Il Next Generation EU (NGEU) ha ufficialmente cominciato il suo percorso in Europa con la sua approvazione da parte del Consiglio europeo di luglio 2020, durato 5 giorni e 4 notti, dopo una prima proposta della Commissione europea di maggio 2020. Il cammino di questo storico programma per la ripresa e il futuro del vecchio continente, dal valore di 750 miliardi di euro, viaggia su due binari contigui. Da una parte, il Next Generation EU segue un suo itinerario all’interno delle istituzioni comunitarie.

Il Parlamento europeo ha approvato il bilancio pluriennale 2021-2027 lo scorso dicembre e il regolamento del
Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF, la parte più sostanziosa del Piano) ai primi di febbraio. Il percorso terminerà dopo le ratifiche dei parlamenti nazionali sull’introduzione di nuove risorse proprie, che consentiranno alla Commissione europea di contrarre prestiti per finanziare il NGEU ed elargire prestiti e sussidi ai paesi membri
secondo i criteri di ripartizione stabiliti dalla Commissione stessa. Con le tempistiche fissate sempre dalla Commissione europea, il Next Generation EU viaggia anche all’interno degli Stati membri, che stanno redigendo i Piani Nazionali di
Ripresa e Resilienza coerenti con le priorità individuate dalla Commissione: transizione verde, digitale e coesione. Il processo di redazione è partito da discussioni interne agli Stati membri e dall’elaborazione di versioni preliminari consegnate alla Commissione, e terminerà con l’invio delle versioni definitive dei piani entro aprile e l’approvazione finale da parte della Commissione e del Consiglio.

Questo dossier accompagna il percorso del NGEU, comparando i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) di alcuni paesi europei, evidenziandone le caratteristiche e le priorità strategiche, e illustrandone i punti di forza e di debolezza. Il documento parte da Francia, Germania e Spagna, nazioni vicine all’Italia per dimensione, storia e ragioni
strategiche ed economiche, anche se caratterizzati da una diversa collocazione politica dei governi protagonisti della scrittura del piano e della loro attuazione. Si è resa opportuna anche l’analisi del piano nazionale del Portogallo, considerando che il paese lusitano detiene la presidenza dell’Ue nel primo semestre 2021, un semestre decisivo per l’avvio del NGEU. Il lavoro procede con il piano della Grecia, interessante per valutare le priorità e le prospettive di rilancio di un paese che per primo ha consegnato il suo piano alla Commissione europea e che risulta primo beneficiario netto dei sussidi, e con quello della Polonia, un paese dell’est nonché terzo beneficiario del RRF.
Il dossier si conclude con le analisi in pillole dei piani di Danimarca, Finlandia e Svezia per alzare lo sguardo al nord Europa.

Ogni studio segue uno schema che parte da una valutazione preliminare degli effetti della pandemia sull’economia del paese (Pil e disoccupazione), proseguendo con la quantificazione dei fondi assegnati al paese dal NGEU, e nello specifico dal Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza e dal programma React-EU. Si prosegue inquadrando il percorso interno del piano nazionale, dall’elaborazione al coinvolgimento degli attori nazionali alle prime reazioni della Commissione europea, fino al modello di governance previsto da ciascuno. Il cuore di ogni analisi è l’esame delle priorità e dei progetti del piano nazionale, con un focus specifico sulle percentuali previste per i temi della rivoluzione verde, della transizione digitale e della coesione e la rassegna di alcuni progetti e riforme del piano.


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