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	<title>Hedwig Giusto, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Hedwig Giusto, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Immigrazione: oltre le strumentalizzazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Hedwig Giusto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 11:40:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agenda Progressista 2019-2024]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2019 si è registrato un ulteriore sostanziale calo degli ingressi di migranti nell’Unione europea rispetto all’anno precedente,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1684/">Immigrazione: oltre le strumentalizzazioni</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p></p>



<p class="has-drop-cap">Nel 2019 si è registrato un ulteriore sostanziale calo degli ingressi di migranti nell’Unione europea rispetto all’anno precedente, e soprattutto rispetto ai picchi registrati nel biennio 2015-2016. In Italia, tra il 1° gennaio e il 17 luglio gli arrivi via mare sarebbero stati, secondo l’OIM, appena 3.186 (contro i 17.838 dello stesso periodo dell’anno precedente). Anche le morti in mare si sarebbero dimezzate: sarebbero 683 i decessi nel Mediterraneo nella prima metà di quest’anno. Meno della metà del 2018. Ma ancora davvero troppi.</p>



<p>Nonostante
l’ex ministro degli interni italiano si intesti il merito di questo calo e
sebbene questi dati dovrebbero “rallegrare” quanti negli ultimi anni hanno
paventato l’immigrazione come la minaccia più immediata alla sicurezza dei
cittadini e del territorio europeo e alla sopravvivenza di indistinte identità
nazionali, il dibattito intorno a questo tema ha mantenuto in Italia (e in
alcuni paesi dell’Unione) un alto livello di tossicità. In Italia, i salvataggi
in mare operati da quelle poche ONG ancora attive nel Mediterraneo sono
purtroppo diventati l’occasione per parlare, ancora in termini allarmistici, di
un’emergenza che non esiste, di rischi per la sicurezza, e per dare credito a
improbabili teorie su un fantomatico piano per sostituire la popolazione
europea (bianca) con quella africana (nera).</p>



<p>Mentre
in realtà gli sbarchi irregolari continuano indisturbati sulle coste italiane,
il ministro degli interni del precedente governo Conte ha continuato a
concentrare strumentalmente la sua attenzione solo ed esclusivamente sui
salvataggi operati dalle ONG al fine di sostenere l’efficacia delle “soluzioni”
approntate dal governo gialloverde – che vanno dalla “chiusura dei porti” ai
vari decreti sicurezza – che ben poco hanno a che fare con la realtà del
fenomeno e della sua gestione, e molto con la perenne campagna elettorale del
leader leghista.</p>



<p>La
drastica riduzione degli ingressi, tuttavia, non deve indurre a pensare che la
questione migratoria non necessiti di una seria riflessione e di un’ampia e
coordinata politica a livello europeo. Il rischio infatti è che la percezione
che “l’emergenza sia passata” induca i governi europei a posporre a data da
destinarsi, a più propizie condizioni politiche, ogni concreta deliberazione
sul futuro della riforma di Dublino e delle politiche migratorie e di
integrazione (e forse, a ben guardare, l’operato dell’ex ministro degli interni
italiano ha avuto l’effetto di mantenere viva l’attenzione su un tema che per
altri sta perdendo di interesse immediato). Le proiezioni demografiche sembrano
invece indicare l’ineluttabilità del fenomeno e l’urgenza di predisporre misure
volte a gestire in modo umano e ordinato flussi che non scompariranno dietro un
muro di indifferenza.</p>



<p>Negli
ultimi anni l’incapacità dell’UE di trovare un valido compromesso fra le
diverse posizioni e interessi degli stati membri ha fatto sì che gran parte
degli sforzi politici si concentrasse sul minimo comune denominatore: il consolidamento
del controllo sulle frontiere e la sottoscrizione di accordi con i paesi di
origine e transito. Accordi che però potrebbero influire negativamente sia
sullo sviluppo dei paesi d’origine sia sulla credibilità di un’Europa che,
ignorando sistematicamente le violazioni dei diritti umani operate per
proteggere i suoi confini, sembra aver abdicato ai propri valori fondanti. </p>



<p>Questo
approccio securitario alla gestione dell’immigrazione (dalle mobility
partnership agli accordi per i rimpatri) in sostanza non solo rischia di
compromettere il rapporto e l’immagine dell’Europa con i paesi africani e
mediterranei, ma di produrre soluzioni inefficaci, miopi e di breve termine,
fondate sulla strumentalizzazione dello stesso fenomeno migratorio da parte dell’Europa
e dei suoi interlocutori africani e nordafricani.</p>



<p>È
essenziale che l’UE e i suoi cittadini prendano innanzitutto coscienza del
fatto che i flussi migratori non sono un fenomeno che riguarda solo ed
esclusivamente il vecchio continente (del resto, la gran parte dei migranti
africani non ha l’Europa come meta) e che in quanto tale può e deve essere
affrontato attraverso una cooperazione equa e bilanciata con i paesi di origine
e di transito. In sostanza assumendo un atteggiamento meno eurocentrico che
tenga in giusta considerazione gli interessi e le priorità non solo dell’Unione
ma anche dei suoi interlocutori. Solo in questo modo si potrà arrivare a una
gestione condivisa, efficace e rispettosa dei diritti di tutti.</p>



<p>Un
approccio ordinato, coordinato e integrato alla gestione dei flussi è anche un
elemento essenziale per riconquistare la fiducia dei cittadini europei nella
capacità dell’Unione di affrontare un fenomeno che ai più in Europa è apparso
fuori controllo. Per far questo sarà essenziale predisporre e ampliare le vie
di accesso regolari per quelle persone che desiderano entrare in Europa per
ragioni umanitarie, di studio, di lavoro o altro, offrendo un’alternativa
sicura ai migranti, restituendo agli stati membri il controllo sugli ingressi e
sottraendolo pertanto ai trafficanti. </p>



<p>Dalla
creazione di nuovi corridoi umanitari alla concessione di nuovi tipi di visti,
l’Europa dovrebbe “diversificare l’offerta”, ricordando che ogni migrante ha
una sua storia e sue motivazioni per lasciare il paese di origine. Al contempo
sarà necessario investire in valide politiche di accoglienza e integrazione che
accompagnino il nuovo arrivato e la comunità che lo ospita nel complesso
processo di reciproca accettazione, combattendo lo sfruttamento del migrante da
parte sia di datori di lavoro senza scrupoli sia di organizzazioni criminali e
prevenendo la facile equazione fra migrante e criminale, che contribuisce al
perenne e legittimo senso di insicurezza nel quale sono precipitati molti
cittadini italiani ed europei. </p>



<p>Per
quanto concerne più specificamente l’Italia, va notato che il numero di (primi)
permessi di soggiorno concessi a migranti fra il 2010 e il 2018 si è
letteralmente dimezzato (passando da oltre 500 mila ad appena 239 mila).<a href="#_ftn1">[1]</a>
Un calo progressivo degli ingressi che pone l’Italia all’ultimo posto fra i
paesi europei per la concessione di permessi di lavoro (in percentuale sul
numero di abitanti)<a href="#_ftn2">[2]</a> e che
è rivolto per lo più a lavoratori stagionali e/o poco qualificati. Questi
numeri mostrano come da un lato sia sempre più difficile entrare in Italia
attraverso vie legali e quanto dall’altra il nostro paese rischi di essere
sempre meno attrattivo per i talenti internazionali. Questo è un dato che
associato all’endemica fuga di cervelli (che poi altro non è che emigrazione)
dovrebbe essere seriamente preso in considerazione nella definizione delle
politiche migratorie così come delle politiche del lavoro.</p>



<p>L’inizio
della nuova legislatura europea, la formazione della nuova Commissione e la
nascita del governo “giallo-rosso” in Italia offrono una straordinaria
opportunità per rivedere e rilanciare le politiche migratorie dell’Unione. Le
differenze fra i diversi stati membri non sono scomparse, ma come gli sviluppi
politici degli ultimi anni hanno dimostrato, l’immigrazione non è un tema che
possa essere trascurato o lasciato in balia di strumentalizzazioni politiche,
perché troppo divisivo e troppo facilmente preda degli interessi di una parte.
Non ci si deve dimenticare che esso coinvolge direttamente la vita, la
sicurezza e il benessere di individui che lasciano situazioni difficili nel
legittimo perseguimento di un futuro più dignitoso. </p>



<p>Non
sarà facile per i progressisti europei riappropriarsi di un tema che tuttavia
gli appartiene perché riguarda il benessere tanto di chi migra quanto di chi
accoglie. Per far questo dovranno riuscire a far valere i valori essenziali di
rispetto delle libertà e dei diritti fondamentali di tutti, sui quali l’Europa
si fonda; dovranno “imporre” il ritorno a un linguaggio<a href="#_ftn3">[3]</a>
che prevenga una pericolosa contrapposizione fra “noi e loro” e che restituisca
ai migranti l’umanità che la narrativa delle destre e dei populismi gli ha
tolto contribuendo all’esacerbarsi di umori e sentimenti xenofobi; ma dovranno
anche riuscire a spostare l’attenzione su temi quali la lotta alle
diseguaglianze, dimostrando come certe deficienze strutturali socioeconomiche
siano il vero problema. Non i migranti.<br></p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p>Biografia dell&#8217;autrice: </p>



<p>Hedwig joined the Foundation for European Progressive Studies (FEPS) in May 2016 as Senior Policy Advisor working predominantly on migration and the Balkans.</p>



<p>She holds a PhD in History of International Relations from the University of Florence and an MSc in History of International Relations from the London School of Economics.</p>



<p>From 2006 to 2015 she worked at the Fondazione Italianieuropei, where she was in charge of the foundation’s international relations and activities. She has also taught Politics and Economics of the European Union, and Italian history and politics in academic programmes for US students spending a semester in Italy.</p>



<hr class="wp-block-separator"/>



<p><a href="#_ftnref1">[1]</a>
Fondazione Leone Moressa, “Frontiere chiuse, ma non per tutti. I paesi europei
che attraggono lavoratori immigrati”, luglio 2019. </p>



<p><a href="#_ftnref2">[2]</a> Ibid.</p>



<p><a href="#_ftnref3">[3]</a> Sulla
costruzione di una narrativa positiva vedi Foundation for European Progressive
Studies, Friedrich Ebert Stiftung, Fondazione Nenni e Fondation Jean Jaurès,
“European Public Opinion and Migration. Achieving common progressive narratives”, Bruxelles 2019.
https://www.feps-europe.eu/attachments/publications/european%20public%20opinions%20-%20v7_pp.pdf</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1684/">Immigrazione: oltre le strumentalizzazioni</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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