <a href="https://www.artribune.com/arti-performative/2020/10/bauli-in-piazza-le-immagini-della-protesta-dei-lavoratori-dello-spettacolo-a-milano/">centinaia di bauli degli artisti schierati in Piazza Duomo a Milano</a>.</p>



<p>E lo hanno detto pure l’<a href="https://en.unesco.org/covid19/cultureresponse/monitoring-world-heritage-site-closures">UNESCO</a> e l’<a href="https://www.oecd.org/coronavirus/policy-responses/culture-shock-covid-19-and-the-cultural-and-creative-sectors-08da9e0e/">OCSE</a>, nei loro <strong>report di monitoraggio</strong> della situazione, che pure scontano la difficoltà di misurare settori che rappresentano una fonte di impiego diretta <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Culture_statistics_-_cultural_employment" target="_blank" rel="noreferrer noopener">per almeno 8 milioni di europei</a>(la metà dei quali giovani o giovanissimi), che diventano molti di più se si considerano anche i posti di lavoro creati indirettamente, a cominciare dalla filiera del turismo culturale. Il contributo al PIL Ue è sopra il 4%, <a href="https://www.eif.org/what_we_do/guarantees/cultural_creative_sectors_guarantee_facility/ccs-market-analysis-europe.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">secondo dati del Gruppo Banca europea degli investimenti</a> &#8211; più di quello dell’industria automobilistica &#8211; ma è un dato al ribasso perché non ricomprende il contributo di realtà a vocazione marcatamente sociale, il cui ruolo nel tenere insieme una comunità in maniera sostenibile non può evidentemente essere sottovalutato.</p>



<p>Lo aveva riconosciuto pure la <strong>Commissione europea</strong> già a maggio, in occasione della presentazione del <strong>budget pluriennale per il 2021-2027</strong> insieme al pacchetto per la ripresa <em>Next Generation EU</em>: <a href="https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/assessment_of_economic_and_investment_needs.pdf"><em>nello staff working document</em> di accompagnamento</a>, la cultura era riconosciuta espressamente <strong>tra i 14 ecosistemi attorno ai quali organizzare la ripresa dell’Europa</strong>.</p>



<p>Gli Stati membri, con l’accordo di luglio dopo il Vertice-fiume, hanno però sbilanciato il <em>Recovery Fund </em>a sostegno dei bilanci nazionali a scapito dei beni pubblici europei e dei programmi comuni che creano spesa e azione europea.&nbsp;</p>



<p>Con <strong>672,5 miliardi su 750</strong>, infatti, oggi è la <em>Recovery and Resilience Facility</em> (RRF) convogliata da Bruxelles alle capitali a rappresentare il nucleo del Recovery Fund. Le ambizioni di aumentare significativamente la spesa pubblica europea sui programmi dell’Unione previsti dal quadro finanziario pluriennale, l’MFF, rimangono sulla carta: in ambito culturale, in particolare, il finanziamento del programma Europa Creativa – che sostiene i settori culturali e creativi, l’audiovisivo e pure i <em>news media </em>&#8211; viene <strong>aumentata da 1,52 a 1,65 miliardi</strong>, un obiettivo ben lontano dal target di 2,8 chiesto dal Parlamento europeo. A questo va riconosciuto il merito di aver tenuto i riflettori puntati sulla cultura come beneficiario e interlocutore della ripresa, con <a href="https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2020-0239_IT.pdf">una recente risoluzione</a> che propone un nuovo manifesto per le politiche culturali Ue. Almeno il <strong>2% del RRF</strong> dovrebbe essere rivolto a sostenere la cultura, hanno detto in coro gli europarlamentari.</p>



<p>È all’RRF, insomma, che deve guardare anche l’articolato mondo della cultura per la progettualità della ripresa. L’esercizio per i governi nazionali sarà quello di <strong>agganciare i progetti culturali alle linee guida europee</strong> per l’elaborazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza (PNRR) e interpretarle alla luce della esigenze del proprio ecosistema culturale.</p>



<p>L’Italia ha tutto l’interesse a seguire questo approccio, soprattutto collegandolo ai due pilastri-chiave di <em>Next Generation EU</em>, la transizione verde e quella digitale (a cui sono dedicati rispettivamente il 37% e il 20% dei fondi del piano).</p>



<p>Di fronte a un <strong>patrimonio culturale e paesaggistico a rischio idrogeologico e esposto all’impatto dei cambiamenti climatici</strong>, ad esempio i fondi del <em>Recovery Fund</em> rappresentano un’opportunità per rimettere al centro una ripresa dei territori, anche al di fuori del tessuto urbano, sostenere un paradigma di turismo responsabile e sostenibile e formare nuove professionalità e nuove competenze per il recupero del patrimonio immobile e la valorizzazione di quello intangibile.</p>



<p>Mesi fra le mura di casa hanno anche mostrato il volto di <strong>una cultura sempre più digitalizzata e fruibile online</strong>, abbattendo barriere che spesso si trovano all’accesso dei luoghi tradizionalmente fisici ad essa dedicati, ma che rimangono francamente insostituibili. Occorre far tesoro ed esplorare <strong>le nuove vie digitali convalidate dai <em>lockdown</em></strong> e fatte, ad esempio, di tour virtuali nei musei e nei siti del patrimonio e di live performance online, ma che aprono anche alla realizzazione di cataloghi web dei prodotti della cultura (un esperimento interessante è rappresentato da <a href="https://ec.europa.eu/digital-single-market/en/news/lumiere-vod-directory-european-films-now-over-300-catalogues-available">Lumiere VOD</a>, la <em>directory</em> online sviluppata dall’Osservatorio europeo dell’audiovisivo), così come a <strong>interazioni con l’intelligenza artificiale</strong> e contaminazioni fra pratiche artistiche e scienza e tecnologia, anche nei curricula formativi. Agevolare l’accesso al micro-credito per le realtà culturali e creative che decidano di esplorare i sentieri dell’innovazione, poi, potrebbe catalizzare promettenti opportunità.</p>



<p>L’Italia non sembra ad oggi aver indicato una fetta del PNRR dedicata alla cultura. <strong>Non è detto che questo sia un cattivo segnale</strong>, se davvero la progettualità del governo tra il 2021 e il 2023 integrerà la cultura trasversalmente in tutti i suoi ambiti di azione per la ripresa del Paese, applicando concretamente la lezione secondo cui la cultura è essenziale per <strong>uno sviluppo sostenibile</strong>, e magari andando pure ben oltre il 2% auspicato dal Parlamento europeo. Quest’ultimo dato sembra esser stato ispirato dalla bozza di PNRR annunciata dalla Francia già a inizio settembre, dove per la cultura era previsto uno stanziamento di 2 miliardi su 100; la Spagna ha già previsto – per cultura e sport insieme – l’1,1% della propria bozza di PNRR. L’Italia potrebbe fare molto di più, non focalizzandosi attorno al perimetro di una percentuale.</p>



<p>La crisi del COVID-19 ha anche acceso i riflettori su un’amara verità per i tutti i settori culturali: <strong>la connaturata natura precaria del lavoro</strong>. La risoluzione del Parlamento europeo, ad esempio, invoca un intervento della Commissione europea per adottare uno schema sulle condizioni lavorative in ambito culturale, fatte spesso di contratti anomali e prestazioni intermittenti. Il <a href="http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&amp;leg=18&amp;id=1177807&amp;part=doc_dc-allegato_a">parere della VII commissione del Senato sul PNRR</a> indica in questo senso una via maestra da seguire, con la messa a sistema di uno statuto degli artisti anche nel nostro Paese, sull’esempio di quanto fatto – con un voto all’unanimità – dalla Spagna nel 2018 e quanto previsto anche nell’accordo della composita coalizione che si è appena insediata al governo del Belgio. Ma se Roma e Parigi, insieme a Berlino e Madrid, guidano lo sforzo comune, gli Stati europei non sono sensibili tutti allo stesso modo. La risposta nazionale alla crisi in ambito culturale può essere davvero efficace se partecipa a <strong>un obiettivo condiviso europeo</strong>, come delineato nella posizione del Parlamento, e solo nella misura in cui non perde di vista il sostegno necessario alla cooperazione culturale e alla mobilità europea, ad esempio attraverso Europa Creativa o altri programmi su scala continentale come Horizon ed Erasmus+. Senza la sua dimensione transfrontaliera, la cultura rischia di diventare un affare locale e nazionale, quando non localistico e nazionalistico. A Viktor Orbán &amp; co. non dispiacerebbe; per l’anima dell’Europa è <strong>una sottile ma letale minaccia</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2194/">Rilanciare l’Europa attraverso la cultura: il ruolo del PNRR</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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