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	<title>elezioni europee Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>elezioni europee Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Tecnologie e partecipazione: servono idee nuove per il Parlamento europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriele Suffia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 13:58:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Democrazia 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ruolo svolto dal Parlamento europeo nel corso dell’ultima legislatura non è ancora stato compiutamente analizzato. Quella iniziata&#8230;</p>
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<p>Il ruolo svolto dal Parlamento europeo nel corso dell’ultima legislatura non è ancora stato compiutamente analizzato. Quella iniziata nel 2014 non è stata una legislatura semplice, ma alcuni traguardi importanti sono stati comunque conseguiti e l’auspicio è che il prossimo Parlamento europeo possa continuare sulla stessa lunghezza. O addirittura migliorare.</p>
<p>Un particolare ambito che merita di essere approfondito è quello relativo al rapporto tra la democrazia (in questo caso quella europea, nella sua accezione più generale) e l’utilizzo delle nuove tecnologie della comunicazione. La scorsa legislatura ha visto la definitiva consacrazione dei social network come mezzo principe di comunicazione politica – con video, post, dirette, fake news e account falsi – mentre parallelamente si registravano le vicende spinose, sotto il profilo politico prima ancora geopolitico, del caso Snowden<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>, di Cambridge Analytica e, da ultimo, della guerra commerciale tra USA e Huawei. Gli interventi del Parlamento europeo 2014-2019 sono stati importanti: è stato abolito il roaming, si è aperto il mercato dei pagamenti on-line riducendone costi e rischi di frode, si è lavorato per rimuovere gli ostacoli sugli acquisti transfrontalieri e, non per ultimo, misure importanti sono state messe in campo per proteggere i dati personali dei cittadini europei.</p>
<p>Nuove idee, oggi, devono essere proposte al nuovo Parlamento europeo per arrivare pronti al mondo di domani.</p>
<p>Il rapporto tra il potere e le nuove tecnologie dell’informazione è analizzato nel libro “Tecnologie per il potere” del Prof. Giovanni Ziccardi<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a>, docente di Informatica giuridica presso l’Università degli Studi di Milano, recentemente pubblicato (2019).</p>
<p>Il libro si propone di individuare un vuoto presente nella nostra letteratura legata al rapporto tra le nuove tecnologie e i processi democratici, e iniziare a colmarlo. Molto spesso in questo ambito, infatti, assistiamo ad una pletora di documenti pubblicati online per singole occasioni, momenti specifici e finalità determinate, ad una limitata discussione accademica per studiosi del settore (in lingua inglese), e ad una generale assenza di testi (siano essi accademici, o divulgativi) che abbiano l’ambizione di individuare delle linee di fondo, trarre il generale dal particolare, portare ordine e sistematicità di analisi nella discussione. La materia è relativamente nuova e, senza un approccio imparziale e complessivo, si presta a numerosi fraintendimenti. I fronti aperti dal digitale, d’altronde, sono molteplici: dall’industria 4.0 alla sostituzione del lavoro, dall’intelligenza artificiale al 5G, dal ruolo dei media alla responsabilità delle piattaforme in un contesto di continue interferenze – a bassa intensità – da parte degli Stati nei confronti gli uni degli altri.</p>
<p>Limitandoci alle “tecnologie per il potere” di cui possiamo avere contezza, e che andiamo ad applicare alla vita politica delle nostre comunità, il libro si concentra sull’uso delle nuove tecnologie come ad esempio i social network, non trascurando di tracciare i profili relativi al “governo degli algoritmi”, alla sicurezza della politica connessa e alla possibile distorsione degli equilibri democratici. Parlando di politica e tecnologie dell’informazione, inoltre, non possono essere trascurate tutte le problematiche etiche, prima ancora che di sicurezza e protezione della privacy, che riguardano le tecnologie oggi.</p>
<p>Soltanto a partire da solide basi è possibile vagliare le dichiarazioni della politica (solo per citare le ultime, il progetto del Presidente Macron di “aggiustare” Facebook e Twitter<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a>, o le proposte per obbligare Facebook a richiedere il codice fiscale per l’autenticazione) e valutarne non solo la fattibilità, ma anche la credibilità stessa. In un’epoca di fake news e di generale difficoltà di discernere tra notizie vere e false, verificate o inverificabili, autorevoli o non autorevoli, infatti, è quanto mai importante per il dibattito pubblico avere gli strumenti per togliere il più possibile il digitale dal novero degli argomenti sui quali è possibile fare disinformazione.</p>
<p>Queste riflessioni sono interessanti nel momento in cui, i dati riportano, “metà degli europei è stata esposta alla disinformazione sui social media proveniente dalla Russia, prima delle elezioni”<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a>, mentre da più parti si fanno largo richieste di legittimazione e partecipazione politica che vanno oltre le elezioni e la rappresentatività politica come oggi la conosciamo<a href="#_ftn5" name="_ftnref5">[5]</a>.</p>
<p>Non possiamo permetterci di non conoscere gli strumenti che la politica oggi utilizza (anche perché potrebbero essere metodologie utilizzare dalla controparte), né permetterci di proporre soluzioni, proposte e slogan legati al digitale che siano del tutto irrealizzabili, fuori dal mondo e, peggio ancora, controproducenti. Allo stesso tempo, è quanto mai necessario proporre soluzioni innovative e di frontiera al nuovo Parlamento europeo, perché nei prossimi anni continui ad essere il riferimento di tutte le politiche nazionali sul continente e continui a svolgere il ruolo di faro della democrazia liberale europea e dello Stato di diritto nel mondo.</p>
<p>Il digitale, come nessun’altra tecnologia, si presta per essere un’arma a doppio taglio: utilizzarlo senza contezza, o dichiarare di servirsene senza invero riuscirci, o senza sapere neanche come fare, è sconfiggersi con le proprie stesse mani senza che i nostri avversari, nemmeno, ce l’abbiano chiesto. Il dibattito è aperto.</p>
<p>*<em>Gabriele Suffia è assegnista di ricerca presso l&#8217;Università degli Studi di Milano (ISLC &#8211; Information Society Law Center), è diplomato al master di Geopolitica e sicurezza globale dell’Università La Sapienza di Roma, politic advisor per il Dipartimento internazionale delle ACLI e socio fondatore del Circolo ACLI Geopolitico.</em></p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Risoluzione votata nel 2015, cfr. http://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2015-0388_IT.html?redirect (link consultato in data 28.05.2019).</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Cfr. G. Ziccardi, <em>Tecnologie per il potere</em>, Raffaello Cortina, 2019, anche al link: http://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/giovanni-ziccardi/tecnologie-per-il-potere-9788832850710-2926.html (link consultato in data 28.05.2019).</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Cfr. https://www.politico.eu/article/emmanuel-macrons-plan-to-fix-facebook-youtube-and-twitter/ (link consultato in data 28.05.2019).</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Cfr. https://www.theguardian.com/world/2019/may/08/241m-europeans-may-have-received-russian-linked-disinformation (link consultato in data 28.05.2019).</p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5">[5]</a> Il riferimento, tra gli altri, è alla richiesta di partecipazione che viene dai movimenti cosiddetti “populisti”, cfr. I. Diamanti, M. Lazar, <em>Popolocrazia</em>, Laterza, 2018.</p>
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		<title>Il paradosso laburista alle elezioni europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Larissa Brunner]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2019 12:04:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni europee 2019]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Labour]]></category>
		<category><![CDATA[UK]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni del Parlamento europeo, che nel Regno Unito si terranno il 23 maggio, prospettano profondi sconvolgimenti nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1443/">Il paradosso laburista alle elezioni europee</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le elezioni del Parlamento europeo, che nel Regno Unito si terranno il 23 maggio, prospettano profondi sconvolgimenti nel sistema partitico britannico. In un sondaggio di <a href="https://yougov.co.uk/topics/politics/articles-reports/2019/05/17/labour-and-tories-lose-majority-support-brexit-pro">YouGov</a> effettuato tra il 12 e il 16 maggio, il Brexit Party di Nigel Farage si è imposto come favorito assoluto con il 35%, seguito dai Liberal-democratici pro-<em>Remain</em> dati al 16%. Il Partito Laburista, principale partito d’opposizione, si posiziona al terzo posto con il 15% e i verdi pro-<em>Remain</em> sono quarti con il 10%, poco più avanti dei Conservatori che si attestano al 9%. Il nuovo partito anti-Brexit Change UK raccoglie solo il 5%, mentre UKIP con il 3% vede spostarsi gran parte dei suoi elettori verso il Brexit Party di Farage. <a href="http://www.europarl.europa.eu/elections2014-results/en/country-results-uk-2014.html">Risultati</a> molto diversi rispetto alle elezioni del 2014, quando UKIP vinse con il 27,66%, seguito dal Partito Laburista al 24,74% e dai Conservatori al 23,31%.&nbsp;</p>
<p>Per i Conservatori e i Laburisti &#8211; che insieme detengono 559 su 650 dei seggi nella Camera dei Comuni &#8211; sarebbe un vero disastro. Tuttavia, un tale insuccesso non sarebbe totalmente inaspettato, specialmente per il Partito Laburista. Dietro la sua probabile battuta d’arresto si cela un paradosso a tre facce.</p>
<p><strong>1. La Brexit di Schroedinger: </strong>La prima faccia del paradosso riguarda la posizione dei Laburisti sulla Brexit. Nel tentativo di attrarre simultaneamente i pro-<em>Remain</em> senza perdere i suoi elettori nelle circoscrizioni favorevoli al <em>Leave</em>, il partito ha perseguito una strategia ambigua. Le contraddizioni che ne conseguono sono particolarmente visibili nella posizione del Labour riguardo la stessa Brexit e la possibilità di un secondo referendum.</p>
<p><strong>La posizione ufficiale del Partito Laburista, sostenuta dal leader Jeremy Corbyn &#8211; euroscettico di vecchia data &#8211; è quella di rispettare il risultato del referendum del 2016.</strong> Tuttavia, altre figure di spicco del Partito Laburista hanno rilasciato dichiarazioni contraddittore, volte apparentemente a rassicurare e attrarre il favore dei <em>Remainer</em>. Per esempio, il 12 Maggio il vice-leader Tom Watsan ha <a href="https://www.theguardian.com/politics/2019/may/13/labour-remain-reform-eu-tom-watson">affermato</a> che il Labour è ancora un partito favorevole al <em>Remain </em>e a riformare l’Unione europea. Il candidato alle elezioni del Parlamento europeo, l’ex Ministro dei Trasporti Andrea Adonis, il 19 maggio ha pubblicato un <a href="https://twitter.com/Andrew_Adonis/status/1130031778264231937">tweet</a> dove sosteneva che “solo il Labour può fermare la Brexit”.</p>
<p><strong>Le opinioni dei laburisti sulla possibilità di convocare un secondo referendum sono ugualmente divergenti.</strong> Sebbene alcuni parlamentari laburisti, come il Ministro ombra per la Brexit Keir Starmer, si siano più volte dimostrati favorevoli ad un secondo voto, Corbyn ha accettato questa possibilità a malincuore e dopo molte pressioni. La posizione ufficiale del partito laburista è delineata nel suo <a href="https://labour.org.uk/manifesto/transforming-britain-and-europe/">manifesto</a> per le elezioni europee: “Se non potremo ottenere un accordo in linea con il nostro piano alternativo [che include l’adesione permanente all’Unione doganale e un allineamento al Mercato Unico], o le elezioni politiche, il Labour sosterrà l’opzione di un nuovo voto”. Difficilmente si può esprimere meno entusiasmo senza escludere apertamente un nuovo referendum.</p>
<p>Gli appelli lanciati dagli esponenti laburisti filoeuropei per un secondo referendum possono dare un’impressione diversa. In un <a href="https://www.independent.co.uk/voices/brexit-european-elections-2019-parliament-labour-party-referendum-eu-a8918146.html">editoriale</a> pubblicato dal The Independent il 17 maggio, la candidata alle elezioni europee, Eloise Todd, ha affermato che “solo il nostro partito può unire il paese per indire un nuovo referendum”. In maniera simile, il 19 maggio Adonis ha <a href="https://twitter.com/Andrew_Adonis/status/1130121188565504005">twittato</a> “l’unico partito che può ottenere un voto popolare è il Labour”.</p>
<p><strong>Le posizioni sono discordanti anche sulle possibili opzioni che un secondo referendum dovrebbe includere. </strong>A febbraio, Corbyn <a href="https://www.theguardian.com/politics/live/2019/apr/30/brexit-latest-news-labour-nec-tory-mps-wont-accept-cross-party-compromise-involving-customs-union-says-hunt-live-news?page=with:block-5cc86cbb8f08c89bd906b51c#block-5cc86cbb8f08c89bd906b51c">dichiarava</a> che il Labour “sosterrà un voto popolare per evitare la rovinosa Brexit dei Conservatori o un disastroso no-deal”. Avendo promesso di rispettare la volontà di lasciare l’Unione europea, non è chiaro che tipo di opzioni dovrebbero essere presenti sulle schede elettorali, in quanto ogni accordo sulla Brexit dovrà per forza di cose essere basato sulla “rovinosa Brexit dei Conservatori”. Per l’Unione europea, infatti, l’accordo sul recesso è fondamentale e non negoziabile. Solo la dichiarazione politica può essere ampliata e resa più specifica, cosa che può essere fatta in ogni caso durante il periodo transitorio in quanto il documento non è vincolante. E intanto, figure di spicco del partito come Starmer e il Ministro-ombra agli esteri Emily Thornberry <a href="https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/labour-brexit-final-say-jeremy-corbyn-shadow-cabinet-a8911771.html">sostengono</a> che le schede elettorali per un possibile nuovo referendum debbano contenere la possibilità di votare per il <em>Remain</em>.</p>
<p>Questi esempi mostrano che il partito laburista propone visioni divergenti sulla Brexit nella speranza che gli elettori si accostino alla posizione che preferiscono ignorando le contraddizioni di fondo del partito. I sostenitori della Brexit fanno riferimento a Corbyn, mentre i pro-<em>Remain</em> guardano a Adonis e Starmer. La vaghezza della linea politica del partito facilita questa impostazione. D’altro canto, la linea della coerenza scelta dai singoli esponenti del partito permette loro di chiarire le loro posizioni personali con facilità quando sono messi alle strette. Ma la vera sfida per i laburisti resta quella di difendere la posizione della <em>leadership</em> del partito nel suo complesso nonostante le loro preferenze o affermazioni personali.</p>
<p>Questa strategia è però rischiosa e sembra aver raggiunto il proprio limite.</p>
<p><strong>2. Un’opposizione incapace di fare goal a porta vuota: </strong>La seconda faccia del paradosso si riferisce alla posizione del Labour nel sistema partitico. Qualsiasi altro partito di opposizione sarebbe stato capace di approfittare del caos che aleggia nel governo dei Conservatori e che caratterizza il processo della Brexit. Tuttavia, il Labour non è riuscito a trarne vantaggio. Le ragioni sono diverse: (1) la posizione ambigua di Corbyn sulla Brexit; (2) l’apparente disinteresse del leader laburista riguardo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea che, sebbene sia la questione più importante degli ultimi decenni, secondo Corbyn verrà presto superata e sostituita da altri questioni legate ai progetti della sinistra; (3) una mancanza di conoscenza del processo della Brexit, resasi evidente quando <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/dec/06/jeremy-corbyn-general-election-brexit-labour-theresa-may">Corbyn</a> ha sostenuto che “una nuova e completa Unione doganale con l’Unione europea […] eviterebbe che alcune zone del Regno Unito vengano assoggettate a sistemi legali differenti”. Ma la sola Unione doganale non rimuoverebbe la necessità di un <em>backstop</em> al confine con l’Irlanda in quanto i controlli di conformità alle norme UE saranno comunque necessari.</p>
<p>Questi fattori hanno reso più difficile un’azione del Labour volta ad obbligare il Governo a rendere conto sulla Brexit e di approfittare della sua debolezza e dei suoi passi falsi.</p>
<p><strong>3. Elezioni importanti, o quasi: </strong>La terza faccia del paradosso riguarda il valore attribuito alle elezioni europee nel Regno Unito. A causa dell’estensione fino al 31 ottobre del processo previsto dall’articolo 50, il Regno Unito deve partecipare alle elezioni anche se resta pronto a lasciare l’Unione europea.</p>
<p>Simbolicamente, le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo rappresentano la tornata elettorale più importante per il Regno Unito, ma da un punto di vista pratico non hanno molto senso.</p>
<p>Avranno un impatto minimo in quanto gli europarlamentari britannici perderanno il proprio seggio una volta che il Regno Unito lascerà l’Unione europea. Allo stesso tempo, le elezioni sono estremamente importanti in quanto rileveranno l’opinione dell’elettorato e, per alcuni, sono da considerare come una replica del referendum del 2016. Il risultato potrebbe avere degli effetti anche sulla Brexit. Se il <em>Brexit Party </em>otterrà più seggi degli altri, come sembra probabile, il posizionamento verso la Brexit del Partito Conservatore e di alcune parti del Labour potrebbe irrigidirsi. Ciò potrebbe far aumentare la probabilità che un <em>Brexiteer</em> come Boris Johnson possa essere eletto nuovo leader dei Conservatori e che il Regno Unito esca dall’Unione europea senza accordo.</p>
<p>Le elezioni europee meritano attenzione anche perché sono le uniche elezioni che si svolgono con un sistema proporzionale, e pertanto sono le uniche consultazioni in cui piccoli o nuovi partiti poco strutturati non sono necessariamente svantaggiati.</p>
<p>Se la frammentazione delle intenzioni di voto indicate nel sondaggio di YouGov potrebbe essere semplicemente un riflesso del fatto che l’elettorato tende a votare diversamente a seconda del sistema di voto, non si può escludere che sia in corso un riallineamento del sistema partitico britannico. A seconda di quale sarà il risultato della Brexit, nelle future elezioni i voti potranno spostarsi verso piccoli partiti con una chiara posizione sulla Brexit. Nel caso di no-deal, i Liberal-democratici filoeuropei potrebbero rinascere. Se il governo conservatore revocasse l’articolo 50, per evitare il no-deal o come risultato di un secondo referendum, il consenso per il Brexit Party potrebbe aumentare esponenzialmente.</p>
<p>Le tre facce del paradosso che il Labour sta vivendo &#8211; la sua visione ambigua della Brexit, la sua posizione nel sistema partitico e il valore attribuito alle elezioni &#8211; possono essere d’aiuto per spiegare il suo probabile calo alle elezioni europee. Sebbene il risultato negativo non avrà effetti immediati, dal punto di vista simbolico ci saranno delle ripercussioni riguardo le prospettive di lungo periodo di un partito che non vuole assumere una chiara posizione sulla più importante questione della politica britannica degli ultimi decenni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="labours-european-elections-paradox"><strong>Labour’s European elections paradox</strong></h2>
<p><em>&nbsp;</em></p>
<p>The European Parliament (EP) elections to be held across the United Kingdom on May 23 are promising major upheaval in the party landscape. In a <a href="https://yougov.co.uk/topics/politics/articles-reports/2019/05/17/labour-and-tories-lose-majority-support-brexit-pro">YouGov poll</a> on EP voting intentions carried out on May 12-16, Nigel Farage’s Brexit Party emerged as clear frontrunner with 35%, followed by the pro-Remain Liberal Democrats with 16%. Labour, the main opposition party, came third with 15% and the pro-Remain Greens fourth with 10%, just ahead of the governing Conservatives with only 9%. The newly established anti-Brexit Change UK party attracted only 5% while UKIP was at 3%, having apparently seen the bulk of its supporters move with Farage to his Brexit Party. As a comparison, in the <a href="http://www.europarl.europa.eu/elections2014-results/en/country-results-uk-2014.html">2014 EP elections</a> UKIP won 27.66%, followed by Labour with 24.74% and the Conservatives with 23.31%.</p>
<p>For the Conservatives and Labour – which together hold 559 out of 650 seats in the House of Commons – the predicted results would be a disaster. However, they would not be entirely unexpected, especially in Labour’s case. Behind its likely setback lies a paradox that can be broken down into three parts.</p>
<p><strong>Schroedinger’s Brexit</strong></p>
<p>The first part of the paradox relates to Labour’s position on Brexit. Trying to simultaneously appeal to Remain voters while not alienating its supporters in Leave-voting constituencies, the party has pursued strategic ambiguity. The resulting contradictions are particularly apparent in Labour’s position on Brexit itself and on the possibility of a second referendum.</p>
<p>Labour’s official position, embraced by leader Jeremy Corbyn – a longtime sceptic of the EU – is that it respects the result of the 2016 referendum, which decided that the United Kingdom would leave the EU. However, other senior Labour figures have issued contradictory claims, apparently designed to reassure and attract Remainers. For example, deputy leader Tom Watson <a href="https://www.theguardian.com/politics/2019/may/13/labour-remain-reform-eu-tom-watson">said</a> on May 12 that Labour was still a “remain and reform party”. MEP candidate and former Transport Secretary Andrew Adonis <a href="https://twitter.com/Andrew_Adonis/status/1130031778264231937">tweeted</a> on May 19 that “only Labour can stop Brexit”.</p>
<p>Positions within Labour on a second referendum are similarly diverse. While individual Labour MPs such as shadow Brexit Secretary Keir Starmer have long been calling for another vote, Corbyn accepted the possibility only reluctantly, and under great pressure. Labour’s official position is outlined in its <a href="https://labour.org.uk/manifesto/transforming-britain-and-europe/">manifesto</a> for the EP elections: “if we can’t get agreement along the lines of our alternative plan [involving permanent customs union membership and close single market alignment], or a general election, Labour backs the option of a public vote.” It is hardly possible to be less enthusiastic without rejecting a referendum outright.</p>
<p>Meanwhile, calls by pro-EU Labour figures for a referendum could give a different impression. In an <a href="https://www.independent.co.uk/voices/brexit-european-elections-2019-parliament-labour-party-referendum-eu-a8918146.html">op-ed</a> published by The Independent on May 17, Labour MEP candidate Eloise Todd argued that “only our party can unite the country behind a new referendum”. Similarly, Adonis <a href="https://twitter.com/Andrew_Adonis/status/1130121188565504005">tweeted</a> on May 19 that “the only party that can deliver a People’s Vote is Labour”.</p>
<p>There is also little agreement on what options a second referendum should include. In February, Corbyn <a href="https://www.theguardian.com/politics/live/2019/apr/30/brexit-latest-news-labour-nec-tory-mps-wont-accept-cross-party-compromise-involving-customs-union-says-hunt-live-news?page=with:block-5cc86cbb8f08c89bd906b51c#block-5cc86cbb8f08c89bd906b51c">said</a> Labour “will back a public vote in order to prevent a damaging Tory Brexit or a disastrous no deal outcome”. Given that he is also committed to respecting the result of the referendum and thus leaving the EU, this raises the question of what the options on the ballot paper should be, especially since any Brexit deal has to be based on the “damaging Tory Brexit”. The withdrawal agreement is essential and non-negotiable from the EU’s perspective and only the political declaration could be expanded and made more specific, something which can be done in any case during the transition period as the document is not legally binding. Meanwhile, senior Labour figures such as Starmer and shadow Foreign Secretary Emily Thornberry <a href="https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/labour-brexit-final-say-jeremy-corbyn-shadow-cabinet-a8911771.html">argue</a> that in any referendum the ballot paper should give an option to remain.</p>
<p>These examples illustrate that Labour is essentially taking contradictory positions at the same time, in the apparent hope that potential supporters will pick and choose whatever position they like best while ignoring those that contradict it. Pro-Brexit supporters can look to Corbyn, while pro-Remain voters can rally behind Adonis and Starmer. The vague official party policy facilitates this. The coherent positions of individual party figures means they can clarify their personal stances relatively easily when put on the spot. Their challenge lies in defending the position of the party leadership as a whole vis-a-vis their own personal preferences and assertions.</p>
<p>This strategy was always a risky one and now appears to be reaching its limits.</p>
<p><strong>An open goal, and an opposition unable to score</strong></p>
<p>The second part of the paradox is Labour’s position in the party system. Any major opposition party should have been able to benefit from the disarray of the Conservative government and the state of the Brexit process. However, Labour has failed to capitalise on it.</p>
<p>There are several reasons for this:</p>
<ul>
<li>Labour’s ambiguous position on Brexit;</li>
<li>Corbyn’s apparent disinterest in Brexit – undeniably the greatest political issue in a generation, but one which he seems to mistakenly believe will soon be superseded by other, traditional left-wing issues; and</li>
<li>a lack of knowledge about the Brexit process, evident for example in <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/dec/06/jeremy-corbyn-general-election-brexit-labour-theresa-may">Corbyn’s claim</a> that “a new, comprehensive customs union with the EU […] would remove the threat of different parts of the UK being subject to separate regulations” – customs union membership alone would in fact not remove the need for the Irish backstop as regulatory checks would still be needed.</li>
</ul>
<p>These factors have made it difficult for Labour to hold the government to account over Brexit and benefit from its weaknesses and missteps.</p>
<p><strong>Elections that matter, and don’t</strong></p>
<p>The third element of the paradox is the status of the EP elections in the United Kingdom. Due to the extension of the Article 50 process until October 31, the United Kingdom has to participate even though it remains set to leave the EU.</p>
<p>This creates a paradox – symbolically, these EP elections are arguably the most important the UK has ever held but from a practical point of view, they are meaningless.</p>
<p>They will have little direct impact as MEPs will lose their seats once the United Kingdom leaves the EU. At the same time, they matter tremendously in that they indicate voter sentiment and are seen by some as a rerun of the 2016 referendum. The outcome could impact the Brexit process. If the Brexit Party wins more seats than any other party, as is likely, attitudes towards Brexit within the Conservative Party and possibly parts of Labour could harden. This could increase the likelihood of a Brexiteer such as Boris Johnson being elected new leader of the Conservatives and the United Kingdom crashing out of the EU with no deal.</p>
<p>The EP elections also deserve attention because they are the only national elections in the United Kingdom that take place under a proportional representation rather than first-past-the-post voting system, and are thus the only national elections in which small or new parties with limited infrastructure are not necessarily at a disadvantage.</p>
<p>While the fragmented voting intentions indicated in the YouGov poll could simply be a reflection of the fact that people tend to vote differently in different elections based on the system under which the elections take place, they could also point to a broader realignment of the UK party system. Depending on the outcome of Brexit, voter support in other elections could also shift towards smaller parties with a clear stance on Brexit. In the case of a catastrophic no deal Brexit, the pro-EU Liberal Democrats could see a revival. If the Conservative government revoked Article 50, for example to avert a no deal outcome or after a second referendum, support for the Brexit Party could surge.</p>
<p><strong>Conclusion</strong></p>
<p>The three elements of the paradox Labour is facing – its ambiguous stand on Brexit, its position in the party landscape and the status of the EP elections – may help explain its likely setback in the EP elections. While it may not matter much at an immediate, practical level it does matter symbolically, and it will raise questions about the long-term prospects of a party that is unwilling to take a clear stand on the most important issue facing the UK in decades.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*&nbsp;<strong>Larissa Brunner</strong>&nbsp;è Policy Analyst all&#8217;European Policy Centre (EPC) e si occupa principalmente di Brexit. Precedentemente, Larissa ha lavorato come Western Europe Analyst per Oxford Analytica. È titolare di un BA in Economia e Management dell&#8217;Università di Oxfod e di una doppia laurea&nbsp;in Relazioni europee e internazionali&nbsp;presso Sciences Po Paris e la Fundan University di Shangai.&nbsp;</p>
<p><strong>Larissa Brunner</strong>&nbsp;is a Policy Analyst at the European Policy Centre (EPC), working primarily on Brexit.&nbsp;Before joining the EPC, Larissa worked as Western Europe Analyst for Oxford Analytica in the United Kingdom. She holds a BA in Economics and Management from the University of Oxford and a Double Master’s degree in European and International Relations from Sciences Po, Paris, and Fudan University, Shanghai.</p>
<p><b>&#8220;Banksy does Brexit&#8221;, (detail) photo credits Dunk on Flickr.</b></p>
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		<title>La SPD verso il minimo storico alle Europee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Erik Haase]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 May 2019 11:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni europee 2019]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Spd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Uniamoci per un’Europa forte e solidale”. Questo è lo slogan del partito più longevo del panorama politico tedesco&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>“Uniamoci per un’Europa forte e solidale”. </strong>Questo è lo slogan del partito più longevo del panorama politico tedesco per le elezioni europee. Eppure, se si guardano gli ultimi sondaggi, i sostenitori del Partito Socialdemocratico tedesco (SPD) sono sempre di meno. <strong>Il partito è infatti dato al 15%, risultato che &#8211; se confermato &#8211;&nbsp; comporterebbe una caduta del 13% rispetto alle elezioni europee del 2014. </strong>Aumentano quindi gli interrogativi sullo stato di salute della SPD, che negli ultimi anni sembra essersi aggravato inesorabilmente.</p>
<p>Forse è anche il caso di chiedersi se il partito di Willy Brandt e Helmut Schmidt sia diventato superfluo. È sicuramente un’affermazione esagerata, ma occorre riconoscere che <strong>i dieci anni di Grande Coalizione con l’avversario tradizionale, la CDU di Angela Merkel, hanno lasciato ferite profonde che rimettono in discussione gli obiettivi progressisti e sociali del partito</strong>. Le politiche di matrice liberista dell’ultimo cancelliere della SPD, Gerard Schröder, e gli anni passati al governo con la CDU, in qualità di partner minore, avrebbero dovuto spingere i Socialdemocratici all’opposizione per organizzare un nuovo progetto politico e ristabilire la propria credibilità.</p>
<p>Occorre anche chiedersi se la SPD abbia un buon programma per le europee. Da quanto emerge dai sondaggi, i tedeschi non sono pienamente convinti. Dopo la Presidenza del Parlamento europeo di Martin Schulz, la SPD è sicuramente considerata dai tedeschi come il partito più favorevole ad un’Unione europea più forte e più sociale. Eppure, i tedeschi sembrano non reagire alle proposte messe sul tavolo dai Socialdemocratici, a cominciare dal <strong>salario minimo europeo calcolato individualmente paese per paese</strong>. Seppur in linea con le proposte degli omologhi europei della SPD, questa misura non sembra far breccia nell’elettorato tedesco. Lo stesso vale per le misure proposte per<strong> contrastare il dumping sociale,</strong> che non toccano le corde dei tedeschi in quanto volte a cambiare le politiche degli altri Stati membri e non quelle interne. Forse questo è un sintomo della difficoltà dei partiti riformisti, e non solo, di allargare il dibattito interno ad un più ampio dibattito europeo?</p>
<p>Le altre proposte riguardano soprattutto <strong>una maggiore giustizia fiscale di fronte alle multinazionali digitali come Facebook e Google e, non da ultimo, la protezione del clima. </strong>Entrambi temi cruciali per i tedeschi. Tuttavia, la proposta politica della SPD pecca a volte d’incoerenza. L’azione contro l’evasione fiscale del vice-Cancelliere Ministro delle Finanze, il socialdemocratico <strong>Olaf Scholz</strong>, sembra poco incisiva, forse perché si vogliono evitare ripercussioni negative sulle grandi compagnie tedesche esportatrici, a cominciare dall’industria dell’automobile duramente colpita dal <em>Dieselgate</em>. Forse è proprio la mancanza di credibilità il vero tallone d’Achille della SPD. Contrariamente alle rivendicazioni della Ministra federale dell’Ecologia, sempre in quota SPD, sono stati i ministri conservatori dell’Economia e dei Trasporti, con il sostegno della Cancelliera Merkel, a decidere di adottare le sanzioni contro i produttori di automobili e di risarcire i proprietari di vetture troppo inquinanti. Nell’opinione pubblica si è quindi rafforzata <strong>l’immagine di una Socialdemocrazia “ecologica, ma non troppo” che accondiscende agli interessi dell’industria sindacalizzata. </strong></p>
<p><strong>Alla mancanza di credibilità si aggiunge una carenza di competenze</strong>. Questa constatazione riguarda meno i candidati delle liste della SPD per le elezioni del 26 maggio, molto spesso sconosciuti, come nel caso degli altri paesi membri, eccezion fatta per i capilista. La Presidente della SPD <strong>Andrea Nahles</strong> non eccelle per carisma, capacità retoriche e strategia politica. Secondo molti rappresenta l’immobilismo che ha caratterizzato la SPD nell’ultimo decennio, ed è simbolo di un “sì, ma…” poco convincente. Un progetto politico volto a mantenere lo status quo può convincere la fascia di età più avanzata dell’elettorato &#8211; che rappresenta il nucleo centrale dei sostenitori del partito &#8211; ma non guadagnerà il consenso delle fasce più giovani che rivendicano un cambiamento radicale del nostro modello di sviluppo a favore di politiche più sostenibili.</p>
<p>Certo, la Socialdemocrazia tedesca soffre anche della crescita dei nuovi movimenti di estrema-destra. Come sta avvenendo negli altri paesi europei, i movimenti nazionalisti e razzisti, come <strong><em>Alternative für Deutschland (</em>AfD)</strong> &#8211; alleata della Lega di Matteo Salvini &#8211; sono in forte crescita, minacciando di far scendere la SPD in quarta posizione alle elezioni europee.</p>
<p><strong>Tuttavia, nel campo progressista tedesco qualcosa si muove.</strong> Da una parte, la sinistra radicale rappresentata da <strong><em>Die Linke</em></strong><em>, </em>data all’8% nei sondaggi, può trarre vantaggio dalla debolezza della SPD. Ma la sfida più importante all’interno della sinistra tedesca si giocherà sulle tematiche ambientali. In una situazione in cui il cambiamento climatico e i rischi per la biodiversità sono direttamente percepibili dai cittadini, <strong>l’avanzata dei </strong><strong><em>Verdi </em></strong><strong>tedeschi pone sicuramente una nuova sfida all’interno del campo progressista tedesco e può ridefinire i rapporti con la SPD.</strong> Il partito ecologista<strong> ha allargato il suo bacino elettorale attestandosi in seconda posizione, dietro la CDU, con circa il 20% delle intenzioni di voto</strong>. Un risultato senza precedenti nella lunga storia del partito di Joschka Fischer e Daniel Cohn-Bendit e che ha le sue basi nell’elettorato dei giovani e dei progressisti liberali. Sul piano europeo, se si aggiungono i deputati verdi austriaci (10% nei sondaggi) e i pochi altri eletti negli altri paesi, si può facilmente constatare che <strong>il nuovo gruppo parlamentare Verdi/Alleanza Libera Europea sarà per metà germanofono</strong>.</p>
<p>Un altro aspetto da non sottovalutare nell’analisi del voto delle europee in Germania e del possibile risultato negativo della SPD è quello <strong>di un sistema elettorale che limita la logica del cosiddetto voto utile</strong>. A differenza delle elezioni federali dove i partiti devono superare la soglia del 5% per accedere al Bundestag, per le elezioni europee non esiste questo tipo sbarramento. Considerato che la Germania dispone di 96 seggi sui 751 disponibili al Parlamento europeo, per qualsiasi partito basterebbe raggiungere lo 0,8% per inviare un proprio delegato a Strasburgo. Ciò potrebbe spiegare perché il 9% degli elettori sia disposto a votare i cosiddetti partitini (il partito per la protezione degli animali, il partito dei pirati e i neo-nazisti).</p>
<p>Comunque vada, la SPD sarà costretta ad affrontare una questione vitale che riguarda non solo la sopravvivenza della Socialdemocrazia in Germania ma anche il rafforzamento del modello sociale europeo. Come rispondere alla difficoltà di rendere compatibili il mantenimento di un’economia basata sull’export con la necessità di assicurare un sistema di sicurezza sociale adeguato? Come rendere più eco-sostenibile il nostro modello economico senza danneggiare la classe media e produttrice?<strong> Per rispondere a queste domande la SPD deve proporre una nuova visione di società, individuando nuove convergenze e alleanze per unire le forze progressiste, in Germania e in Europa.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>*</em><em><strong>Erik Haase</strong> è uno specialista delle relazioni franco-tedesche. Attualmente è Presidente della sezione SPD del Luisenstadt (Berlin Mitte) e lavora come consulente per lo sviluppo regionale nel campo del digitale e della mobilità. Dopo gli studi svolti all’ENA, ha coordinato la delegazione tedesca presso la Conferenza franco-tedesco-svizzera del Reno superiore. Ama l’Italia. </em></p>
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		<title>Polonia: la “Primavera” sta arrivando, una nuova speranza per spezzare il duopolio PiS /PO ?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alexia Fafara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 May 2019 12:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni europee 2019]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni europee]]></category>
		<category><![CDATA[PIS]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Politica” è senza dubbio la parola dell’anno in Polonia. Con due votazioni previste nel 2019 &#8211; le elezioni&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[

<p>“<strong>Politica</strong>” è senza dubbio la parola dell’anno in Polonia. Con due votazioni previste nel 2019 &#8211; le elezioni europee a maggio e le politiche in autunno &#8211; l’agenda politica del paese suscita un considerevole interesse nell’opinione pubblica, sia sulla stampa nazionale sia nelle conversazioni giornaliere dei cittadini polacchi. Dopo un avvio a rallentatore della campagna, ritardato dall’attacco lanciato dal partito di governo alla comunità LGBT polacca &#8211; un momento… non è un inizio prevedibile per la campagna di <em>Diritto e Giustizia</em>? &#8211; i partiti si sono finalmente concentrati sulla competizione per le elezioni europee. <strong>Quali sono quindi i progetti proposti al popolo polacco, che rimane uno dei più eurofili nell’Unione europea</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong><sup>[1]</sup></strong></a><strong>? </strong>Tra strategie già conosciute e la creazione di un nuovo partito, ecco qualche elemento chiave per capire come le elezioni europee possono rappresentare un’occasione per rompere il duopolio PiS/PO che governa il Paese dal 2005.</p>
<p><strong>“Educazione sessuale di sinistra: uno stupro dell’innocenza”</strong>: questo era un titolo del settimanale <em>Gazeta Polska</em><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> alla fine di marzo. Nel giornale, si può leggere che presto nelle scuole di Varsavia “verranno organizzati incontri con travestiti; ai bambini dagli 1 ai 3 anni verrà insegnata la masturbazione illimitata; il sesso di gruppo e le pratiche sadomaso verranno insegnate ai ragazzini di 7 anni”, e che questo è il modo in cui si fa educazione sessuale nei paesi dell’Europa occidentale. Nella stessa settimana, praticamente tutte le copertine dei periodici polacchi erano dedicate alla comunità LGBT. Com’è potuto succedere? A febbraio 2019, il sindaco di Varsavia, Rafał Trzaskowski di <em>Piattaforma Civica</em> aveva deciso di firmare la “dichiarazione LGBT”, un documento volto a combattere le discriminazioni contro le minoranze sessuali e a garantire un’adeguata educazione sessuale nelle scuole. Una manna dal cielo per il partito di governo <em>Diritto e Giustizia </em>che non ha perso tempo per lanciare accuse simili a quelle apparse su <em>Gazeta Polska</em>. Scioccante? Sì, ma non sorprendente considerando che <em>Diritto e Giustizia</em> è solito costruire la sua narrativa individuando di volta in volta un<strong> nemico unico della nazione</strong>. <strong>Quest’anno il nemico è la comunità LGBT, nel 2015 la minoranza presa di mira era quella dei migranti.</strong> L’unica novità è quella di aver dirottato gli attacchi da un nemico esterno a un nemico interno, sebbene il leader del partito di governo, <strong>Jarosław Kaczyński, abbia dichiarato che la comunità LGBT polacca non esiste e che “le persone LGBT e i gender sono importati in Polonia e rappresentano una minaccia per l’identità polacca”</strong><a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><strong><sup>[3]</sup></strong></a><strong>. </strong></p>
<p>Anche quando si parla di Europa, l’ex Primo Ministro punta alla divisione affermando che non è giusto che il detersivo in polvere tedesco sia di migliore qualità di quello venduto in Polonia<a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><sup>[4]</sup></a> e che questo è un motivo per lottare contro le diseguaglianze tra i paesi europei. Se l’esempio è strano, il rancore insito alla strategia politica del partito di governo sembra proprio un <em>déjà vu</em>… Ciò è ben visibile anche nella narrativa promossa dal Primo Ministro, Mateusz Morawiecki, che in un editoriale su Politico ha affermato che le risposte di Bruxelles alla crisi hanno puntato “a centralizzare il potere, dimenticare la democrazia, la trasparenza e la responsabilità, ignorando la sovranità nazionale”.</p>
<p>Se finora <em>Piattaforma Civica</em>, si è confrontata in solitaria con <em>Diritto e Giustizia</em>, quest’anno il partito liberale di centro-destra ha deciso di guidare una <strong><em>Coalizione europea</em></strong> che comprende quattro altri partiti appartenenti al centro-destra (<em>Partito Popolare Polacco</em>), al centro (<em>Modern</em>) e al centro-sinistra (<em>Alleanza della Sinistra Democratica; Verdi</em>). Se questa strategia non sembra assurda dal punto di vista dei numeri &#8211; secondo gli ultimi sondaggi, la <em>Coalizione</em> è distanziata da Diritto e Giustizia di solo un punto &#8211; dal punto di vista dei contenuti, è lecito dubitare dell’efficacia di questo raggruppamento. Infatti, se da una parte la <em>Coalizione europea</em> mobilita gli sforzi comuni per contrastare il partito di governo, dall’altra resta da capire in che modo i partiti che la compongono possano realizzare una visione comune, date le diverse sensibilità politiche e le differenze riguardo il futuro dell’Europa.</p>
<p>Costruire una narrativa esclusivamente negativa anziché proporre un progetto positivo è rischioso. Sebbene la <em>Coalizione</em> dia l’illusione di discontinuità con il duopolio PiS/PO, al governo dal 2005, è inevitabile notare che la leadership appartiene a <em>Piattaforma Civica</em>… Inoltre, le ultime dichiarazioni del suo leader, <strong>Grzegorz Schetyna, </strong>riguardo la possibilità di una “Polexit”<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a> quale risultato delle politiche di <em>Diritto e Giustizia</em>, sembrano confermare lo status quo che vede <em>Diritto e Giustizia </em>e <em>Piattaforma Civica</em> confrontarsi costantemente, anche sui temi europei. Tutto ciò è un po’ deludente e poco chiaro agli occhi dei polacchi, ormai spettatori di lotte interne che hanno poco a che fare con le elezioni europee…</p>
<p>La vera speranza per rompere lo status quo della politica polacca e ridefinire il posizionamento dei rappresentanti polacchi al Parlamento europeo, anche in un’ottica transnazionale è incarnata dal nuovo partito <strong><em>Wiosna, “Primavera”</em></strong><em>. </em>Guidato da <strong>Robert Biedroń, </strong>ex sindaco di Słupsk<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a>, il movimento progressista osa sfidare i valori conservatori impostisi in Polonia sin dalla fine del Comunismo. <strong>Apertamente a favore del diritto all’aborto e di una chiara separazione tra Stato e Chiesa, specialmente a livello finanziario, <em>Wiosna</em> vuole rompere con lo stereotipo di un’identità nazionale esclusivamente legata al Cattolicesimo e al conservatorismo e configura una Polonia tollerante e aperta, capace di adattarsi agli standard europei senza perdere la sua unicità. </strong>Perché potrebbe funzionare? La forza del nuovo partito è probabilmente la consapevolezza che combattere solo su temi sociali non sarà sufficiente. Ecco perché il programma di <em>Wiosna </em>contiene proposte molto concrete come <strong>il progressivo abbandono del carbone entro il 2035, la volontà di costruire 10 milioni di alloggi nell’intera Unione europea e la possibilità per ogni cittadino europeo under 26 di utilizzare gratuitamente i mezzi di trasporto via terra in tutti gli Stati membri</strong>. Dato in terza posizione negli ultimi sondaggi, <em>Wiosna</em> vuole confermare la sua crescente importanza nel paesaggio politico polacco, come dimostrato dalla proposta di Robert Biedroń di organizzare un “dibattito dei leader” sulle elezioni europee e il futuro della Polonia con Jarosław Kaczyński e Grzegorz Schetyna il 3 maggio scorso. Un dibattito che non ha avuto luogo a causa del rifiuto del PiS e di <em>Diritto e Giustizia</em>. Tuttavia, questo rifiuto può rappresentare una vittoria per <em>Wiosna </em>in quanto i due leader del centro-destra si sono dimostrati preoccupati riguardo il rischio di esporsi ad un confronto pubblico. In altre parole, <em>Wiosna</em> vuole lanciare un messaggio a favore di quel cambiamento spesso auspicato dai polacchi. Ciò sarà visibile nelle schede elettorali o rimarrà una richiesta velleitaria? Lo sapremo il 26 maggio.</p>
<p> </p>
<h1 id="poland-spring-is-coming-a-new-hope-to-break-the-pis1-po2-duopoly" data-tadv-p="keep"><strong>Poland: ‘Spring’ is coming, a new hope to break the PiS</strong><a href="#_ftn1" name="_ftnref1"><strong><sup>[1]</sup></strong></a><strong>/PO</strong><a href="#_ftn2" name="_ftnref2"><strong><sup>[2]</sup></strong></a><strong> duopoly? </strong></h1>
<p> “<strong>Politics</strong>” is undeniably the word of the year in Poland. <strong>With two ballots planned in 2019 – the European elections in May and the parliamentary voting taking place in Autumn – the political agenda of the country triggers a considerable public interest</strong>, whether it is in the national press or in the daily conversations of the Polish citizens. After a slow beginning of the campaign that has been delayed by the ruling party who decided to cause controversy about the place of the LGBT community in Poland – oh wait… wasn’t it actually a predictable beginning of campaign coming from <em>Law and Justice</em> ? – the parties could finally focus to debate on European stakes. What are the political projects submitted to the Polish population that stays one of the most Europhiles among the member states<a href="#_ftn3" name="_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>? Between already well-known strategies and the creation of a brand-new party, here are some key elements to understand how the European elections are being promoted in Poland and to what extent they could embody a window of opportunity to break the PiS/PO duopoly ruling the country since 2005.</p>
<p> “<strong>Leftist sex education: a rape on innocence</strong>”: this was the title of the conservative weekly magazine <em>Gazeta Polska</em><a href="#_ftn4" name="_ftnref4"><em><sup><strong>[4]</strong></sup></em></a> at the end of March. Inside, you could read that, soon, in the schools of Warsaw, “meetings with transvestites will be organised, unlimited masturbation will be taught to children aged from 1 to 3 years old, that children aged 7 years old will be taught about sex practised in a group, but also about sado-maso practices” and that this is how sexual education is being held in Western European countries. On the same week, practically all the weekly magazines had their cover page about the <strong>LGBT community</strong>. How come? In February 2019, the mayor of Warsaw, Rafał Trzaskowski – politically belonging to the <em>Civic Platform</em> – decided to sign the “LGBT declaration”, a document written with the will to struggle against discrimination towards sexual minorities and to guarantee a proper sex education in schools. A godsend for the ruling party who launched false accusations similar to the ones written in Gazeta Polska. Shocking? Yes, but not surprising considering that <em>Law and Justice</em> is used to build its narrative on a common <strong>enemy of the nation</strong>. This year it is the LGBT community, in 2015, the group mainly targeted was the migrants. The only novelty is probably the fact that they moved from an attack towards an external enemy to an internal enemy, although Polish LGBT community does not exist according to the leader of the ruling party, <strong>Jarosław Kaczyński</strong>, who declared on April 24<sup>th</sup> during a meeting that “LGBT and gender are imported in Poland and are a threat to the Polish identity”<a href="#_ftn5" name="_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>. Even when talking about European stakes, the former Prime Minister plays on division asserting that it is not fair that German washing powder has a better quality than the Polish one<a href="#_ftn6" name="_ftnref6"><sup>[6]</sup></a> and that this is a reason to fight against inequality in the European Union. If the example is strange, <strong>the bitterness of the political strategy chosen by the leading party definitely feels like <em>déjà vu</em></strong>… Something that is also visible in the narrative of the current Prime Minister, Mateusz Morawiecki, who wrote on Politico that Brussels’ answers to crises have been “to centralize power, forget about democracy, transparency and accountability, and disregard national sovereignty”.</p>
<p>Usually facing the conservative <em>Law and Justice</em> party by itself, the liberal – but still centre-right – <strong><em>Civic Platform</em></strong> decided to take the lead of a <strong><em>European coalition</em></strong> this year, including four other parties belonging to the centre-right (<em>Polish People’s Party</em>), the centre (<em>Modern</em>) and the centre-left (Democratic Left Alliance; The Greens). If the strategy does not seem absurd in quantitative terms – according to the last poll, the coalition is slightly behind <em>Law and Justice</em> with only 1% difference in favour of the ruling party – one can doubt of the effectiveness of this gathering in qualitative terms. In fact, mobilising common efforts to counter the ruling party is one thing, but to what extent can these parties concretely implement common ideas when they come from different political sensitivities, having initially different visions on the way the European project should be drawn? <strong>Building a narrative exclusively negatively</strong> – that is to say by opposition to the majority – rather than on a positive project is risky and although the coalition can give the illusion that it breaks the idea of the duopoly PiS/PO ruling so far for fifteen years, one must notice that its leadership is still held by the <em>Civic Platform</em>&#8230; Besides, the last declarations of its leader, <strong>Grzegorz Schetyna</strong>, regarding a potential ‘Polexit’<a href="#_ftn7" name="_ftnref7"><sup>[7]</sup></a> resulting from the way <em>Law and Justice </em>ruled for the last years in Poland, seem to confirm this status quo with the confrontation between the two parties being constantly mentioned even when it comes to European topics. A bit disappointing and a bit confusing for the Poles that are spectators of these constant domestic fights that have little to do with the European elections…</p>
<p><strong>The real surprise and hope</strong> for breaking the status quo in Polish politics as well as in the way Polish politicians sent to the European Parliament will deal with transnational stakes is embodied by <strong>the brand-new party <em>Wiosna</em>, literally meaning “Spring”</strong>. Led by <strong>Robert Biedroń</strong>, the former mayor of Słupsk<a href="#_ftn8" name="_ftnref8"><sup>[8]</sup></a>, the <strong>progressist movement dares to challenge the conservative principles implemented in Poland since the fall of communism.</strong> In fact, by being openly in favour <strong>of the right of abortion, but also for the clear separation between the State and the Church, especially financially, <em>Spring</em> breaks the stereotype of a national identity being exclusively linked to Catholicism and conservatism and depicts a tolerant and open-minded Poland able to adapt to the European standards without loosing its uniqueness.</strong>   Why could it work? The strength of the new party is probably its awareness that fighting solely on the ground of societal topics will not be enough. This is why its programme covers very concrete and pragmatic suggestions such as: <strong>the progressive ending of the coal era by 2035, the will to build 10 million accommodations in the European Union and to allow every European citizen until 26 years old to benefit from free land transport in all the member states.</strong> Already third national party according to the last polls related to voting intention, <em>Spring </em>is willing to confirm this strong emerging position on the Polish political landscape as it was illustrated by the proposition of Robert Biedroń to organise a “debate of leaders” with Jarosław Kaczyński and Grzegorz Schetyna on May 3<sup>rd</sup>, to talk about the European elections and the future of Poland. A debate that eventually did not happen because of the refusal of the PiS and PO leaders to take part in it. Still, this is a victory for the new party because the two centre-right leaders appeared as being afraid of being confronted. In other words, <em>Spring </em>conveys a message of change, a wish often claimed by Poles. Will it be visible on the ballot papers or will it stay a rhetoric request? We will have the answer on May 26<sup>th</sup>.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"></a></p>
<p> </p>
<p><strong><em>*Alexia Fafara</em></strong><em> si è laureata al Centro di Studi europei di Cracovia e a Sciences Po Strasburgo dove ha studiato Politiche europee e Public Affairs. Attualmente sta frequentando il Collegio d’Europa di Natolin (Varsavia). È simpatizzante del partito Wiosna.</em></p>
<p><em>Alexia Fafara is graduated from the Centre for European Studies of Cracow and from the Institute of Political studies of Strasbourg where she studied European policies and Public affairs. She is now a postgraduate student at the College of Europe of Natolin (Warsaw). She is a sympathiser of the Wiosna party.</em></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1"><sup>[1]</sup></a>  Parlameter 2018 <a href="http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/en/be-heard/eurobarometer/parlemeter-2018-taking-up-the-challenge">http://www.europarl.europa.eu/at-your-service/en/be-heard/eurobarometer/parlemeter-2018-taking-up-the-challenge</a></p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2"><sup>[2]</sup></a> Gazeta Polska n°12, 20/03/2019</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3"><sup>[3]</sup></a> Wpolityce <a href="https://wpolityce.pl/polityka/443928-imponujacy-wyklad-prezesa-pispolska-musi-byc-wyspa-wolnosci">https://wpolityce.pl/polityka/443928-imponujacy-wyklad-prezesa-pispolska-musi-byc-wyspa-wolnosci</a></p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4"><sup>[4]</sup></a> Tokfm <a href="http://www.tokfm.pl/Tokfm/7,103087,24706291,proszki-do-prania-w-sluzbie-walki-o-rownosc-w-ue-jaroslaw-kaczynski.html">http://www.tokfm.pl/Tokfm/7,103087,24706291,proszki-do-prania-w-sluzbie-walki-o-rownosc-w-ue-jaroslaw-kaczynski.html</a></p>
<p><a href="#_ftnref5" name="_ftn5"><sup>[5]</sup></a> <a href="http://wiadomosci.gazeta.pl/wiadomosci/7,114884,24706040,konwencja-regionalna-koalicji-europejskiej-w-poznaniu-schetyna.html?fbclid=IwAR39n4cKK4LV5zodpKdcExOSc3IuK0s_M67tJQ1viOFDM1wD64Vm2agtvk0">http://wiadomosci.gazeta.pl/wiadomosci/7,114884,24706040,konwencja-regionalna-koalicji-europejskiej-w-poznaniu-schetyna.html?fbclid=IwAR39n4cKK4LV5zodpKdcExOSc3IuK0s_M67tJQ1viOFDM1wD64Vm2agtvk0</a></p>
<p><a href="#_ftnref6" name="_ftn6"><sup>[6]</sup></a> Città di circa 90.000 abitanti situata al nord del paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1400/">Polonia: la “Primavera” sta arrivando, una nuova speranza per spezzare il duopolio PiS /PO ?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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