I fondi di “Sure” (Support to Mitigate Unemployment Risk in a Emergency), lo strumento della Commissione Europea per salvaguardare l’occupazione, serviranno a sostenere il welfare italiano in un momento in cui le nostre finanze hanno già subito pesanti aggravi di spesa pubblica.

Durante la prima ondata di Covid-19 della scorsa primavera l’Italia ha speso complessivamente 15 miliardi di euro per Cassa Integrazione in Deroga e altre forme di assistenza a circa 11 milioni di italiani. Il successivo prolungamento della Cassa Integrazione in deroga e il blocco dei licenziamenti fino al 31 marzo 2021 sono stati dettati  dalle conseguenze che il nuovo  lockdown avrà sulla nostra economia e sul nostro mercato del lavoro. Senza dubbio, l’aver potuto contare sui prestiti di Sure ha reso le scelte del Governo meno insostenibili per il nostro bilancio:  i primi 16,5 miliardi (dei 27,4 totali previsti) di Sure hanno coperto i costi della Cassa Integrazione fino alla fine dell’anno, dopo l’ulteriore prolungamento fino a metà novembre della copertura per un totale di 18 settimane.

Sure, peraltro, si è dimostrato uno strumento molto apprezzato anche dai mercati e dagli investitori. La Commissione Europea per finanziare Sure ha scelto uno strumento obbligazionario denominato “Social bond”, lanciando sul mercato il 20 ottobre scorso obbligazioni per 17 miliardi di euro con  scadenze a 10 e 20 anni e tornando con altre due emissioni, l’ultima di pochi giorni fa.

Il primo social bond dell’Unione Europea – per sostenere gli strumenti di sostegno al reddito nazionali – è stato richiesto in misura 13 volte superiore all’offerta. Un successo, da leggere in un ottica doppia. Da un lato, la buona performance del social bond porta una ventata di fiducia per i prossimi collocamenti di obbligazioni, dall’altro – come dichiarato dal Commissario Gentiloni “”L’emissione di bond per Sure è stata più di un’operazione di mercato di successo: è stato un enorme voto di fiducia nel piano di ripresa dell’Unione europea e nel nostro futuro economico comune”.

Sure – strumento temporaneo – ammonta complessivamente a 87,9 miliardi e prevede prestiti agli Stati membri per tutelare i posti di lavoro e proteggere l’occupazione nelle varie forme di strumenti di sostegno al reddito nazionali.

Anche se si tratta di una misura emergenziale, le prospettive per rendere Sure strutturale e tracciare un cammino verso un’Europa del lavoro sono concrete.

Già nel 2016 fu l’allora Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan ad avanzare l’idea di un sostegno comune europeo contro la disoccupazione e lo stesso obiettivo era parte del programma del Partito Democratico alle elezioni europee del 2019.

Si tratta di un punto programmatico entrato successivamente anche nel programma di presidenza di Ursula von Der leyen, trovando una sponda nel gruppo dei Socialisti e Democratici.

Sure quindi può essere considerato un primo passo – su spinta politica dai progressisti – per giungere a un Europa più solidale anche in questioni che toccano nervi scoperti e delicati per la coesione sociale degli Stati membri: la tutela dell’occupazione e i regimi di sostegno al reddito.

In Italia il governo sta lavorando ad una riforma del sistema degli Ammortizzatori Sociali che – si auspica –metta ordine nei molteplici strumenti di sostegno al reddito, cambiando radicalmente i pilastri su cui si basano gli strumenti di protezione dei lavoratori e le politiche attive: non solo sostegno economico, ma aiuto concreto per riqualificare i lavoratori e aiutarli, attraverso la formazione e l’acquisizione di nuove competenze, a trovare nuove opportunità lavorative.

La riforma – che dovrebbe portare alla nascita di uno strumento di sostegno universale –  include anche una novità interessante e attesa da decenni: uno strumento di protezione anche per i lavoratori autonomi, professionisti e occasionali iscritti alla Gestione separata e alle Casse di previdenza private. Un passo necessario, per tutelare lavoratori – le Partite IVA- a cui non sono riconosciuti interventi di welfare pubblico.

Il futuro del mercato del lavoro nel nostro paese, pur nella drammaticità dei numeri e delle prospettive che ci attendono, deve essere pronto a scelte coraggiose e a politiche occupazionali che vadano nella direzione segnata dal Next Generation Eu e dal nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Molti lavori non torneranno più, o almeno non torneranno in tempi brevi e non nelle forme a cui siamo stati abituati prima che la pandemia cambiasse la nostra quotidianità e la nostra vita.

Bisogna continuare a garantire il sostegno al reddito del lavoratori ma anche preparasi all’emergenza sociale che inevitabilmente ci troveremo ad affrontare in primavera.

Se nel breve termine si perderanno, almeno temporaneamente, migliaia di posti di lavoro nei settori del turismo, della ristorazione e dello spettacolo, buone prospettive occupazionali si potranno cercare nei settori individuati come strategici per la ripresa del nostro paese come la trasformazione verde, la transizione digitale e le opere infrastrutturali.

In questi campi, se le amministrazioni e gli enti locali riusciranno  a mettere in campo rapidamente progetti in linea con gli obbiettivi europei, avvalendosi di strutture con governance snelle, una ripresa occupazionale è possibile, ma è essenziale partire il prima possibile nel formare le professionalità che saranno necessarie,  anche sfruttando questi mesi di inattività forzata di molti lavoratori.

Categorie: Europa

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