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	<title>Merkel Archivi &#8211; MondoDem</title>
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	<description>Laboratorio di Politica Internazionale</description>
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	<title>Merkel Archivi &#8211; MondoDem</title>
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		<title>Unità e responsabilità: il discorso di Angela Merkel al Parlamento Europeo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Benedetta Albano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2020 16:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">La Cancelliera Federale Angela Merkel ha presentato oggi, l’08.07.20, il programma tedesco per la Presidenza del Consiglio di fronte al Parlamento Europeo. Un programma ambizioso che ha toccato i punti salienti per la ripresa dell’Unione Europea a seguito della pandemia causata dal Covid-19 e che ha illustrato l’approccio che la<a href="https://www.mondodem.it/regioni/europa/germania-europa/"> Germania </a>intende seguire in questi sei mesi.</p>



<p>Il discorso della Cancelliera si è focalizzato su cinque temi da mettere al centro del dibattito politico:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>La ripresa economica dell’Unione Europea;</li><li>La necessità di rimettere al centro i diritti fondamentali e l’unità europea;</li><li>L’impegno per il clima;</li><li>La digitalizzazione e l’innovazione;</li><li>Il ruolo e la responsabilità dell’Unione Europea nel mondo.</li></ol>



<p>Sottolineando la storia che ha portato all’Unione Europea di oggi – una storia in cui i diritti fondamentali sono la bussola e il valore fondante che hanno guidato le trasformazioni del continente europeo, dalla Seconda Guerra Mondiale al crollo del Muro – per il presente è necessario ripensare la comunità europea come uno spazio più solidale e che metta al centro i bisogni dei cittadini non solo nella loro dimensione civile, ma anche sociale ed economica. Il tema dell’economia è stato uno dei più citati, sottolineando la necessità di cooperazione fra le varie economie dell’Eurozona in modo tale da poter affrontare la crisi che ci ha colpito e con il riferimento esplicito al piano di <em>Recovery </em>Fund, proposto congiuntamente alla Francia. L’invito all’unità e alla coesione è stato centrale in tutto il discorso e il <em>fil rouge </em>che ha legato una larga varietà di argomenti toccati dalla Cancelliera: non a caso lo slogan scelto per la Presidenza tedesca è “<em>gemeinsam schaffen wir das” </em>(insieme ce la facciamo), riaffermando la volontà della Germania di rendere l’Unione Europea più forte e più unita. Non sono mancati inoltre i richiami alle tematiche che erano già state indicate come primarie durante il discorso di insediamento della Presidenza Von der Leyen l’anno scorso: in particolare, per quanto riguarda gli investimenti nelle aree della digitalizzazione e dell’innovazione, e il rinnovo dell’impegno a livello europeo contro i cambiamenti climatici. In tema di politica estera, è stata ribadita la volontà europea di intraprendere dei negoziati con la Cina e la necessità di un approccio improntato alla solidarietà per quanto riguarda la materia dell’immigrazione e dello status dei rifugiati – sottolineando come l’Unione Europea debba essere un attore geopolitico responsabile e rilevante su scala globale.</p>



<p>La scelta di questi obiettivi apre una serie di nuovi scenari per lo sviluppo politico dell’Unione, soprattutto per quanto riguarda un maggiore impegno e responsabilità dei vari Stati Membri e delle istituzioni europee: la Cancelliera ha esplicitamente parlato della necessità di una maggiore integrazione europea e della costruzione di comunità il più coesa possibile. Per il nostro Paese, questa può essere una grande opportunità a livello politico: non solo per quanto riguarda i negoziati europei previsti per i prossimi mesi, ma anche per avere la possibilità di prendere parte allo sviluppo di una nuova politica europea comune che possa avere un impatto positivo sulle vite dei cittadini e che si focalizzi su quei bisogni e quelle disuguaglianze che questa pandemia (e la crisi economica collegata ad essa) hanno fatto emergere in maniera ancora più vistosa. L’Italia può quindi giocare un ruolo di primissimo piano nel plasmare un’idea di Europa vicina ai valori che hanno ispirato i padri fondatori dell’Unione e adattarli alle sfide di oggi.</p>



<p>La Cancelleria ha concluso il discorso citando la Nona Sinfonia di Beethoven e paragonando l’Europa alle note del grande compositore tedesco: così come la musica di Beethoven offre qualcosa di nuovo ad ogni ascolto, anche l’Europa ogni giorno può essere riscoperta in un modo nuovo, e con l’augurio che questo senso di coesione e fratellanza presente nella musica possa anche essere il punto di partenza per il nostro futuro di europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mondodem.it/2123/">Unità e responsabilità: il discorso di Angela Merkel al Parlamento Europeo</a> proviene da <a href="https://www.mondodem.it">MondoDem</a>.</p>
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		<title>Germania, egemone d&#8217;emergenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michelangelo Freyrie]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 17:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ difficile percepire, nella leadership tedesca, alcuna ambizione al di là del semplice ritorno dall’attuale stato di emergenza&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">E’ difficile percepire, nella
leadership tedesca, alcuna ambizione al di là del semplice ritorno dall’attuale
stato di emergenza all’ordine europeo preesistente, già in cattiva salute. Le
resistenze alla mutualizzazione del debito (Eurobond), a redistribuzioni più
sistematiche di fondi fra Stati Membri, la percepita lentezza nel manifestare
solidarietà in grande stile verso l’Italia, rancori e sospetti (largamente
infondati) sul numero dei morti registrati: la Germania del 2020 sembra essere tutto
fuorché la guida di un continente pericolosamente sbandante. </p>



<p>La placidità, la calma e la stabilità hanno contraddistinto la Germania merkeliana, nel bene e nel male. Hanno permesso di aprire i confini all’ondata migratoria del 2015 a dispetto delle opposizioni interne alla CDU. E sonola radice della risposta atrofica alle grandi idee di Emmanuel Macron per il rilancio del progetto europeo. Scrivendo negli anni dell’altra Grande Crisi del 2008, Ulrich Beck commentava come Merkel, la CDU e per estensione la Germania utilizzassero l’esitazione come tattica di dominazione. Il conservatorismo tedesco può ricattare tramite il non-agire perché è fondamentale per l’esercizio del potere: così come non può esistere un governo senza il beneplacito della Konrad-Adenauer-Haus, nessuna soluzione europea può esistere senza la partecipazione della locomotiva d’Europa. Le capacità istituzionali tedesche, sia in termini di personale che di volontà politica, <a href="https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/17487870.2018.1541410?af=R">non sono maggiori di quelli di altri stati membri</a>. <strong>Il potere tedesco si riduce quindi a una pura politica di veto</strong>, com’è dolorosamente evidente oggi. </p>



<p>La necessità di una maggiore “presa di
responsabilità nel mondo” è ormai diventato un irritante Leitmotiv della
politica estera tedesca. Evitare un collasso dell’economia continentale è
fondamentale per un’economia di export, cosi la preservazione delle catene
produttive industriali, che per motivi demografici corrispondono alle regioni
più duramente colpite dal COVID-19 (Grand Est francese, bacino del Reno,
Lombardia). È però indice di una <strong>dannosa
depoliticizzazione a opera dei democristiani quanto una leadership europea più
decisa gioverebbe all’interesse nazionale tedesco</strong>.</p>



<p>L’emissione di Eurobond, ad esempio, avrebbe importanti diramazioni strategiche per l’autonomia finanziaria europea. Sarebbe un passo ulteriore verso l’affermarsi dell’euro come <a href="https://www.imf.org/en/News/Articles/2019/10/21/SP091919-international-role-of-the-euro">valuta globale,</a> quindi autonoma ad esempio dalle politiche di Washington D.C., e dando un ruolo centrale a Francoforte nella difesa della nostra economia. Disinnescherebbe poi il pericoloso “doom loop” che regolarmente rischia di trasformare il default di banche detentrici di bond nazionali in potenziali crisi sistemiche. Un mercato finanziario europeo più sicuro e quindi diversificato è esattamente l’obiettivo a lungo termine di Berlino, come indicato dalla volontà di completare la cosiddetta unione bancaria. Solo queste misure garantirebbero abbastanza margine di manovra per la creazione di istituti abbastanza grandi da finanziare la transizione verso l’industria 4.0, l’economia green e soprattutto poter competere con la Cina. Maggiore liquidità supportata da debiti sicuri sarebbe poi la migliore alternativa ai tagli dei tassi d’interesse imposti dalla BCE per mantenere l’inflazione a livelli tollerabili, una politica estremamente nociva per i piccoli risparmiatori tedeschi. </p>



<p>D’altra parte, la difficoltà della
Banca Centrale a imporre la propria politica dipende anche dalla politica di
bassi salari portata avanti da Berlino, che persiste con molta più ostinazione
del limite agli investimenti pubblici. Non aver aggiustato i salari alla
crescente produttività e non aver agito sull’aumento degli affitti ha eroso il
reddito della classe media, tenendo bassi i livelli di consumo e quindi
limitando l’import – un fatto direttamente responsabile per il surplus commerciale
tedesco. Perseguire obiettivi a lungo termine a beneficio dell’economia del
continente andrebbe quindi di pari passo con una politica di giustizia
economica domestica, il che avrebbe dovuto spingere i progressisti a Berlino a
essere più intraprendenti. </p>



<p>È evidente che molte delle misure richieste, cosi come un indebolimento delle clausole di condizionalità per accedere ai fondi MES, si avvicinerebbero molto al sistema di sussidi per i paesi più deboli paventato da molti politici tedeschi.  È altresì vero che gestire un tale rilancio del progetto europeo richiederebbe un cambiamento politico rilevante, spostando il dialogo e controllo politico di tali meccanismi dall’esecutivo al livello parlamentare e regionale. Il coinvolgimento del Bundestag è fondamentale per motivi costituzionali: la cessione di parte della sovranità fiscale a istituzioni europee sarebbe difatti una linea rossa per la corte costituzionale federale, che nella sua storia ha dimostrato di giudicare troppo poco democratica la gestione di strumenti come il fondo salvastati. Ma anche il dato politico è ineluttabile: l’indebolimento del sistema partitico tedesco ha portato a una mutazione nel suo assetto istituzionale, rendendo la cancelleria un’entità sempre più potente e quindi distaccata dalle dinamiche del Bundestag. Il vero pericolo è che con la frammentazione dei partiti tedeschi, imprenditori politici spregiudicati come il liberale Lindner <a href="https://www.mondodem.it/covid-19/caos-calmo-nella-cdu/">o il candidato alla segreteria CDU Merz</a> possano mettere in difficoltà il governo mobilitando un’esigua minoranza di deputati. Gli effetti di queste manovre sul filo di lana si sono visti in Turingia, quando il conflitto fra correnti di partito e Berlino hanno quasi portato all’avvento di un governo tollerato dalla destra radicale. </p>



<p>La repubblica federale è
essenzialmente troppo forte per poter non ricoprire un ruolo di primo piano
nell’Unione, ma è anche troppo debole per poter imporre il proprio volere.
Conscia di ciò, la Germania ha potuto negoziare il proprio rientro nella
comunità europea, sia dopo la guerra che la caduta del muro, grazie a quella
che lo storico Andreas Rödder ha chiamato “salvaguardia del potere attraverso
la rinuncia di potere”. Un esempio? Da qualche mese si va affermando per i
corridoi di Berlino l’adozione di un cosiddetto “approccio di rete” nei
confronti della Russia, cioè l’elaborazione di un consenso a tre fra Francia,
Germania e Polonia che permetta di gestire il nostro scomodo vicino senza scavalcare
o irritare i paesi più sospettosi delle aperture tedesche a Mosca. Sarebbe
forse ora che lo stesso disegno sia adottato per la governance dell’Eurozona,
superando la semplice imposizione di veti e contribuendo allo sviluppo di idee
di riforma. La proposta di introduzione di un’assicurazione sui depositi
bancari dal ministro Scholz aveva proprio questa logica: servire l’Europa
sfuggendo alla trappola dell’immobilismo e ponendo le basi della discussione in
termini vantaggiosi per il paese. </p>



<p>Non sarà facile. Andrà compiuta in
pochi mesi una rivoluzione politica che sarebbe dovuta essere frutto di un percorso
decennale. Frammentazione politica, stagnazione e un susseguirsi di crisi hanno
accelerato il treno del declino europeo partito nel 2008. Ma come posto da Walter
Benjamin: “Può essere che le rivoluzioni siano l’atto
col quale l’umanità che viaggia sul treno tira il freno d’emergenza”. </p>
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		<title>Caos calmo nella CDU</title>
		<link>https://www.mondodem.it/1881/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Michelangelo Freyrie]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2020 16:17:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[CDU]]></category>
		<category><![CDATA[Coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Merkel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non esiste un momento giusto per essere colpiti da una pandemia. Detto questo, l’arrivo del Coviv-19 è stato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="has-drop-cap">Non esiste un momento giusto per essere colpiti da una
pandemia. Detto questo, l’arrivo del Coviv-19 è stato particolarmente poco
propizio per l’Unione Cristiano democratica (CDU) di Angela Merkel. Il partito è
attraversato da mesi da convulsioni stile“fine dell’impero” che la cancelliera
aveva provato a scongiurare avviando un passaggio di consegne con il ministro
della difesa Annagret Kramp-Karrenbauer (AKK). </p>



<p>Poco o nulla rimane di quel tentativo. Le primarie del
2018 e un processo accolto con diffidenza in un sistema politico basato sul
consenso degli esponenti di partito nei <em>Länder &nbsp;</em>hanno liberato forze centrifughe opposte a
AKK e alla linea merkeliana da lei incarnata. Il pomo della discordia è l’atteggiamento
da adottare nei confronti dell’Alternative für Deutschland (AfD), il partito di
estrema destra: rincorrerli o condannarne ogni posizione? Ma molti conservatori
desiderano anche un cambiamento di leadership, una guida che non si limiti a <em>gestire</em> come fa Merkel, ma che indichi
la strada verso il futuro – prima che la CDU diventi una reliquia della vecchia
Germania ovest. </p>



<p>A febbraio era avvenuto il “colpo di mano” con cui la
destra del partito (coadiuvata dai liberali) era riuscita a far eleggere un
presidente della Turingia che non fosse di sinistra. La mossa aveva destato
particolarmente scalpore perché era avvenuta col consenso dell’AfD, violando le
linee guida poste da Berlino . AKK, indebolita da mesi di fronda interna e
logorata dal ruolo di ministro, aveva annunciato le proprie dimissioni. </p>



<p>Si era quindi deciso di tenere un congresso a fine aprile
per selezionare un successore. I candidati sono tre: </p>



<p><strong>Friedrich Merz</strong>, l’anti-Merkel per eccellenza e suo
avversario fin dai primi anni 2000. Dopo una lunga assenza dalla politica si
era ripresentato al congresso del 2018 come il candidato più critico nei
confronti della politica migratoria tollerante. Il milionario ex-banchiere è
considerato il candidato “delle imprese” ed è sostenuto dalla giovanile di
partito, cosi come da chi si oppone a ulteriori concessioni in materia
migratoria. </p>



<p><strong>Armin Laschet</strong>, presidente del ricco Nordrhein-Westfalen,
considerato da molti il favorito e il candidato “di continuità” rispetto all’era
Merkel. Incarna l’idea della CDU come partito anzitutto di governo, affidabile
e ragionevole in tempi di crisi. Il suo ruolo istituzionale era stato
particolarmente utile per rinforzare questa immagine. Corre in tandem con <a href="https://www.zeit.de/politik/deutschland/2020-02/armin-laschet-jens-spahn-cdu-vorsitz">Jens Spahn</a>, ministro
della salute e volto della nuova CDU (è gay, giovane e da ministro si è
lanciato in dure battaglie sulla donazione degli organi e l’assunzione di
infermieri). </p>



<p><strong>Norbert Röttgen</strong>, presidente della commissione esteri
al Bundestag e già ministro dell’ambiente, malamente esautorato da Merkel nel
2012 dopo una sconfitta elettorale. Dei tre candidati, Röttgen è quello che ha
saputo meno convincere nei sondaggi ma che più spinge per una maggiore presa di
responsabilità internazionale da parte della Germania.. </p>



<p>Il Coviv-19 ha, ovviamente, cambiato tutto. La
sospensione del congresso CDU presenta, in teroai, ai tre candidati l’occasione
di dimostrare la propria leadership. Merz e Röttgen, senza ruoli
nell’esecutivo, avranno molte difficoltà a mantenere l’attenzione mediatica su
di sé in questa crisi globale – <a href="https://www.sueddeutsche.de/politik/cdu-kramp-karrenbauer-merz-roettgen-1.4845657">attirandosi
anzi critiche</a> per aver continuato le rispettive campagne nonostante la
pandemia. Merz, in particolare, è venuto a trovarsi in una situazione complessa
– l’intransigenza sul pareggio di bilancio e l’ultraliberismo non sono particolarmente
popolari in momenti di crisi, senza contare che il 17 marzo lui stesso è risultato
positivo al Coviv-19. Laschet, invece, ha deciso di puntare il tutto sulla
propria abilità nel <a href="https://www.faz.net/aktuell/politik/inland/nrw-so-reagiert-armin-laschet-auf-das-coronavirus-16678517.html">gestire
l’epidemia in Westfalia</a>. Come presidente ha insistito affinché il governo
federale agisse in maniera più decisa fin dai primi focolai, coadiuvato dal
proprio <a href="https://www.businessinsider.de/politik/praesent-in-der-coronakrise-warum-die-cdu-und-besonders-ein-minister-in-den-umfragen-zulegen/">sempre più
popolare alleato</a> al ministero della salute.</p>



<p>Ma il vero colpo di scena sarebbe se questa corsa alla
competenza beneficiasse un quarto incomodo, il cui astro brilla con particolare
intensità nella costellazione di centro-destra: Markus Söder, leader della CSU
e presidente bavarese. In un certo senso, Söder rappresenterebbe il candidato
perfetto per la cancelleria. A differenza di Merkel, che anche in questa crisi
ha preferito mostrarsi <a href="https://www.spiegel.de/politik/deutschland/coronavirus-und-die-bundeskanzlerin-nach-merkel-rezept-a-5187f4ac-b632-4795-ac08-76c7326e3eaa?utm_source=dlvr.it&amp;utm_medium=twitter#ref=rss">pacata</a> &nbsp;piuttosto che combattiva,
ama coltivare l’immagine di decisore. Come faceva notare la <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung </em>il 17
marzo, chiudere le frontiere tedesche è stato possibile solo perché la Baviera
aveva ristabilito la propria polizia di frontiera in barba alle critiche da
sinistra. Al di là di ciò, Söder sa alternare toni da statista e appelli più accorati
come la richiesta che i <a href="https://www.n-tv.de/politik/Soeder-Fussballer-sollen-auf-Geld-verzichten-article21646698.html">calciatori
rinuncino al proprio stipendio</a> per tenere a galla la Bundesliga durante la pandemia; salvaguardia
l’autonomia bavarese viaggiando a Mosca, ma rimane in linea con la politica di
sanzioni di Berlino. L’unico problema: nella storia ci sono stati solo due
candidati cancelliere della CSU, ed entrambi hanno fallito. L’appeal personale del
candidato faticherebbe a tradursi in un supporto federale. La stessa CSU,
partito dell’eccezionalismo bavarese, non è certamente popolare nel resto del
paese. Söder gode poi di un “dominio proprio del benevolo legame”, per citare
Heidegger, cioè ha potuto profilarsi a livello nazionale scegliendo dove e
quando porre veti al partito gemello. Può funzionare in prospettiva
pubblicitaria, ma è molto diverso dall’affanno di una campagna elettorale. E più
Söder si esporrà, più sarà soggetto ad un intenso scrutinio, pur non essendo
ufficialmente in corsa per la candidatura. </p>



<p>La CDU si è sempre inscenata come il partito del quieto
vivere e della pacatezza al governo. Ma con un sistema partitico allo sfascio,
un federalismo sotto pressione e l’Europa in preda a una pandemia, potremmo
presto assistere a un’evoluzione in seno ai democristiani renani. </p>
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