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	<title>Lisbona Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Lisbona Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Un nuovo trattato per liberare l&#8217;Europa dalle sue debolezze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccarda Lopetuso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2020 09:57:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ridisegnare l&#8217;Unione Europea partendo dalla sua architettura e dal rapporto tra Istituzioni – anche attraverso un  nuovo trattato&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2152/">Un nuovo trattato per liberare l&#8217;Europa dalle sue debolezze</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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<p class="has-drop-cap">Ridisegnare l&#8217;Unione Europea partendo dalla sua architettura e dal rapporto tra Istituzioni – anche attraverso un  nuovo trattato &#8211; è ormai un&#8217;esigenza inderogabile e non più rinviabile.</p>



<p>Sono passati 13 anni dalla firma del Trattato di Lisbona e undici dalla sua entrata in vigore.</p>



<p>L&#8217;obiettivo di un&#8217;Europa più forte, più politica e capace di incidere e parlare con una voce sola a livello globale sembrava raggiunto con la firma del Trattato di Lisbona e con le imponenti riforme previste dal Trattato.</p>



<p>11 anni dopo, è chiaro ed evidente che l&#8217;Unione Europea disegnata a Lisbona non si è dimostrata all&#8217;altezza della complessità delle sfide a cui è stata chiamata. Si è lasciata cogliere impreparata davanti alle crisi dei debiti sovrani di alcuni suoi membri, ed è parsa immatura e assente nel gestire il fenomeno migratorio che ha visto, a partire dalla guerra in Siria fino alla crisi libica, milioni di rifugiati e migranti riversarsi in Europa in cerca di protezione o di un futuro migliore.</p>



<p>L&#8217;Europa appare incapace di far fronte ai veti e agli egoismi nazionali che, in sede di Consiglio Europeo, bloccano le decisioni in nome del potere decisionale dei capi di Stato e di Governo.</p>



<p>La necessità di riformare l&#8217;Unione per renderla più agile e dare nuova linfa al processo di integrazione europea anche attraverso un nuovo trattato è stata avanzata negli anni scorsi da diversi leader europei, in particolare da Merkel e Macron in virtù del ritrovato feeling franco- tedesco .</p>



<p>Questo, prima che il ciclone Covid-19 sconvolgesse l&#8217;Europa e ci mostrasse un&#8217;Unione ancora più fragile di quanto pensassimo.</p>



<p>Tutti abbiamo assistito e seguito le travagliate trattative in sede di Consiglio Europeo per l&#8217;approvazione del Recovery Fund e la mancata solidarietà all&#8217;inizio dell&#8217;emergenza sanitaria.</p>



<p>Davanti al dramma sanitario ed economico causato dall&#8217;incubo pandemia hanno rischiato di prevalere gli egoismi e gli interessi nazionali di membri che rappresentano meno del 10% della popolazione europea.</p>



<p>Un&#8217;Europa dominata dalle divisioni e dalle strategie dei leader spinti più da ragioni elettorali e dalla ricerca del consenso nazionale, che dal bene di 450 milioni di cittadini comunitari.</p>



<p>Le quattro notti di trattative dei leader europei rappresentano per l&#8217;Europa una vera&nbsp; e propria linea di confine tra la vecchia Unione e l&#8217;Europa sognata dai fondatori: una Comunità di valori e di persone, più federale e solidale.</p>



<p>Una riforma dell&#8217;Europa e un nuovo Trattato appariva indispensabile già prima della pandemia, in prospettiva dell&#8217;allargamento ai paesi dei Balcani occidentali.</p>



<p>Se non funziona l&#8217;Unione a 27, come possiamo pensare che funzioni un’Europa a 29 e più tardi a 31?</p>



<p>Allargamento a parte, una prima soluzione ai dissidi, ai veti e alle divergenze – legittime- tra Stati membri, potrebbe essere la scelta di percorrere la strada – prevista già dai Trattati di Maastricht e Amsterdam &#8211; dell&#8217;Integrazione differenziata in vari settori.</p>



<p>Tuttavia, un nuovo Trattato, spinto dallo spirito di rinnovamento dell&#8217;Europa e dalla necessità di proiettarsi con più decisione nel futuro, deve avere come stella polare la scelta di un metodo decisionale&nbsp; più efficace e rapido.</p>



<p>Una riforma dell&#8217;Unione passa imprescindibilmente dalla modifica del sistema di voto in Consiglio, vera piaga nel funzionamento della complessa macchina decisionale.</p>



<p>Il Trattato di Lisbona ha ampliato i settori per i quali è applicabile il voto a maggioranza qualificata ma l&#8217;unanimità resta in settori delicati quali la politica fiscale e la politica estera e difesa – materie nelle quali tendono a prevalere gli interessi nazionali e talvolta retaggi storici.</p>



<p>Non è tutto. Il successo – innegabile – dei partiti sovranisti ed euroscettici ci impone una riflessione più strutturata anche sul rapporto tra Istituzioni e cittadini e fra Istituzioni stesse.</p>



<p>Un rafforzamento dell&#8217;Unione e un riavvicinamento con i suoi cittadini potrebbe derivare dal potenziamento del Parlamento europeo e dall&#8217;introduzione del potere di iniziativa legislativa.</p>



<p>Il Parlamento europeo è l&#8217;istituzione più vicina ai cittadini europei, in conseguenza dell&#8217;elezione a suffragio universale dei suoi membri e per la sua  sede – Strasburgo – nel cuore di quell&#8217;Alsazia per decenni violentata dal rancore franco-tedesco. Il Trattato di Lisbona ha ampliato il ruolo del <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/osservatorio-brexit/brexit-qual-e-limpatto-sul-parlamento-europeo-conversazione-con-brando-benifei/">Parlamento</a>, ma non è ancora sufficiente, considerato che l&#8217;iniziativa legislativa risulta ancora monopolio della Commissione.</p>



<p>Il ruolo della Commissione, organo esecutivo, risulta sistematicamente indebolito davanti al potere del Consiglio Europeo, ovvero davanti agli Stati che, in sede di summit lavorano – spesso – pensando solo alla conferenza stampa nazionale post Consiglio e per regolare questioni interne. Per poi attaccare l&#8217;Europa che prende le decisioni, come se l&#8217;Europa fosse ancora la fanciulla che secondo la mitologia rubò il cuore a Zeus, e non un insieme di leader che decidono insieme.</p>



<p>Il Consiglio e il metodo intergovernativo che continua a prevalere sul metodo comunitario rappresenta&nbsp; la debolezza maggiore dell&#8217;Unione Europea, una debolezza che il Trattato di Lisbona non è riuscito a colmare.</p>



<p>Le estenuanti trattative del vertice sul Recovery Fund – concluse con un accordo insperato- hanno ribadito le difficoltà. In quest&#8217;ottica, una riforma dei Trattati che percorra la strada del rafforzamento del metodo comunitario sul metodo intergovernativo si rende necessaria e quasi vitale per un Europa proiettata verso l&#8217;allargamento ai Balcani occidentali e a un potenziamento dell&#8217;azione esterna dell&#8217;Ue, per dare senso alla “Commissione geopolitica “ di&nbsp; Ursula Von Der Leyen .</p>



<p>Nella prospettiva di riformare i trattati, dovrebbe partire – nelle prossime settimane – la “Conferenza sul futuro dell&#8217;Europa”, un percorso aperto a Parlamento Europeo, cittadini e Istituzioni che porti l&#8217;Europa a riflettere su stessa e a decidere di ritoccare la sua architettura.</p>



<p>Accanto al rinsaldato franco-tedesco, un ruolo propulsivo potrebbe arrivare dall&#8217;altro fondatore, l&#8217;Italia, tornata, dopo la parentesi del governo giallo-verde, a sedersi dalla parte dei grandi e a credere nel progetto di integrazione a cui ha lavorato fin dal primo istante.</p>
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