La settima tranche di aiuti del programma Sure a 12 Stati membri, 14,137 miliardi di cui 751 milioni all’Italia, è arrivata nei giorni scorsi, proprio mentre nel nostro paese divampava la polemica legata alla fine del blocco dei licenziamenti e la proroga della Cassa Integrazione Covid.

Sure, questo sostegno economico europeo agli Stati membri per proteggere posti di lavoro attraverso i vari strumenti nazionali, si è rivelato un successo oltre ogni previsione, sia per l’aiuto alle finanze dei paesi membri che si sono trovati ad affrontare repentini aumenti di spesa pubblica, sia per l’interesse che i social bond Sure hanno suscitato sui mercati finanziari.

Questa ottima performance dei social bond Sure – la cui settima asta ha replicato i numeri delle 6 aste precedenti – fa ben sperare e funge da prova generale per l’appuntamento importantissimo che attende nelle prossime settimane la Commissione europea quando il Next Generation Eu diverrà realtà con l’emissione di bond sul mercato per finanziare il piano di ripresa da 750 miliardi del vecchio continente.

Sure, misura messa in campo dalla Commissione europea già ad aprile 2020 per contrastare gli effetti della pandemia sull’occupazione mobiliterà fino alla fine del programma 100 miliardi di euro attraverso prestiti agli Stati membri vincolati alle politiche occupazionali, nelle forme dei vari strumenti di sostegno al reddito nazionali e ai regimi di riduzione dell’orario lavorativo, per salvaguardare posti di lavoro.

Ad oggi il 90% dei fondi totali è già stato distribuito ai membri che ne hanno fatto richiesta. La Commissione stima che 30 milioni di lavoratori e 2,5 milioni di imprese abbiano beneficiato della misura, all’interno dei 19 paesi membri aderenti al programma.

Questi prestiti  alleggerisono l’impatto sulle finanze pubbliche delle decisioni prese dai governi nazionali per adottare e prolungare misure inedite di sostegno e protezione del reddito dei lavoratori e posti di lavoro, come la Cassa integrazione Covid italiana o ERTE in Spagna.

Alla fine del programma, l’Italia avrà ottenuto 27,4 miliardi, quasi un terzo dell’intero ammontare del programma.

I soldi del programma Sure hanno reso meno pesante per le nostre finanze il prolungamento del blocco dei licenziamenti che dura da marzo 2020, che scadrà a fine giugno, con la possibilità concessa alle aziende che utilizzeranno la Cassa Integrazione ordinaria di non pagare le addizionali a condizione di non licenziare.

Imporre il divieto di licenziare e la Cassa integrazione in deroga si sono rivelate scelte obbligate e necessarie, imposte dalla situazione emergenziale e inedita in cui ci si trovava a marzo 2020. Già nell’immediatezza dell’adozione di queste misure, la fine del blocco dei licenziamenti appariva come uno tsunami in grado di travolgere il paese.

La fine del blocco dei licenziamenti continua a far discutere, assieme a una riforma attesa da anni che sembra l’unica soluzione in grado di contrastare il dramma dell’aumento dei disoccupati. Parliamo chiaramente della riforma degli Ammortizzatori sociali, annunciata più volte nel corso dell’ultimo anno e non più rinviabile. Per ridurre il più possibile gli effetti negativi sui lavoratori dall’aumento della disoccupazione gli strumenti di assistenza non possono bastare. E’ essenziale riformare la materia degli ammortizzatori sociali investendo sulla formazione dei lavoratori che hanno perso il posto del lavoro per aiutarli a ricollocarsi sul mercato, superando la storica tendenza italiana che mira a proteggere esclusivamente il reddito dei lavoratori e se possibile a conservare il loro posto di lavoro, senza accompagnare gli stessi nella loro riqualificazione e la ricerca di una nuova occupazione.

Come dichiarato dal Ministro del Lavoro Orlando negli scorsi giorni, entro luglio sarà presentata la riforma degli ammortizzatori sociali, provvedimento atteso da anni e che sarà vitale non solo per mettere ordine nella galassia degli strumenti di sostegno, ma anche per cambiare mentalità e paradigma all’Italia e accompagnare il paese alla fine del blocco dei licenziamenti e a ricollocare lavoratori e lavoratrici verso altre opportunità lavorative.

Quello della riqualificazione e ricollocamento attraverso la formazione è stato anche l’obiettivo espresso da Ursula Von der Leyen nella presentazione di Sure. misura temporanea e non strutturale, ma che ha aperto la strada a un Europa non solo solidale durante la pandemia, ma anche più vicina ai lavoratori e alle lavoratrici.

All’Europa sociale è stato dedicato il summit di Porto presieduto e fortemente voluto dal Premier portoghese Antonio Costa, alla guida del semestre di presidenza.

Un summit che ha provato a rilanciare il pilastro sociale di Goteborg del 2017, per  spingere l’Ue e i suoi stati membri feriti verso una ripresa economica e occupazionale che metta al centro i bisogni delle persone e dei lavoratori, e che basi il suo futuro su parole quali Salario minimo, formazione, lavoro, tutela dei diritti sociali e lotta all’esclusione sociale.

E perché no, che riprenda in mano la proposta italiana, fatta propria anche dai progressisti europei  del sussidio europeo di disoccupazione.


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