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	<title>Gran Bretagna Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Gran Bretagna Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>“Effetto Brexit”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Leonardo De Agostini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2020 16:32:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Osservatorio Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Osservatorio sulle conseguenze e sviluppi dell’uscita del Regno Unito dall’UE Dopo più di quattro anni il momento fatidico&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2025/">“Effetto Brexit”</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3 id="osservatorio-sulle-conseguenze-e-sviluppi-delluscita-del-regno-unito-dallue" class="wp-block-heading">Osservatorio sulle conseguenze e sviluppi dell’uscita del Regno Unito dall’UE</h3>



<p class="has-drop-cap">Dopo più di quattro anni il momento fatidico è arrivato: il 31 gennaio 2020 il Regno Unito ha lasciato l’Unione Europea. Ai primi di marzo hanno avuto inizio i negoziati fra le parti. Ma quali effetti ha avuto sinora il fenomeno Brexit, cosa ci aspetta e quali saranno le conseguenze, in particolare per chi è rimasto nell’Unione?</p>



<p>Il 2020 si preannuncia come un anno di <em>negoziato</em>. Grazie al <em>Withdrawal agreement</em> (in vigore dal 1° febbraio) continueranno a valere anche per Londra le norme Europee fino al 31 dicembre. In questo periodo di transizione nasce “Effetto Brexit”: un Osservatorio che si occupa dell’impatto del fenomeno Brexit su diversi aspetti della vita pubblica e politica dell’Italia, dell’UE e dei suoi cittadini. Attraverso articoli, commenti ed analisi tematiche proporremo una valutazione spassionata e approfondita degli effetti già valutabili della Brexit e cercheremo di delineare i futuri sviluppi che emergeranno dal negoziato iniziato a marzo 2020.</p>



<p>L’osservatorio analizzerà l’impatto dell’uscita del Regno Unito dalla UE su diversi aspetti della vita comunitaria, dalla libera circolazione dei cittadini alla difesa: cosa ne sarà del progetto Erasmus e della mobilità fra UK ed UE? Che cosa significherà, per la difesa dell’Europa, la mancanza della deterrenza nucleare detenuta dal Regno Unito? Quali effetti sulle maggioranze e sulla rappresentanza nel Parlamento Europeo? E quale sarà il futuro del campo progressista d’oltremanica?</p>



<p>Questa serie di articoli ed analisi non è, naturalmente, esaustiva o definitiva: mira semplicemente a mettere a disposizione dei nostri associati e lettori degli spunti di riflessione per future discussioni ed approfondimenti sugli impatti del fenomeno Brexit, da una prospettiva progressista ed europeista.</p>



<p>L’osservatorio &#8211; a cura di Benedetta Albano e Leonardo De Agostini &#8211; seguirà quindi gli sviluppi che si susseguiranno durante questi mesi di negoziati, perché se il risultato del referendum ci ha colto alla sprovvista, ora è il momento di vedere cosa possiamo imparare e cosa dovremmo tenere a mente, per sapere dove stiamo andando e quale sarà il futuro delle relazioni fra Unione Europea e Regno Unito.</p>



<p>&nbsp;<em>“Fog on the channel, the continent is isolated”</em> recitava la satira britannica: ma ora è proprio Londra a rischiare di rimanere, non solo geograficamente, isolata…</p>
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		<title>Disuguaglianza e Populismo: Quanto ha contato la disuguaglianza dei redditi nel voto sulla Brexit?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 22:49:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Macroaree]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Disuguaglianza]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo studio costituisce la seconda puntata della serie &#8220;Disuguaglianza e Populismo&#8221; (qui la prima puntata su disuguaglianza ed&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/690/">Disuguaglianza e Populismo: Quanto ha contato la disuguaglianza dei redditi nel voto sulla Brexit?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questo studio costituisce la seconda puntata della serie &#8220;Disuguaglianza e Populismo&#8221; (<a href="https://www.mondodem.it/policy-brief/disuguaglianza-e-populismo-quanto-ha-contato-la-disuguaglianza-dei-redditi-nella-vittoria-di-donald-trump/">qui</a> la prima puntata su disuguaglianza ed elezioni americane) a cura del <a href="http://tortugaecon.eu/">think tank Tortuga</a>. Il ciclo si propone di analizzare la relazione tra variazioni negli indici di disuguaglianza a livello territoriale negli ultimi anni e l’andamento del voto per i partiti populisti. Una terza puntata si occuperà delle elezioni francesi del 2017. </em></p>
<p>_____________________________________________________________</p>
<p>Il 23 giugno 2016 il popolo inglese ha votato per uscire dall’Unione Europea. In questi giorni, un anno dopo, sono iniziati ufficialmente i negoziati tra Commissione e Regno Unito, in un clima di grande incertezza politica oltremanica. La scommessa della premier May di chiamare alle elezioni anticipate per rafforzare la sua maggioranza non ha pagato: i Conservatori hanno infatti perso 12 seggi rispetto ai 330 su cui potevano contare in precedenza, indebolendo la propria maggioranza e il potere contrattuale con cui negoziare con Bruxelles. A riprova di ciò, l’annuncio della May sulla tutela dei cittadini comunitari residenti in Gran Bretagna è stata velocemente definita “vaga e inadeguata” da molti leader europei.</p>
<p>Tutto ciò si inserisce in un quadro economico <a href="http://www.politico.eu/article/a-year-after-brexit-in-figures-eu-referendum-immigration-inflation-united-kingdom-emigration/">tutt’altro che roseo</a>, che sarebbe presuntuoso definire prevedibile, ma di cui alcuni aspetti erano pronosticabili, e presenti nella campagna a favore del <em>Remain</em>. È dunque necessario cercare di comprendere quali fattori, al di là delle ragioni economiche, abbiano giocato un ruolo chiave nel convincere il popolo inglese a credere nelle promesse dell’UKIP e decidere di abbandonare l’Unione Europea.</p>
<p>In questa serie di studi (il precedente sull’<a href="https://www.mondodem.it/policy-brief/disuguaglianza-e-populismo-quanto-ha-contato-la-disuguaglianza-dei-redditi-nella-vittoria-di-donald-trump/">elezione di Trump</a>) ci concentriamo sulla crescita della disuguaglianza economica negli ultimi anni e ne analizziamo l’impatto sull’emergere dei voti di protesta che hanno caratterizzato il clima politico del 2016.</p>
<p><strong>Contributi sulla vittoria del <em>Leave</em></strong></p>
<p>Numerosi studi hanno analizzato le determinanti del voto del referendum inglese, trovando risultati spesso molto diversi. Alcuni evidenziano l’importanza dei livelli di istruzione, dei principali indicatori economici e di fattori demografici come ad esempio l’età degli elettori (come <a href="http://voxeu.org/article/fundamental-factors-behind-brexit-vote">Becker e coautori</a>). Altri invece enfatizzano il ruolo delle attitudini personali. Ad esempio, <a href="http://blogs.lse.ac.uk/politicsandpolicy/personal-values-brexit-vote/">c’è chi argomenta</a> che le opinioni sull’immigrazione, sulla pena di morte e altre caratteristiche della personalità siano più importanti di molti fattori economici nello spiegare le diverse percentuali del <em>Remain </em>nelle diverse località del Regno Unito.</p>
<p>Questi studi tuttavia mostrano solamente delle pure correlazioni, le quali, benché possano suggerire la presenza di rapporti di causa-effetto, non ne forniscono alcuna prova. Al contrario, uno studio di <a href="http://voxeu.org/article/globalisation-and-brexit">due professori della Bocconi </a>mostra una più probabile relazione causale tra la globalizzazione e un aumento dei voti a favore del <em>Leave</em>, sfruttando il fatto che diverse contee fossero state esposte in misura differente alla concorrenza delle importazioni cinesi. Le conclusioni suggeriscono quindi che gli effetti redistributivi derivanti dalla globalizzazione abbiano giocato un ruolo chiave nell’influenzare il voto.</p>
<p><strong>La nostra analisi: il ruolo delle disuguaglianze</strong></p>
<p>Alla luce di questa letteratura, ci siamo chiesti se la disuguaglianza di reddito possa spiegare efficacemente i risultati di Brexit. Ci siamo concentrati sugli anni successivi alla crisi, ossia dal 2008 al 2015, anno precedente al referendum, focalizzandoci su Inghilterra, Galles e Scozia. Abbiamo suddiviso queste regioni in 168 distretti, e per ciascun distretto abbiamo acquisito alcuni dati socio-economici dall’<a href="https://www.ons.gov.uk/"><em>Office for National Statistics</em></a> del Regno Unito. Tale suddivisione geografica rappresenta una buona soluzione per ottenere un dataset con più osservazioni al fine di portare avanti delle analisi statistiche, al costo, però, di rendere alcuni indici inutilizzabili per via del livello di dettaglio eccessivo (ad esempio l’indice di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coefficiente_di_Gini">Gini</a>, la cui stima richiede popolazioni più numerose).</p>
<p>A questo punto abbiamo impiegato una regressione lineare in cui la variabile dipendente è la percentuale di voti per il <em>Leave </em>nel referendum del 23 giugno 2016. La variabile esplicativa principale è invece un indice della disuguaglianza di reddito, costituito dalla differenza tra il reddito medio e il reddito mediano a livello di distretto, presa in variazione tra l’anno 2008 e il 2015. Se infatti il reddito mediano cattura il punto centrale nella distribuzione dei redditi individuali, il reddito medio è influenzato dai valori estremi della distribuzione. Questo significa che ad un aumento della concentrazione di ricchezza nelle fasce più alte, corrisponderà un aumento della media maggiore che della mediana. Utilizzare la variazione della differenza tra queste misure tra il 2008 e il 2015 ci permette di capire se la distribuzione si sia fatta più sbilanciata a favore dei redditi alti (in caso di variazione positiva) o di quelli bassi (in caso di variazione negativa).</p>
<p>Se la percentuale di voti a favore del <em>Leave </em>è positivamente correlata con questo indice, significa che nei distretti dove la distribuzione dei redditi si è fatta meno equilibrata si è riscontrato un appoggio maggiore alla proposta di uscire dall’Unione Europea rispetto agli altri distretti. Infine, abbiamo aggiunto alla regressione alcune variabili di controllo, tra cui il tasso di disoccupazione, la composizione della popolazione per età e il peso dei tagli fiscali annuali sui redditi dei lavoratori a livello di distretto, oltre alle caratteristiche fisse delle macro regioni cui appartengono i distretti (es. Scozia o West Midlands).</p>
<p>La nostra analisi suggerisce che i voti espressi per l’opzione <em>Leave</em> siano stati più numerosi nei distretti dove la distanza tra reddito medio e reddito mediano è cresciuta maggiormente, <em>ceteris paribus</em>. <a href="https://www.dropbox.com/s/yzmsp1ugzwi11cm/risultati_regressione_brexit.txt?dl=0">Nello specifico</a>, una sterlina aggiuntiva nella variazione della differenza tra reddito medio e mediano causa l’aumento di 1,7 punti percentuali a favore del <em>Leave</em>.</p>
<p>Occorre tuttavia sottolineare come il coefficiente ottenuto in questa regressione non sia particolarmente robusto a livello statistico. L’inclusione di altre variabili di controllo porta il coefficiente a variare o addirittura a perdere di significatività. Questo può essere dovuto a diversi fattori. Il primo è la qualità dei dati sulla disuguaglianza. Infatti, diversamente dall’analisi degli effetti della disuguaglianza sull’elezione di Trump, non è stato possibile fare affidamento sull’indice di Gini, che misura in maniera più fine le disuguaglianze di reddito. Inoltre, alcune delle variabili di controllo “spiegano” i risultati del referendum in modo più preciso rispetto al nostro indice di disuguaglianza. Ad esempio, due variabili correlate con la quantità di voti per il <em>Leave </em>in modo piuttosto robusto sono quelle relative al numero di individui con più di 65 anni di età e all’importanza del settore manifatturiero, a livello di distretto.</p>
<p>Come abbiamo già ricordato, esistono <a href="http://time.com/4381878/brexit-generation-gap-older-younger-voters/">vari studi</a> che hanno puntato alla presenza di un <em>age divide </em>nel referendum per Brexit. <a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/politics/brexit-why-did-old-people-vote-leave-young-voters-remain-eu-referendum-a7103996.html">Una survey condotta</a> dal quotidiano inglese <em>Independent </em>sulle ragioni del voto a favore di Brexit può aiutare a gettare luce sulla questione. Tra le altre cose, l’indagine ha infatti mostrato che gli elettori più anziani sono in genere più sensibili alla tematica dell’identità culturale e della sovranità. Questo si declina sia nel sentirsi Gallesi, Scozzesi o anche Inglesi piuttosto che Britannici, sia nel ritenere che questioni come la gestione dell’immigrazione o la sostenibilità del <em>welfare state </em>siano più facilmente affrontabili dal di fuori dell’Unione Europea. D’altro canto, simili tendenze si riscontrano assai più raramente tra gli elettori più giovani.</p>
<p>Per quanto riguarda il ruolo del settore manifatturiero invece, il coefficiente positivo e significativo di questa variabile sembra dar credito all’ipotesi che trova le ragioni fondanti della vittoria del <em>Leave </em>negli effetti dell’accresciuta competizione globale che il settore manifatturiero ha affrontato negli ultimi anni. Le merci a buon mercato provenienti dai paesi in via di sviluppo, specialmente dalla Cina, hanno infatti portato molte imprese manifatturiere del mondo Occidentale a soccombere o ad attraversare periodi di maggiori difficoltà, nel già difficile momento della Grande Recessione. Il Regno Unito non è un’eccezione: quelle comunità in cui il settore manifatturiero ha maggiore importanza possono aver dunque avvertito più disagi che vantaggi dal processo di globalizzazione, manifestando il loro desiderio per un maggior protezionismo attraverso il voto per il <em>Leave</em>.</p>
<p><strong>Per concludere</strong></p>
<p>In definitiva, la nostra analisi suggerisce una possibile relazione tra disuguaglianza di reddito e vittoria del <em>Leave </em>in occasione del referendum per Brexit, ma i risultati vanno interpretati con prudenza. Per la natura del voto, infatti, le ragioni che possono aver spinto gli elettori a optare per il <em>Leave </em>sono molteplici e variegate, passando dalle cause economiche o la paura per l’immigrazione, dall’avversione per l’establishment fino alla diffidenza nei confronti dell’Unione Europea.</p>
<p>Più nel profondo, poi, il desiderio di riguadagnare una “sovranità” nazionale, attraverso la rottura con l’Unione Europea, può essere sintomo di un diverso, ma più complesso e indefinito disagio che il mondo contemporaneo causa nell’individuo. Questo scaturisce dal senso di impotenza che deriva dalla coscienza di far parte di un sistema politico multipolare, caotico e privo di una chiara leadership. Forse è proprio questo diffuso disagio che ha spinto gli elettori inglesi a decretare il divorzio dal vecchio continente, secondo delle modalità che tuttavia, per ora, rimangono tanto indefinite quanto le ragioni che hanno spinto a intraprendere questa strada.</p>
<p><em>*Tortuga è un think-tank di studenti di Economia sparsi tra Milano, Berlino, Amsterdam, Francoforte e gli Stati Uniti. Nasce nel 2015 e conta attualmente 25 membri. Scrive articoli di economia, politica ed attualità, ed offre alle Istituzioni un supporto professionale ad attività di ricerca o di policy-making.</em><br />
<em><a href="http://tortugaecon.eu/">http://tortugaecon.eu</a> – tortugaecon@gmail.com</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/690/">Disuguaglianza e Populismo: Quanto ha contato la disuguaglianza dei redditi nel voto sulla Brexit?</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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