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	<title>Grande Coalizione Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<title>Grande Coalizione Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>La SPD e la Große Koalition – un successo per la Germania, o la morte dei partiti tradizionali?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 13:18:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Federica Woelk*  Al Bundesparteitag a Bonn 56% dei delegati hanno votato a favore della Grande Coalizione dopo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Federica Woelk* </em></p>
<p>Al Bundesparteitag a Bonn 56% dei delegati hanno votato a favore della Grande Coalizione dopo che Martin Schulz ha tenuto un secondo discorso, non previsto dal programma.</p>
<p>Questo dimostra gli umori all’interno della sinistra tedesca, che si sente divisa, fra la responsabilità nel formare un nuovo governo e la propria sopravvivenza. Non è una divisione “stupida”, non è una questione limitata. Prendiamo l’accordo dei negoziati per cercare di capire l’umore nella base dei socialdemocratici: nella prima pagina c’è un capitolo che mi interessa molto dato che studio Studi europei: l’Europa. Eppure, chi si sofferma a fondo, e legge tra le righe, capisce che alla fine quello che c’è scritto non è dettagliato, e non è sufficiente – anche se va chiaramente nella direzione giusta. I piani per l’unione bancaria sono eccellenti, i piani finanziari anche, quelli sull’Europa sociale vaghi (comprensibilmente non è posizione della CDU sostenere un’Europa sociale). Oltretutto, mercoledì 7 febbraio, giorno dell’approvazione dell’accordo dei negoziati, al parlamento europeo è stata votata la proposta delle Liste transazionali. La CDU a livello europeo ha completamente ignorato il famoso articolo europeo dei negoziati – pur conoscendolo, ovviamente – e ha votato contro. Anche da questo si capisce che si potrà fare poco affidamento sulle promesse scritte.</p>
<p>Non basta l’esempio sull’Europa? Allora analizziamo il capitolo sull’immigrazione. Partiamo leggendo che ci sono numeri da rispettare: all’anno la Germania accoglierà tra i 180 000 e i 220 000. La cosa sconvolgente? Che è esattamente ciò che chiedeva la CDU e che si definisce “Obergrenze” – confine superiore, tetto massimo. In più c’è la questione del ricongiungimento famigliare, che il cui tetto massimo è stato definito a 1000 persone al mese. – con eccezioni previste di 90 persone in più all’anno. Ma il ricongiungimento famigliare fino ad agosto è sospeso.</p>
<p>Oltre a questi temi, non ci sono stati movimenti nemmeno per quel che riguarda le tasse ai ricchi e l’assicurazione sanitaria unita a livello nazionale.</p>
<p>Dall’altro lato ci sono però persone che si sentono responsabili. Iscritti che spronano a sostenere la grande coalizione. Per me è difficile dire quali sono i lati positivi di una grande coalizione: potrei dire che gli aspetti positivi sono sicuramente la stabilità, dell’avere un governo, e la capacità dell’SPD di poter governare nuovamente (nell’ultima coalizione infatti la SPD è riuscita a realizzare tanto del suo programma, che poi non sia riuscita a comunicarlo al meglio ai propri iscritti è proprio il problema cruciale del partito.</p>
<p>I vantaggi sono evidenti, come gli svantaggi: non è una questione semplice, si è già perso molto tempo. Le votazioni avverranno dal 20 febbraio al 2 marzo, via posta o per i tedeschi all’estero, online.  Se gli iscritti rifiuteranno di accettare l’accordo, nemmeno Angela Merkel potrà fare più nulla. Vorrà dire che la morte della grande coalizione.</p>
<p>Questo però non comporta necessariamente nuove elezioni. La costituzione tedesca prevede infatti che in caso di fallimento degli accordi la prima cosa che accadrebbe sarebbe la nomina di un altro cancelliere (o cancelliera) con la delega di tentare di formare un nuovo governo. Se anche questo tentativo fallisse toccherebbe al presidente della Repubblica, Steinmeier, decidere cosa fare. In qual caso le nuove elezioni sarebbero possibili.<br />
Ma recenti avvenimenti hanno complicato il quadro ulteriormente: mercoledí Martin Schulz si è ritirato da segretario della SPD e ha annunciato di voler fare il ministro degli esteri. Dopo la dichiarazione allibita di Sigmar Gabriel di ieri, in cui, in modo poco elegante, ha definito Schulz irrispettoso dichiarando che lui era disponibile a rimanere ministro e che la maggioranza dei tedeschi lo sostiene, Schulz venerdi 9 febbraio ha dichiarato di rinunciare al posto da ministro. Questo porta ulteriore confusione nella SPD, che già ha molti problemi, perché Gabriel ora non potrà rimanere ministro (dopo le dichiarazioni pesanti che ha fatto, il partito sicuramente non lo proporrà), e la SPD al suo interno è ancora più spaccata. Comunque vada, per il partito c’è solo da perdere. E questo dopo che Schulz ha comunque ottenuto un accordo migliore del previsto e tutti i ministeri fondamentali (Giustizia, Lavoro e Sociale, Esteri, Finanze).</p>
<p>Anche nella CDU la situazione non è delle migliori: Angela Merkel ha dovuto cedere su tantissimi punti per convincere il team della SPD a non far saltare i negoziati, e ha di conseguenza perso supporto nel proprio partito. Sono di oggi alcune dichiarazioni di politici molto importanti che chiedono a Merkel di ritirarsi.</p>
<p>Tutto questo rappresenta un nuovo capitolo della fine dei partiti tradizionali. Angela Merkel ha perso consenso – ed è innegabile. La CSU si sposta sempre più a destra per recuperare i voti dell’AFD, e la SPD senza i suoi Jusos (la giovanile di partito che sta aiutando la campagna per il NO alla grande coalizione) arriverebbe al 10%.</p>
<p>La SPD dopo tutto questo, ha già perso 3 punti ed è arrivata a 17% nei sondaggi, risultato storico più basso. Obbiettivamente, è facile capire che se si arrivasse alla grande coalizione molto probabilmente il partito perderebbe ulteriori pezzi.</p>
<p>Non basta più governare per riuscire ad arrivare agli elettori, ma serve un segnale più forte. Un segnale che faccia capire con chiarezza che la punta del partito ascolta i suoi militanti e non gli ignora totalmente. Non è solo una questione tedesca, ma una questione di tutta la socialdemocrazia europea. Bisogna chiedersi come ci si possa salvare: la Afd, comunque vada, ne guadagna, sia che ci sia la Grande coalizione, sia che non ci sia.</p>
<p><em>*Federica woelk, nata a Trento, vive a Berlino da un anno. Ha ottenuto la triennale di scienze politiche presso l&#8217;Università di Innsbruck, Austria, dopo aver trascorso un periodo di erasmus in Francia. Ha deciso di coltivare la passione per l&#8217;Europa grazie al master di Studi Europei alla Freie Universität di Berlino. Momentaneamente sta facendo un tirocinio presso il Ministero degli Affari Esteri tedesco.</em></p>
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		<title>La nuova Große Koalition non sarà un &#8220;weiter so&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2018 10:20:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Coalizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Luca Argenta* No, non sarà un “weiter so”, non sarà un “avanti così come prima”. I tempi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Luca Argenta*</em></p>
<p>No, non sarà un “weiter so”, non sarà un “avanti così come prima”. I tempi sono cambiati e sono forse maturi per far nascere, questa volta davvero, una nuova Europa. Ed anche a partire dalla Germania.</p>
<p>L’accordo preliminare siglato da Cdu, Csu e Spd e il via libera dato dal congresso socialdemocratico all’inizio dei colloqui di coalizione sembrano mettere fine alla lunga fase di stallo politico iniziata all’indomani delle elezioni tedesche. Dopo il fallimento dei colloqui esplorativi finalizzati a dar vita alla cosiddetta “coalizione Giamaica” (Cdu/Csu, Fdp e Verdi), il percorso verso la formazione di una “grande coalizione” 3.0 è ormai avviato.</p>
<p>Il documento comune firmato il 12 gennaio dall’Unione e dall’Spd indica obiettivi, sfide e prospettive del possibile nuovo governo tedesco. Semaforo verde per una riedizione della GroKo? No. Si prevede ora l’inizio di trattative per la formazione della nuova coalizione sulla base di questo testo, alla fine delle quali i 440.000 iscritti dell’Spd decideranno se approvare definitivamente il contratto di coalizione. Le critiche non mancano. Gran parte della base del partito e i giovani dell’Spd, da tempo contrari ad una riedizione di una grande coalizione, lo ritengono un accordo al ribasso poiché non permetterebbe di portare a termine gli obiettivi che l’Spd si era prefissata prima del voto. Alcuni osservatori tedeschi reputano il testo non sufficientemente preciso: un documento, questo, che spiega alcune linee generali ma che non affronta i grandi temi, soprattutto quelli legati alla politica estera. Il presidente della confindustria tedesca (BDI), Dieter Kempf, non osservando significative differenze rispetto al passato, “weiter so” appunto, si dice deluso dal documento e dai colloqui esplorativi perché offrono solo il minimo delle risposte attese.</p>
<p>Eppure, se si guarda all’ottica europea, sono presenti nel preaccordo degli spunti che lasciano intravedere non solo che l’Europa e le sue politiche sono divenute di primaria importanza, ma che molte proposte sono da ritenersi positive.</p>
<p>Al termine della lettura delle 28 pagine del testo è impossibile non notare come il capitolo “Europa” appaia al primo posto tra i punti concordati, risultando un’assoluta priorità; nell’accordo firmato dai partiti della coalizione Giamaica era stato inserito in 13esima posizione. Ma al netto della forma, la notizia è che i futuri partner di coalizione sono interessati ad un cambio di marcia, ad un “rilancio per l’Europa”, come si evince dal testo. Dopo aver sottolineato che l’UE rappresenta un progetto istituzionale di pace e di successo unico nella storia, si avverte che i rapporti di forza globali sono mutati e che l’Europa “deve prendere il suo destino più di prima nelle proprie mani” per rinnovarsi e per sancire una nuova partenza. Tra i punti di maggiore interesse si annovera la promessa di un rafforzamento del Parlamento europeo al fine di promuovere una maggiore spinta democratica. Inoltre la costruzione di una politica estera e della difesa comuni e il loro rafforzamento sono uno dei capisaldi del possibile prossimo governo. Altra notizia interessante alla vigilia del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale post-2020, è l’intenzione della GroKo di contribuire maggiormente al bilancio dell’UE. Se il testo non si sbilancia sulla creazione di un ministro delle finanze europeo, non si può dire altrettanto sul Fondo Monetario Europeo (FME): il Meccanismo europeo di stabilità (ESM) deve essere sviluppato, sostiene il documento, in un FME “soggetto al controllo parlamentare, che dovrebbe essere sancito dal diritto dell’Unione”.</p>
<p>È pacifico che alcune domande siano rimaste senza risposta: si pensi al ministro delle finanze europeo o a un ufficio europeo per le richieste d’asilo, proposte da Macron. È possibile che vi sia malcontento, soprattutto nei paesi sudeuropei, per la decisione di limitare gli arrivi annuali di migranti a 220mila e per la decisione di non accogliere più i mille profughi al mese dall’Italia e dalla Grecia.</p>
<p>Tuttavia, i motivi per cui si può considerare il preaccordo con un moderato ottimismo in ottica europea sono molteplici. In primo luogo l’Europapolitik e la sua presenza nel dibattito politico tedesco: così come in Francia, l’importanza del tema si rispecchia anche nelle priorità del futuro governo. Data l’attenzione particolare dedicata a tale dossier da parte dell’Unione e dell’Spd è evidente che una riforma dell’UE sarà alla base del contratto di coalizione e della prossima legislatura. Positivo in ottica europea è poi il rafforzamento dell’eurozona. Le parti si dicono favorevoli a riforme strutturali di quest’ultima e, dopo le idee di Macron e di Juncker, anche Merkel, Schulz e Seehofer concordano che la Germania debba contribuire maggiormente al bilancio dell’UE, e si dicono pronti a discutere nei prossimi colloqui di un proprio budget dell’eurozona. In terzo luogo, non è da sottovalutare la proposta di un graduale sviluppo dell’ESM in un FME e, pur non mettendo da parte il principio secondo cui rischio e responsabilità sono l’uno legato all’altra, di una maggiore attenzione alla solidarietà, non solo tra gli Stati membri, ma anche per il bilancio dell’UE. Con questo testo sono arrivate poi una prima risposta concreta alle proposte del presidente francese e un chiaro riconoscimento all’asse Berlino-Parigi, vero motore dell’UE.</p>
<p>Non da ultimo, se si fosse verificata la coalizione Giamaica, non sarebbe stato possibile leggere una frase come “vogliamo sviluppare un quadro per le norme sul salario minimo così come per i sistemi di base della sicurezza sociale negli Stati dell’UE”, intento, questo, presente nel documento Unione/Spd; non si sarebbe data così importanza all’aspetto della solidarietà e dell’uguaglianza sociale; non sarebbe stato permesso il ricongiungimento famigliare per 1000 profughi al mese; non si sarebbe parlato di un maggiore contributo finanziario tedesco al bilancio UE; non si sarebbe posto infine il dossier “Europa” come priorità. Punti, questi, di fatto assenti nell’accordo preliminare che avrebbe dato vita alla coalizione nero-giallo-verde.</p>
<p>In ottica europea, si poteva fare di più ed essere più concreti? Forse. Leggeremo tra qualche settimana il contratto di coalizione. Tuttavia, alla luce degli elementi analizzati, quello che conta al momento è tutt’altro: in Germania, se si tratta di Europa, non sarà un “weiter so”.</p>
<p><em>*Collaboratore scientifico della Fondazione Friedrich-Ebert di Roma</em></p>
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