<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>M5S Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<atom:link href="https://www.mondodem.it/tag/m5s/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.mondodem.it/tag/m5s/</link>
	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Apr 2018 11:01:09 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.8.3</generator>

<image>
	<url>https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2020/10/cropped-MondoDem_Logo_RGB_colored-min-1-1-32x32.png</url>
	<title>M5S Archivi &#8211; MondoDem</title>
	<link>https://www.mondodem.it/tag/m5s/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Da dodici a cinque stelle su sfondo verde: la sfida grillino-leghista alla politica europea dell’Italia</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1027/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1027/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Nicoletta Pirozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 11:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lo stato della sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[#elezioni2018]]></category>
		<category><![CDATA[#Lega]]></category>
		<category><![CDATA[#unioneeuropea]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1027</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Nicoletta Pirozzi Il rilancio europeo rischia di inciampare sull’Italia, proprio quando l’Unione europea tirava un sospiro di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1027/">Da dodici a cinque stelle su sfondo verde: la sfida grillino-leghista alla politica europea dell’Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Nicoletta Pirozzi</em></p>
<p>Il rilancio europeo rischia di inciampare sull’Italia, proprio quando l’Unione europea tirava un sospiro di sollievo per aver domato l’onda populista ed euroscettica nelle elezioni del 2017 in Francia, Germania, Austria e Olanda. Il 4 marzo scorso, mentre la SPD dava il via libera al nuovo esecutivo di coalizione con la CDU-CSU, garantendo la riattivazione del motore franco-tedesco, le consultazioni italiane accordavano quasi il 55% delle preferenze alle cosiddette forze anti-sistema: M5S, Lega e Fratelli d’Italia. Un risultato solo in parte inatteso dalle stesse istituzioni europee, che si sono limitate a caute esternazioni di preoccupazione (prima) e timidi auspici per una rinnovata centralità dell’Italia in Europa con il nuovo governo (dopo).  L’Unione dovrà quindi fare i conti con una situazione di temporanea instabilità dovuta alla mancanza di un governo operativo (nelle parole di Junker) e probabilmente con una politica europea profondamente mutata nel terzo Paese europeo nel medio periodo.</p>
<p>Di certo Bruxelles, insieme a Parigi e Berlino, non staranno ad aspettare. Ci sono importanti decisioni che sono state discusse già nel Consiglio europeo di fine marzo e che saranno prese nel prossimo giugno. Parliamo di pilastri della costruzione europea come il completamento dell’Unione economica e monetaria, in particolare attraverso il rafforzamento dell’Unione bancaria e la riforma del Meccanismo europeo di stabilità, il negoziato sulle prospettive finanziarie dell’Ue per il 2021-2027 e su una capacità di bilancio per la zona euro, le proposte di tassazione dei colossi del web e di creazione di un’autorità europea del lavoro. Ci sono poi la riforma del sistema di Dublino e del diritto di asilo europeo, i negoziati per la Brexit che organizzeranno il partenariato tra l’Ue e la Gran Bretagna, le reazioni europee al caso Skripal, il futuro delle relazioni con la Turchia e i Balcani occidentali, le politiche da attuare per le crisi libica e siriana, le risposte ad una possibile nuova offensiva commerciale degli Stati Uniti e il salvataggio dell’accordo sul nucleare iraniano. Senza dimenticare la necessità di fronteggiare le minacce interne allo stato diritto che arrivano da paesi come l’Ungheria e la Polonia, e quelle derivanti dalla radicalizzazione. Infine, si avvierà tra poco il percorso di avvicinamento alle prossime elezioni europee del maggio 2019 e del futuro assetto istituzionale dell’Unione.</p>
<p>A tutti questi processi l’Italia aveva garantito il suo contributo e aveva guadagnato in credibilità nel corso dei quattro governi – guidati da Monti, Letta, Renzi e Gentiloni – che si sono avvicendati dal 2011. Non sono mancati i contrasti, soprattutto sulla mancanza di solidarietà nella gestione del fenomeno migratorio e nella ripartizione dei richiedenti asilo, oppure sull’interpretazione della flessibilità nella gestione dei bilanci. Tuttavia, l’Italia ha saputo istaurare un sodalizio fruttuoso con le istituzioni di Bruxelles e con la coppia franco-tedesca, ottenendo risultati significativi e attivando le necessarie riforme interne in materia di pensioni, mercato del lavoro, pubblica amministrazione. Gli scenari più probabili fanno ora ipotizzare un cambio di passo, con l’Italia condannata all’inazione per il protrarsi dello stallo politico-istituzionale, o addirittura un’inversione di tendenza, se si realizzerà una convergenza tra forze che portano avanti agende populiste, anti-sistema ed euroscettiche (salvo un’improbabile e improvvisata svolta macroniana del M5S).</p>
<p>Sicuramente cambierebbero i riferimenti politici: non più le forze riformiste e progressiste europee, ma l’Ukip di Nigel Farage, con il quale il M5S ha stretto un’alleanza strategica anti-establishment dal suo ingresso al Parlamento europeo nel 2014; Marine Le Pen, leader dell’ultra-nazionalista Front National – ora Rasseblement National – alleata di Matteo Salvini; e il premier illiberale ungherese Viktor Orbàn, dal quale Giorgia Meloni ha preso lezioni sulla lotta all’immigrazione clandestina lo scorso febbraio. L’Italia rischierebbe inoltre la marginalizzazione se le politiche sovraniste dovessero prendere il sopravvento, ad esempio rompendo il fronte europeo sull’imposizione di sanzioni alla Russia di Putin per l’annessione illegale della Crimea, oppure venendo meno agli impegni presi in ambito Ue per l’approfondimento dell’integrazione nel settore della difesa e la partecipazione a progetti e missioni nell’ambito della politica comune di sicurezza e difesa. Queste posizioni ci avvicinerebbero di più ai paesi Visegrad che ai nostri interlocutori tradizionali della vecchia Europa, e ci esporrebbero a un isolamento pericoloso per la tutela dei nostri interessi sul fronte mediterraneo e transatlantico. Infine, il consolidamento della narrativa populista strumentale e miope minerebbe le basi già logore del sentimento europeo degli italiani, fragilizzando l’ancoraggio del nostro paese all’orizzonte dell’Unione, l’unico in grado di garantirci protezione dai dazi di Trump o di proiettarci come attore rilevante in Medio Oriente e in Nord Africa.</p>
<p>La nuova realtà delle cose rende essenziale una opposizione forte e risoluta del Partito Democratico e di tutte le forze riformiste e progressiste. Questa opposizione dovrà basarsi su tre priorità d’azione.</p>
<p>In primo luogo, farsi promotori della realizzazione di iniziative politiche concrete e rispondenti ai bisogni quotidiani dei cittadini: ad esempio, consolidare l’agenda sociale europea con un’indennità di disoccupazione europea già proposta dall’Italia nel 2016 e mai realizzata.</p>
<p>In secondo luogo, lavorare sulla ricostruzione interna del partito e mantenere il suo ruolo di interlocutore unitario per i partner europei ed internazionali, in modo da presentarsi alle prossime elezioni europee con un fronte socialdemocratico compatto e credibile, all’interno di un PSE rinnovato.</p>
<p>Infine, rilanciare l’adesione dei cittadini al progetto europeo, elaborando una visione strategica sull’Europa che sia convinta e coraggiosa, e che abbandoni completamente i tentennamenti e le ambiguità del passato.</p>
<p>Alle false sirene della chiusura e di una finta sovranità si deve rispondere con la concretezza della costruzione europea e con obiettivi chiari, per proteggere il paese dall’abisso nel quale tali sirene lo trascinerebbero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1027/">Da dodici a cinque stelle su sfondo verde: la sfida grillino-leghista alla politica europea dell’Italia</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1027/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1001/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/1001/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Mar 2018 10:21:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#confronto]]></category>
		<category><![CDATA[#elezioni2018]]></category>
		<category><![CDATA[#forzaitalia]]></category>
		<category><![CDATA[#fratelliditalia]]></category>
		<category><![CDATA[#Lega]]></category>
		<category><![CDATA[#LeU]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Estera]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=1001</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Cono Giardullo e G. C. Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Cono Giardullo e G. C.</em></p>
<p>Per 10 settimane, dal 17 dicembre al 25 febbraio, ci siamo occupati di monitorare i profili social (Twitter e Facebook principalmente) dei cinque maggiori partiti che correranno, parallelamente al Partito Democratico, alle prossime elezioni parlamentari e di 17 tra gli esponenti di spicco degli stessi. Mentre scorrevamo post, e afferravamo cinguettii in rete, non ci siamo potuti esimere dal chiedere alla nostra rete e a esperti di settore, di commentare in maniera critica qualche punto programmatico azzardato, o qualche dichiarazione che è sembrata troppo populista, anche a due tolleranti osservatori come noi.</p>
<p>La prima risposta l’abbiamo rivolta a Luigi Di Maio, che ha spesso voluto tirare in ballo la necessità di invitare gli <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/la-politica-italiana-e-la-nuova-mania-degli-osservatori-osce-ma-chi-sono-costoro/">osservatori Osce</a> a monitorare le elezioni per scongiurare qualsiasi broglio alle prossime elezioni, seppur Giorgia Meloni abbia tenuto a ricordargli che tali osservatori si recano solo in scenari di guerra (sic!). In seguito, abbiamo commentato le dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale crede che <a href="https://www.mondodem.it/op-ed/caro-salvini-con-putin-presidente-non-saremmo-un-paese-migliore/">con Putin in Italia “staremmo meglio”</a> e che se dovesse scegliere un paese ben governato, quello sarebbe <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/due-parole-sullungheria-il-nuovo-sogno-elettorale-di-salvini/">l’Ungheria di Orban</a>. A Liberi e Uguali abbiamo risposto coi numeri quando nella sezione “<a href="https://www.mondodem.it/osservatori/sulla-difesa-leu-da-i-numeri/">Pace e disarmo</a>” del loro programma urlano che negli ultimi 10 anni di recessione, la spesa pubblica militare italiana è aumentata del +21%. Infine, abbiamo utilizzato dati scientifici per ribattere ai Cinque Stelle, quando nel <a href="https://www.mondodem.it/osservatori/le-impossibilita-energetiche-del-paese-secondo-i-5s/">Programma sull’Energia</a> promettono un’Italia dipendente al 100% dalle rinnovabili entro il 2050.</p>
<p>In definitiva, e come potrete apprezzare dai grafici, i cinque partiti si sono spartiti quasi in parti uguali la totalità (75 in totale)<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> delle dichiarazioni e indicazioni programmatiche di politica estera monitorate, con un leggero vantaggio segnato dal Movimento 5 Stelle e da Forza Italia (17/75 ciascuno). Come anticipato, Matteo Salvini (Lega) è risultato il politico più prolisso in dichiarazioni (13/61),<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> attribuibili in qualche modo a un tema di politica estera, seguito da Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia – 12/61) e Manlio di Stefano (Movimento 5 Stelle – 8/61). Scadenti i risultati riscontrati per gli altri tre leader politici: rispettivamente Berlusconi (4/61), Di Maio (3/61) e Grasso (1/61). Infine, immigrazione e sbarchi dei “clandestini” sono stati i temi più gettonati, con 20 menzioni su 81 totali.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a> Alle spalle si piazza il tema dei conflitti in Medio Oriente, anche in ragione dei recenti sviluppi in Siria (8/81), mentre al terzo posto abbiamo individuato l’autorizzazione delle Missioni militari all’estero e in particolare della missione in Niger (7/81), criticata perché autorizzata in concomitanza allo scioglimento delle Camere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1002" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png" alt="" width="713" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37.png 713w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.37-300x175.png 300w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1003" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png" alt="" width="711" height="416" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48.png 711w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.48-300x176.png 300w" sizes="(max-width: 711px) 100vw, 711px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1004" src="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png" alt="" width="707" height="531" srcset="https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55.png 707w, https://www.mondodem.it/wp-content/uploads/2018/03/Schermata-2018-02-28-alle-21.12.55-300x225.png 300w" sizes="(max-width: 707px) 100vw, 707px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Esteri, questo sconosciuto</strong></p>
<p><strong> </strong>Ecco in tre parole l’analisi dei programmi e della campagna elettorale messa in piedi dalle destre. Di estero si parla quasi esclusivamente in chiave di sicurezza e immigrazione.</p>
<p>Tra i più attivi sicuramente Salvini, che tra un assassinio e una rapina, parla di esteri quando ci informa di aver letto la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo e di <a href="https://twitter.com/matteosalvinimi/status/964844797080072192">esserne preoccupato</a>. Non solo: nei suoi numerosi tweet riesce anche a indicare i modelli stranieri conservatori a cui si ispira, tra cui <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Trump</a> e <a href="http://www.ilpopulista.it/news/28-Gennaio-2018/22848/salvini-il-vincolo-del-3-ha-portato-in-italia-fame-e-poverta.html">Orban</a>.</p>
<p>Non è da meno Giorgia Meloni, la quale tiene a farci sapere che alla distruzione degli stati nazionali, messa in atto da <a href="https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/964447112292392961">Soros, preferisce il popolo e chi è eletto, come Orban</a>. Aggiunge poi tweet in cui snocciola numeri sui <a href="https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale/posts/10155941766727645">foreign fighters</a>. Risulta, tuttavia, più incisiva nella pervicace rivendicazione di godere di una entrata gratuita al museo egizio di Torino in quanto cittadina italiana e cristiana.</p>
<p>Degno di nota è il forzista Lucio Malan, che coraggiosamente si spinge oltre lo spauracchio del clandestino, e dal suo blog ha più volte pubblicato post sull’<a href="https://www.luciomalan.it/iran-malan-fi-desolante-sostegno-di-mogherini-e-governo-al-regime-iraniano/">Iran e le condizioni delle donne</a>. Berlusconi invece declina il tema esteri anche in chiave economica, <a href="https://twitter.com/berlusconi/status/964593271744983040">confermando</a> come soluzione la flat tax che, negli oltre 60 paesi in cui è stata introdotta ha prodotto, grazie all’abbattimento della pressione fiscale, una forte crescita dell’economia.</p>
<p>Tuttavia, Berlusconi resta sul pezzo e dimostra di voler condividere la linea dei suoi alleati sul tema immigrazione. Sebbene mantenga l&#8217;impeccabile stile da uomo in doppiopetto di una certa età, anche lui fa leva sulla percezione della paura, citando i dati sui reati commessi dagli immigrati e indica come soluzione il rimpatrio graduale e la via diplomatica degli accordi con la Libia, fino al compimento di un grande <a href="https://www.raiplay.it/video/2018/02/Silvio-Berlusconi---18022018-26fe6065-b9c1-4901-a4a1-53ce38504ecb.html">Piano Marshall</a>.</p>
<p>Un accenno alla deriva estremista è quasi d&#8217;obbligo, nel quadro dell&#8217;atteggiamento delle destre nei confronti della questione immigrazione, e questa è rappresentata da <a href="https://www.bing.com/videos/search?q=tribuna+politica+casapound&amp;&amp;view=detail&amp;mid=C7C5567135E63EF07AE8C7C5567135E63EF07AE8&amp;&amp;FORM=VRDGAR">Casapound</a> che sbandiera velleità colonialiste, proponimenti di occupazioni territoriali di &#8220;pezzi della Libia&#8221; e navi che partono con carichi di manodopera con tanta voglia di lavorare e di ricostruire.</p>
<p>Insomma, intravedere scampoli di politica estera nei discorsi degli esponenti politici delle destre che abbiamo seguito è stata impresa ardua. Abbiamo anzi constatato che ogni volta che si è tentato di dare una lettura “altra” dei fenomeni complessi che il paese vive oggi non si è riusciti ad andare oltre il martellamento ossessivo degli slogan a cui non hanno fatto eco proposte valide sorrette da ragionevoli valutazioni, ma solo <em>un rosario di ambizioni meschine, di millenarie paure, di inesauribili astuzie</em>, per dirla con le parole del cantautore preferito di Salvini, Fabrizio De Andrè.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Leader insignificanti lanciano esperti senza soluzioni</strong></p>
<p><strong> </strong>Al contrario delle destre, il Movimento 5 Stelle (M5S) e Liberi e Uguali (LeU) preferiscono far parlare gli esperti di partito in materia di politica estera.</p>
<p>Anche perché il presidente Grasso non proferisce parola su temi di politica internazionale, salvo incontrare negli ultimi giorni il leader laburista Corbyn col quale <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/20/elezioni-2018-grasso-incontra-corbyn-a-londra-al-centro-stato-sociale-e-disuguaglianze/4175531/">parla</a> di tasse universitarie, ma dimentica il dettaglio Brexit. Ancora peggio fa il capo politico del M5S, che si degna di delineare la futura politica estera del Movimento solo in un’occasione alla Link Campus di Roma, dove come riportato sul Foglio “<a href="https://www.ilfoglio.it/politica/2018/02/06/news/di-maio-europeista-177417/">presenta in zona protetta la sua politica estera, pure questa è senza coperture</a>”. E infatti Di Maio <a href="https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1604917902878083/?q=luigi%20di%20maio">promette</a> conferenze di pace risolutive a destra e manca, chiarendo che al centro sarà posta l’Italia, non quindi la protezione dei civili o le questioni di governabilità in Libia e in Siria.</p>
<p><strong> </strong>Di sicuro più concreto Manlio di Stefano, fino a qualche giorno fa il candidato <em>in pectore</em> per la Farnesina, nel caso di un governo a 5 stelle. Di Stefano snocciola veementi <a href="https://www.facebook.com/ManlioDiStefano/posts/1825455097512608">attacchi</a> contro il governo, a suo dire colpevole con il dispiegamento della missione in Niger di far gli interessi della Francia e di attrezzare una missione “inutile”, che non bloccherà i flussi di immigrati. Invitiamo il pentastellato a leggere anche altre <a href="http://formiche.net/2018/01/impegno-italiano-niger/">analisi</a>, prima di giungere a conclusioni che non rendono onore <a href="http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/missione-niger-ma-litalia-lobiettivo-e-la-libia-19469">all’intesa cordiale</a> stipulata tra Roma e Parigi dopo mesi di disguidi diplomatici.</p>
<p>Liberi e Uguali si allontana dai temi sociali solo con Giuseppe Civati e Andrea Maestri. Il primo si scaglia in solidarietà al M5S <a href="https://www.possibile.com/difesa-civati-marcon-missione-niger-miope-disumana/">contro la missione in Niger</a>, e propone come soluzione “politiche e solidarietà e non carri armati”. Altro non è dato sapere. Sensati, invece, gli interventi di Maestri. L’unico, al di fuori del PD, a parlare del <a href="https://www.possibile.com/regeni-maestri-leu-governo-sceglie-logica-spietata-realpolitik/">caso Regeni</a>, prima di abbandonarsi a frustare il governo per gli <a href="https://www.possibile.com/libia-maestri-leu-immagini-tortura-raccapriccianti-cosa-dire-minniti/">accordi sulla Libia</a>. Anche lui, però, non va oltre la denuncia. Di soluzioni non ne ha nessuno!</p>
<p>Quando i singoli interventi si trasformano in discussioni programmatiche, il livello si abbassa. Il Movimento 5 Stelle in 13 righe delinea il futuro rapporto con la <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/wp-content/uploads/2018/02/Esteri.pdf">Russia</a>, declinandolo in un “ritiro immediato delle sanzioni […] e il rilancio della cooperazione” e <em>arrivederci e grazie</em> alla compattezza della politica estera europea, dimenticando però un paragrafo in fondo che ricorda come il M5S lavorerà strenuamente al “rispetto della sovranità territoriale”. Consigliamo a Di Maio <em>&amp; Co.</em> un breve corso di storia delle relazioni russo-ucraine 2014-2018. E a nulla servirà transitare su temi di cooperazione internazionale, che parrebbe rafforzare i <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/immigrazione.html">regimi dispotici</a>.</p>
<p>Liberi e uguali chiude questa rassegna con l’intervento programmatico “<a href="http://www.sinistraitaliana.si/notizia/liberi-uguali-contributo-programmatico-pace-disarmo/">Pace e disarmo</a>”, perché solo di questo si tratta in politica estera, o meglio in una politica estera “di pace”. Accanto a idee condivisibili di rafforzamento del servizio civile e dell’istituzione dei Corpi Civili di Pace, che però <a href="https://ec.europa.eu/echo/what/humanitarian-aid/eu-aid-volunteers_en">l’Unione Europea</a> ha già lanciato da qualche anno, è tutto un taglio alla spesa pubblica militare e alla riconversione dell’industria bellica.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Che vinca il migliore! Ci sarà da rimboccarsi le maniche</strong></p>
<p><strong> </strong>Sia ben chiaro, non tutto ciò che è stato dichiarato o programmato è fuor di luogo. Gli altri partiti hanno lanciato importanti proposte, e hanno toccato nervi scoperti delle politiche europee ed internazionali intraprese dal governo. Un cambiamento talvolta è auspicabile, se non addirittura improcrastinabile.</p>
<p>Ciò che al contrario ci ha lasciati perplessi sono principalmente due fattori:</p>
<p>a) <em>Il livello di analisi</em>. C’è davvero chi ha voluto liquidare questioni come la nostra appartenenza alla NATO, l’austerità nell’Unione Europea, la lotta al terrorismo, o il rimpatrio di “tutti i clandestini” con poche righe programmatiche o semplicemente una dichiarazione spot e populista.</p>
<p><strong> </strong>b) <em>L’assenza di alternative o soluzioni</em>. Anche quando la critica a una politica in atto è condivisibile, la soluzione offerta dai partiti concorrenti è quasi sempre non pervenuta, o basata su informazioni scarne, che nella realtà poco contribuirebbero alla risoluzione il problema.</p>
<p>Non ci resta che augurare buone elezioni a tutti. Chiunque vinca avrà un bel da fare, ma a quel punto i proclami e le soluzioni pre-cotte serviranno a ben poco. Non si parlerà più alla pancia degli italiani, ma bisognerà negoziare e accordarsi con la testa di altri europei e del resto del mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Si includono sia dichiarazioni spot, che sezioni di programma di politica estera in senso più o meno largo (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Non tutte le dichiarazioni o punti programmatici sono stati espressi da singoli politici, talvolta essendo imputati al partito (ndr).</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Una dichiarazione o un punto programmatico può includere più di un tema alla volta (ndr).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/1001/">Analisi dei programmi di politica estera delle principali forze politiche alternative al Partito Democratico</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/1001/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le (im)possibilità energetiche del Paese secondo i 5S</title>
		<link>https://www.mondodem.it/980/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/980/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 13:30:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Osservatori]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni 2018]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=980</guid>

					<description><![CDATA[<p>Di Giuseppe Palazzo* Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle (M5S) alle&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/980/">Le (im)possibilità energetiche del Paese secondo i 5S</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Di Giuseppe Palazzo*</em></p>
<p>Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, candidato premier del Movimento 5 Stelle (M5S) alle prossime elezioni politiche, ha tenuto un <a href="https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/videos/1604917902878083/?q=luigi%20di%20maio">intervento</a> presso il Link Campus University il 6 febbraio scorso. In tale occasione ha menzionato il <a href="https://www.movimento5stelle.it/programma/energia.html">programma</a> del suo partito sull’energia.</p>
<p>L’obiettivo generale è che i consumi energetici italiani siano soddisfatti al 100% da rinnovabili nel 2050. Dice che il progetto non deve “fossilizzarsi sulle tecnologie” in quanto queste si evolvono “alla velocità della luce” e fa l’esempio di come anni fa si parlava dell’uso di gas nei trasporti e da poco Tesla ha mostrato il progetto del suo camion elettrico.</p>
<p>Per quanto possa sembrare lontano il 2050 e nonostante Di Maio rassicuri sulla fattibilità dei tempi (“non diciamo ‘il giorno dopo passiamo alle rinnovabili’”), l’obiettivo non è ambizioso, è irrealistico.</p>
<p>A livello globale, <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/energia-clima-alberto-clo/">secondo il professore Alberto Clô</a>, direttore della rivista Energia, nel 2040, anche se fosse rispettato l’accordo di Parigi, le fonti fossili varranno per il 74% dei consumi mentre le rinnovabili per meno del 20% e le nuove rinnovabili (solare ed eolico) per meno di un ventesimo. Nei dieci anni successivi difficilmente ci sarà un’accelerazione della transizione energetica. Tuttavia di previsioni ce ne sono di diverse. Dati IEA del 2014 sono più ottimisti, stimando che nel 2035 le fonti fossili peseranno “solo” per il 65%. E bisogna considerare che diverse stime vedono le rinnovabili primeggiare nella nuova capacità di generazione energetica che verrà installata negli anni a venire. Secondo dati IEA del 2017 il 40% della nuova capacità da oggi al 2040 userà le rinnovabili.</p>
<p><strong><u>A che punto è l’Italia?</u></strong></p>
<p>Nonostante vi siano opinioni diverse e numeri positivi per le rinnovabili, che l’Italia possa rinunciare del tutto alle fonti fossili entro il 2050 è impossibile. Vero che il Paese si è impoverito nell’ultimo decennio e l’aumento dei consumi energetici caratterizzerà soprattutto Cina e altri Stati non OECD, ma che l’Italia possa costituire un’eccezione così straordinaria è uno scenario estremo.</p>
<p>Nel 2015 l’Italia aveva già superato l’impegno preso per il pacchetto UE 20-20-20 con una percentuale delle rinnovabili su tutti i consumi energetici del 17,5%. La tendenza al 2030 vede questa percentuale raggiungere il 22% (che la Strategia Energetica Nazionale 2017 pianifica di portare al 28%). Nei prossimi 12 anni si parla quindi del 22-28% e il M5S pensa si possa conseguire un ulteriore 72-78% nei successivi 20 anni. Difficile da immaginare. Anche perché i consumi energetici non sono tutti uguali. Nel 2015 in Italia, secondo l’Eurostat, il 21% dei consumi finali era nell’elettrico, il 45% nel riscaldamento e il 34% nei trasporti.</p>
<p>Se nell’elettrico le rinnovabili diventano sempre più competitive non è così nelle altre due voci. Nel riscaldamento in Italia esse pesano per il 19,2% e nei trasporti per il 6,4% (dati 2015 presi dalla SEN). Per quanto riguarda i trasporti, i biocarburanti non competono con i carburanti fossili in termini di rendimento e sono caratterizzati da un poco invitante <em>trade-off</em> tra l’energia che serve per produrli e quella che loro contengono, oltre che dal <em>trade-off</em> tra l’uso della terra per produrli e l’uso per agricoltura o allevamento. L’auto elettrica potrebbe rappresentare un successo significativo ma bisogna stare a vedere. Insomma, non ci sono i presupposti per raggiungere il 100% di consumi da rinnovabili nel 2050 (se mai sarà possibile).</p>
<p><strong><u>Le tecnologie: parliamone</u></strong></p>
<p>Poi non è chiaro cosa intenda Di Maio quando dice che non bisogna “fossilizzarsi sulle tecnologie”. Vero che queste cambiano e non è facile fare previsioni su di esse, ma su cosa si basano solitamente le stime sui consumi e sulle fonti di energia usate nel futuro se non su ipotesi riguardo l’andamento dell’economia e lo stato della tecnologia? Quali ipotesi stanno alla base del programma energetico del M5S?</p>
<p>Di tecnologia bisogna parlare invece. Nonostante le rinnovabili e le batterie per immagazzinare l’elettricità (necessarie per le intermittenze di sole e vento) abbiano margini di innovazione interessanti, il professor Clô denuncia la mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo in Occidente. Solo nuove innovazioni consentiranno alle rinnovabili di superare i loro limiti attuali rispetto alle fonti fossili, ovvero: l’intermittenza non programmabile; la minore densità energetica, per cui ci vuole una certa superficie coperta di pannelli solari o pale eoliche per produrre un tot di energia; e la distanza tra aree di generazione e di consumo. I miglioramenti conseguiti non bastano ancora.</p>
<p>Inoltre un uso così radicato delle rinnovabili ha come presupposto che la rete elettrica nazionale sia ammodernata attraverso integrazioni con <em>Information and Communication Technology </em>(cd. <em>smart grid</em>) per efficientare i processi e gestire la rete avendo previsioni puntuali e dati in tempo reale sulla produzione (non programmabile per le rinnovabili, dipendendo dal vento e dal sole) e sui consumi. Infatti la produzione deve eguagliare la domanda in ogni momento. Anche per la diffusione dell’auto elettrica serve un investimento in un’infrastruttura fatta di punti di ricarica diffusi e che funzionino in tempi ragionevoli. Le tecnologie non si evolvono “alla velocità della luce”, ci sono investimenti e tempistiche per il loro sviluppo. E servono altri investimenti e tempi per la loro diffusione e perché esse sostituiscano le più vecchie e radicate.</p>
<p>Tutte cose che il programma 5S non affronta o menziona appena. Si ha l’impressione che gli autori colmino la distanza tra lo stato attuale e il desiderato 100% con parole generiche quali “incentivi alle rinnovabili”, “sviluppo tecnologico”, “disincentivo degli sprechi e dell’inquinamento”.</p>
<p><strong><u>Le coperture economiche</u></strong></p>
<p>Non figura nemmeno un euro di costi stimati. Nel programma si parla del fatto che le fonti fossili ottengono incentivi statali che andrebbero aboliti recuperando così dei soldi. Su questo punto concorda Legambiente, secondo la quale i Paesi del G7 spendono quattro volte di più nei sussidi per le fonti fossili che per le rinnovabili. Il tema però non è semplice e andrebbe approfondito, anche perché è normale che gli Stati investano in infrastrutture ritenute essenziali, come quelle energetiche. Tuttavia non si può semplicemente togliere questi investimenti dalle fossili e portarli sulle rinnovabili, bisogna dire come.</p>
<p>Gli incentivi alle rinnovabili come sono stati fatti finora pesano quasi un terzo nella bolletta nell’UE e avvantaggiano soprattutto le famiglie più benestanti: queste installano pannelli solari incentivati e usano così meno la rete pagando meno bolletta. Gli incentivi non incoraggiano l’efficienza (non tutte le rinnovabili sono egualmente produttive in tutte le zone di un Paese) e in alcuni casi sono stati accompagnati dall’uso di economico carbone per non alzare troppo la bolletta (succede in Germania). Quindi questi sussidi sono a doppio taglio.</p>
<p>Il M5S sottolinea che i costi delle esternalità negative dell’uso delle fonti fossili (inquinamento, malattie, cambiamenti climatici) non sono mai considerati nei calcoli di costi e benefici e invece dovrebbero essere fatti pagare dal sistema energetico. Si tratterebbe di un’altra fonte di risorse, ma come far pagare queste esternalità? Il M5S vuole “indirizzare le scelte di famiglie e imprese” facendo ricadere questi costi sulla bolletta. Un’idea strana per un partito che vuole attaccare i “poteri forti”.</p>
<p>Infine si considera il gas come la fonte adatta a sostenere la transizione per via delle sue emissioni, minori rispetto alle altre fonti fossili, e per via del suo prezzo basso. Per ora vi è un’offerta eccessiva di gas nel mondo che tiene basso il prezzo (dati IEA 2017), ma fino al 2050 le cose possono cambiare. L’uso di gas a basso prezzo è visto dal M5S come un altro modo per alleviare i costi della transizione (ma quindi sono a favore o contro il TAP?).</p>
<p>Ad ogni modo, quanto costa l’implementazione delle misure programmatiche? Si riuscirebbe a coprire i costi? Nel programma non v’è menzione!</p>
<p>Infine i 5S sostengono che il 100% di rinnovabili darà al Paese l’indipendenza energetica, ovvero l’indipendenza da importazioni di energia. Allo stesso tempo si importerà elettricità dai Paesi vicini per gestire le intermittenze di solare ed eolico. Allora non saremo indipendenti energeticamente! Delle due l’una. Anche perché per costruire pannelli solari e pale eoliche servono materiali rari (litio, gallio, neodimio, silicio, ecc.) le cui riserve sono per la stragrande maggioranza controllate dalla Cina, cosa omessa dal programma.</p>
<p>Non mi si fraintenda, ritengo che le rinnovabili siano indispensabili, senza di esse non si può costruire un futuro. Ma i programmi e le politiche vanno definiti in modo pragmatico. Certo, questo è un “programma parziale”, ma l’approccio non è dei migliori.</p>
<p><em>*Giuseppe Palazzo è MSc in Global Energy and Climate Policy presso SOAS University of London e studente di Energy Management presso il MIP Politecnico di Milano</em></p>
<p><strong>Fonti</strong></p>
<p><em>Clô Alberto, “Energia e clima. L’altra faccia della medaglia”, il Mulino, 2017</em></p>
<p><em>Eurostat, Bilancio energetico nazionale 2015</em></p>
<p><em>IEA, World Energy Outlook 2017</em></p>
<p><em>IEA, Gas 2017 – Analysis and forecasts to 2022</em></p>
<p><em>IEA, World Energy Outlook 2014</em></p>
<p><em>Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare, Strategia Energetica Nazionale 2017</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/980/">Le (im)possibilità energetiche del Paese secondo i 5S</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/980/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>E’ ora di difendere la Nato, ma soprattutto il nostro interesse nazionale</title>
		<link>https://www.mondodem.it/90/</link>
					<comments>https://www.mondodem.it/90/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[V.B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 12:58:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Italia nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[NATO]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mondodem.it/?p=90</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal 1976, da quando cioè Enrico Berlinguer dichiarò che neanche il PCI si opponeva più alla partecipazione alla&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/90/">E’ ora di difendere la Nato, ma soprattutto il nostro interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dal 1976, da quando cioè Enrico Berlinguer dichiarò che neanche il PCI si opponeva più alla partecipazione alla Nato, nessun grande partito italiano ha mai chiesto di abbandonare l’<strong>Alleanza atlantica</strong>. La ragione è evidente: l’Italia non guadagnerebbe nulla dall’abbandonare una coalizione di Stati che hanno promesso di accorrere in difesa l’uno dell’altro in caso di aggressione. Al contrario, perderebbe la garanzia di sicurezza fornita dallo stesso patto, trovandosi irrimediabilmente isolata in un ambiente internazionale che va purtroppo facendosi ogni giorno più difficile e pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">A lavorare a questo scopo ci ha però pensato il <strong>Movimento 5 Stelle</strong>. Ad agosto, la Camera ha cominciato l’esame di una proposta di legge di iniziativa popolare, sponsorizzata dai 5 Stelle, intitolata “<a href="http://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Pdf/ES0507.Pdf">Trattati Internazionali, basi e servitù militari</a>”. Il progetto, giustamente affossato in Commissione Affari Esteri, chiedeva di fatto l’uscita dell’Italia dall’Alleanza atlantica, ma in modo indiretto e bizzarramente contorto. Secondo i proponenti, ad esempio, tutti i trattati internazionali avrebbero dovuto essere nuovamente autorizzati dal Parlamento ogni cinque anni: ma non avrebbero potuto essere rinnovati trattati e accordi militari con Paesi la cui legislazione non escluda l&#8217;utilizzo di armi nucleari (e cioè Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, i principali alleati atlantici).</p>
<p style="text-align: justify;">Non sembra valere la pena di discutere sul contenuto di questo progetto, del resto già ampiamente smontato nella discussione parlamentare. Va invece osservato che, dopo l’appartenenza all’<strong>UE</strong>, anche il secondo cardine sul quale regge da decenni la politica estera italiana  &#8211; cioè la <strong>Nato</strong> &#8211; rischia ormai di essere esposto ad un attacco politico diretto. Questo tentativo dei 5 Stelle, obliquo e goffo, è stato facilmente rintuzzato, anche perché gli stessi 5 Stelle non lo hanno sostenuto con forza né sono in grado di proporre una scelta strategica alternativa. Ma le azioni dei grillini contro l’Alleanza atlantica sembrano farsi più frequenti ultimamente: già in giugno il Movimento, al Senato, in una mozione sul Vertice di Varsavia, aveva chiesto al Governo di “<a href="http://aic.camera.it/aic/scheda.html?core=aic&amp;numero=6/00196&amp;ramo=S&amp;leg=17">considerare esaurite le motivazioni dell&#8217;adesione italiana alla NATO</a>”. Nell’analoga mozione presentata dai 5S alla Camera questa frase non era stata inserita, <a href="http://formiche.net/2016/07/07/italia-fuori-dalla-nato-le-due-diverse-visioni-del-movimento-5-stelle-tra-camera-e-senato/">apparentemente per l’intervento moderatore di Luigi Di Maio</a>. Non è quindi da escludersi che, anche in considerazione della possibile perdita di influenza di Di Maio a causa della pessima gestione della situazione a Roma, i grillini intensifichino nel prossimo futuro la loro azione a sostegno dell’uscita dell’Italia dalla Nato, magari in chiave elettorale.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ pertanto urgente riflettere su come il <strong>Partito Democratico</strong> possa affrontare una eventuale prossima sfida, a livello di discussione pubblica, che il <strong>M5s</strong> potrebbe imporre sul tema Nato, evitando di commettere nuovamente gli errori sui quali è già inciampato in passato nella discussione pubblica di temi di <strong>politica estera</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per troppi anni, ad esempio, i partiti europeisti hanno trascurato di elaborare chiaramente di fronte all’opinione pubblica le ragioni di base del loro sostegno all’<strong>Europa</strong>, ma anche di discuterne le debolezze e di presentare le proprie proposte con voce forte. Il risultato è stato di lasciare ampie praterie alle forze anti-europee per imporre la loro “narrativa” sull’Europa delle banche e simili sciocchezze, narrativa che si è però ormai radicata a livello popolare. Abbiamo perso la battaglia delle idee, nonostante la ragione fosse dalla parte nostra: e siamo passati, di fronte all’opinione pubblica, come quelli che rappresentano i difensori dei poteri forti e dell’Europa matrigna.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, per troppo tempo si è lasciato campo libero a coloro, anche all’interno del Partito Democratico, che presentano la partecipazione italiana al progetto F35 come un inutile spreco, o peggio ancora come un affare di chissà quali influenze oscure. Anche in questo caso, abbiamo difeso le nostre idee e scelte con atteggiamento quasi di scusa: per colpa delle nostre stesse ambiguità e reticenze, abilmente sfruttate dai vari movimenti pacifisti, abbiamo perso la battaglia dell’opinione pubblica. E siamo finiti a sostenere quasi di nascosto e con vergogna una posizione corretta.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo permetterci un simile atteggiamento nel caso in cui la prossima sfida ci venisse posta sull’appartenenza all’Alleanza atlantica. Dobbiamo forse fare maggiore chiarezza su quali sono le nostre motivazioni e i nostri obiettivi (non sarebbe ad esempio il caso di creare, all’interno della Segreteria nazionale, un Responsabile Difesa?). Dobbiamo preparare il terreno, sollecitando ed intensificando le occasioni di confronti sui temi della difesa, e dobbiamo essere pronti a scendere in campo con convinzione per difendere l’adesione dell’Italia alla Nato: non perché questa sia un tradizionale “totem” inscalfibile della politica estera italiana, ma perché è una scelta coerente con i nostri interessi e la nostra sicurezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/90/">E’ ora di difendere la Nato, ma soprattutto il nostro interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.mondodem.it/90/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
