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	<title>Jessica Panigada, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Elezioni israeliane: l&#8217;ennesimo stallo e il ruolo dei partiti arabi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jessica Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Apr 2021 10:38:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le recenti elezioni israeliane non hanno prodotto alcun risultato concreto rispecchiando la profonda divisione del paese tra sostenitori&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Le recenti elezioni israeliane non hanno prodotto alcun risultato concreto rispecchiando la profonda divisione del paese tra sostenitori e oppositori del Primo Ministro <strong>Benjamin Netanyahu</strong>.</p>



<p>Il voto israeliano non è rivolto ai singoli candidati, quanto a liste di partito. <strong>I 130 seggi della Knesset</strong> sono assegnati sulla base della percentuale dei voti. Ad oggi, non è mai capitato che un singolo partito abbia raggiunto la maggioranza dei <strong>61 seggi</strong> necessari per la formazione di un governo, quindi si è sempre parlato di coalizione di governo. Questo significa che un candidato deve lavorare con i partner alleati o cercare di attirare a sé partiti contrari e marginali al fine di ottenere la maggioranza di 61 seggi.</p>



<p>Nonostante il <strong>Likud</strong>, partito del Primo Ministro Benjamin Netanyahu, sia senza ombra di dubbio il partito con più seggi, il conteggio finale dei voti rilasciato il <strong>25 marzo</strong> non ha portato nessuna coalizione alla vittoria parlamentare, lasciando il paese in una situazione di stallo politico che vede aumentare la possibilità di una quinta elezione in poco più di due anni.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>PARTITI</strong>&nbsp;</td><td><strong>SEGGI</strong>&nbsp;</td></tr><tr><td><strong><em>Pro-Netanyahu</em></strong><strong><em>:</em></strong>&nbsp;</td><td><strong><em>52</em></strong>&nbsp;</td></tr><tr><td>Likud (destra)&nbsp;</td><td>30&nbsp;</td></tr><tr><td>Shas&nbsp;(ultraortodosso)&nbsp;</td><td>9&nbsp;</td></tr><tr><td>United Torah&nbsp;Judaism&nbsp;(ultraortodosso)&nbsp;</td><td>7&nbsp;</td></tr><tr><td>Sionismo religioso&nbsp;</td><td>6&nbsp;</td></tr><tr><td><strong><em>Anti-Netanyahu</em></strong><strong><em>:</em></strong>&nbsp;</td><td><strong><em>57</em></strong>&nbsp;</td></tr><tr><td>Yesh&nbsp;Atid&nbsp;(centrista)&nbsp;</td><td>17&nbsp;</td></tr><tr><td>Blue and White (centrista)&nbsp;</td><td>8&nbsp;</td></tr><tr><td>Yisrael&nbsp;Beitenu&nbsp;(destra secolare)&nbsp;</td><td>7&nbsp;</td></tr><tr><td>Labor&nbsp;(sinistra)&nbsp;</td><td>7&nbsp;</td></tr><tr><td>New Hope (destra)&nbsp;</td><td>6&nbsp;</td></tr><tr><td>Joint List (sinistra araba)&nbsp;</td><td>6&nbsp;</td></tr><tr><td>Meretz&nbsp;(sinistra)&nbsp;</td><td>6&nbsp;</td></tr><tr><td><strong><em>Non schierati</em></strong>&nbsp;</td><td><strong><em>11</em></strong>&nbsp;</td></tr><tr><td>Yamina (destra)&nbsp;</td><td>7&nbsp;</td></tr><tr><td>Raam&nbsp;(Islamisti&nbsp;arabi)&nbsp;</td><td>4&nbsp;</td></tr></tbody></table></figure>



<p>A questo punto, sarà l’ennesimo<strong> governo provvisorio</strong> ad assumere il potere fino al momento in cui una coalizione di maggioranza non verrà formata o fino a quando non verranno indette nuove elezioni.</p>



<p>Come si evince dai risultati finali rilasciati dalla commissione elettorale israeliana, due sono i partiti che non hanno preso una posizione: <strong>Yamina</strong>, un partito nazionalista che ha ottenuto 7 seggi ed è guidato da un ex consigliere di Netanyahu, e <strong>Ra’am</strong>, un partito arabo islamista con 4 seggi. Il premier Netanyahu può ancora tentare di corteggiare i partiti che non si sono schierati, tuttavia, le profonde divisioni presenti sia nei blocchi a favore che in quelli all’opposizione di Netanyahu potrebbero complicare il percorso per raggiungere la maggioranza.</p>



<p><em>&#8220;È chiaro che Netanyahu non ha la maggioranza per formare un governo sotto la sua guida. Ora è necessario agire per realizzare la possibilità di formare un governo per il cambiamento&#8221;</em> ha affermato <strong>Gideon Sa’ar</strong>, l’ex alleato del Primo Ministro che ora si trova all’opposizione alla guida del partito<strong> New Hope</strong>.</p>



<p>I sostenitori di Netanyahu sostengono sia un qualificato statista idoneo a guidare il paese e che la sua campagna elettorale si è concentrata sull’efficiente gestione del programma vaccinale anti-Covid 19 così come sugli accordi diplomatici raggiunti con quattro paesi arabi durante lo scorso anno. Per contro i suoi oppositori dichiarano, invece, che c’è stata molta confusione nella gestione della crisi dovuta al Covid-19 e che una persona così inaffidabile non dovrebbe essere alla guida del paese.</p>



<p>A questo punto il governo provvisorio ha <strong>sei settimane</strong> di tempo per costruire una maggioranza di 61 seggi basandosi su le varie fazioni che hanno ottenuto seggi alla Knesset. Nel caso in cui nessun partito riesca in questo lasso di tempo a formare un nuovo governo, la Knesset verrà sciolta e saranno indette <strong>nuove elezioni</strong> entro tre mesi.</p>



<p><strong>Lunedì 5 aprile</strong> sono iniziati i negoziati nei quali i partiti arabi giocheranno un ruolo fondamentale. Nonostante questi abbiano effettivamente perso il 33% delle loro forze con la scissione del partito Ra’am che si è staccato dalla <strong>Joint List</strong>, i risultati delle elezioni mostrano come la posizione che assumerà <strong>Ra’am</strong> sarà molto probabilmente determinante per il futuro del governo israeliano: da un lato al Premier Netanyahu non sarà sufficiente portare <strong>Yamina</strong> dalla sua parte raggiungendo gli eventuali 59 seggi, e dunque la scelta di Ra’am potrebbe fare la differenza. Dall’altro anche per il fronte anti-Netanyahu i quattro seggi di Ra’am sarebbero determinanti, portando la coalizione pro-cambiamento ai 61 seggi previsti per la formazione di un governo.</p>



<p>Questa nuova importanza dei <strong>partiti arabi</strong> potrebbe essere vista, tra qualche anno, come un momento rivoluzionario della storia politica israeliana in cui i partiti arabi sono legittimati come partner fondamentali di coalizione per il futuro. È un avvenimento con una carica semantica significativa per il paese perché è importante che una minoranza così consistente possa far sentire la sua voce e possa essere in grado di influenzare il modo in cui le risorse del paese vengono spese. Avere potere politico aumenterà la sensazione di sentirsi parte del paese.</p>



<p>Questi sono gli obbiettivi del leader di Ra’am, <strong>Mansour Abbas</strong> che intende rompere con le convenzioni e lavorare con qualsiasi governo israeliano al fine di assicurare agli arabi israeliani alloggio, buona istruzione, lavoro e sicurezza personale. Con questa scommessa Abbas ha deciso di staccarsi dalla Joint List concentrando gli sforzi per<strong> migliorare le vite degli arabi israeliani</strong>, e al momento, si trova ad essere corteggiato da entrambi i blocchi e a prendere una decisione che risulterà determinante.</p>
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		<title>Israele di nuovo al voto: quarte elezioni parlamentari in due anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jessica Panigada]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2021 12:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Grande Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 23 marzo 2021 Israele torna a votare. Si tratta del quarto round di elezioni in due anni.&#8230;</p>
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<h2 id="il-23-marzo-2021-israele-torna-a-votare-si-tratta-del-quarto-round-di-elezioni-in-due-anni" class="wp-block-heading">Il 23 marzo 2021 Israele torna a votare. Si tratta del quarto round di elezioni in due anni.</h2>



<p class="has-drop-cap">Il 2020 e gli <strong>Accordi di Abramo</strong> hanno segnato un cambio di rotta per gli sviluppi mediorientali dando inizio ad una distensione formale tra Israele e i <strong>paesi MENA</strong>. Tuttavia, con le elezioni di marzo per la nomina dei <strong>120 membri della Knesset</strong>, il Parlamento israeliano, si trovò per l’ennesima volta in una situazione di stallo, risolta infine con un governo di coalizione con primo ministro a rotazione:<strong> Benjamin Netanyahu</strong>, leader del partito Likud, per i primi 18 mesi e <strong>Benny Gantz</strong> per i successivi.</p>



<p>Nonostante l’accordo, tale rotazione non è avvenuta. Nell’<strong>autunno 2020</strong> il ministro della Difesa Gantz annunciò la formazione di una <strong>commissione d’inchiesta governativa</strong> con il fine di far luce sull’acquisto statale plurimiliardario di sottomarini dalla tedesca Thyssenkrupp, che pare coinvolga il primo ministro in persona. Questo fu il primo segnale di rottura nel fronte di governo che raggiunse il suo apice nel novembre 2020 quando si pose una questione di vecchia data: l’<strong>approvazione della legge di bilancio 2021-2022</strong>. La coalizione non sopravvisse a tali prove, ed il 22 dicembre venne respinto il voto per evitare lo scioglimento della Knesset con 49 voti contrari e 47 a favore. Il giorno seguente il Parlamento si sciolse e furono indette <strong>nuove elezioni</strong>.</p>



<p>Tra i temi centrali dell’attuale campagna elettorale rientrano certamente la <strong>pandemia di Covid-19</strong> e il <strong>processo di corruzione</strong> che coinvolge il premier uscente Netanyahu.</p>



<p>In gennaio 2021 <strong>Menchaem Lazar </strong>ha condotto un sondaggio per Panels Research su 522 intervistati con un margine di errore del 4,4%. I numeri indicano che potrebbe costituirsi una<strong> coalizione di governo senza Likud, Shas UTJ e la Joint List </strong>(cioè i partiti della destra radicale e ultraortodossi). Likud avrebbe 28 seggi, ma i partiti impegnati a sostenere il premier uscente non risulterebbero sufficienti per raggiungere la maggioranza parlamentare di 61 seggi.</p>



<p><strong>Naftali Bennett</strong>, leader del partito Yamina non ha escluso la possibilità di schierarsi a sostegno di Netanyahu. Tuttavia, al momento, anche gli 11 seggi di Yamina non risultano sufficienti per consentire la formazione di un governo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large"><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/image.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="642" height="346" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/image.png" alt="" class="wp-image-2388" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/image.png 642w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2021/03/image-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 642px) 100vw, 642px" /></a></figure></div>



<p>Tale situazione ha peraltro determinato una <strong>rinnovata attenzione verso l’elettorato arabo</strong>, tendenza che senza dubbio rompe con le dinamiche elettorali classiche del passato. La possibilità del premier uscente di ottenere una maggioranza dipenderebbe soprattutto dalla possibilità che i partiti a lui contrari non riescano a raggiungere la soglia minima per entrare nella Knesset.</p>



<p>Secondo <strong>recenti sondaggi</strong>, tra i partiti certi di superare la soglia dei dieci seggi nessuno è di sinistra. Israele è stato governato per anni dalla sinistra producendo leader di spicco come David Ben Gurion, Ytzak Rabin e Shimon Peres ma non indica un primo ministro da vent’anni. Una <strong>ventata d’aria fresca</strong> è stata portata alla sinistra israeliana a fine gennaio 2021 quando il <strong>Partito Laburista </strong>ha eletto il suo nuovo leader con la speranza di risollevare le sorti del partito. La nuova leader è <strong>Merav Michaeli</strong>, membro della Knesset dal 2013. La sua figura carismatica emerse esponenzialmente in occasione della sua opposizione alla scelta del Partito Laburista di entrare a far parte di un governo di coalizione con il Likud e il partito Blu e Bianco. La Michaeli fu l’unica dei deputati del suo partito a rimanere nell’opposizione e ora che ha vinto le primarie con il 77% dei voti dovrà darsi da fare per dare nuova linfa al partito guadagnando consensi, tramite una campagna elettorale efficace, in un periodo decisamente limitato.</p>



<p>Frattanto le <strong>proteste degli israeliani contro il premier uscente Netanyahu</strong> raggiungono la ventinovesima settimana consecutiva. Il fulcro delle proteste ruota attorno al processo che lo accusa di frode, abuso d’ufficio e corruzione, che però è stato rimandato a causa del <strong>lockdown nazionale</strong>. A questo si aggiunge anche un malcontento derivante dalla gestione della pandemia di Covid-19. Nonostante un piano economico da 25 miliardi di dollari, il più imponente della storia israeliana, gravi ripercussioni hanno colpito l’economia di Israele, che registra una<strong> diminuzione del -6% del Pil nel 2020</strong> e un <strong>tasso di disoccupazione</strong> che si è assestato intorno al 15% a novembre, dopo aver raggiunto il picco massimo del 27% nella fase più acuta della pandemia.</p>



<p>Tali dinamiche hanno portato ad un <strong>indebolimento dello Stato</strong> e alla conseguente perdita di fiducia nelle istituzioni. Questa disfunzione all’interno del governo israeliano rappresenta una della più grandi minacce alla stabilità del Paese e alla sua situazione strategica. La pandemia di Covid-19 ha portato ad una crisi su più fronti, da quello sociale a quello economico e politico.</p>



<p>Tenendo in considerazione questi dati, difficilmente la prossima tornata elettorale produrrà un vincitore. La causa è da imputarsi alla mancata stabilità della maggioranza inserita in un contesto politico estremamente precario così come l’ascesa del nuovo partito <strong>New Hope</strong> di Gideon Sa’ar conferisce maggiore instabilità allo scenario. Inoltre, alla domanda su chi sia più adatto ad essere primo ministro tra Netanyahu e Gideon Sa’ar, il 43% ha risposto Netanyahu e il 42% Sa’ar: la differenza più piccola dall’inizio delle elezioni. L’unico punto certo al momento è l’affermazione della frammentata destra israeliana, salvo un miracolo della Michaeli. Tuttavia, la <strong>speranza più grande</strong> delle prossime elezioni del 23 marzo risiede nel superamento dello stallo attraverso vari compromessi che permettano il ritrovamento dell’armonia tra le varie fazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2387/">Israele di nuovo al voto: quarte elezioni parlamentari in due anni</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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