In un contesto politico globale in cui sempre più Paesi stanno investendo massicciamente nell’ Intelligenza Artificiale (IA), le autorità europee hanno acquisito consapevolezza della necessità di adottare un approccio comune ed un piano coordinato  per tutti i paesi membri teso sia a promuovere lo sviluppo dell’IA sia ad affrontare i rischi potenziali elevati che la stessa pone per la sicurezza e per i diritti fondamentali degli individui.

Differentemente dalla strategia statunitense, radicata al mercato, e da quella cinese, totalmente monopolizzata dal ruolo dello stato, la strategia europea relativa all’IA e, in generale, al tema del digitale, si basa sulla produzione di modelli normativi e regolatori. Si tratta di modelli che investono essenzialmente quattro ambiti: la produzione dei dati personali, regolamentata dal GDPR; i servizi digitali affidati al DSA, l’identità digitale disciplinata dal regolamento EIDAS del 2014 attualmente in corso di revisione, e l’Intelligenza Artificiale a cui sono stati dedicati numerosi documenti e proposte di normativi.

La prima proposta volta ad adottare un approccio comune all’IA nasce nel 2017, ma si concretizza solo un anno dopo, in due documenti strategici: la Strategia Europea per l’IA e il Piano Coordinato sull’IA.  La strategia si pone tre principali obiettivi: dare impulso alla capacità tecnologica e industriale dell’UE e all’adozione dell’IA in tutti i settori economici; prepararsi ai cambiamenti socioeconomici apportati dall’IA; assicurare un quadro etico e giuridico adeguato. La Commissione ha fin da subito sottolineato la necessità che lo sviluppo di tecnologie di IA rispetti i valori fondanti dell’UE quali l’equità, la sicurezza, l’inclusione sociale e la trasparenza, in modo da assicurare la fiducia dei cittadini nelle tecnologie. Il Coordinated Plan on AI, invece, si propone di rafforzare la cooperazione tra gli Stati membri per raggiungere quattro obiettivi chiave: massimizzare gli investimenti attraverso i partenariati e l’adozione di strategie nazionali; creare un database europeo per le tecnologie di IA; coltivare il talento e le abilità; sviluppare tecnologie etiche e affidabili.

La necessità di un approccio più dettagliato ha poi spinto la Commissione, ora guidata da Ursula Von der Leyen, a pubblicare nel 2020 un White Paper sull’Intelligenza Artificiale. Il documento ruota attorno a due pilastri: la creazione di un ecosistema di eccellenza, realizzabile attraverso una più proficua cooperazione tra gli Stati membri e un partenariato tra pubblico e privato; e la creazione di un ecosistema di fiducia, tramite misure di policy da implementare in un futuro quadro normativo che abbia un approccio antropocentrico.

Per creare un quadro normativo maggiormente armonizzato tra i paesi dell’Unione, da estendere eventualmente anche a paesi esterni tramite la sua applicazione extraterritoriale, ad aprile 2021 il Parlamento Europeo ha presentato l’Artificial Intelligence Act, una proposta di regolamento che fa parte di un pacchetto di tre misure adottato dalla Commissione. Tale pacchetto prevede una Chapeau Communication, una comunicazione priva di autonomia ma solo introduttiva di documenti più normativi, la revisione del Coordinated Plan on AI e la proposta stessa di regolamento impostata su un Risk-based Approach che definisce varie aree di intervento per i sistemi di IA. Si va dalle applicazioni proibiteperché causa di rischi insopportabili per i diritti e libertà fondamentali come pratiche manipolative online, pratiche di social scoring e sistemi di identificazione biometrica; alle applicazioni ad alto rischio, non proibite ma sottoposte a specifiche condizioni per gestirne i rischi come le tecniche di riconoscimento facciale o l’IA usata nelle infrastrutture critiche, in contesti educativi, e in contesti di asilo e di frontiera; fino alle applicazioni a rischio limitato che implicano solo obblighi di trasparenza molto vaghi, tra cui algoritmi di IA che producono deepfake e sistemi di riconoscimento delle emozioni e di categorizzazione biometrica.

La proposta di regolamento non è, però, l’unica novità. Queste regole sono infatti accompagnate da una serie di iniziative volte a favorire la nascita di un partenariato pubblico-privato sull’IA, i dati e la robotica per definire, attuare e investire in un programma strategico comune di ricerca e innovazione per l’Europa. La costituzione di centri di eccellenza per l’IA sarà cruciale per promuovere lo scambio di conoscenze e competenze, sviluppare la collaborazione con l’industria.

La c.d. “via europea per l’IA” è una via che è necessario continuare a valorizzare e percorrere, con la consapevolezza che debba continuare ad aggiornarsi in un intervento normativo di carattere minimale che sia stabile ma non immobile, e che quindi abbia la capacità di adeguarsi all’incessante sviluppo tecnologico a cui stiamo assistendo.

La visione europea ha quattro obiettivi fondamentali: stabilire le condizioni abilitanti per lo sviluppo e la diffusione dell’IA, costruire una leadership strategica nei settori a impatto elevato, fare dell’UE il luogo giusto affinché l’IA prosperi, e garantire che le tecnologie di IA siano al servizio delle persone. Questi obiettivi rientrano nel più ampio concetto di un continente che vede nel progresso tecnologico, attento all’ambiente e alla società, una delle chiavi necessarie per la ripartenza post-pandemica, ma soprattutto uno strumento indispensabile per una maggiore integrazione dei mercati nazionali in un unico mercato europeo capace di rapportarsi congiuntamente alle grandi potenze mondiali, esportando non solo beni, ma soprattutto un nuovo modo di concepire la tecnologia come strumento per il raggiungimento del benessere dell’individuo e della società nel suo insieme.


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