<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Belt and Road Initiative Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/belt-and-road-initiative/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/belt-and-road-initiative/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Tue, 27 Jul 2021 16:31:32 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>Belt and Road Initiative Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/belt-and-road-initiative/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Belt and Road Initiative: a che punto siamo?</title>
		<link>https://www.mondodem.it/2498/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/2498/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federica Roia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jul 2021 16:31:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi in Pillole]]></category>
		<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Belt and Road Initiative]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=2498</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 23 marzo 2019, l’Italia ha preso parte alla Belt and Road Initiative (BRI) attraverso la firma di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2498/">Belt and Road Initiative: a che punto siamo?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Il 23 marzo 2019, l’Italia ha preso parte alla Belt and Road Initiative (BRI) attraverso la firma di un Memorandum of Understanding (MoU) con la Repubblica Popolare Cinese. La BRI è un progetto strategico di sviluppo infrastrutturale di ampio respiro, e per questo anche una manifestazione del nuovo ordine mondiale a stampo cinese. Varie sono state le ragioni che hanno spinto l’Italia, caso unico tra le grandi potenze occidentali, ad aderirvi: non ultima la presenza al governo di Movimento Cinque Stelle e Lega Nord che, freddi nei confronti dell&#8217;alleanza transatlantica e carichi di euroscetticismo, non hanno visto nulla di male nella firma del Memorandum. A due anni dalla firma italiana, a che punto siamo con lo sviluppo delle varie iniziative di cui il MoU doveva costituire il quadro generale?</p>



<p>Si può senza dubbio affermare che il cambio della presidenza statunitense contestualmente alle crescenti tensioni tra Cina e Stati Uniti e allo scoppio della pandemia da COVID-19, abbiano comportato rilevanti conseguenze anche nello sviluppo della BRI. Il primo si è tradotto in un maggiore impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, inclusa l&#8217;Italia, per garantire l&#8217;allineamento delle politiche nei confronti della Cina. Tale intento è stato reso noto anche attraverso il manifesto del Presidente Biden “Build Back Better for the World&#8221; (abbreviato in B3W come a evocare la BRI cinese) lanciato durante il recente G7. Il risultato di questo sforzo si è poi concretizzato nella cancellazione, avvenuta dopo marzo 2019, di una potenziale collaborazione tra l&#8217;Agenzia Spaziale Italiana e la China National Space Administration per costruire moduli abitativi per la stazione spaziale cinese Tiangong. Nella stessa direzione e in linea con le misure adottate all’interno di altri paesi dell&#8217;UE, s’inquadra la limitazione della possibilità di Huawei di partecipare allo sviluppo della rete 5G italiana. È bene sottolineare che nessuno dei due esempi citati fa diretto riferimento al MoU del 2019, vanno piuttosto interpretati come manifestazioni del cambiamento della posizione italiana nei confronti della collaborazione con entità cinesi, sia pubbliche sia private, in seguito alla pressione degli Stati Uniti. Il secondo elemento da considerare è lo scoppio della pandemia da COVID-19. Il 2020 doveva essere un anno importante per i rapporti tra Italia e Cina: parte degli accordi firmati si sarebbe dovuta concretizzare e nello stesso anno si sarebbe dovuto celebrare il 50° anniversario delle loro relazioni diplomatiche e l&#8217;Anno del Turismo Italia-Cina, ora rimandato al 2022. Merita menzione anche il mutamento del governo italiano che, nel settembre 2019, ha visto il Movimento 5 Stelle essere affiancato dal Partito Democratico (PD). La nuova coalizione, benché non pregiudizialmente ostile alla Cina, ha adottato un approccio volto a ricollocare l&#8217;Italia nei suoi tradizionali sistemi di alleanze. Nella stessa direzione guarda l’attuale premier Draghi che, nel corso del G7, ha ribadito la necessità di un riesame del MoU, suggerendo un approccio più cauto nei confronti della Cina.</p>



<p>Per completezza d’analisi, è bene esaminare i recenti rapporti tra Italia e Cina per capirne la natura e la rilevanza ai fini della BRI. Con riferimento ai MoU firmati nel 2019 tra i porti di Genova e di Trieste con la China Communications Construction Company (CCCC), si può certamente affermare che non ci siano stati notevoli sviluppi nelle collaborazioni in questo settore e sembra che non ce ne saranno in futuro. Il nuovo terminale BRI di Vado Ligure, vicino a Genova, è il risultato di un accordo che precede il MoU del marzo 2019 poiché risale alla creazione della joint venture APM Terminals Vado Ligure S.p.A. avvenuta nel 2016. Altri esempi di rapporti già esistenti e formalizzati con la firma del MoU a marzo 2019 sono quelli di Cassa Depositi e Prestiti, Eni e Intesa Sanpaolo con controparti cinesi come Bank of China e la città di Qingdao. Infine, un MoU di notevole successo è stato quello siglato tra l&#8217;agenzia di stampa italiana Ansa e la sua controparte cinese Xinhua. Nonostante il rapporto preceda anch’esso la firma del MoU del 2019, solo dopo marzo dello stesso anno, sono state inserite all’interno del sito dell&#8217;Ansa le notizie di Xinhua tradotte in italiano ed etichettate come Xinhua News. Come emerge dall’analisi, dunque la maggior parte di questi accordi è il risultato di collaborazioni precedenti il 2019 e che di conseguenza avrebbero interessato l’Italia anche senza la sua adesione alla BRI, con alcune eccezioni. Inoltre, se la BRI viene analizzata unicamente come un progetto di connettività e infrastrutture, solo un paio di esempi riportati può essere ricondotto a essa. A tal proposito, si può affermare che la firma di accordi paralleli al MoU e riguardanti altri settori di interesse, sia legata al reale significato che la BRI assume per la Cina e per l’Italia: essa rappresenta il risultato della strategia onnicomprensiva cinese volta a identificare la relazione tra un paese &#8211; l’Italia &#8211; e la Cina stessa. Abbiamo assistito a una manifestazione di tale intento anche in piena emergenza sanitaria, con l’avvio della “diplomazia delle mascherine” da parte della Cina nei confronti dell’Italia. La BRI ha così assunto un valore più politico – simbolico che economico posto che sono stati pochi i risultati che essa finora ha portato al settore marittimo-infrastrutturale italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2498/">Belt and Road Initiative: a che punto siamo?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/2498/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quale ruolo per l&#8217;Italia nella &#8220;nuova via della seta&#8221;?</title>
		<link>https://www.mondodem.it/639/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/639/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jun 2017 12:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Asia-Pacifico]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[L'Italia nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Belt and Road Initiative]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[nuova via della seta]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=639</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 14-15 maggio si è tenuto a Pechino il Belt and Road Forum for International Cooperation, durante&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/639/">Quale ruolo per l&#8217;Italia nella &#8220;nuova via della seta&#8221;?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 14-15 maggio si è tenuto a Pechino il Belt and Road Forum for International Cooperation, durante il quale il presidente Xi Jinping ha lanciato il progetto della “nuova via della seta”. Presente ai lavori della conferenza, unico capo di governo di un paese del G7, è stato anche il premier Paolo Gentiloni.</p>
<p>In questa intervista a <strong>Filippo Fasulo</strong>, Coordinatore scientifico del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia-Cina) e Research Fellow del programma Asia presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), abbiamo cercato di ricostruire il significato della nuova strategia cinese che si cela dietro l’affascinante nome di “nuova via della seta” e le implicazioni per il nostro paese.</p>
<p><strong>Che cos’è davvero la Belt and Road initiative?</strong></p>
<p>La BRI è un progetto annunciato in due fasi nel 2013 dal presidente Xi Jinping; il nome rappresenta le due direttrici in cui si snoda l’iniziativa, ovvero una componente terrestre (cintura economica della nuova via della seta) e una marittima (via della seta marittima del 21 secolo). Contrariamente a quello che ci si aspetta, la B e r initiative non è soltanto un piano infrastrutturale ma è una strategia di lungo termine che mette al centro il rilancio della globalizzazione su spinta cinese. Le infrastrutture sono il primo passo di una politica economica che prevede investimenti all’estero che promuovano anche l’industrializzazione delle regioni coinvolte nel progetto. Sul piano interno, ci sarà sicuramente un beneficio per le province cinesi occidentali economicamente più arretrate e che hanno beneficiato meno del miracolo economico cinese degli scorsi decenni rispetto alle province costiere. Sul piano esterno, ci si attendono sia nel breve che nel lungo periodo investimenti cinesi non limitati soltanto all’Eurasia bensì rivolti anche all’Africa e al sud est asiatico.</p>
<p><strong>Quale ruolo potrebbe rivestire l’Italia in questo progetto? </strong></p>
<p>L’Italia punta a essere coinvolta secondo due modalità: la prima è la promozione dei porti di Genova e Trieste come terminali della via della seta marittima cercando di intercettare i flussi commerciali diretti verso l’Europa. In aggiunta, però, la cooperazione fra Italia e Cina potrebbe essere valorizzata anche in progetti in paesi terzi come ad esempio nell’ambito della realizzazione di opere infrastrutturali in Eurasia e in Africa. In ogni caso, è necessario per il nostro paese comprendere la portata generale del progetto che è rivolta alla ridefinizione delle catene globali del valore per inserirsi in questa dinamica.</p>
<p><strong>A questo proposito, quale idea di globalizzazione ha la Cina?</strong></p>
<p>È un progetto ancora in via di definizione, ma che si pone come base lo slogan della cosiddetta “win-win cooperation”, in diretta opposizione con una globalizzazione che avrebbe creato squilibri e sconfitti. Il fatto di puntare in primo luogo sulle infrastrutture è indice di voler avviare un processo di industrializzazione che abbia una ricaduta sul territorio e che quindi possa essere percepito in maniera benevola dalla popolazione locale. Questo intento però è ancora di là da realizzarsi e già si sono verificati contrasti per esempio in merito alla realizzazione del Mattala Rajapaksa International Airport nello Sri Lanka,che risulta pesantemente sottoutilizzato. Riuscire a promuovere una globalizzazione inclusiva è la sfida che dovrà affrontare la Cina nei prossimi decenni. In palio c’è lo sviluppo economico nazionale cinese che ha bisogno di delocalizzare per abbassare i costi e aumentare la produttività.</p>
<p><strong>Come cambierà la politica estera cinese e quali ripercussioni per l’agenda globale?</strong></p>
<p>È ancora presto per dirlo. Quello che si può registrare, però, è che ci sarà una crescente domanda cinese di stabilità nelle aree oggetto degli investimenti cinesi, Medio Oriente incluso. Sarà interessante capire quale strategia adotterà la Cina per garantire tale stabilità senza mettere in discussione i principi di non ingerenza e di non interferenza negli affari interni che costituiscono la base della politica estera cinese. Probabilmente osserveremo una graduale ascesa del coinvolgimento cinese negli scenari di crisi. Un primo banco di prova potrebbe essere costituito dalla ‘guerra fredda’ tra Iran e Arabia saudita, due paesi al centro della Belt and Road initiative. In tutto ciò, l’Italia dovrà prendere atto del fatto che la Cina è sempre più un partner politico e non solo economico: nel medio periodo si dovrà discutere con Pechino anche della sua idea di Mediterraneo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/639/">Quale ruolo per l&#8217;Italia nella &#8220;nuova via della seta&#8221;?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/639/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
