Edi Rama si appresta a formare il suo terzo governo di fila e guidare l’Albania per altri quattro anni. Il suo Partito socialista ha conquistato alle elezioni di domenica 25 aprile 74 seggi su 140. Il successo dei socialisti ha ribaltato i sondaggi della vigilia e i primi exit poll che preannunciavano un testa a testa con il loro maggiore avversario, il Partito democratico guidato da Lulzim Basha (di ispirazione conservatrice).

La campagna elettorale si è svolta in un forte clima di conflittualità , con accuse di corruzione reciproca e uno scontro violento tra i sostenitori delle maggiori forze politiche, nel contesto dell’emergenza Covid e di una campagna vaccinale che stenta a decollare.

Il merito della vittoria del Partito socialista è senz’altro della leadership di Rama, ex sindaco di Tirana che si è impegnato in una serie di riforme per avvicinare sempre di più il suo paese all’Europa. E la prospettiva europea, assieme al completamento del processo riformatore nelle aree chiave necessario a garantire gli standard comunitari, sarà la stella polare del terzo governo di Rama.

L’obiettivo di aderire all’Ue anima le speranze di un intero paese e di tutte le forze politiche albanesi. E d’altra parte l’Albania costituisce, con Serbia, Montenegro e Nord Macedonia, quei Balcani occidentali di cui l’Unione Europea ha bisogno per sentirsi davvero completa, per imprescindibili esigenze di sicurezza e per interessi strategici e geopolitici.

Il percorso che condurrà l’Albania a diventare un membro dell’Unione Europea – dopo che gia nel 2009 in paese ha aderito alla Nato- è però ancora pieno di ostacoli. La domanda di adesione dell’Albania all’Ue risale al 2009 e, dopo aver ottenuto lo Status di paese candidato nel 2014, lo scorso anno sono stati formalmente aperti a Bruxelles i Negoziati di adesione.

La tempistica per l’ingresso dell’Albania e degli altri candidati all’interno della famiglia europea è ancora poco chiara. Tirana ha ottenuto dal Consiglio europeo di marzo 2020 un via a metà ai negoziati di adesione, negoziati che partiranno dopo l’avvio della Conferenza integovernativa Ue – Albania.

Per il paese delle aquile, i progressi sulla lotta alla corruzione, sullo stato di diritto e sull’indipendenza del sistema giudiziario sono rilevanti, ma il percorso di riforma non è ancora giunto a compimento. Il vento europeista soffia prepotente a Tirana già da anni, sorretto dalle giovani generazioni impazienti di abbracciare pienamente lo stile di vita europeo e le opportunità di lavoro e di studio che l’Unione Europea offre.

La prospettiva europea è un balsamo per le ferite di un paese piagato dalla corruzione ancora dilagante, dalla crisi economica aggravata dal Covid e dal terremoto che ha colpito il paese nel 2019. L’Europa rappresenta, per i giovani albanesi, ciò che per i loro genitori ha rappresentato l’Italia. Appena 72 km e il Canale d’Otranto separano i due paesi e l’Italia è, da sempre, punto di riferimento economico e culturale per il paese.

Ancora oggi, in Albania – specie nelle città – l’italiano continua a essere la seconda lingua e i rapporti economici e commerciali tra le due sponde dell’Adriatico sono intensi. Migliaia di italiani hanno investito in Albania, aiutati dalla burocrazia leggera e da una bassa tassazione. L’Italia è il primo partner commerciale di un che, tuttavia, da alcuni anni rischia di subire l’influenza geopolitica, oltre che commerciale, di potenze regionali vicine ai balcani: Turchia in primis.

Un rischio, quello delle sirene turche e cinesi, che l’Europa non può permettersi, né in Albania, né negli altri Balcani occidentali. Motivo per cui è necessario sostenere Tirana a proseguire nelle riforme strutturali e accelerare i negoziati di adesione per dare tempi e una prospettiva di adesione certa. La piena integrazione del paese delle aquile in Ue è un tema che interessa fortemente l’Italia, che

con tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi anni è rimasta sempre il primo sostenitore dell’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. Un rapporto, quello tra Italia e Albania, intenso e rafforzato dai due grandi esodi del 1991 che portarono, prima a Brindisi e poi a Bari, migliaia di albanesi in Puglia, mettendo l’Italia, storicamente paese di emigrazione, per la prima volta davanti al dramma inverso.

Lo scorso marzo, in occasione del trentesimo anniversario del primo storico sbarco di albanesi a Brindisi, Edi Rama è tornato a ringraziare il popolo italiano che aprì le proprie case a quella gente disperata che scappava da fame e paura.

E negli occhi di noi italiani sono ancora impresse le immagini e le parole di Rama e dei medici albanesi in partenza per la Lombardia nella prima ondata di Covid, quando la piccola e povera Albania ha provato a ricambiare l’aiuto al paese amico di sempre. Un paese che deve aiutare e sostenere, con la cooperazione e il sostegno politico, il suo dirimpettaio – così vicino che nelle giornate terse da Otranto si vedono le montagne albanesi – ad entrare finalmente in Ue.


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