Alla guida del semestre di presidenza dell’Ue fino al prossimo 30 giugno, risorto dalle crisi economiche del 2009 e 2014, esempio di conti in ordine e sviluppo economico ma inerme davanti agli effetti del ciclone Covid, il paese lusitano teme una nuova pesante congiuntura economica. La Banca Centrale del Portogallo aveva previsto una contrazione del Pil dell’8,1% nel 2020, previsione più ottimistica rispetto le stime della Commissione europea che – nelle previsioni economiche d’autunno, ha certificato un economia portoghese contratta del 9,1% nel 2020 e una crescita del 5,4 nel 2021. Il rapporto debito pubblico/Pil dal 117 % del 2019 ha raggiunto il 135% nel 2020. La disoccupazione è salita al 8% nel secondo semestre del 2020, dato che potrebbe tagliare – a emergenza finita e a conclusione degli strumenti di riduzione dell’orario lavorativo – una grossa fetta di quei posti di lavoro creati dalle politiche socialiste del governo di Antonio Costa.

Rilevante e determinante nella crisi post Covid del Portogallo è il crollo del turismo, volano di crescita economica e  occupazionale nell’ultimo decennio. Il Next Generation EU assegna al paese 31 miliardi che, uniti ai fondi del QFP consentirà a Lisbona di disporre di 45 miliardi nei prossimi anni. Il NGEU nel dettaglio destina circa 14 miliardi di sussidi al Portogallo e 15 miliardi di prestiti. Il governo di Costa tuttavia ha espresso la volontà di non utilizzare i prestiti e valutare la possibilità di impiegarne solo una parte, ovvero 4,3 miliardi.

Nel quadro del Next Generation EU, nello specifico nel primo pilastro del piano, il nuovo programma europeo React-EU – che va ad incrementare i fondi per la politica di coesione – porta in dote altri 1,8 miliardi di euro al paese.

Il piano portoghese Recuperar Portugal 2021-2026 è gestito – per quanto riguarda la governance – da una struttura a quattro livelli. Il coordinamento politico è affidato a un Comitato direttivo presieduto dal Primo ministro Antonio Costa assieme ai ministri competenti delle tre direttrici. All’interno del coordinamento politico sono costruiti 3 sotto gruppi di coordinamento ministeriali, uno per ogni macro area direttrice del piano che vanno a costituire il secondo livello di governance. Il coordinamento tecnico e di gestione è affidato a un’autorità di gestione denominata “Recuperar Portugal”, come terzo livello.

Il quarto e ultimo livello prevede una struttura di monitoraggio, ruolo attribuito a una Commissione nazionale costituita da personalità indipendenti (tra cui enti locali e parti sociali). Di supporto alla redazione del Piano di ripresa portoghese è stato il percorso avviato dal Professor Antonio Costa Silva che – su spinta e richiesta del Governo – ha sviluppato la “Visione strategica per la ripresa economica del Portogallo 2020-2030”, documento preparatorio che ha avuto lo scopo di inquadrare le priorità e gli obiettivi utili alla scrittura del Piano di ripresa.

Per rendere la redazione della Visione strategica per la ripresa più solida e inclusiva possibile, oltre a una consultazione pubblica aperta a tutti a cui hanno risposto più di 1100 contributori, sono stati coinvolti i rappresentanti di parti sociali, enti locali e forze politiche parlamentari. Il Portogallo ha presentato la bozza preliminare del proprio piano – 66 pagine – alla Commissione europea lo scorso autunno, il 15 ottobre, primo paese europeo a trasmettere la bozza del proprio piano a Bruxelles.

La Commissione ha valutato positivamente la versione preliminare del Recuperar Portugal e, al momento, sono in corso incontri settimanali tra Commissione e Governo portoghese per la versione definita del piano di ripresa che dovrebbe arrivare tra pochi giorni. Il Recuperar Portugal è costruito intorno a tre linee strategiche: Resilienza, (a cui saranno destinati 7,4 miliardi), Transizione climatica (2,7 miliardi ) e Transizione digitale (2,6 miliardi).

Le tre macro aree si sviluppano a loro volta in nove percorsi.

Resilienza-percorsi: Vulnerabilità sociali, Potenziale produttivo e lavoro, Competitività e coesione territoriale.

L’obiettivo primario di questa prima direttrice è garantire la ripresa del paese e proteggere il suo tessuto sociale anche per il future crisi attraverso politiche di sostegno nei confronti delle fasce più deboli della popolazione quali disabili, anziani e bambini; ridurre la povertà – anche educativa e garantire adeguata assistenza sanitaria a tutti i portoghesi.

Transizione climatica- percorsi: Mobilità sostenibile, Decarbonizzazione e bioeconomia, Efficienza energetica e rinnovabili.

Obiettivo è ridurre l’emissione di gas serra e il consumo di energia, possibile con azioni volte a: incentivare il trasporto pubblico – utile anche a garantire coesione sociale e territoriale -, la progressiva decarbonizzazione dell’industria, con la transizione all’idrogeno e l’efficienza energetica degli edifici sulla rotta della Roadmap nazionale per la neutralità climatica.

Transizione digitale-percorsi: Scuola digitale, Impresa 4.0, Pubblica amministrazione digitale.

Obiettivo è colmare il gap digitale del paese in alcuni settori attraverso la completa digitalizzazione del sistema educativo, della giustizia e della Pubblica Amministrazione per migliorare la vita dei cittadini e aumentare le performance di aziende e favorire gli investimenti.

Il Recuperar Portugal prevede 31 riforme strutturali, collegate agli investimenti previsti e alle raccomandazioni del Semestre europeo. Le riforme previste sono 16 nel settore resilienza, 5 transizione climatica e 10 nella transizione digitale. L’impianto riformatore più imponente riguarderà la macro direttrice della Vulnerabilità sociale, tra i cui interventi riformatori sono da annoverare la riforma dell’assistenza sanitaria, la gestione degli ospedali e un riordino del settore della formazione professionale.

La seconda area della Transizione climatica prevede riforme sulla Strategia nazionale dell’idrogeno e la Riforma degli ecosistemi dei trasporti mentre per la terza area della Transizione digitale sono attese riforme per modernizzare il sistema educativo e una Riforma per rinnovare e semplificare la gestione delle finanze pubbliche.

Il Governo portoghese ha deciso di investire i sussidi prevalentemente nella coesione sociale e sulla vulnerabilità, scelta decisamente politica e marcatamente caratterizzante del governo socialista di Antonio Costa.

La macro direttrice della Resilienza si focalizza in particolare sulle vulnerabilità sociali, con 3,5 miliardi e investimenti in sanità e alloggi. Investimenti minori (2,7 miliardi) per il lavoro e le politiche occupazionali e circa 1,9 miliardi per la coesione territoriale.

I progetti più importanti riguardano la costruzione di alloggi pubblici da destinare a famiglie a basso reddito, rifugiati, donne vittime di violenza domestica e nomadi. Altri interventi andranno a potenziare le infrastrutture sociali per bambini, anziani e disabili, ma anche a sostenere le aree periferiche delle aree metropolitane. Per l’assistenza sanitaria il governo di Lisbona si pone l’obiettivo si consolidare la rete di assistenza sanitaria e potenziare gli ospedali di Sintra, Seixal e Lisbona.

Per la seconda direttrice della Transizione climatica, dei 2,7 miliardi un miliardo è destinato alla mobilità sostenibile, uno alla decarbonizzazione e il resto all’efficienza energetica. Al fine di migliorare il trasporto pubblico si interverrà con un rafforzamento delle reti metropolitane di Lisbona e Porto e – per favorire la decarbonizzazione dell’industria – con incentivi per gli imprenditori che decidono di investire nella transizione energetica e la promozione della bioeconomia in agricoltura.

Per la Transizione digitale – ultima direttrice del Recuperar Portugal – sono previsti 2,6 miliardi da investire nella digitalizzazione di scuola (0,5 miliardi), Pubblica amministrazione (1,6) e impresa 4.0 (0,6 miliardi). La digitalizzazione del paese comprenderà il sistema scolastico, la giustizia e la pubblica amministrazione, ma anche una migliore gestione – attraverso l’archiviazione digitale- degli immobili rustici.

Nell’implementazione dei progetti del piano, il Recuperar Portugal mira ad un’esecuzione per quanto più possibile decentralizzata che veda gli attori locali protagonisti di questa fase. Alla struttura di missione Recuperar Portugal spetterà stabilire degli indicatori di monitoraggio e semestralmente un’attività di rendicontazione da comunicare alla Commissione europea.

Un progetto del Recuperar Portugal degno di attenzione e da studiare per il nostro paese è incluso nella prima macro direttrice della Resilienza e riguarda il completamento della Riforma della Salute mentale. Iniziata nel 2008, la riforma punta ad aumentare i centri ospedalieri e le strutture per curare le malattie mentali e in particolare la demenza, anche a fronte dell’invecchiamento della popolazione portoghese.

Il tema è sensibile anche per il nostro paese, con circa un milione di persone affette da demenza e con un divario territoriale circa la presenza di centri per la cura e l’assistenza  di queste persone (nonostante nel 2014 sia stato approvato un piano nazionale demenze).


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