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	<title>draghi Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>draghi Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Samuele Borrini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2025 10:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia strategica]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673494/">Autonomia o dipendenza: la sfida strategica dell’Europa – Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Il Rapporto Draghi dedica ampio spazio alle vulnerabilità esterne dell’UE, concentrandosi in particolare sulle materie prime critiche e sui semiconduttori, quali elementi essenziali per il futuro dell’industria europea.</p>



<p>Nel suo documento, Draghi connette i valori fondamentali dell’Unione Europea alla crescita e alla produttività. Ritiene infatti cruciale che l’UE sia in grado di fornire ai cittadini prosperità, libertà, pace, democrazia, giustizia e sostenibilità; valori che non possono essere sacrificati. L’unico modo per preservarli, secondo Draghi, è rendere l’Europa radicalmente più produttiva e autonoma, riducendone le vulnerabilità e il rischio di ricatti economici.</p>



<p>La crisi con la Russia ha evidenziato le forti dipendenze dell’Europa da attori esterni in settori strategici, in particolare in termini di risorse naturali. Sebbene i prezzi dell’energia siano diminuiti notevolmente rispetto al 2022, le imprese europee continuano a pagare l’elettricità da due a tre volte più cara rispetto agli Stati Uniti e i prezzi del gas naturale da quattro a cinque volte superiori.</p>



<p>Le materie prime critiche sono fondamentali per la transizione ecologica e digitale dell’UE, ma la loro crescente domanda globale sta ponendo nuove sfide. L’approvvigionamento è scarsamente diversificato e altamente dipendente da pochi fornitori. Per fare qualche esempio, litio, cobalto e nichel sono indispensabili per la produzione di batterie, mentre il gallio è essenziale per i semiconduttori. Materiali come il titanio e il tungsteno sono invece cruciali per il settore della difesa e dell’aerospazio. Un semplice smartphone, ad esempio, può contenere fino a 50 metalli diversi.</p>



<p>Nei prossimi anni, la domanda di questi materiali aumenterà significativamente: secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), entro il 2040 il fabbisogno di minerali per le tecnologie pulite potrebbe crescere da quattro a sei volte. Questo trend potrebbe generare nuove dipendenze e rendere più costoso o difficile per l’UE progredire nei suoi obiettivi strategici.</p>



<p>In alcuni casi, la dipendenza è estrema: la Cina detiene una posizione predominante nell&#8217;estrazione globale delle terre rare, con il 68% della produzione, mentre controlla il 70% della produzione di grafite. Il 74% della produzione mondiale di cobalto è concentrato nella Repubblica Democratica del Congo, dove la Cina possiede 15 delle 19 miniere di rame e cobalto. Anche nel settore della raffinazione, la concentrazione è altissima: la Cina detiene la metà degli impianti chimici di litio, mentre l&#8217;Indonesia controlla quasi il 90% degli impianti di raffinazione globale del nichel.</p>



<p>La collusione potrebbe diventare una fonte di preoccupazione in futuro: sebbene non esista un&#8217;organizzazione di Paesi esportatori di materie prime critiche equivalente all&#8217;OPEC, la possibilità di un coordinamento tra i Paesi esportatori rappresenta un rischio significativo per l’UE. Circa il 40% delle importazioni europee proviene da un numero ristretto di fornitori, difficilmente sostituibili, e circa la metà di queste importazioni giunge da Paesi con cui l’Europa non è strategicamente allineata. Ciò espone l’Europa a ipotetici “arresti improvvisi” delle forniture, legati a tensioni geopolitiche.</p>



<p>La quota dell&#8217;UE contribuisce a meno del 7% della produzione globale della maggior parte delle materie prime critiche e, a differenza dei combustibili fossili, non solo dipende dalle importazioni, ma anche dalla lavorazione e raffinazione di questi materiali. Nel settore dei semiconduttori, la situazione è ancora più critica: tra il 75% e il 90% della capacità globale di produzione di wafer di silicio si trova in Asia.</p>



<p><strong>Per affrontare queste vulnerabilità, il rapporto propone un insieme di azioni strategiche, molte delle quali richiedono un impegno politico e finanziario coordinato a livello europeo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Diversificare le forniture</strong> attraverso nuovi accordi con Paesi produttori, sviluppando partenariati strategici (sull’esempio del Global Gateway) che includano investimenti in infrastrutture di estrazione e raffinazione nei Paesi partner, garanzie europee sugli investimenti e programmi di capacity building locali.</li>



<li><strong>Creare scorte strategiche comuni</strong> per rafforzare la sicurezza dell&#8217;approvvigionamento, tramite un meccanismo obbligatorio di stoccaggio a livello UE simile a quello già introdotto per il gas naturale.</li>



<li><strong>Semplificare e accelerare le procedure di autorizzazione</strong> per lo sviluppo di nuove miniere e impianti di raffinazione nell’UE, introducendo una “corsia preferenziale” per i progetti di interesse strategico europeo.</li>



<li><strong>Istituire una piattaforma di acquisto collettivo</strong> per negoziare migliori condizioni di fornitura, seguendo l’esperienza positiva della joint procurement dei vaccini durante la pandemia.</li>



<li><strong>Creare un Comitato europeo per le Materie Prime Critiche</strong>, incaricato di coordinare gli sforzi degli Stati membri, monitorare le catene di approvvigionamento e suggerire interventi rapidi in caso di interruzioni.</li>



<li><strong>Potenziare la ricerca e l’innovazione</strong> per sviluppare materiali alternativi, processi di riciclo avanzati e tecnologie di produzione meno dipendenti da materie prime critiche, finanziando questi progetti nell’ambito di Horizon Europe e creando un fondo dedicato per l’innovazione nelle catene di valore strategiche.</li>



<li><strong>Sviluppare strumenti finanziari europei</strong> per sostenere l’intera catena del valore: un fondo di investimento pubblico-privato per stimolare la capacità produttiva, abbinato a incentivi fiscali per le imprese che sviluppano soluzioni resilienti e sostenibili.</li>
</ul>



<p>Secondo Draghi, l’unica condizione per attuare queste strategie con successo è che l’UE agisca in modo unito e coordinato, sfruttando il proprio peso economico come leva nei mercati internazionali.</p>
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		<title>Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul “Rapporto Draghi” sul futuro della competitività&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/673490/">Il Piano Draghi e la sfida delle competenze, tra sostegno alla formazione e protezione dei lavoratori &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>“Rapporto Draghi” sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>L’Europa ha davanti a sé sfide complesse legate all’invecchiamento della popolazione e conseguente diminuzione della forza lavoro, alla carenza di professionalità legate alla transizione digitale e alla rivoluzione legata all’AI.</p>



<p>Il cambiamento strutturale del mercato del lavoro &#8211; con l’aumento dei lavoratori inquadrati nella Gig economy e la perdita di alcuni posti di lavoro connessi alla transizione ecologica e all’AI &#8211;&nbsp; pone un serio&nbsp; problema di protezione sociale e di garanzia dei diritti dei lavoratori.</p>



<p>È quanto emerge anche dal Rapporto Draghi sulla competitività europea che, concentrato in 5 punti chiave per l’Europa di domani, vede proprio al primo punto il tema relativo alle competenze e alla coesione.</p>



<p>Un tema &#8211; quello della competitività europea &#8211; posto al centro della seconda Commissione Vor Der Leyen e che necessità di riforme economiche e strutturali in seno all’architettura europea.</p>



<p>Per rilanciare l’economia europea l’ex presidente della BCE indica alcune soluzioni da implementare ed individua il divario di competenze tra UE, Usa&nbsp; e Cina come uno dei principali ostacoli all’aumento della competitività del vecchio continente in un contesto geopolitico complesso e frammentato.</p>



<p>Un’Europa che inoltre dovrà affrontare una pesante diminuzione della forza lavoro, destinata a ridursi di 2 milioni all’anno entro il 2040, a cui è da aggiungersi un aumento dei pensionati e un pesante deficit di competenze legate ai settori che trascineranno l’economia europea, la transizione green e lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.</p>



<p>Già attualmente molte imprese non riescono a trovare professionalità adeguatamente formate a causa di sistemi scolastici, universitari e di formazione professionale che non hanno ancora aggiornato i loro piani didattici al fabbisogno di competenze, con il risultato paradossale di un elevatissima disoccupazione &#8211; specie per gli under 30 i cosiddetti NEET &#8211; e di una domanda di lavoro che non riesce ad essere colmata. Il risultato sono aziende europee che non trovano personale formato specie nei settori legati al green e digitale.</p>



<p>Problema atavico del mercato del lavoro europeo è la difficoltà di implementare adeguate politiche attive che siano efficienti nella riqualificazione dei lavoratori per garantire loro un futuro lavorativo anche dopo la perdita del loro posto di lavoro, rischio concreto soprattutto nei settori legati a AI.</p>



<p>Attualmente, come rileva il report Draghi, la coesione è sostanzialmente garantita da robusti sistemi sociali e sanitari che assicurano ai cittadini europei sanità gratuita, istruzione, protezione sociale in caso di malattia, disoccupazione e inabilità al lavoro.</p>



<p>Quali possono essere le soluzioni da proporre &#8211; specie dal punto di vista progressista e riformista &#8211; implementare le preziose raccomandazioni dell’ex premier Mario Draghi?</p>



<p>Compito di queste forze politiche è da sempre sostenere la crescita garantendo i diritti sociali, già assicurati agli europei dallo Stato sociale europeo.</p>



<p>Primariamente, occorre rafforzare la protezione e i diritti per tutti i lavoratori, su tutti gli impiegati nella&nbsp; gig economy (lavoratori delle piattaforme), un settore che nel 2025 impiegherà in tutta Europa 43 milioni di lavoratori. Di questo tema critico si è occupata la Direttiva sui lavoratori delle piattaforme, approvata dopo un percorso durato anni e pieno di ostacoli.</p>



<p>La direttiva prevede divieti all’uso dell’algoritmo nella scelta di curriculum e criteri stringenti che garantiscano diritti a questi lavoratori che a tutti gli effetti sono lavoratori subordinati ma che sono attualmente considerati autonomi.</p>



<p>Auspicabile è che tutti gli stati membri si impegnino a recepire questa direttiva in tempi rapidi e che i partiti delle famiglie politiche più vicine alla tutela dei diritti sociali si attivino per accelerare questo processo.</p>



<p>Altra raccomandazione auspicabile, tesa a garantire protezione ai lavoratori che potrebbero perdere il lavoro, nonché di sostegno alle finanze pubbliche, sarebbe quella di rendere strutturale Sure, lo strumento usato durante il periodo pandemico che ha garantito sostegno al reddito a dipendenti e lavoratori autonomi attraverso prestiti agevolati agli stati membri finanziati con il debito comune europeo.</p>



<p>Ma come già detto il problema che più di ogni altri attanaglierà l’economia europea sarà il deficit di competenze nel settore dell’AI, delle nuove tecnologie e nella transizione verde.</p>



<p>Servirà tempo per formare queste professionalità e il treno della competitività non può aspettare.</p>



<p>Primariamente sarebbe indicato reindirizzare, attraverso specifici programmi europei finanziati con i fondi della politica regionale,&nbsp; i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali verso programmi formativi specifici e magari esportare anche nel resto d’Europa il sistema ITS italiano che garantisce percorsi altamente professionalizzanti ascoltando il fabbisogno specifico delle imprese. Fondamentale resta garantire la coesione sociale, rendendo agevole l’ingresso nel mondo del lavoro alle donne &#8211; specie nei territori a rischio esclusione &#8211; con adeguati strumenti di aiuto alle lavoratrici madri potenziando il welfare ed estendendo esempi virtuosi di welfare aziendale.</p>



<p>Una possibile soluzione potrebbe inoltre essere quella di allargare la platea di alcuni programmi europei quali la Youth Guarantee, estendendola ai maggiori di 30 anni e prevedendo programmi specifici per le donne maggiormente escluse dal mondo del lavoro, colmando quel gap culturale che vede le donne ancora poco inclini a scegliere materie connesse alle nuove tecnologie.</p>



<p>Un rilancio della competitività che tuttavia non deve registrare un aumento delle diseguaglianze. Per questo servirà garantire e irrobustire lo Stato sociale europeo e i sistemi di welfare.</p>



<p>Ruolo dei partiti progressisti delle famiglie europee sarà quello di vigilare su questo processo. Avendo come stella polare la tutela dei diritti sociali ma senza trascurare la crescita e il progresso economico.</p>
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		<title>Colmare il divario tecnologico senza che nessuno resti indietro &#8211; Appunti sul Rapporto Draghi</title>
		<link>https://www.mondodem.it/673464/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gregorio Staglianò]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 May 2025 07:35:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[draghi]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[transizione digitale]]></category>
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<p><em>Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti tematici promossi da MondoDem sul <strong>&#8220;Rapporto Draghi&#8221; sul futuro della competitività europea</strong>. Crediamo che, per affrontare davvero le sfide delineate nel Rapporto, sia necessario declinare le sue proposte in chiave progressista, tenendo insieme innovazione, giustizia sociale e sostenibilità. Per questo abbiamo scelto di analizzare alcuni dei nodi principali emersi dal lavoro di Draghi, offrendo spunti e proposte utili al dibattito pubblico e all’elaborazione politica di chi vuole costruire un’Europa più equa, innovativa e democratica.</em></p>



<p>Negli ultimi decenni, l&#8217;Europa ha mantenuto un ruolo di primo piano in settori industriali consolidati come l&#8217;automotive e il manifatturiero, sostenuta dall&#8217;aumento della produttività e della crescita demografica. Tuttavia, di fronte a un preoccupante inverno demografico e alla stagnazione dell&#8217;innovazione industriale, la sua corsa verso la produttività sta rallentando, in particolare rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. Guardando più a fondo, come evidenzia il Rapporto, il vero motore di questo crescente divario nella produttività tra l’UE e altre economie avanzate è stato il settore tecnologico, ambito in cui l’Europa rischia di perdere slancio in modo definitivo.</p>



<p>Fin dai primi sviluppi di Internet, l&#8217;Europa ha faticato a cogliere le potenzialità economiche della rivoluzione digitale, limitandosi spesso ad adattarsi anziché guidare. Mentre negli Stati Uniti nascevano giganti tecnologici e l’economia digitale prendeva piede, l’Europa sembrava incapace di riconoscere la portata storica di questa trasformazione. Ora, con l’alba di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale (IA), l’Internet of Things (IoT), la blockchain e l&#8217;informatica quantistica, l&#8217;UE rischia di ripetere lo stesso errore. Un segnale allarmante è il fatto, per esempio, che nessuna delle dieci aziende che investono maggiormente nel settore quantistico ha sede in Europa.</p>



<p>Stati Uniti e Cina oggi dominano e si contendono la supremazia nel settore tecnologico, cruciale per il futuro dell’economia globale, mentre l’Europa continua a perdere competitività. Per alcuni segmenti digitali, come sottolinea il Rapporto, l&#8217;opportunità di leadership sembra ormai sfumata; tuttavia, esistono ancora spazi in cui l&#8217;UE può capitalizzare su nuove ondate di innovazione, come quella dell’IA. Le implicazioni di questo approccio attendista non sono solo economiche, ma profondamente politiche: investire meno nel settore tecnologico implica una ridotta capacità di influenzare i rapporti di forza internazionali e, in ultima analisi, un ridimensionamento del ruolo dell&#8217;Europa come attore globale.</p>



<p>Il Rapporto Draghi lancia un messaggio forte e chiaro: l&#8217;Europa rischia di perdere il treno della Storia se non riconsidera a fondo le sue priorità strategiche, trovando la determinazione e il coraggio necessari per immaginare una strategia industriale che colmi il divario tecnologico con gli altri attori globali. Le forze di centro-sinistra, come il Partito Democratico, che hanno accolto con interesse le proposte dell&#8217;ex Presidente del Consiglio italiano, devono cogliere l&#8217;urgenza espressa nel Rapporto e tradurne i contenuti in proposte progressiste. Non è possibile immaginare una crescita industriale duratura senza valutarne l&#8217;impatto sociale, l&#8217;equità e la sostenibilità. L’Europa ha il dovere di puntare a un modello economico in cui innovazione tecnologica e benessere sociale non siano in conflitto, ma agiscano in sinergia per un progresso condiviso.</p>



<p><strong>Una transizione giusta verso l&#8217;innovazione tecnologica</strong></p>



<p>L’innovazione non dovrebbe lasciare indietro nessuno: per questo, accanto a investimenti in settori chiave come l&#8217;IA, i semiconduttori o il cloud computing, l&#8217;UE deve assicurarsi che i vantaggi di queste tecnologie siano diffusi a tutta la popolazione. Un “Fondo per l&#8217;Innovazione Inclusiva” potrebbe, ad esempio, sostenere le regioni e i settori più impattati dalla trasformazione digitale, aiutando le piccole imprese e i lavoratori a rimanere competitivi. Questo fondo dovrebbe finanziare la riqualificazione professionale dei lavoratori e l’accompagnamento delle imprese verso il digitale, specialmente nelle aree meno sviluppate.</p>



<p><strong>Una transizione omogena verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>Per promuovere la crescita delle imprese innovative, l&#8217;Europa deve provare a ridurre da un lato l’over-regulation al suo interno, e le frammentazioni normative tra i suoi Paesi membri, creando un mercato unico più omogeneo che consenta alle startup di crescere e competere senza ostacoli burocratici. È fondamentale però che questo avvenga in modo da proteggere i diritti dei lavoratori, garantendo condizioni lavorative adeguate.</p>



<p><strong>Una transizione verde verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>La produzione e la gestione di nuove tecnologie digitali – come i data center, le reti di telecomunicazioni e i semiconduttori – devono rispettare principi di sostenibilità ambientale. Per questo, l’Europa dovrebbe incentivare le imprese a sviluppare e adottare tecnologie a basse emissioni di carbonio, imponendo limiti chiari al consumo energetico nei settori tech e promuovendo un’economia circolare per ridurre al minimo i rifiuti tecnologici. Ciò garantirebbe che l’industria del futuro possa essere verde e sostenibile.</p>



<p><strong>Una transizione inclusiva verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>La transizione tecnologica e digitale può avere successo solo se accompagnata da investimenti in istruzione e formazione continua. Affinché nessuno resti indietro, l’UE dovrebbe trovare metodi e strumenti per formare tutti i cittadini europei, aiutandoli a sviluppare le competenze necessarie per partecipare all’economia del futuro. Ogni Stato membro dovrebbe includere nel proprio sistema educativo l’insegnamento delle digital skills di base, garantendo accesso gratuito e universale a corsi di aggiornamento professionale per coloro che lavorano in settori tradizionali.</p>



<p><strong>Una transizione sociale verso l’innovazione tecnologica</strong></p>



<p>L’espansione del settore tecnologico porterà con sé l&#8217;aumento di forme di lavoro atipico e digitale, spesso più precarie e meno tutelate. È fondamentale che l&#8217;Europa sviluppi un &#8220;welfare digitale&#8221; che protegga i lavoratori delle piattaforme digitali e di altre nuove forme di impiego. Ad esempio, la creazione di un sistema di assicurazione sociale europeo per i lavoratori digitali permetterebbe di garantire loro sicurezza economica e protezione in caso di disoccupazione, malattia o maternità, indipendentemente dal Paese in cui lavorano.</p>



<p>Insomma, l’Europa ha davanti a sé l’opportunità di creare un modello di sviluppo economico e industriale autonomo e inclusivo, che integri le esigenze della crescita tecnologica con la giustizia sociale e ambientale. Solo con un approccio integrato e attento alle persone sarà possibile costruire un futuro in cui l’Europa non sia semplicemente player di primo livello, ma un modello di progresso civile e sociale a livello globale.</p>
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