All’inizio del mese di settembre la Commissione europea ha lanciato un piano di azione ed uno studio prospettico sulle c.d. materie prime critiche impiegate spesso nelle nuove tecnologie, allo scopo di ridurre la dipendenza dell’Europa dai paesi terzi promuovendo, allo stesso tempo, un approvvigionamento responsabile che possa favorire una transizione verso un’economia verde e digitale. 

Ma che cosa si intende per materie prime critiche e possono le stesse essere impiegate come strumento di politica estera in settori strategici come quello dello spazio e della difesa?

Essenziali per il funzionamento di una vasta gamma di ecosistemi industriali, le materie prime critiche sono così definite in quanto presentano, oltre che una grande importanza economica, un elevato rischio di approvvigionamento che concerne la concentrazione a livello di paese della produzione mondiale di metalli e minerali, la governance dei paesi fornitori e, soprattutto, la dipendenza dell’UE dalle importazioni dai paesi terzi. In effetti, è già dal 2008 che l’Unione Europea è impegnata a promuovere una sua “Raw Materials Strategy”, prediligendo politiche volte a mitigare i rischi, diversificare i rifornimenti, investire in ricerca e sviluppo e garantire una maggiore sostenibilità nelle catene di approvvigionamento.

L’accesso alle materie prime critiche, il cui elenco è stato riesaminato nel 2020 alla luce della mutata importanza economica delle stesse in base alle relative applicazioni industriali comprendendo per la prima volta il litio, essenziale per la transizione verso una mobilità elettrica, costituisce una questione di sicurezza strategica per la realizzazione del Green Deal. Per compiere la rivoluzione verde dell’economia c’è infatti bisogno di materie prime che, ad oggi, vengono estratte in pochi Paesi del pianeta e non sempre in condizioni sostenibili. Il conseguimento della sicurezza delle risorse richiede un’azione volta a diversificare l’ approvvigionamento delle stesse da fonti sia primarie che secondarie, migliorarne la circolarità e puntare ad una progettazione sostenibile dei prodotti derivati. Il piano di azione per l’economia circolare del Green Deal europeo mira, infatti, a dissociare la crescita dall’uso delle risorse attraverso la progettazione sostenibile dei prodotti e la mobilitazione del potenziale delle materie prime secondarie. A tal proposito, l’UE è all’avanguardia nel settore dell’economica circolare: oltre il 50% di alcuni metalli come il ferro e lo zinco,viene riciclato coprendo più di un quarto del consumo totale dell’UE.

Con l’aumento della domanda globale di materie prime critiche, è fondamentale mobilitare al meglio il potenziale interno europeo al fine di rendere l’UE più resiliente e sviluppare un’autonomia strategica aperta per ridurre le dipendenze esterne. L’approvvigionamento di molte materie prime critiche è, in effetti, altamente concentrato: la Cina fornisce il all’UE circa il 98% delle terre rare, la Turchia la stessa percentuale del borato e il Sud Africa soddisfa il 71% del fabbisogno di platino. Risulta dunque chiaro che, oltre ad una questione di sostenibilità ambientale, la corsa alle materia prime critiche comprende anche l’aspetto geopolitico, soprattutto considerando che, attualmente, la Cina ha stabilito un quasi-monopolio sull’industria estrattiva e produttiva dei metalli rari, grazie a decenni di accurata pianificazione. A causa dei limiti geologici del territorio europeo, la domanda futura di materie prime critiche continuerà, probabilmente, ad essere ampiamente soddisfatta unicamente dalle importazioni anche a medio a lungo termine. Per questo motivo lo scopo primario del piano di azione della commissione, ossia l’autonomia strategica aperta in questi settori, deve pertanto continuare ad essere ancorata ad un accesso ben diversificato ai mercati globali delle materie prime.

A tal proposito l’obiettivo fondamentale messo in luce dalla Commissione è quello di aumentare la resilienza nelle terre rare e nei magneti, poiché si tratta di due materie fondamentali per l’industria europea dello spazio e della difesa. Per conseguire tali obiettivi, la Commissione sta istituendo un’Alleanza europea per le materie prime che riunirà tutti i portatori di interessi coinvolti sviluppando, al contempo, partenariati strategici internazionali per garantire l’approvvigionamento di materie prime critiche non disponibili in Europa. Dal 2021 partiranno così i partenariati pilota con il Canada, con alcuni paesi africani e con i paesi vicini all’UE come la Norvegia e l’Ucraina e i paesi dell’allargamento e dei Balcani Occidentali. La diplomazia economica ed energetica con i paesi terzi risulta dunque fondamentale per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento critiche per la transizione verso l’energia pulita e la sicurezza energetica.

Riuscirà l’Unione Europea a costruire un’industria mineraria e metallica indipendente all’interno della quale le materie prime critiche svolgano da vettore della politica estera? E, soprattutto, si riuscirà  a contribuire alla creazione di una governance globale congiunta dei minerali? La questione rimane aperta su più fronti.

Categorie: Europa

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