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	<title>Luca Bergamaschi, Autore presso MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Luca Bergamaschi, Autore presso MondoDem</title>
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		<title>Un Piano Marshall per il clima? Opportunità e rischi per l’Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bergamaschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 09:59:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Green Deal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ingenti investimenti che saranno messi in campo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fino al&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Gli ingenti investimenti che saranno messi in campo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza fino al 2023 e con il nuovo budget europeo fino al 2027 potrebbero fare da volano per la crescita, la creazione di migliaia di nuovi posti di lavoro e permettere al debito nazionale di rientrare a livelli pre-COVID in tempi relativamente rapidi, se utilizzati con un focus specifico per la transizione ecologica. Questo è quanto emerge dall’analisi redatta da oltre trenta economisti e ricercatori italiani <a href="mailto:https://www.ref-e.com/it/focus-light/ossigeno-per-la-crescita">“Ossigeno per la crescita. La decarbonizzazione al centro della strategia economica Post-Covid”</a>, la prima in Italia a guardare alla decarbonizzazione come un cambio di sistema. L&#8217;impatto economico in Italia di una spesa incentrata su decarbonizzazione e resilienza sarebbe imponente: un tasso di crescita medio annuo vicino al 5% per i primi anni e del 3,5% nel medio termine, convergendo al 2% nel lungo termine. Sarebbe l’unico modo per riportare il debito pubblico italiano ai livelli pre-COVID entro il 2030, e di ottenere entro la stessa data un aumento complessivo del PIL del 30%, e del tasso di occupazione dell&#8217;11%.</p>



<p>Inoltre, un utilizzo dei fondi del PNRR centrato sulla riconversione ecologica sarebbe anche l’unico modo per raggiungere i nuovi obiettivi climatici al 2030 (è in discussione il taglio delle emissioni di almeno il 55% rispetto al 1990, il Parlamento Europeo chiede il 60%) e la neutralità climatica – ovvero la somma zero tra emissioni rimanenti e quelle assorbite – al 2050.</p>



<p>L’altra buona notizia arriva dalle <a href="mailto:https://www.ilsole24ore.com/art/anche-il-gas-ora-l-aie-intravvede-declino-nell-energia-trionfera-sole-ADSeZrv">nuove proiezioni dell’Agenzia internazionale dell’energia</a>: le rinnovabili sono oggi più competitive dei fossili. In particolare, il fotovoltaico è diventato nella maggior parte del mondo molto più vantaggioso rispetto a gas o carbone. Il tramonto di tutti i combustibili fossili subirà un’accelerazione nei prossimi anni. Per l’Italia, tra i paesi più ricchi di energia solare, è un’opportunità senza precedenti di ripensare il suo ruolo: passare cioè da <em>hub</em> del gas ad <em>hub</em> del solare ed eolico). Questo, però, a patto che la politica italiana riveda l’attuale politica incentrata sull’industria fossile più potente e influente in Italia: quella appunta del gas. Quest’ultimo non può più essere &nbsp;considerato un combustibile di transizione, vista la disponibilità di tecnologie che permettono di integrare e gestire il flusso variabile delle rinnovabili in tutta sicurezza (batterie, reti elettriche intelligenti e digitalizzazione, ).</p>



<p>Insomma, i capitali ci sarebbero e la tecnologia a zero emissioni è matura e competitiva. Ora la politica deve definire le scelti “verdi” che vuole adottare. Occorre specificare su quali tecnologie e in quali infrastrutture si vuole puntare, perché queste determineranno il percorso industriale ed emissivo dei prossimi 30 anni. Il rischio di <em>greenwashing</em> è molto alto. Ci sono scelte da prendere: ad esempio, l’Italia investirà i miliardi a disposizione nell’idrogeno blu, cioè la produzione di idrogeno da gas con sequestro della CO2 nel sottosuolo favorita dall’industria fossile, o nell’idrogeno verde, cioè la produzione di idrogeno a zero emissioni da rinnovabili favorita dall’industria pulita?</p>



<p>Un altro tassello importante per la reale applicazione della ripresa verde è la condivisione degli obiettivi climatici con tutta la pubblica amministrazione ed il suo coinvolgimento, così come quello delle regioni e degli enti locali, nel processo di &nbsp;decarbonizzazione, per la coerenza delle priorità. In parallelo poi dovrà essere urgentemente potenziata la capacità tecnica e di risorse umane qualificate di questi attori se si vuole riuscire a spendere gli ingenti capitali in modo coerente e nei tempi richiesti.</p>



<p>La ripresa verde post-COVID può diventare dunque la più grande opportunità di ricostruzione e rilancio del tessuto industriale italiano. Viceversa,  perdere questa occasione significherà la perdita di migliaia di posti di lavoro con conseguenze sociali e politiche devastanti, inclusa la futura permanenza nell’Unione Europea. Una delle industrie più esposte è quella automotive con <a href="mailto:https://assets.ey.com/content/dam/ey-sites/ey-com/it_it/generic/generic-content/ey-settore-automotive-e-covid-19.pdf">oltre 300 mila unità nel 2018</a>. L’Italia parte da una situazione di svantaggio per i mancati investimenti in batterie e sistemi di produzione elettrici negli ultimi 10 anni. Oggi importiamo quasi la totalità delle batterie e molti componenti. Il piano di ripresa è l’ultima possibilità di costruire una base e catena manifatturiera per la mobilità elettrica. <a href="mailto:https://theicct.org/sites/default/files/publications/Combustion-engine-phase-out-briefing-may11.2020.pdf">Come Francia, Regno Unito, Spagna e altri paesi europei</a>, anche l’Italia dovrebbe pensare a uno stop alla vendita delle auto a combustione entro una certa data (per esempio il 2030). Ciò non deve essere visto come una politica ambientalista ma un principio economico per guidare gli investimenti, le scelte industriali e le scelte sindacali dei prossimi 10 anni e per salvaguardare la salute pubblica.</p>



<p>Perdere il treno della rivoluzione verde, cioè, significa fallire a livello politico, economico e occupazionale. Non è difficile immaginare come tale fallimento possa diventare terreno fertile per una seconda violenta ondata di sovranismo e anti-europeismo negli anni 20 di questo secolo, che addossi all’apertura dei mercati e alla competizione estera la responsabilità della futura nuova crisi industriale. La politica è allora chiamata a costruire con decisione le basi industriali e occupazionali della mobilità elettrica, accompagnando il declino dell’occupazione fossile attraverso programmi di giusta transizione.</p>



<p>La ripresa verde è, infine, anche una grande opportunità di ripensare la nostra politica estera. Se il gas non è più una soluzione sostenibile e se ne avremo sempre meno bisogno (la Commissione Europea stima per i prossimi 10 anni un calo di oltre un quarto della domanda di gas in Europa, rendendo nuove infrastrutture a gas &nbsp;superflue) occorre ripensare il modello di sviluppo che promuoviamo nel vicinano e oltre. Occorre immaginare e disegnare un <em>Green Deal</em> anche per Libano, Egitto, Algeria, ma anche Libia e Mozambico, che crei occupazione di qualità e di lungo periodo, diffusa sul territorio, che contrasti la disoccupazione giovanile creando filiere industriali sostenibili in loco. Possiamo partire tenendo fede a quando <a href="mailto:https://www.repubblica.it/politica/2019/09/04/news/programma_governo_conte_2_bis-235177774/">concordato nel programma di Governo del Conte bis</a> un anno fa: <em>“Bisogna introdurre una normativa che non consenta, per il futuro, il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. In proposito, il Governo si impegna a promuovere accordi internazionali che vincolino anche i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a evitare quanto più possibile concessioni per trivellazione.”</em></p>
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		<title>Health and climate: time to reset for a sustainable Planet</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bergamaschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2020 09:48:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[climate]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID-19]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Health]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Unfortunately, the human tragedy of COVID-19 and the expected shock to the global economy were not entirely unexpected&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Unfortunately, the human tragedy of <strong>COVID-19</strong> and the expected shock to the global economy were not entirely unexpected scenarios. For many years now experts in ecology, biodiversity, climate and environmental health have been warning about the high risks of the outbreak of new epidemics caused by the current economic development model. Indeed, <a href="https://royalsocietypublishing.org/doi/full/10.1098/rsif.2014.0950">empirical research</a> suggests that outbreaks of animal diseases and other infectious diseases such as Ebola, Sars, avian flu and now Covid-19 are on the rise. A new discipline &#8211; <strong>Planetary Health</strong> &#8211; has also emerged in recent years, focusing on the increasingly tangible connections between human wellbeing, that of other living beings and that of entire ecosystems.</p>



<p>It was as recently as 2017 that <strong>Paolo Gentiloni&#8217;s Government</strong> put the theme of Planetary Health at the centre of the G7 Health programme for the first time under the Italian Presidency (whose Ministerial meeting was held in Milan). <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2656_allegato.pdf">The final communiqué of the G7 Health Ministers</a> clearly acknowledged that “c<em>limate and environmental-related factors can aggravate existing health risks and create new threats”</em>. For that meeting <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_359_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf">guidelines for a global strategy for action</a> to reduce these risks were also defined for the first time.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fefd087c" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-fefd087c"><span id="environmental-and-climatic-factorsbehind-health-emergencies"><strong>Environmental and climatic factors
behind health emergencies</strong></span></h5>



<p>It is clear today of how phenomena of rapid urbanization and population growth, destruction of land and marine ecosystems, continued exploitation of fossil fuels and global warming are having an unprecedented impact on the <strong>Planet&#8217;s biodiversity and climatic limits</strong>, with profound health and economic repercussions for all. Although it is still too early to point to a causal link between Covid-19 and environmental factors, it is clear that the erosion of environmental and climatic factors that underpin human existence and co-existence (and interdependence) with other species and ecosystems will increasingly exposed humanity to the heavy risks and hidden costs of current unsustainable development.</p>



<p>Moreover, for a virus such as Covid-19 which attacks the respiratory system very aggressively, the very high levels of air pollution certainly do not help, especially in the Po Valley which together with central and southern Poland is the most polluted region in Europe. As a result, <strong>Italy is the European country with the highest number of premature deaths from air pollution</strong>: these amounted to over <a href="https://www.eea.europa.eu/themes/air/country-fact-sheets/2019-country-fact-sheets/italy">70 thousand in 2016</a>. It is plausible, therefore – as stated by <a href="https://www.theguardian.com/environment/2020/mar/17/air-pollution-likely-to-increase-coronavirus-death-rate-warn-experts?CMP=Share_AndroidApp_Signal">a number of health experts</a> – that the populations living in these regions are more exposed to the risks of Covid-19 as they already present basic fragility and diseases of the respiratory and cardiovascular systems due to high levels of smog. <a href="http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf">Italian researchers</a> have also pointed out how smog could act as a vector helping the virus to stay longer in the air and acting as a &#8220;highway&#8221; for the spread of the virus. While the correlation is strong, a causal relation remains still to be verified.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5c709249" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-5c709249"><span id="international-cooperation-and-solidarityare-our-only-defence"><strong>International cooperation and solidarity
are our only defence</strong><strong></strong></span></h5>



<p>Health, climate and biodiversity are therefore <strong>fundamental pillars that support human life and underpin the social and economic stability of nations</strong>. They know no borders and must therefore be regarded as global common goods, especially in a world that has never been so interconnected and therefore interdependent as today. The only safe way to effectively counter the threats to individual health from viruses and climate change is through international cooperation and solidarity – regulated by a global governance system of multilateral rules, such as the Paris Agreement adopted in 2015 – together with the construction of a new economic system that respects planetary limits and builds the resilience needed to absorb and respond to emergencies.</p>



<p>The global economy is still primarily linked to the combustion of fossil fuels, the primary cause of <strong>global warming and air pollution</strong> and one of the major causes of <strong>biodiversity loss</strong>. We have long known that our way of living is unstainable. However, we have not yet managed to bring about the radical change necessary for survival causing a great deal of concern in the scientific community. Paradoxically, once the emergency has stabilised, the social and economic shock of the Covid-19 represents a unique opportunity to accelerate the creation of a new sustainable economy through the economic recovery package.</p>



<p>In a way, we already have all the vaccines
needed to deal with the climate emergency: zero-emission technologies are
largely mature and the immediate financial response of </p>



<p>Governments and Central Banks to Covid-19 has shown that the injection of large amounts of capital and the review of fiscal policies is primarily a matter of political will. The role of Governments will be strengthened, but with it also comes the responsibility to dedicate the new capital to projects in line with the sustainable development goals, such as the <strong>European Green Deal and the Italian Green New Deal</strong>. Clear conditionalities could help steer the investment in the right direction and avoid that new and old high carbon projects are supported.</p>



<p>An economic recovery focused on
environmental sustainability will help families access cleaner energy options,
live in more efficient homes and use cleaner transport, saving on bills and
breathing clean air – exposure to air pollution causes <a href="https://www.who.int/news-room/detail/05-12-2018-health-benefits-far-outweigh-the-costs-of-meeting-climate-change-goals">7
million deaths worldwide every year and more than $5 trillion in welfare losses</a>.
Investing in climate resilience and adaptation will also be key and the only
strategy to avoid experiencing again severe impacts such as those caused by
Covid-19. This will also help avoid or at least mitigate mass global migration
and conflicts over food and water. Every economic decision-making process (at global,
European and national level) must therefore put decarbonisation, biodiversity
conservation and resilience at the heart of its mission. As in the post-war
period of the 20<sup>th</sup> century, we need today and throughout this
century a new multilateral consensus and a new social contract with sustainable
development at its heart based on shared rules, cooperation and solidarity. </p>
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		<title>Salute e clima: ripartire insieme per un Pianeta sostenibile</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1898/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bergamaschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 10:06:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La tragedia umana del COVID-19 e lo shock previsto per l’economia globale non sono purtroppo scenari del tutto&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La tragedia umana del COVID-19 e lo shock previsto per l’economia globale non sono purtroppo scenari del tutto inattesi. Da molti anni esperti di ecologia, biodiversità, clima e salute ambientale mettono in guardia sugli alti rischi di esplosione di nuove epidemie causate dallo sviluppo economico moderno. E infatti <a href="https://royalsocietypublishing.org/doi/full/10.1098/rsif.2014.0950">la ricerca empirica</a> suggerisce che i focolai di malattie animali e altre malattie infettive come l&#8217;Ebola, la Sars, l&#8217;influenza aviaria e ora il Covid-19 sono in aumento. Da qualche anno è inoltre emersa una nuova disciplina – la <strong>salute planetaria</strong> – che si concentra sulle connessioni sempre più visibili tra il benessere dell&#8217;uomo quello di altri esseri viventi e quello di interi ecosistemi. </p>



<p>Proprio nel 2017 il Governo di <strong>Paolo Gentiloni</strong> mise per la prima volta il tema della salute planetaria al centro del programma Salute del G7 sotto la Presidenza italiana (il cui incontro ministeriale si tenne proprio a Milano). Il <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2656_allegato.pdf">comunicato finale dei Ministri della Salute del G7</a> riconobbe chiaramente che <em>“i fattori climatici ed ambientali possono aggravare i rischi per la salute esistenti e creare nuove minacce”</em>. In quella occasione furono anche definite per la prima volta le <a href="http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_359_ulterioriallegati_ulterioreallegato_0_alleg.pdf">linee guida per una strategia globale di azione</a> per la riduzione di questi rischi. </p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-3cc6a41d" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-3cc6a41d"><span id="i-fattori-ambientali-e-climatici-dietro-le-emergenze-sanitarie">I fattori ambientali e climatici dietro le emergenze sanitarie</span></h5>



<p>È evidente come fenomeni di rapida urbanizzazione e crescita della popolazione, distruzione degli ecosistemi (terrestri e marini), continuo sfruttamento dei combustibili fossili e il riscaldamento globale stanno avendo un impatto senza precedenti sulla biodiversità e il clima del Pianeta, con profonde ripercussioni sanitarie ed economiche per tutti. Anche se è ancora presto per parlare di un nesso causale tra il Covid-19 e i fattori ambientali, è chiaro che l’erosione dei fattori ambientali e climatici alla base dell’esistenza umana e della co-esistenza (e interdipendenza) con altre specie ed ecosistemi presenterà sempre di più il conto salato dei rischi e dei costi nascosti dell’attuale sviluppo insostenibile. </p>



<p>Inoltre, per un virus come il Covid-19 che attacca in modo molto aggressivo le vie respiratorie, non aiutano certamente gli <strong>altissimi livelli di inquinamento dell’aria</strong> soprattutto nella Pianura padana che insieme alla Polonia meridionale è la regione più inquinata d’Europa. Di conseguenza l’Italia risulta essere il paese europeo che registra il numero più alto di morti premature da inquinamento atmosferico: sono stati <a href="https://www.eea.europa.eu/themes/air/country-fact-sheets/2019-country-fact-sheets/italy">oltre 70 mila nel 2016</a>. È plausibile quindi, come dichiarato da vari <a href="https://www.theguardian.com/environment/2020/mar/17/air-pollution-likely-to-increase-coronavirus-death-rate-warn-experts?CMP=Share_AndroidApp_Signal">esperti di salute</a>, che le popolazioni che risiedono in queste regioni e che presentano già di base maggiori fragilità e patologie del sistema respiratorio e dell’apparato cardiocircolatorio dovute agli alti livelli di smog siano maggiormente esposte ai rischi del Covid-19. <a href="http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l’effetto-dell’inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf">Ricercatori italiani</a> hanno inoltre avanzato l’ipotesi che lo smog possa fare da vettore di trasporto e diffusione del virus, aiutandolo a rimanere più a lungo nell’aria e offrendo “un’autostrada” per i contagi. Ma il nesso causale rimane ancora da verificare.</p>



<h5 id="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-988cf169" class="wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading wp-block-themeisle-blocks-advanced-heading-988cf169"><span id="cooperazione-e-solidarieta-internazionale-come-unica-difesa">Cooperazione e solidarietà internazionale come unica difesa</span></h5>



<p>La salute, il clima e la biodiversità rappresentano dunque pilastri fondamentali a sostegno della vita umana e alla base della stabilità sociale ed economica delle nazioni. Non conoscono confini nazionali e pertanto devono essere considerati beni comuni globali, soprattutto in un mondo mai così interconnesso e dunque interdipendente come oggi. L’unica strada sicura per contrastare efficacemente le minacce alla salute individuale da virus e cambiamento climatico sono la <strong>cooperazione e la solidarietà internazionale </strong>– attraverso un governo globale di regole multilaterali come il modello dell’Accordo di Parigi sul clima adottato nel 2015 – insieme alla costruzione di un nuovo sistema economico che rispetti i limiti planetari e costruisca la resilienza necessaria per resistere ed affrontare al meglio le emergenze. </p>



<p>L’economia globale è ancora primariamente legata alla combustione di idrocarburi, prima causa del riscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico e tra le cause maggiori di perdita di biodiversità. Sappiamo da tempo di vivere in una condizione insostenibile. Ciononostante, non siamo ancora riusciti a realizzare quel cambiamento radicale necessario alla sopravvivenza, con grande allarme della comunità scientifica. Paradossalmente, una volta stabilizzata l’emergenza, lo shock sociale ed economico del Covid-19 rappresenta un’opportunità forse unica per accelerare la costruzione della una nuova economia sostenibile nel momento del rilancio economico. </p>



<p>In un certo senso abbiamo già <strong>tutti i vaccini necessari per affrontare l’emergenza climatica</strong>: le tecnologie a zero emissioni sono per buona parte già mature e la risposta finanziaria immediata dei Governi e Banche centrali al Covid-19 ha dimostrato che l’immissione di ingenti capitali e il ripensamento delle politiche fiscale è una questione primariamente di volontà politica. Il ruolo dei Governi ne uscirà rafforzato ma con esso anche la responsabilità di focalizzare, attraverso precise condizionalità, i nuovi capitali per la ripresa economica su progetti in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, come il Green Deal europeo e il Green New Deal italiano. </p>



<p>Una ripresa economica incentrata sulla sostenibilità ambientale aiuterà le famiglie ad accedere a opzioni energetiche più pulite, vivere in case più efficienti e muoversi in modo più pulito, risparmiando sulle bollette e respirando aria pulita (l’esposizione all&#8217;inquinamento atmosferico causa ogni anno <a href="https://www.who.int/news-room/detail/05-12-2018-health-benefits-far-outweigh-the-costs-of-meeting-climate-change-goals">7 milioni di morti</a> in tutto il mondo e oltre 5 mila miliardi di dollari in perdite di benessere). Occorrerà inoltre <strong>investire nella resilienza</strong> cioè nella cura del territorio e nell’adattamento agli impatti climatici, l’unica strategia per evitare il riproporsi di esperienze drammatiche come quella del Covid-19. Ma anche per evitare migrazioni globali di massa e conflitti per il cibo e l’acqua. L’intero processo decisionale economico (globale, europeo e nazionale) deve perciò mettere la <strong>decarbonizzazione</strong>, la conservazione della biodiversità e la resilienza al cuore della sua missione. Proprio come nel dopoguerra abbiamo bisogno oggi di un nuovo consenso multilaterale a livello globale e di un nuovo contratto sociale a livello nazionale fondati su regole condivise che diano nuova spinta alla cooperazione e alla solidarietà con al centro in questo secolo lo sviluppo sostenibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1898/">Salute e clima: ripartire insieme per un Pianeta sostenibile</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Proteggere l’ambiente senza protezionismo</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1268/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Bergamaschi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Dec 2018 22:30:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Italia nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[#ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Globalizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sfida ambientale, e in particolare la lotta ai cambiamenti climatici, è una delle sfide principali del nostro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1268/">Proteggere l’ambiente senza protezionismo</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La sfida ambientale, e in particolare la lotta ai cambiamenti climatici, è una delle sfide principali del nostro secolo. <strong>“Esistenziale”</strong> perché senza stabilizzare l’incremento della temperatura globale, idealmente entro 1,5 gradi come indicato dall’ultimo rapporto della comunità scientifica internazionale dell’IPCC, non sarà possibile garantire la disponibilità delle risorse – in primis acqua, cibo ed energia – e salvaguardare la salute umana e degli ecosistemi. Di conseguenza i cambiamenti climatici minacciano direttamente la sicurezza e la prosperità di tutte le nazioni, mettendo già ora in serio pericolo l’esistenza stessa delle comunità più vulnerabili, come le piccole isole del Pacifico e le comunità rurali del Sahel.</p>
<p><strong>La trasformazione ecologica deve diventare un imperativo interesse nazionale </strong>a maggior ragione perché ci troviamo in una regione geografica particolarmente esposta al surriscaldamento globale e ai suoi rischi. Il bacino del Mediterraneo si riscalda infatti più velocemente della media globale, oggi più caldo di 1,4 gradi rispetto all’incremento medio globale di circa 1 grado rispetto all’era pre-industriale. L’incremento delle temperature sta aumentando la frequenza e l’intensità, e dunque i danni, di eventi metereologici estremi che hanno già spezzato le vite di molti.</p>
<p>Nessun paese da solo può affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. Mai come oggi abbiamo bisogno della cooperazione internazionale e di regole multilaterali condivise. L’Accordo internazionale sul clima è stato raggiunto a Parigi nel 2015 e <strong>ora si tratta di passare dalla costruzione di un regime internazionale condiviso alla sua implementazione.</strong> La comunità scientifica ci avverte che le azioni e gli impegni intraprese finora non sono sufficienti a stabilizzare il riscaldamento globale entro la soglia più sicura di 1,5 gradi, che rischia di essere raggiunta già nel 2030. Occorre dunque una trasformazione tempestiva e senza precedenti. Ad oggi siamo in rotta per raggiungere 3 gradi di riscaldamento medio globale entro fine secolo, una soglia che non garantirebbe la convivenza pacifica dei popoli.</p>
<p><strong>La sfida è proporre un modello di politica riformista alternativa ai nuovi nazionalismi in grado di offrire protezione senza protezionismo.</strong> Richiudersi in sé stessi in un mondo interconnesso, senza di fatto più confini, con la speranza di mantenere il controllo sul proprio destino è un’illusione pericolosa perché le trasformazioni in atto sono ingestibili senza la cooperazione internazionale. L’orizzonte più prossimo per la protezione degli interessi italiani nel mondo è necessariamente quello europeo. Rafforzare riformando il progetto europeo alla luce delle nuove sfide è la via più sicura ed efficace per gestire il cambiamento in modo ordinato ed equo e per incidere in modo profondo sugli affari globali (l’esatto contrario del modello della Brexit).</p>
<p><strong><em> </em></strong><strong>Abbiamo allora bisogno di un’Europa forte che si impegni a</strong> <strong>riformare il commercio internazionale per mantenere la fiducia nei mercati aperti</strong> <strong>e l’abilità di raggiungere gli obiettivi climatici. </strong>Il commercio internazionale rimane lo strumento principale che ci connette con l’economia globale e fondamentale per raggiungere gli obiettivi di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Perché senza mercati aperti sarà molto difficile generare economie di scala che permettano di abbattere i costi delle tecnologie pulite e garantirne così la piena e tempestiva diffusione e adozione globale. Inoltre, l’aggravarsi degli impatti climatici significa che sempre più paesi, soprattutto quelli della sponda sud del Mediterraneo e della fascia del Sahel, dipenderanno dall’importazioni di cereali e cibo per soddisfare la loro sicurezza alimentare.</p>
<p>Siamo consapevoli che gli accordi commerciali esistenti non sono perfetti ma spesso causano effetti indesiderati e non sono stati concepiti e discussi in modi inclusivo e trasparenti. Occorre includere azioni che permettono di ottenere un’economia internazionale più giusta e competitiva, come per esempio terminare i paradisi fiscali e contrastare la concentrazione di potere in mano a pochi oligarchi che impedisce l’innovazione o la riduzione dei prezzi per i consumatori. <strong>Riformare l’economia globale prendendosi cura dell’ambiente e delle persone significa iscrivere negli accordi commerciali condizioni per cui vengano rispettati gli impegni stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima e i diritti dei lavoratori.</strong> L’applicazione di queste condizioni deve essere garantita da organismi multilaterali indipendenti, come l’Organizzazione internazionale del lavoro per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei lavoratori. Per garantire la protezione sociale questi accordi devono essere accompagnati da pacchetti di solide misure domestiche per rafforzare i salari e la produttività e per consentire che le industrie e le comunità più vulnerabili, come l’industria tradizionale dell’auto a combustione o le comunità rurali, abbiano accesso a processi di formazione e nuovi investimenti per rilanciare l’economia locale invece di essere spinte fuori dal mercato. Le nuove tecnologie devono diventare una fonte di creazione di valore e opportunità invece di presentarsi contro le persone.</p>
<p>Tutto ciò è possibile a patto che la transizione ecologica non diventi un obiettivo fine a sé stesso, ma un’opportunità per uno sviluppo economico sostenibile e giusto.</p>
<p><strong><em> </em></strong>La trasformazione dell’economia globale deve essere quindi accompagnata da una <strong>seria riforma della finanza pubblica e privata che devono tornare a servire l’economia e le persone e realizzare uno sviluppo pienamente sostenibile</strong>. Per permettere lo spostamento efficace di capitali da investimenti in combustibili fossili e compagnie non virtuose verso investimenti puliti è necessario che la rendicontazione non finanziaria – ossia la comunicazione di informazioni su sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale, catena di fornitura, gestione delle diversità e gestione dei rischi – diventi obbligatoria. Solo fornendo le informazioni in modo trasparente sull’effettiva esposizione ai rischi climatici e sociali sarà possibile orientare le decisioni degli investitori privati, come fondi pensione, assicurazioni e banche d’investimento, verso attività non inquinanti e socialmente sostenibili.</p>
<p>Occorrerà inoltre disincentivare l’utilizzo dei combustibili fossili attraverso misure fiscali che ne interrompano definitivamente il sostegno pubblico e allo stesso tempo tassino le emissioni inquinanti. Per evitare che si trasformino in misure inique, i proventi di questa tassazione dovranno essere reinvestiti a beneficio delle famiglie più vulnerabili, per esempio per la riqualificazione energetica delle abitazioni delle oltre 9 milioni di persone che in Italia, soprattutto al Sud, soffrono di povertà energetica non riuscendo a riscaldare adeguatamente le loro case. <strong>L’efficienza energetica è un mezzo fondamentale per abbattere i consumi, i costi e le emissioni, offrendo al contempo elevati vantaggi per le attività produttive e la geopolitica.</strong> Riducendo infatti i consumi di gas per il riscaldamento si ridurranno anche i bisogni di importazioni di gas e di nuove infrastrutture, come gasdotti e rigassificatori, e dunque la dipendenza da (e il finanziamento di) regimi autoritari e corrotti.</p>
<p><strong> </strong><strong>La questione fondamentale connessa alle infrastrutture non è se costruire o no, ma cosa costruire e come.</strong> Le infrastrutture sono vitali per l&#8217;economia e la sicurezza delle persone, le quali dipenderanno in maniera sempre maggiore dalla capacità di resistere ai cambiamenti climatici. Questo è uno dei messaggi fondamentali del rapporto IPCC sugli 1,5 gradi. Rimanere entro la soglia di 1,5 gradi significa che ogni nuova infrastruttura non può più prescindere dalle emissioni che genererà e da standard di resilienza tali da resistere agli impatti dei cambiamenti climatici che diventeranno sempre più violenti. Questi criteri devono essere utilizzati nelle valutazioni che precederanno la costruzione di nuove infrastrutture e l’investimento di ingente capitale politico ed economico. Ciò vale soprattutto per nuove infrastrutture fossili, incluso il gasdotto TAP. Il rapporto IPCC indica con chiarezza che non c’è più spazio per nuovo gas fossile se vogliamo limitare l’incremento della temperatura a livelli più sicuri e gestibili possibili. La combustione di gas deve infatti scendere a livello mondiale del 25% entro il 2030 e del 74% entro il 2050 rispetto al 2010. Se fino ad ora abbiamo considerato il gas come “combustibile ponte” per la transizione energetica, la comunità scientifica suggerisce che siamo arrivati alla fine di quel ponte.</p>
<p>La transizione ecologica offre dunque un modello radicalmente e pragmaticamente diverso di pensare il commercio, l’economia, la finanza e le infrastrutture. Le trasformazioni necessarie a <strong>rendere le nostre città più sane, più pulite, più efficienti e intelligenti non possono però prescindere dal garantire adeguate protezioni sociali</strong> e alternative alle comunità affette in negativo dal cambiamento.</p>
<p>*Ricercatore Istituto Affari Internazionali</p>
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