Uno degli indubbi meriti della campagna elettorale di Joe Biden è stato quello di saper leggere le narrazioni storiche contemporanee e riappropriarsene. In un’epoca in cui ogni giorno viene ricordato il costante impoverimento della classe media e lo scollamento fra partiti di centrosinistra e la base elettorale, Joe Biden è riuscito a riprendere in mano queste due narrazioni, a partire dallo slogan scelto come contraltare del Make America Great Again di Donald Trump: Build Back Better. Uno slogan che spiega chiaramente la sua storia personale e il suo confronto con l’ala del partito che fa riferimento a Bernie Sanders sui temi cari al mondo progressista di entrambe le sponde dell’Atlantico: il lavoro, la sanità pubblica, la lotta alle disuguaglianze. Questi fattori hanno portato a un programma elettorale chiaro e strutturato, in cui veniva espressamente proposto non un ritorno al passato e ai boom economici del Novecento, ma una visione di economia (e di America) più giusta, con meno disuguaglianze e eque opportunità per tutti, specialmente per le famiglie. Una proposta sicuramente ambiziosa, che ha portato molti giornalisti e analisti politici a essere dubbiosi sull’effettiva riuscita del piano e a predire che i Democratici avrebbero dovuto mettere in moto una serie di cambiamenti radicali entro le Midterms del 2022 per confermare l’attuale maggioranza in entrambe le Camere.

In questa analisi ci concentreremo sulle ricette di Joe Biden e del Partito Democratico per quanto riguarda il mondo del lavoro, fortemente colpito dalle conseguenze della pandemia e dalle veloci evoluzioni tecnologiche e sociali degli ultimi anni. Andremo ad approfondire nel dettaglio gli aspetti più specifici approvati a livello legislativo in questi ultimi mesi, ma riteniamo importante sottolineare sin da ora le direttrici di questa analisi. In primis, le già citate conseguenze socioeconomiche causate dalla pandemia, che hanno accentuato le disuguaglianze già presenti e mostrato fragilità dei sistemi economici e statali: secondo uno studio di Human Rights Watch sono state le famiglie a basso reddito quelle colpite in maniera più significativa, con tassi di disoccupazione che hanno toccato il 62% nei momenti più critici della pandemia. Un altro tema di fondamentale rilevanza è la traiettoria del mondo del lavoro e il contestuale sviluppo dei diritti dei lavoratori in un’epoca in cui la trasformazione tecnologica è profondamente in atto. In ultimo, il rapporto a doppio filo che lega il Partito Democratico e il suo elettorato, su cui si è discusso molto negli ultimi anni, a partire dalle narrazioni sulla working class che gli preferisce Donald Trump. Per quanto suggestive, riteniamo che spesso non colgano il punto, e intendiamo chiederci: quale è il rapporto fra un partito di centrosinistra e il suo elettorato in un mondo multicentrico, in cui i centri di potere e di influenza sono spesso fluidi e complessi, e cosa può riavvicinarli?

Il cuore delle proposte di Biden in tema di lavoro si incentra su due linee guida principali che si integrano a vicenda: il sostegno ai singoli lavoratori e il sostegno ai sindacati. Il Presidente ha più volte citato il New Deal di Roosevelt e la Great Society di Johnson come ispiratori di quella che a oggi è la sua proposta più ambiziosa: l’American Jobs Plan, un piano per creare posti di lavoro attraverso gli investimenti nelle infrastrutture, sia fisiche che umane, e con un forte focus sull’ambiente. Il tema degli investimenti pubblici – in particolare quelli rivolti alle aree più rurali del paese e con un focus sull’occupazione giovanile – unisce sia gli Stati Uniti che l’Italia, specialmente per quanto riguarda il cambio di paradigma a livello economico, caratterizzato, negli ultimi anni, da politiche volte a ridurre il debito pubblico. L’investimento previsto di 2.3 trilioni di dollari per una durata di otto anni è invece espressione di politiche economiche di chiara ispirazione keynesiana e di creazione di debito “buono” per le riforme strutturali necessarie al rinnovamento del paese. Prima di esaminarla, vogliamo brevemente citare l’altra proposta già diventata legge: l’American Rescue Plan Act, incentrato sul contrasto alle conseguenze economiche della pandemia, anch’esso contenente molte delle idee già presentate durante la campagna elettorale. Infatti, nonostante i Democratici abbiano dovuto rinunciare a una delle loro proposte più ambiziose – l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari orari – molte sono state le vittorie: l’estensione temporale dei sussidi di disoccupazione, l’aumento del 15% dei buoni alimentari, crediti fiscali per le famiglie e l’istituzione di vari fondi per l’educazione, le politiche di housing e le piccole imprese. Sul solco di queste prime riforme si inserisce l’American Jobs Plan, che porta in sé molti dei punti elettorali dei Democratici di varie aree del partito. Presentato il 31 marzo da Biden con espliciti riferimenti a due dei più grandi piani di investimento contemporanei – la corsa allo spazio e la creazione delle Interstate Highways – il piano vuole essere ambizioso non solo nei contenuti ma anche nelle modalità di finanziamento: attraverso un aumento della tassa sulle imprese. Ed è qui che si vede chiaramente la visione che Biden ha per il futuro dell’America: non solo un Paese che deve rilanciare la propria economia ma anche un Paese che trova un nuovo modo di affrontare le disuguaglianze. Nel progetto infatti molte sono le voci dedicate al rinnovamento del paese “fisico” – in particolare nelle sue zone più rurali, con investimenti per la tecnologia di banda larga e i trasporti, sempre con un occhio alla sostenibilità climatica di tali progetti – quante quelle dedicate al rinnovamento di risorse per i cittadini stessi, come il sostegno agli anziani e alle persone con disabilità, gli investimenti per lo sviluppo del know-how dei lavoratori e per le piccole imprese, il tutto con una particolare attenzione alle comunità più fragili socialmente ed economicamente. Nelle parole del Presidente stesso, “we don’t just fix for today, we build for tomorrow”: l’America del futuro per Biden è democratica, aperta a tutti e più equa, oltre a essere di nuovo competitiva nel contesto globale.

Parallelamente a questa proposta, Joe Biden ha più volte espresso il suo supporto nei confronti dei sindacati, non solo in fase elettorale ma anche una volta eletto alla Casa Bianca, in particolare durante la fase di costituzione del sindacato dei lavoratori di Amazon in Alabama. I lavoratori in seguito non si sono espressi a favore della creazione del sindacato, ma Joe Biden ha più volte ricordato l’importanza di strumenti quali la contrattazione collettiva e l’adesione ai sindacati, criticando i suoi colleghi Repubblicani a livello statale e accusandoli di aver promosso leggi limitanti delle libertà e dei diritti dei lavoratori. Per questo ha incoraggiato la Camera a passare il PRO Act, che rafforzerebbe le leggi federali che proteggono i lavoratori in caso decidano di formare o aderire a un sindacato, e che si trova al momento sotto esame al Senato. In un Paese che è stato il pioniere della gig economy e che ospita le sedi dei colossi tecnologici della Silicon Valley le posizioni di Biden sono molto diverse da quelle delle sue controparti Repubblicane ma anche di molti Democratici, e non sono state oggetto del dibattito pubblico degli ultimi anni. Il suo sostegno al rafforzamento dei corpi intermedi e all’autonomia dei lavoratori rispecchia quanto già presente nel suo piano infrastrutturale: la volontà di creare reti di protezione per i cittadini americani dove prima erano assenti e una visione di futuro più inclusiva. Non sappiamo se il PRO Act passerà al Senato e se l’American Jobs Plan verrà approvato, ma di certo il Presidente Biden non abbandonerà i temi chiave di queste proposte e della sua Presidenza.

Leggendo queste misure nella loro interezza, possiamo notare chiaramente dei fattori ispiratori che puntano a rafforzare la middle class americana e si rifanno ai grandi pacchetti di investimenti pubblici che hanno caratterizzato l’America e l’Europa nel Novecento, non diversamente dalle idee alla base del Next Generation EU lanciato dall’Unione Europea. In questo contesto, molte scelte di policy possono essere trasversali: ad esempio quelle che prevedono la creazione di nuovi posti di lavoro tramite le infrastrutture digitali e l’investimento sulla forza lavoro attraverso lo sviluppo di nuove competenze. Quello che forse l’America e il Partito Democratico di Biden ci mostrano meglio, però, è la chiarezza della comunicazione di queste ambizioni ai propri elettori e a tutti i cittadini, specialmente quelli dell’America più profonda, a cui Trump, diversamente dal Partito Democratico degli ultimi anni, si era rivolto più volte – e che Biden ha chiara intenzione di ascoltare. Il dialogo con essi è fondamentale per ogni forza politica, non solo per rinsaldare il legame fra partito e elettorato, ma anche per far sentire la vicinanza della politica, in particolare in questo momento storico di crisi e incertezza. Nonostante la comunanza di linee guida e di policies, spesso i progressisti in Europa non sono riusciti a far sentire lo stesso tipo di coinvolgimento, e l’impostazione americana potrebbe essere una buona ispirazione: parlare con chiarezza delle proprie ambizioni per il futuro, tornando a parlare dei propri ideali e della visione di società che si vuole andare a costruire. In questi mesi è stato spesso ripetuto che nulla sarà mai come prima, guardando in maniera pessimistica al futuro; i progressisti dovrebbero tornare a chiedere: e se fosse meglio di prima?


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