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	<title>Cile Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Cile Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Il Cile ha scelto Gabriel Boric, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jan 2022 10:12:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Boric]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Sinistra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La speranza ha battuto la paura. Con queste parole affidate a un tweet, Gabriel Boric ha salutato la&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">La speranza ha battuto la paura. Con queste parole affidate a un tweet, Gabriel Boric ha salutato la sua vittoria al ballottaggio delle presidenziali in Cile del 19 dicembre. Più che una vittoria, un trionfo a guardare i numeri, nonostante alla vigilia i due sfidanti fossero vicinissimi.</p>



<p>35 anni, ex leader studentesco, esponente di sinistra candidato della coalizione Apruebo Dignidad&nbsp; Boric vince con il 56% dei voti, staccando il candidato di destra – nostalgico di Pinochet –&nbsp; Antonio Kast, fermo al 44%.</p>



<p>Per il presidente eletto che si insedierà nel palazzo presidenziale de La Moneda il prossimo marzo, prioritari saranno i diritti sociali con il potenziamento del welfare e il cambiamento climatico.</p>



<p>Nel suo primo discorso da vincitore, il più giovane presidente cileno della storia ha pronunciato alcune parole in mapuche, lingua dei cileni del sud e ha rimarcato la necessità di dare via a una nuova stagione che metta al centro democrazia e giustizia sociale.</p>



<p>Il lavoro che attende il presidente non sarà facile. Pesano sul paese gli effetti economici della pandemia nonché la difficile situazione politica che consegna al presidente un parlamento cileno paralizzato, con Boric che dovrà perennemente mediare per portare avanti la sua agenda di riforme.</p>



<p>Polarizzazione è stato il mantra di queste elezioni, con un ballottaggio che ha escluso i partiti di centrodestra e centrosinistra che hanno governato la Transizione negli ultimi trent’anni e la sfida tra un’esponente di destra, ultraconservatore e la sinistra di Boric.</p>



<p>Adesso, il Cile può davvero voltare pagina e chiudere il periodo della Transizione – durato 30 anni – e le ferite della dittatura, mentre si scrive una nuova Costituzione e con le bandiere del progressismo che tornano a sventolare 50 anni dopo l’amatissimo presidente Salvador Allende, con la canzone simbolo di quel periodo “El pueblo unido jamas serà vencido” che torna a risuonare nelle strade del paese.</p>



<p>Un voto per il futuro, per il paese che ha sempre trainato l’economia sudamericana ma che non ha mai incrociato a pieno l’onda rosa socialista che dai primi anni ‘2000 ha cambiato il continente.</p>



<p>Morales, Chavez e Maduro, Lula, Kirchner,&nbsp; carismatici leader progressisti sudamericani – alcuni dei quali ancora in campo o pronti a ricandidarsi come il brasiliano Lula &#8211; leadership e modelli economici a cui i rispettivi popoli continuano a guardare e che non hanno eredi politici.</p>



<p>Diverso per il Cile, e per la sua economia che è sempre stata la più forte del Sud America.</p>



<p>A Santiago del Cile gli ultimi trent’anni hanno visto l’alternanza di due forze, Chile vamos e Concertation con 2 presidenti che si sono alternati negli ultimi quindici anni, Sebastian Pinera – attuale presidente – e Michele Bachelet, esponente di spicco del progressismo cileno ma di cui la sinistra di Boric ha molto poco in comune.</p>



<p>E il trionfo di Gabriel Boric, è il trionfo di una sinistra che non si era mai imposta come ora negli ultimi anni e farà del presidente eletto il più a sinistra dai tempi del socialismo di Allende.</p>



<p>E la sua, sarà un’agenda progressista, con un programma di governo incentrato sulla lotta alle disuguaglianze –miccia delle rivolte del 2019 e accentuate dopo due anni di pandemia &#8211; diritto all’acqua e rispetto dei diritti umani.</p>



<p>Ma il primo obiettivo di Gabriel Boric sarà quello di spazzare via gli ultimi retaggi della dittatura, cancellando il modello economico neoliberista ereditato da Pinochet, tra cui il sistema pensionistico privato.</p>



<p>Che il Cile volesse lasciarsi alle spalle ogni riferimento politico e culturale della dittatura era già chiaro dagli esisti del referendum costituzionale per cambiare la costituzione ereditata dal periodo della Dittatura. Attualmente l’Assemblea costituente sta lavorando per scrivere la nuova costituzione dei cileni, depurata da ogni riferimento a quel doloroso periodo.</p>



<p>E che per il Cile fosse giunto il tempo di rimarginare le ferite della dittatura e guardare al futuro, lo si era capito anche dal giorno prima del ballottaggio.</p>



<p>Il caso, o per chi ci crede, il destino, ha voluto che sabato morisse – a 99 anni – Lucia Hiriart, la vedova di Augusto Pinochet. La Dictadora, per alcuni, più feroce del marito e colei che lo spinse al Golpe.</p>



<p>Adesso, per il Cile e i cileni, la Transizione può dirsi davvero conclusa.</p>
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		<title>Lo schiaffo dei cileni ai retaggi del passato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 17:08:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[USA e Americhe]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Sudamerica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’inizio di una nuova era e un passato che finalmente diventa tale. Non si può che definire con&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">L’inizio di una nuova era e un passato che finalmente diventa tale. Non si può che definire con questa immagine la stagione che si è aperta dopo le elezioni per<strong> l’Assemblea costituente e le amministrative in Cile del 15 e 16 maggio</strong>, le elezioni più importanti per il paese dalla fine della dittatura di Pinochet. E che sanciscono la liberazione definitiva dai retaggi – storici e istituzionali- da quel periodo buio.</p>



<p>I cileni hanno deciso di cambiare radicalmente rotta, premiando gli indipendenti e la sinistra, tingendo il paese di rosso, obiettivo non raggiunto nemmeno dall’onda rosa progressista di <strong>Michelle Bachelet</strong>. Un risultato pessimo per il presidente Pinera e la sua Chile Vamos, coalizione di centro destra che attualmente governa il Cile che non riesce ad arrivare nemmeno a un terzo dei seggi e esercitare una minima influenza sulle future scelte dell’Assemblea.</p>



<p>I neo<strong> 155 costituenti</strong> –77 donne elette e 78 uomini con il compito di scrivere la nuova costituzione cilena- provengono per i due terzi dalle fila indipendentiste, dai progressisti del Frente Ampio e dagli alleati di centro sinistra di La Concertation, 17 seggi saranno per gli indigeni. Sconfitti e marginali, i partiti tradizionali. Tra i risultati più eclatanti anche la vittoria di esponenti del partito comunista in alcune città- si sceglievano <strong>346 sindaci-</strong> con Santiago del Cile che sarà amministrata da una donna, Iraci Hassler Jacob, comunista e femminista.</p>



<p>La <strong>sconfitta della destra</strong> – non solo per la costituente &#8211; fa sperare al centrosinistra di riuscire a riconquistare la guida del paese nelle presidenziali del prossimo autunno, ma al momento, a fronte del trionfo elettorale della vasta area di sinistra, si fatica ancora a individuare una leadership chiara in grado di contendere la presidenza al probabile candidato di centrodestra Joaquin Lavin.</p>



<p>Il compito che attende l’Assemblea costituente è <strong>storico e delicato allo stesso tempo</strong>. Non si tratterà solo di scrivere la nuova Carta costituzionale, ma anche di gettare le basi per un nuovo sistema economico e per placare il crescente malcontento della popolazione. E soprattutto per liberare definitivamente il paese dai lacci che ancora lo legano al periodo drammatico del regime militare.</p>



<p>La Costituzione cilena da riscrivere andrà a sostituire la carta redatta durante il <strong>regime di Pinochet</strong>, ed è stato l’obiettivo delle manifestazioni antigovernative che hanno scosso il paese dalla fine del 2019. Una nuova Costituzione per dare uno schiaffo al passato recente e voltare definitivamente pagina rispetto agli anni della dittatura militare – cambiando quella <strong>Costituzione del 1980 </strong>ancora memore di quegli anni – in questa chiave di lettura può essere letto il voto del 15 e 16 maggio.</p>



<p>I lavori della costituente inizieranno tra un mese, dureranno nove e al termine i cileni saranno chiamati ad approvare o bocciare la nuova costituzione in un referendum. La nuova Costituzione cilena dovrebbe prevedere <strong>una nuova forma di governo</strong>, sempre nel solco della repubblica presidenziale e regolamentare i rapporti tra stato centrale e regioni, oltre a tutelare diritti delle minoranze indigene, contenere la parità di genere e a dare più spazio e riconoscimento ai diritti sociali.</p>



<p>In questo spazio temporale si inseriranno nel prossimo autunno le<strong> elezioni presidenziali</strong> che anche per il Cile come per gli altri paesi dell’America latina segneranno uno spartiacque importante. Il Cile ha rappresentato nella regione, nell’ultimo decennio, un paese da imitare per alcune scelte di politica economica, come nel campo della lotta alla povertà. Paese contraddistinto da pesanti diseguaglianze sociali e con una Costituzione impregnata dal <strong>neoliberismo di Pinochet</strong>, il Cile prova – all’alba di questo nuovo processo costituente -a mettere una pietra sul passato e sui dolorosi anni della dittatura militare, di cui la costituzione da riscrivere è figlia.</p>



<p>La svolta a sinistra arriva dopo 4 anni di governo di centrodestra di <strong>Sebastian Pinerà</strong>, tornato a governare il paese dopo il terzo mandato di Michelle Bachelet, leader per un ventennio della sinistra cilena, prima donna a presiedere il governo ed esponente della marea rosa socialista che <strong>all’inizio degli anni 2000</strong> ha cambiato volto al Sud America.</p>



<p>Marea spazzata via da inchieste, sconfitte elettorali e macchiata dalle forzature istituzionali e dai giochi per conservare il potere in Bolivia e Venezuela. Ma l’onda progressista lentamente riprende vigore nel continente sudamericano, e si prepara – dopo l’Argentina – a invadere nuovamente il Brasile, che probabilmente tornerà a candidare Lula e il Cile chiamato a eleggere il nuovo Presidente della repubblica in autunno. </p>



<p>Una sinistra che anche in Cile, come nel Brasile del <strong>redivivo Lula</strong>, nell’Argentina della <strong>vicepresidente Kirchner </strong>e nella Bolivia governata dal delfino di <strong>Morales</strong>, fatica a far emergere nuove leadership che siano all’altezza dei carismatici e ancora osannati protagonisti della marea rosa. Per il paese andino, questa nuova leadership da individuare nell’area di sinistra come hanno chiesto i cileni il 15 e 16 maggio &#8211; dovrà avere la capacità e la forza di rompere definitivamente con il triste passato e con i retaggi – economici, sociali e culturali- dell’era Pinochet.</p>
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