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		<title>Iowa caucus &#8211; inizia la corsa Dem alla presidenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Eliodori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2020 16:22:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Elezioni USA 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sta per aprirsi la settimana più importante dell’anno per la democrazia americana. Anzi, a dire il vero si&#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Sta per aprirsi la settimana più importante dell’anno per la democrazia americana. Anzi, a dire il vero si è già aperta ieri. Domenica 2 febbraio si è svolto l’evento mediatico che ogni anno raccoglie quasi cento milioni di telespettatori, il Super Bowl. Oggi, lunedì 3, si terranno i primi caucus in Iowa. Martedì 4 il Presidente Donald Trump terrà l’annuale discorso sullo “stato dell’unione”. Il giorno dopo, mercoledì, si arriverà alla conclusione dell’impeachment lampo, con il voto del Senato che, verosimilmente, assolverà Trump da ogni accusa per l’Ucrainagate. </p>



<p>Il Super Bowl, tradizionale appuntamento del
football americano, da tempo trascende l’ambito sportivo. Quest’anno è apparsa
sugli schermi anche una sfida politica che ha visto come protagonisti il
Presidente Trump e il candidato democratico Michael Bloomberg. Quest’ultimo sta
conducendo una campagna elettorale del tutto peculiare, decidendo di non
presentarsi in Iowa ma di investire milioni di dollari, entrando per 60 secondi
nelle case di tutti gli americani. L’Iowa, il piccolo stato del midwest degli
USA, è teatro del primo cruciale round delle primarie democratiche in una
formula unica nel suo genere: i caucus. Da cinquant’anni, i candidati Dem
iniziano la corsa alla Casa Bianca da questi raduni. I caucus sono aperti solo
agli elettori democratici, e non a tutti i cittadini come invece avviene nelle
primarie normali. A dispetto dell’assenza di Bloomberg – un azzardo strategico
– quest’anno i caucus saranno particolarmente affollati. Nei palazzetti dello
sport, nelle scuole e nei circoli culturali di tutto l’Iowa si voterà in due
turni. Al primo turno si potrà scegliere il candidato preferito &#8211; la cosiddetta
<em>first choice</em> &#8211; tra: Joe Biden, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Pete
Buttigeg, Andrew Yang e Amy Klobuchar. Al secondo turno, gli elettori dei
candidati che non raggiungeranno il 15% delle preferenze dovranno optare per la
‘seconda scelta’. La cosa divertente è che il voto non solo sarà palese ma sarà
fisico, visibile. Infatti, le persone dovranno dividersi a gruppi raggiungendo
le bandierine che simboleggiano i candidati. Inoltre, tra un turno e l’altro
avverrà un dibattito, in cui si cercherà di convincere a convergere verso uno
dei sopravvissuti allo sbarramento. Spesso gli aspiranti presidente degli Stati
Uniti, giungono in persona nelle sezioni, fanno comizi, si mescolano e
conoscono il proprio elettorato, vengono invitati a cena dai militanti. In base
alle percentuali ottenute da ciascun candidato, ogni sezione eleggerà dei
delegati che insieme ai membri permanenti dell’assemblea nazionale (i
“superdelegati”) nomineranno a luglio il vincitore/la vincitrice delle
primarie. </p>



<p>Il percorso delle primarie statunitensi è
lungo e complicato. Ogni Stato ha le sue regole, e qualcuno elegge i delegati
con i caucus mentre altri con primarie aperte a tutti. Ad ogni tornata vengono
introdotti degli aggiustamenti ai regolamenti, che contribuiscono a rendere
ogni elezione diversa dalla precedente. Ancora non si sono spente le polemiche
sulle primarie del 2016 quando, all’assemblea nazionale Dem, il maggiore peso
dei cosiddetti “superdelegati” garantì la nomination a Hillary Clinton, che
però aveva ricevuto meno preferenze dai delegati “normali” rispetto a Bernie
Sanders. Quest’anno il numero elevato di candidati, nessuno dei quali in netto
vantaggio rispetto agli altri, rende la corsa avvincente ma rischiosa. La
leadership diffusa dentro al Partito Democratico americano è frutto della
traumatica sconfitta contro Donald Trump. La polarizzazione tra Clinton e
Sanders spaccò il partito tra due aree, una più moderata l’altra più radicale.
Sanders ha avuto tempo per riorganizzare le proprie truppe in questi anni,
avvicinandosi soprattutto ai più giovani come Alexandria Ocasio Cortez e
diventando il candidato preferito tra gli under 30. Hillary si è ritirata,
lasciando dietro di sé rimpianti e rancori ancora non sopiti. Joe Biden, ex
vice di Obama &#8211; che è al secondo tentativo per la presidenza &#8211; si è candidato a
rappresentare i moderati, ma non convince fino in fondo. Lo scontro più atteso
di stasera è proprio quello fra Sanders e Biden, testa a testa nei sondaggi. In
molti però si chiedono se proseguire con un’ulteriore polarizzazione dentro al
partito sia una scelta vincente. Stasera capiremo se già tra gli elettori
democratici stia emergendo la necessità di trovare un candidato unitario, di
mediazione, magari premiando Warren o Klobuchar (che hanno ricevuto entrambe
l’endorsement del New York Times) o l’astro nascente Buttigeg. Insomma,
capiremo se tra i due litiganti il terzo gode.</p>



<p>Alla vigilia di questa prima sfida sul campo,
le carte sono ancora troppo mescolate per avere un quadro chiaro del caos Dem.
L’unica certezza è che il candidato da battere è Donald Trump, a tutti i costi,
e questa volta il partito non può permettersi di spaccarsi. </p>
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