Si prospettano mesi complicati per il Presidente Alberto Fernandez e la sua coalizione di governo Frente de Todos. Nelle elezioni di medio-termine che si sono svolte a metà novembre per il rinnovo di metà della Camera – legislatura di 4 anni – e un terzo del Senato (8 anni) i peronisti di governo perdono la maggioranza al Senato – presieduto dalla vicepresidente ed ex presidente Cristina Kirchner – e si trovano di fronte a scenari difficili anche alla Camera. Un tracollo per il kirchnersimo – peronismo di sinistra impersonato dai governi e dalle politiche di Nestor e Cristina Kirchner- che vede nel Presidente Alberto Fernandez il volto moderato e in Cristina Kirchner custode dell’ortodossia e dell’area più a sinistra.

Come ampiamente previsto dai sondaggi della vigilia e dalle primarie di settembre, le opposizioni della coalizione di centrodestra Juntos Por el Cambio strappano il Senato alla maggioranza peronista che mantiene la maggioranza relativa alla Camera. La sconfitta però, è stata mitigata dal recupero nella provincia di Buenos Aires – roccaforte dei peronisti – dove la coalizione di governo è riuscita a recuperare terreno rispetto alle primarie di settembre. Il tracollo, tuttavia, resta importante, con un Senato che era sempre stato in mano ai peronisti dal 1983, ritorno della democrazia nel paese.

Da qui ai prossimi due anni, Alberto Fernandez – che ha minimizzato sulla sconfitta – si troverà davanti a una situazione complicata e dovrà cercare sostegno per governare nelle forze di sinistra e dialogare con l’opposizione. Una crisi politica che si inserisce in un contesto già difficile per il paese, alle prese con gli strascichi della crisi economica e con l’emergenza sanitaria che ancora rende difficile la ripresa. Reduce dal lockdown durato quasi un anno, con una campagna vaccinale gestita male e macchiata dallo scandalo legato ai vaccini per politici e funzionari, nel paese regna sovrana la sfiducia e il disagio sociale, con la povertà che torna ai livelli di vent’anni fa.

Le politiche messe in campo dalla Casa Rosada per contrastare l’inflazione e incidere sulle difficoltà strutturali dell’economia argentina – troppo dipendente dal settore primario e poco attraente agli occhi degli investitori – non sembrano convincere gli argentini a giudicare dai risultati delle elezioni. Sulla testa del governo e di tutti gli argentini, inoltre, aleggia lo spettro del default e dell’enorme debito che il paese non riesce ad onorare.

L’Argentina è debitrice di 19 miliardi di dollari al FMI – residuo di un debito contratto dall’ex presidente Macrì nel 2018 – ed è impegnata nelle difficili trattative per la ristrutturazione di questo debito. L’accordo a cui sta lavorando il ministro dell’economia Guzman è atteso entro marzo e dovrà passare da un voto parlamentare. Su questo fronte la coalizione di governo mostra cenni di spaccature tra il presidente Fernandez e l’ex presidente e attuale vice Cristina Fernandez de Kirchner, portatrice della linea dura nei confronti del FMI.

Nel paese l’inflazione raggiunge percentuali superiori al 50% mentre negli ultimi due anni si è assistito a un aumento della povertà, tornata ai livelli di quindici anni fa, prima che le politiche progressiste del Kirchnerismo abbattessero fame e indigenza. Subito dopo le primarie di settembre, il governo di Fernandez è intervenuto, nel tentativo di evitare la sconfitta elettorale, con l’aumento del salario minimo e con un rafforzamento delle politiche di welfare. Una riedizione lontana di quelle politiche socialiste portate avanti da Nestor e Cristina Kirchner- popolarissima e ancora amatissima dagli argentini che vedono in lei la nuova Evita Peron – e che agli inizi degli anni ‘2000 trasformarono il paese abbattendo analfabetismo e fame.

Ma mettere soldi nelle tasche degli argentini non è servito a ribaltare le previsioni e a riportare serenità in una colazione di governo che vede in Cristina Kirchner portatrice della leadership del kirchnerismo e forse del governo e che adesso, alla luce delle difficoltà di Alberto Fernandez potrebbe avere la forza per imporre la sua linea nel governo e andare alla resa dei conti interna. Intanto nell’opposizione, galvanizzata dal risultato delle elezioni di metà novembre, serpeggia ottimismo per le presidenziali del 2023, dove – secondo alcuni rumors – il candidato alla presidenza potrebbe essere il sindaco di Buenos Aires Horacio Rodriguez Larreta.


0 commenti

Lascia un commento

Segnaposto per l'avatar

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *