I fondi del Next Generation EU – il piano della Commissione da 750 miliardi – dovranno disegnare l’Italia dei prossimi 30 anni e contribuire nello stesso tempo all’avvio di un rilancio immediato dell’economia di questo paese, e nel farlo gli enti locali dovranno necessariamente avere un ruolo primario nella definizione dei progetti e delle priorità. E’ una occasione irripetibile per avviare una storica rigenerazione urbana delle nostre città e dei nostri comuni, capace di innescare sostanziosi investimenti e aumentare l’occupazione, anche creando nuove professionalità legate all’economia circolare, alle ristrutturazioni edilizie ed energetiche, al ciclo dei rifiuti e al recupero delle aree dismesse e delle periferie.

Già nel 2016 gli allora 28 membri dell’UE hanno approvato l’Agenda urbana dell’UE, i cui temi prioritari tra gli altri sono la qualità dell’aria, l’economia circolare, l’edilizia, i posti di lavoro e le competenze dell’economia locale, mobilità e povertà urbana. Ma anche l’accesso più agevolato delle amministrazioni cittadine ai finanziamenti e all’applicazione degli atti comunitari.

Già prima dell’incubo Covid, inoltre, una miriade di opportunità per le nostre città erano assicurate dall’ European Green Deal, una sfida imponente in grado di incidere sulle nostre vite e la nostra quotidianità riguardo la qualità dell’aria, i trasporti pubblici e privati, il rispetto per l’ambiente e l’efficienza energetica degli edifici, con ricadute importanti anche sull’occupazione, con la creazione di migliaia di posti di lavoro nell’economia circolare e nell’edilizia.

Nella stessa direzione, ovvero la necessità di avviare un rapida ripresa economica e occupazionale – oltre che urbana –  va la nuova strategia  della Commissione Europea  Renovation Wave, presentata il 14 ottobre scorso, un piano sull’urbanistica inquadrato finanziariamente nel programma di investimenti InvestEu e nei fondi regionali e di Bei che punterà  sul rinnovo del patrimonio edilizio europeo, sull’efficientamento energetico di edifici pubblici e privati e sul ciclo dei rifiuti. La Commissione punta a ristrutturare 35 milioni di edifici entro il 2030 e creare 160.000 posti di lavoro.

Sempre nell’ottica di dare centralità alle città nel perseguire i traguardi ambientali dell’European Green Deal e di uno sviluppo urbano sostenibile, il 22 ottobre  la Commissione Europea ha lanciato il Green City Accord. Il Green City Accord è come un’iniziativa che mira a coinvolgere i Sindaci europei che vorranno impegnarsi a rendere le loro comunità più verdi, sane e pulite e sostenere con sforzi decisi il raggiungimento degli obiettivi ambientali dell’UE.

Le città e le comunità che aderiranno   si adopereranno nel potenziare le loro politiche ambientali in 5 aree chiave: aria, acqua, rumori, economia circolare e rifiuti, natura e biodiversità. Sembra pertanto evidente come l’Esecutivo Comunitario consideri le città e le questioni urbane fondamentali per gli scopi che l’UE si pone di raggiungere negli anni a venire.

In generale, tornando all’Italia e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, se i nostri enti locali vorranno essere non solo beneficiari ultimi degli aiuti del Next Generation EU per le loro comunità ma anche attori primari nella definizione dei progetti e nella governance degli stessi, dovranno farsi trovare pronti.

Tornando al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza del Governo, esso include diversi temi sui quali le città dovranno avere un ruolo decisivo, selezionando progetti, organismi attuatori e beneficiari. Tra i principali temi che richiederanno un ruolo attivo da parte dei comuni vi è la trasformazione verde, di cui abbiamo già parlato. Con lo sviluppo non solo dell’economia circolare, ma anche con piani di forestazione urbana, partendo già da subito  nell’individuazione delle aree interessate con la collaborazione con gli addetti ai lavori per la redazione dei progetti e la formazione delle tante professionalità da impiegare nei piani, magari coinvolgendo i lavoratori rimasti fuori dal mercato del lavoro dopo la pandemia.

L’altro insieme di temi individuato dal governo e su cui le città e i comuni saranno centrali è quello dell’equità sociale e territoriale.

Davanti al dramma sociale della perdita di posti di lavoro, i comuni e le città potranno prevedere percorsi formativi che coinvolgano non solo i lavoratori che hanno perso il loro impiego durante la pandemia, ma anche le categorie storicamente svantaggiate dal mercato – quali donne e giovani – nelle opportunità che i grossi investimenti pubblici e privati offriranno, creando sinergie tra gli assessorati interessati, enti formativi e aziende pubbliche e private.

Infine, le nostre città non possono perdere questa opportunità per riqualificare le periferie, intervenendo con la costruzione di spazi di integrazione, impianti sportivi e culturali.

Storica e insperata inoltre è l’occasione che i fondi europei ci offrono per recuperare i piccoli paesi, dai borghi appenninici alle frazioni di campagna, con progetti di sviluppo e di conservazione capaci di creare strutture eco sostenibili e percorsi turistici, culturali, ambientali e gastronomici che vadano a potenziare la riscoperta del turismo interno e di prossimità.

Alla fine di questa analisi è evidente quanto importante sia il momento e l’opportunità di rilancio del paese per incidere con azioni e progetti ambiziosi concretamente nella vita quotidiana dei cittadini italiani, e come il treno del Next Generation EU passi per tutte le nostre comunità, dalle città ai comuni, fino al più  decadente borgo italiano.


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