Ha suscitato clamore in tutto il mondo la definizione di “assassino” data da Joe Biden a Vladimir Putin. Al di là di questo caso specifico, gli elementi di tensione tra Stati Uniti e Russia sono numerosi e, dopo la pausa dell’amministrazione Trump, questi fattori sono tornati ad emergere anche nel dibattito pubblico e nella public diplomacy. Il Presidente Biden, il nuovo Segretario di Stato Blinken e gli altri advisor hanno il compito urgente di ricalibrare la politica estera USA sulla Russia ma anche su alcuni dossier estremamente delicati, tra cui spicca quello cinese. La linea generale sembra essere quella esplicitata dal presidente proprio in quella stessa intervista e resa al pubblico con un’efficace frase idiomatica statunitense, ossia che l’America è ‘capace di camminare masticando una gomma’. Significa che gli Stati Uniti cercheranno di fare due cose contemporaneamente: da un lato utilizzeranno la diplomazia, un cavallo di battaglia che Biden ha sottolineato più volte con lo slogan “diplomacy is back” per segnare la discontinuità con Donald Trump; dall’altro lato utilizzeranno il proprio hard power, non solo militare ma anche economico, per tornare a essere incisivi nello scacchiere internazionale. Ma le motivazioni per una rinnovata asprezza dei toni con la Russia sono diversificate, complesse, e includono non solo il caso Navalny e la disputa sull’Ucraina. Tale approccio non significa, dunque, che la cooperazione con la Russia si sia arrestata, infatti, è di poche settimane fa il rinnovo quinquennale del trattato New Strategic Arms Reduction Treaty (START), un accordo bilaterale sul controllo degli armamenti nucleari, eredità di quegli stessi trattati che impedirono alla Guerra Fredda di detonare.

Nuove interferenze nelle Elezioni USA

Il 15 marzo è stata pubblicata la versione declassificata del rapporto del National Intelligence Council (tavolo che riunisce organi della sicurezza e dell’intelligence USA e diversi ministeri) sulle minacce esterne alle elezioni del novembre 2020 (Foreign Threats to the 2020 Federal Elections). Dal rapporto emerge come la Russia, con responsabilità e decisione diretta del Presidente Putin, abbia investito risorse consistenti in propaganda digitale con molteplici obiettivi, tra cui in primis indebolire la credibilità pubblica di Joe Biden, favorire la rielezione di Donald Trump, minare la fiducia dei cittadini statunitensi nei processi democratici, esacerbare la polarizzazione politica. Tali contenuti vanno a corroborare le indagini precedenti sulle influenze russe rispetto alle elezioni del 2016. Infatti, il rapporto asserisce che queste attività d’interferenza siano continuativamente in atto già dal 2014 quando Biden era Vicepresidente. In senso più ampio, le istituzioni statunitensi prendono atto che la cyber warfare della propaganda è ormai uno strumento di politica estera utilizzato dai regimi autoritari sia per sostenere i propri interessi contro paesi democratici, sia per alimentare la narrazione che le democrazie siano sistemi obsoleti, caotici e inefficaci. È proprio su questo dossier che Biden si è pronunciato in maniera più netta nell’intervista, poiché su interferenze di questo tipo non c’è margine di diplomazia che tenga, tanto da dire che in qualche modo la Russia ‘pagherà’ per queste gravi intromissioni.

Il gasdotto Nord Stream 2

L’altro terreno dei rapporti con la Russia su cui gli Stati Uniti puntano ad un approccio muscolare è quello relativo al completamento del gasdotto Nord Stream 2, che fornirà ulteriore approvvigionamento energetico a Germania e Europa, giunto quasi al completamento e contro cui gli USA si oppongono a partire dall’era Obama. Finora, gli strumenti diplomatici messi in atto per

spingere la Germania a rinunciare sono falliti, lasciando spazio alle sanzioni economiche nei confronti delle imprese russe coinvolte nella costruzione. Si tratta per Biden di una prova molto importante anche di fronte agli avversari del Partito Repubblicano, tra cui Ted Cruz, che stanno attuando pressioni sul Congresso e sul Segretario di Stato affinché l’azione USA si dimostri efficace. Le sanzioni, infatti, erano iniziate durante l’amministrazione Trump e sono frutto di una collaborazione bipartisan sul tema, tanto da far pensare che il tema della dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia sia centrale non solo per l’assetto geopolitico del vecchio continente ma anche per il futuro assetto delle relazioni multilaterali. Gli Stati Uniti, infatti, sarebbero pronti a utilizzare un loro avvallo del gasdotto come contropartita per un maggiore supporto europeo alla politica di contenimento nei confronti della Cina.

Si tratta, dunque, di un banco di prova fondamentale per la nuova amministrazione Biden che, per dimostrare a avversari e alleati che ‘l’America è tornata’, deve dosare il giusto mix di soft e hard power che per Nye costituiscono l’essenza di una superpotenza intelligente.


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