È passato un anno dal Consiglio Europeo dello scorso luglio durato 4 giorni e 3 notti. Al termine di quelle interminabili trattative per approvare il Next Generation Eu e rilanciare le economie del vecchio continente, erano in tanti – tra osservatori, addetti ai lavori e persino politici- a guardare con scetticismo e poca convinzione a quel progetto da 750 miliardi che avrebbe costruito l’Europa per le nuove generazioni.

In questo anno non sono mancati i momenti difficili- le estenuanti riunioni per l’approvazione del Bilancio pluriennale dell’UE, i rallentamenti dovuti al Regolamento sul RRF, i ritardi dei Parlamenti nazionali per l’aumento delle risorse proprie e, non meno, i falchi che -periodicamente- consideravano il Next Generation Eu un miraggio lontano.
Come non ricordare inoltre, i dubbi legati alla scrittura dei Piani di rilancio nazionali, su tutti quello italiano, al centro di una crisi di governo e particolarmente attenzionato considerando che l’Italia è il principale beneficiario del Next Generation Eu.

Ma adesso, gli incubi dell’ultimo anno sono superati e il piano di ripresa varato dalla Commissione in queste settimane diventa realtà e procede con la timeline prevista dalla Commissione Europea. Dopo i percorsi nazionali, le scritture dei Recovery plan e il loro invio a Bruxelles entro lo scorso aprile, in questi giorni Ursula Von Der Leyen è stata impegnata in un tour nelle 27 capitali per consegnare di persona – con un gesto molto potente dal punto di vista politico e mediatico – ai Capi di Stato e di Governo le Conclusioni comunitarie sui piani di rilancio nazionali.

Tutti i piani di ripresa sono stati approvati dalla Commissione che si prepara a elargire entro l’estate l’anticipo del 13% agli stati membri; anticipo non condizionato a progetti specifici o al raggiungimento di obiettivi. Il passo successivo è stato l’ok da parte del Consiglio di tutti i piani di rilancio nazionali  attraverso una Decisione attuativa della Commissione da sottoporre al Consiglio.

Intanto la Commissione Europea ha compiuto anche passi operativi per finanziare il Next Generation Eu, attraverso la prima emissione di bond sui mercati finanziari. Lo scorso 15 giugno la prima collocazione di E-bond a 10 anni per un importo di  20 miliardi si è rivelata – sulla scia delle emissioni di Social bond per finanziare il programma Sure- un successo. I bond sono stati richiesti in misura sette volte superiore l’offerta, le prossime due emissioni sono previste a luglio, mentre a settembre sarà la volta dei titoli a breve termine.

Il NGEU porterà la Commissione europea a emettere fino a 800 miliardi di titoli entro il 2026. L’emissione della prima tranche di E-bond ha rappresentato il debutto dell’Unione Europa come emittente di debito sovrano, un debutto di successo che spinge a sperare che si tratti di un primo passo verso la creazione di un titolo di debito comune europeo.

Che il Next Generation Eu diventi strutturale è un auspicio fatto proprio, negli ultimi mesi, dal Segretario del Partito Democratico Enrico Letta e dal Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della visita della Presidente della Commissione Von Der Leyen per l’approvazione del nostro Recovery plan. Utopia più che concreta possibilità al momento anche se, come ricordato da Mario Draghi, il modo migliore per rendere fattibile un Next Generation Eu permanente è spendere al meglio i fondi.

Per quanto riguarda il Pnrr italiano, il via libera ufficiale è arrivato nella suggestiva cornice di Cinecittà, dove Ursula Von Der Leyen ha consegnato al Presidente Draghi le conclusioni sul nostro Recovery plan di 250 pagine, “Italia domani”, approvato – come accaduto con gli altri piani – con dieci A e una sola B ( riferita ai costi degli investimenti).

La location – retaggio dei fasti cinematografici e simbolo della rinascita italiana nel dopoguerra -scelta per il simbolico disco verde al nostro PNRR è studiata. Cinecittà e l’industria cinematografica italiana riceveranno infatti 300 milioni dal PNRR  per porre la cultura e il cinema al centro della ripresa economica del nostro paese.

Adesso che i primi 25 miliardi arriveranno nelle casse del Tesoro – non legati a progetti specifici – il Next Generation Eu diventa realtà per il paese più colpito dalla pandemia e primo beneficiario dei fondi. Il nostro Piano è costruito su 3 direttrici,  rivoluzione verde, transizione digitale e coesione sociale; prevede sedici componenti articolate in 6 missioni.

All’Italia sono stati assegnati in totale 191,5 miliardi da spendere integralmente entro il 2026, con l’obiettivo ambizioso e lungimirante di ridurre i divari territoriali, generazionali e di genere. La sfida che abbiamo di fronte è imponente per un paese bloccato dalla burocrazia, dalle difficoltà di alcune amministrazioni – soprattutto del sud – di spendere i fondi e dai noti problemi realizzazione dei progetti.

E se i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza sono “innanzitutto piani di riforma”, prioritario è realizzare e approvare in tempi rapidi le riforme strutturali di cui abbiamo bisogno e previste dal piano: Riforma della giustizia, Pubblica amministrazione, Semplificazione e Concorrenza. Riforme senza le quali non è possibile raggiungere gli obiettivi del Next Generation Eu e di una ripresa economica del nostro paese sostenibile, equa e che davvero disegni l’Italia dei prossimi 30 anni.


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